Di cosa parleremo?
- Forme di governo, statuto Albertino, legge e sistemi elettorali, parlamento, carta costituzionale
- Tutela dell'individuo che si trova nella costituzione
- Libertà personale
- Verificare se una legge è conforme a costituzione cioè se è illegittima o meno
- Corte costituzionale: cos'è, com'è composta, quali sono le sue funzioni ecc... IMPORTANTE (DA SAPERE PER PASSARE ESAME).
Diritto soggettivo e oggettivo
Il diritto può essere soggettivo o oggettivo: il primo è la pretesa di un soggetto nel ricevere da altri una determinata prestazione (mia tutela nei confronti di altri), quello oggettivo è l'insieme di norme che se si organizzano in modo sistematico formano un ordinamento o sistema giuridico. Tra diritto oggettivo e soggettivo c'è comunque un nesso in quanto i diritti soggettivi dipendono da quelli oggettivi e cioè dagli ordinamenti giuridici.
Non solo lo Stato però detta norme ma queste provengono anche da regioni e da formazioni sociali in genere. Bisogna studiare anche il rapporto tra diverse norme in quanto una parte sono statali però si possono anche stabilire proprie norme interne che possono comportare anche sanzioni per chi non le rispetta.
Per dire che c'è un ordinamento giuridico più ampio che è quello statale, ma si parla anche di pluralità degli ordinamenti che però non possono stabilire regole in contrasto con quelle dello Stato e quindi neanche sanzioni. Ad esempio, l'ordine dei cavalieri: 100 anni fa la violazione di un comportamento poteva portare alla sfida a duello che però viola lo Stato perché il duello è vietato dallo Stato che prevale sempre, esso può legittimare altri ordinamenti.
Potere sociale
Il diritto costituzionale si occupa del potere e dei suoi limiti: capacità di determinare il comportamento di altri. Ci si può arrivare attraverso vari modi come potere economico, possesso di beni, potere ideologico, potere politico è quella specie di potere sociale che permette a chi lo detiene di imporre la propria volontà ricorrendo alla forza affinché sia rispettato ciò che il potere pubblico ha stabilito.
Questo però non si può basare solo sulla forza, accanto ci deve essere una legittimazione del potere politico e cioè questo potere deve essere riconosciuto come tale dai soggetti sottoposti a questo. Il sociologo Max Weber ha individuato le fonti di legittimazione che sono cambiate nel corso della storia ma possono essere di diversi tipi:
- Tradizionale (prevalgono le consuetudini e la sacralità delle procedure consolidate nel tempo, tipiche delle società antiche)
- Carismatico (potere legittimato sulla base delle eccezionali qualità personali)
- Legale (basata sul diritto cioè viene riconosciuto come tale perché a sua volta ne rispetta altri).
Concetto di Stato
Lo Stato è una forma di manifestazione del potere politico limitato in un determinato territorio, caratterizzato dalla possibilità di utilizzare forza per imporre la propria volontà. Lo Stato è un’organizzazione che esercita un potere sociale anche attraverso l’uso della forza (ciò lo distingue dagli altri poteri sociali).
Il concetto di Stato si è formato a partire dal 1400/1500 e le sue caratteristiche sono territorio, sovranità, cittadinanza e infine apparato amministrativo. La sovranità significa potere di comando e si distingue in esterna ed interna. All'interno chi detiene la sovranità non riconosce un potere superiore, quella esterna fa riferimento al rapporto tra Stati, nessuno Stato può interferire nell’esercizio del potere di un altro Stato (concetto di indipendenza).
Per quanto riguarda la sovranità dei vari Stati (quella esterna), è cambiata nel corso degli anni infatti dalla prima metà del '900 si è sviluppato un processo di limitazione della sovranità in quanto l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) in alcuni casi interviene per bloccare, mediare ecc.
L’idea della sovranità è messa in discussione dall' UE e dall’ART. 11 in cui si dice che l'Italia può limitare la sovranità di altri Stati in caso di necessità di ordinamento che assicuri pace e giustizia fra nazioni. Questa limitazione della sovranità è resa ancor più evidente con la creazione della comunità economica europea in quanto gli Stati hanno attribuito a tale organizzazione poteri rilevanti come la possibilità di prendere decisioni prima riservate agli Stati.
