Una forma di stato a regionalismo differenziato
La Regione Lombardia sin da subito si mostrò protagonista di questo processo: già a partire dal 2000 aveva dato tempestiva attuazione a quanto disposto da Bassanini: la Lombardia era pronta a riorganizzare le proprie funzioni amministrative e quelle degli enti locali in base al principio di sussidiarietà.
È proprio in questa ottica che nel 2001 il governo regionale lombardo progettò di consultare il popolo regionale tramite referendum per ottenere dallo Stato una serie di materie ritenute strategiche. Il 15 settembre 2000 infatti il consiglio regionale aveva già approvato la proposta di indizione di referendum per il trasferimento delle funzioni statali in materia di sanità e istruzione alla regione. La risposta al governo non si fece attendere.
Il presidente del Consiglio dei ministri depositò, infatti, un ricorso per conflitto di attribuzione con la Corte costituzionale che rigetterà però l'istanza dando quindi un segnale positivo nei confronti delle strategie regionali. Come non era difficile immaginare, il governo si rifiutò di collaborare e di conseguenza il presidente lombardo si vide costretto a rinviare il referendum consultivo.
Riforma fallita del 2006 (costituzionale)
- Riduzione dei deputati
- Fine del bicameralismo perfetto
- Aumento dei poteri del presidente del Consiglio
- Sfiducia costruttiva “il Bundestag può esprimere la sfiducia al cancelliere federale soltanto eleggendo a maggioranza dei suoi membri un successore”
- Maggiori competenze allo Stato rispetto alle regioni
La Lombardia fu di nuovo protagonista negli anni successivi. Nel 2006 il consiglio regionale impegnava la giunta ad avviare un confronto con il governo al fine di attivare le procedure per l'assegnazione alla Lombardia di ulteriori forme e condizioni di autonomia. Il documento approvato prevedeva 12 materie su cui si sarebbe dovuta richiedere l'intesa con il governo: dalla tutela dell'ambiente, ai beni culturali, alla protezione civile, alla ricerca scientifica e tecnologica. Il governo fu però inerte di fronte a queste proposte e fu successivamente interrotto l'anno successivo.
Infatti, il governo stava lavorando a una proposta per la quale l'atto di iniziativa della regione doveva essere presentato al governo previa acquisizione del parere dei consigli delle province e delle città metropolitane.
Finite nel nulla le spinte volte a dare attuazione all’art 116 3° comma, si finì allora verso forme più usuali quali quelle della contrattazione con lo Stato in via amministrativa. Interessanti risultati si ebbero in Lombardia sul tema delle infrastrutture, sulle formazioni professionali e infine sulla sanità; visti i risultati anche altre regioni seguirono questa strada.
In buona sostanza, si può dire, che di fronte alle difficoltà e ai ritardi di attuazione dell’art 116 3 comma, alcune regioni si sono mosse per promuovere una sorta di via lombarda.
L’Attuazione dell’art 116 3 comma mira a conferire alla regione che lo richiede ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Trascinati dall'esempio lombardo, i governi di Veneto e Piemonte si sono anch'essi candidati a richiedere forme e condizioni particolari di autonomia. Tuttavia, tali sforzi non sono andati oltre all'ambito regionale: anche la Regione Lombardia non ha infatti avuto riscontri dal governo nazionale.
Piemonte
In Piemonte i preliminari hanno assunto la forma di un documento. In tale documento si richiedono allo Stato nuove competenze in materia di beni culturali, infrastrutture, università e ricerca scientifica.
a. Quanto ai beni culturali, la pianificazione è di competenza regionale da esercitarsi in accordo con lo Stato. In questo settore la regione si propone per diventare l’ente competente a creare norme per la valorizzazione dei beni. Unificando competenze e funzioni la regione ritiene di essere in grado di progettare e attuare una politica globale del settore, integrandole con le altre azioni regionali volte alla valorizzazione del suo territorio.
La regione mira a svolgere un ruolo strategico nella materia considerata chiedendo un significativo incremento delle proprie competenze e funzioni.
b. Nel campo delle infrastrutture, la regione si propone di limitare le competenze dello Stato all'individuazione delle ferrovie, aeroporti, porti e strade di interesse nazionale lasciando però che esse siano gestite in sede regionale, mentre chiede la competenza piena sulle cosiddette ferrovie secondarie.
Chiarimento sul riparto delle competenze anche allo scopo di superare le ambiguità introdotte nel corpo della riforma del titolo V.
c. Infine, per l'università e ricerca scientifica la regione si appresta a richiedere il trasferimento di risorse statali per il funzionamento dell'università nonché risorse per l'istituzione di dottorati di ricerca o centri di eccellenza. Sul piano procedimentale il documento è pervenuto alla commissione competente la quale ha dato avvio alle consultazioni.
Richiesta finalizzata a rivendicare risorse.
Uso differenziato dello strumento dell’art 116 ma che risponde alla crescente domanda di autonomia di parti del territorio nazionale deluse dalle promesse non mantenute dalla riforma costituzionale.
Regionalismo italiano
Il regionalismo italiano soffre di una situazione di incertezza:
- Scarse ed incerte risorse
- Problematiche le ripartizioni delle competenze
- Carenti in diversi settori gli strumenti strategici che consentano di porre in essere politiche integrate e razionali
Veneto
Parzialmente diversa la strada intrapresa dalla Regione Veneto. La richiesta di una maggiore autonomia si è infatti concretizzata nella presentazione di vari progetti da parte dei parlamentari veneti, il più rilevante dei quali è il progetto di trasformazione del Veneto in regione a statuto speciale. Quanto al terzo comma dell'articolo 116, iniziative in tal senso sono state adottate sia dalla giunta che dal consiglio regionale nelle seguenti materie: rapporti internazionali delle regioni, tutela della salute, istruzione, ricerca, polizia, beni culturali e giustizia di pace.
Sul piano procedimentale il progetto di legge presenta qualche discrepanza rispetto al disegno costituzionale: mentre nelle altre regioni l'iniziativa è stata gestita direttamente dagli esecutivi, qui l'organo protagonista è il consiglio, che punta su una legge che preveda un comitato formato da 12 membri nominati dal consiglio regionale e da Camera e Senato.
Lombardia
In Lombardia, il consiglio regionale ha approvato una risoluzione che impegna il presidente della giunta regionale ad avviare il confronto con il governo per definire un'intesa ex articolo 116 3 comma su 12 materie.
a. La prima richiesta riguarda la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema rispetto alla quale l'intesa dovrebbe essere finalizzata a trasferire alle regioni il potere di determinare criteri, limiti e soglie per le immissioni, le emissioni e per la salvaguardia degli elementi naturali.
b. Si richiede poi la potestà di stabilire le caratteristiche costruttive e funzionali dei veicoli a motore e loro requisiti di idoneità.
c. L'ultima richiesta riguarda una sorta di regionalizzazione dei risarcimenti per danno ambientale.
d. Nel settore della tutela dei beni culturali, la regione intenderebbe rivendicare gli interventi di tutela, valorizzazione e gestione dei beni culturali al fine di integrare il regime dei beni culturali nell’attività di promozione
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