Il concetto di sovranità è cambiato nel tempo, man mano che si è riconosciuta la sovranità politica cioè lo Stato, tra la fine dell’800 e i primi del '900 è stato riconosciuto come persona giuridica cioè titolare di diritti, obblighi e doveri. Questa tesi in primis serviva a dare una legittimazione allo Stato, utile al rafforzamento di ancora deboli identità nazionali, inoltre in questo modo sovrano non era più il Re che non personifica lo Stato, ma un ente astratto ➜ concetto di sovranità statale cioè la sovranità appartenente alla nazione.
Questa si è sviluppata con la rivoluzione francese del 1789, l’idea era di una nazione dotata di valori e ideali fino alla sovranità che appartiene al popolo che si riconduce a Rousseau cioè popolo come espressione della volontà generale. Concetto superato quello di sovranità, oggi se ne parla in altri termini perché ART. 1 dato che c’è costituzione scritta e rigida cioè che non può essere cambiata da una qualunque altra norma, il popolo non può fare qualunque cosa solo perché è detentore della sovranità ma la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione!
La nostra è una democrazia rappresentativa cioè il popolo esercita il suo potere attraverso rappresentati della camera e del senato eletti nelle elezioni politiche ciò significa che il popolo non può decidere di fare una legge ma la può proporre con referendum abrogativo, le leggi le stabiliscono i rappresentanti di camera e di senato in parlamento, il popolo può abrogare una legge già in vigore attraverso referendum (limitazione della sovranità del popolo).
Esercizio della sovranità
La sovranità è esercitata dallo Stato che opera entro certi limiti che sono:
- Territorio (certi confini in cui può operare: terraferma, mare territoriale, incluse navi e aerei quando non sono dentro territori di altri Stati)
- Cittadinanza (due accezioni: quella tradizionale è che cittadino è colui che è titolare di diritti, obblighi e doveri decisi sulla base di leggi dello stesso Stato di appartenenza cioè cittadinanza come “appartenenza” ad un Stato; in contrapposizione a chi non è cittadino che si distingue da chi è straniero chi ha una cittadinanza extraeuropea, apolide chi non ha la cittadinanza di nessuno Stato. Secondo l’ART. 22 nessuno può essere privato della cittadinanza salvo certi casi. Cittadinanza acquisizione stabilita da una legge del ’92 ius sanguinis e cioè uno è italiano se nasce da genitori italiani oppure uno che vive in Italia da almeno 10 anni può chiederla, se è un apolide 5 anni, chi è nato in Italia e rimane fino a 18 anni può diventare cittadino italiano.
- Cittadinanza anche come partecipazione cioè in fin dei conti la cittadinanza dovrebbe essere caratterizzata dal fatto che se una comunità partecipa alla vita di un territorio allora il concetto di cittadinanza si dovrebbe legare all’idea di partecipazione (si sta ancora ragionando su ciò).
- Cittadinanza europea: dal trattato di Maastricht del ’92 nel momento in cui è stata istituita l’unione europea si è introdotto il cittadino europeo che può godere della tutela diplomatica da parte di qualunque Stato dell’UE, ad esempio se lui è in uno Stato estero e quello non ha una rappresentanza diplomatica può chiedere assistenza, inoltre se risiede in uno Stato dell’UE diverso dal proprio può votare in quello Stato per elezioni comunali e per elezioni del parlamento europeo senza spostarsi in Italia.
- Apparato amministrativo che nasce insieme allo Stato assoluto, dall’esigenza di raccogliere imposte, di dotarsi di un esercito proprio, dotarsi di un'amministrazione finanziaria che poi si è allargato sempre più. Man mano che crescono gli interessi pubblici che lo Stato vuole fare propri.
Capacità giuridica e capacità di agire
Capacità giuridica: capacità di essere titolari di diritti, obblighi e altre situazioni giuridiche soggettive. Diversa dalla capacità di agire (capacità di compiere tutti gli atti) che si acquista a 18 anni normalmente, in alcuni casi anche prima. La capacità giuridica spetta sia alle persone fisiche sia a quelle giuridiche cioè create dall’ordinamento e quindi astratte, immateriali. Anche una persona giuridica può essere quindi titolare di diritti, obblighi, doveri.
La persona giuridica quindi è un organismo, può essere un ente pubblico, società amministrativa, e in genere hanno delle caratteristiche che sono: pluralità di beni o complesso di beni cioè patrimonio che ha una capacità di agire analoga (non proprio uguale) a quella delle persone fisiche per scopi leciti e determinati.
Come si manifesta questa capacità di agire? Attraverso organi, in un ente pubblico possiamo avere uffici che sono unità organizzate di base cioè uomini e mezzi individuati dal diritto che devono assolvere a determinati scopi. Non tutti gli uffici possono manifestare la volontà dell’ente o dell’amministrazione, questa possibilità è riservata solo all’organo che manifesta la volontà della persona giuridica imputandole atti ed effetti.
Si parla di rapporto organico quello che si stabilisce tra Stato oppure anche enti pubblici come regioni, comuni e organo; questo si differenzia dal rapporto di servizio in quanto intercorre tra chi dipende dalla persona fisica e l’amministrazione stessa. Si allude al fatto che un soggetto viene assunto attraverso un contratto di lavoro e lavora per conto dell’amministrazione; il rapporto organico si differenzia perché l’organo è formato da persone fisiche ma l’organo può agire direttamente per conto della persona giuridica imputandole atti ed effetti degli atti.
Spiegata in sintesi: persona giuridica è un ente pubblico che ha capacità di agire che si manifesta attraverso uffici, dotati di persone che adempiono a determinati scopi, non tutti gli uffici però possono manifestare la volontà dell’ente, questa facoltà spetta solo all’organo che manifesta la volontà della persona giuridica attraverso atti.
Forme di Stato
Allude al rapporto che intercorre tra le autorità che detengono il potere e la società. Lo Stato assoluto è la prima forma di Stato moderno e le sue caratteristiche erano che il potere era concentrato nelle mani del Re, ciò significa anche che il Re non era vincolato alle leggi, le dettava ma non era tenuto a rispettarle. La caratteristica era l’universalità dei fini in cui lo Stato era onnipresente anche nella sfera economica, lo Stato moderno nasce come tentativo di superare le divisioni esistenti nel sistema feudale del medioevo.
Come tentativo di superamento di questo accentramento del potere, questo passaggio avviene intorno alla fine del '700 se si pensa all’Europa continentale e agli Stati Uniti, nel Regno Unito alla fine del '600. Qui alla metà del '600 ci fu una prima guerra civile che portò alla decapitazione del sovrano Carlo I poi ci fu il governo del Commonwealth, la restaurazione della monarchia e quando arrivò la monarchia con Carlo II ci fu una gloriosa rivoluzione.
Il sovrano ad un certo punto fu accusato di non rispettare le leggi del regno e ciò dimostrava che il parlamento non riconosceva al sovrano un potere realmente assoluto e ciò lo condusse ad una abdicazione, successivamente ci fu un altro sovrano ma il potere non passò nelle mani del parlamento ma rimase diviso tra corona e parlamento e iniziarono a porsi anche con atti scritti dei vincoli al sovrano stesso.
Questo ha fatto sì che il passaggio dallo Stato assoluto a quello liberale è stato anticipato di circa un secolo e meno violento, più graduale e stabile nel tempo. Nell’Europa continentale la rivoluzione francese del 1789 ha segnato il passaggio dallo Stato assoluto a quello liberale, questa toglie il potere alla monarchia e si afferma un nuovo Stato basato su principi come uguaglianza, fraternità e soprattutto si possono individuare una serie di caratteristiche che segnano una evoluzione rispetto allo Stato assoluto.
Negli Stati Uniti l’evento che segnò il passaggio fu la rivoluzione americana che è il frutto delle lotte tra coloni inglesi e madrepatria che si scagliarono contro l’incremento delle tasse ad esempio sullo zucchero per affermare il principio, vigente già nel Regno Unito, per cui non si possono imporre tasse senza la condivisione da parte del popolo cioè dei governati che devono accettarle.
Dopo la rivoluzione dichiarazione di indipendenza del 1776 in cui si afferma l’importanza di alcuni valori come libertà, diritto alla ricerca della felicità; 10 anni dopo si passa alla emanazione della Costituzione americana che riprende i principi della dichiarazione d’indipendenza e nel corso dei secoli verranno approvati emendamenti che ampliano il testo della carta costituzionale.
Caratteristiche dello Stato liberale
Tutela libertà individuo contro il potere assoluto del sovrano e di chi lo esercita quindi garanzia libertà personale, dagli arresti e possibilità di passare davanti ad un giudice per poter difendersi, libertà individuo intesa come libertà dallo Stato che non deve intervenire nella mia sfera privata quindi Stato minimo contrapposto all’universalità dei fini di quello assoluto che quindi lascia liberi gli individui, si basa sull’economia di mercato quindi economia non controllata dallo Stato, idea delle codificazioni cioè Stato lascia la possibilità di decidere ai cittadini come regolamentare i propri rapporti però detta regole alle quali si devono adeguare, nasce codice civile, penale.
Altre caratteristiche sono il principio di separazione dei poteri, mentre in quello assoluto c’è concentrazione dei poteri in mano del Re, qui invece divisione dei poteri tra soggetti diversi che devono svolgere funzioni diverse come fare le leggi (funzione legislativa che è il Parlamento), fare eseguire la legge (funzione esecutiva che spetta al governo), far rispettare le leggi (funzione giudiziaria a dato ad un altro soggetto ancora); si afferma grazie agli studi di Montesquieu e alla sua opera “lo spirito delle leggi” del 1742.
Ci sono altri due principi strettamente legati a quello della separazione dei poteri che sono: principio di legalità e principio rappresentativo. Il primo parte dall’idea della supremazia della legge cioè l’amministrazione deve eseguire la legge e i poteri che hanno gli organi amministrativi devono essere stabiliti a monte da un legge che quindi attribuisce un determinato potere ad un organo, c’è anche una delimitazione del potere dell’organo amministrativo.
L'idea della supremazia delle legge nasce dall’altro principio cioè la funzione più importante è quella legislativa perché è esercitata dai rappresentanti del popolo. Con lo Stato liberale nell’800 si afferma l'idea che proprio perché la funzione legislativa è fondamentale i legislatori devono essere soggetti capaci di assumere decisioni nell’interesse del popolo, questo fa sì che il voto venga concepito come diritto e come funzione pubblica perché è solo attraverso il voto si possono scegliere i rappresentanti che devono essere i migliori quindi è importante che si vada a votare altrimenti lo Stato non può funzionare.
Inoltre importante è che chi viene eletto rappresenta tutti e non solo i suoi elettori, la rappresentanza è rappresentanza di tutti e non il singolo. Lo Stato liberale non è democratico come si intende oggi ma è uno Stato monoclasse, la borghesia era la classe sociale che contava di più quindi lo Stato doveva rappresentare gli interessi della classe borghese.
Evoluzione della forma di Stato
L’evoluzione della forma di Stato da liberale a democrazia pluralista è un passaggio collegato al discorso del suffragio (solo nel 1946 suffragio universale in Italia), è collegato alla nascita dei partiti di massa che non rispondevano solo alle esigenze della borghesia ma si facevano portavoce di esigenze molto diverse da quelle della borghesia.
Nasce partito socialista, comunista, popolare fondato da Don Luigi Sturzo nel 1919 portavoce dei valori dei cattolici trasportandoli dalla società a livello politico; dai partiti di massa si arriva al suffragio universale e man mano che si amplia la base elettorale si può parlare di uno Stato pluralista e di pluralismo sociale.
Nel corso del tempo il cittadino chiede non solo la libertà personale quindi il fatto che lo Stato non deve intervenire ma chiede anche diritti ulteriori chiamati sociali che richiedono una prestazione da parte dello Stato, ad esempio chiedono il diritto di ricevere assistenza, di istruzione, alla salute.
In altri paesi dell’Europa come la Germania c’è un evoluzione negativa della forma di Stato in quanto si è arrivati ad uno Stato totalitario. Dopo la prima guerra mondiale la Germania viene messa in ginocchio e c’è una prima fase in cui viene emanata la Costituzione di Vaimar che riconosce anche i diritti sociali a livello costituzionale (per la prima volta), il problema è che 10 anni dopo arriva in Europa una grave crisi economica.
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