Diritto costituzionale
Diritto soggettivo
Il diritto soggettivo è il potere di esigere qualcosa; dal punto di vista del giurista, affermare il diritto a fare qualcosa significa trovare riscontro in una norma. Le norme giuridiche non sono le uniche a cui una persona è sottoposta, poiché una persona può essere inserita in un contesto con norme sociali.
- Norme morali come il credo religioso o ideologico
- Norme giuridiche per le quali è necessario che la loro osservanza sia imposta con la coercizione
Il diritto positivo è inteso come ciò che è imposto dallo stato; si riferisce all'insieme delle norme che il cittadino deve rispettare all'interno dello stato, l'unico sistema di norme la cui osservanza è garantita dall'uso della coercizione è quello statale.
Diritto naturale
Il diritto naturale si contrappone a quello positivo; esso comprende le norme proprie della natura umana (diritto alla vita, libertà). Il giurista applica il diritto positivo.
Differenza tra diritto pubblico e privato
- Diritto privato risolve le norme tra i privati (famiglia, successioni, rapporti di scambio).
- Diritto pubblico regola i rapporti tra soggetti pubblici, ossia fra le istituzioni e i cittadini.
La distinzione nasce con lo stato di diritto, che è quella forma di stato che assicura la salvaguardia e il rispetto dei diritti e delle libertà dell'essere umano. Nell’evoluzione dello stato moderno, assume una sua completezza nel XIX secolo, quando viene consolidato il modello definito stato di diritto.
La nascita dello stato è un processo storico lungo perché è condizionato dalla struttura sociale. Anche il diritto è quindi soggetto a trasformazioni.
Diritto costituzionale
In tempi recenti, nasce il diritto costituzionale, la branca del diritto pubblico che si occupa, inizialmente, dell'evoluzione e dell'organizzazione dello Stato e dei rapporti tra autorità pubblica e individuo. Le costituzioni scritte sono prodotte per la prima volta dopo le rivoluzioni francese e americana. Il diritto costituzionale è prodotto e generato da una costituzione di provvedimenti di varia natura che provvedono a creare questa “ossatura”. Non si può immaginare il diritto costituzionale senza una costituzione.
Stato
Lo Stato è il nome dato a una forma storica di organizzazione del potere politico che esercita il monopolio della forza legittima in un certo territorio e si avvale di un apparato amministrativo. Lo Stato moderno nasce in Europa tra il XV e il XVII secolo; si differenzia dalle altre forme di potere politico per la presenza di due caratteristiche:
- Una concentrazione del potere di un comando legittimo nell’ambito di un certo territorio a capo di un’autorità.
- La presenza di un’organizzazione amministrativa in cui opera una burocrazia professionale.
Elementi costitutivi dello stato
- Popolo: creazione di un gruppo che si dà un’organizzazione, è un’associazione di uomini. Il popolo è definito giuridicamente con le norme giuridiche prodotte dallo stato.
- Territorio: elemento spaziale, il luogo fisico, all’interno del quale il diritto dello stato produce effetti. Il territorio dello stato occupa tutta la superficie delimitata dai confini, ma si estendono anche nelle acque marittime fino ai 12 miglia marine. Si applicano quindi le norme giuridiche dello stato, oltre si applica il diritto internazionale. L'estensione dei confini dello stato serve per intuire fin dove lo stato può esercitare la coercizione.
- Sovranità: concetto dogmatico che spiega il fenomeno statuale; la sovranità è sinonimo di potere politico. La sovranità ha due aspetti: quello interno e quello esterno. La sovranità interna consiste nel supremo potere di comando in un certo territorio che non riconosce nessun altro potere al di sopra di sé. La sovranità esterna consiste nell’indipendenza dello Stato rispetto a qualsiasi altro Stato.
Si è posta la questione di chi esercitasse il potere sovrano e la domanda è stata posta fra tre teorie: la sovranità della persona giuridica dello Stato, la sovranità della nazione e la sovranità popolare. Furono i giuristi tedeschi tra la fine dell’Ottocento e i primi del 900 a configurare lo Stato come persona giuridica, cioè come vero e proprio soggetto di diritto titolare della sovranità.
La sovranità delle nazioni è una delle invenzioni più importanti del costituzionalismo francese. L’art. 3 della dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino affermava che la sovranità appartiene alla nazione da cui emanano tutti i poteri; infatti, l’ordine politico che precedeva la Rivoluzione francese era quello dello stato assoluto, fondato sull’identificazione tra lo Stato e il re.
La sovranità popolare è stata formulata da Rousseau che faceva coincidere la sovranità con la volontà generale e che identificava con la volontà del popolo sovrano.
Cittadinanza
La cittadinanza è uno status cui la costituzione riconnette una serie di diritti e doveri. Con la cittadinanza lo stato non solo qualifica giuridicamente il popolo ma stabilisce un vincolo di appartenenza allo stato. Si acquista con la nascita per ius sanguinis (acquista la cittadinanza il figlio, anche adottivo, con padre o madre di cittadinanza italiana); lo straniero nato in Italia che vi abbia risieduto legalmente.
Cittadinanza nell’UE: nel 1992 con il trattato di Maastricht è stata introdotta la cittadinanza dell’unione (il cittadino, oltre ad avere la cittadinanza del proprio paese, è anche cittadino dell’UE).
Formazione dello stato
L’integrazione tra i tre elementi costitutivi (popolo, territorio, sovranità) produce la forma di stato. Mortati, un giurista, distingue vari modelli di stato. C'è la coincidenza tra stato moderno e stato assoluto.
Stato assoluto
Nel stato assoluto, il monarca è il produttore permanente del diritto, egli stesso è la fonte del diritto; lo stato è patrimonio del re. È quindi titolare sia della funzione legislativa che esecutiva, mentre il potere giudiziario è affidato a corti e tribunali. Lo stato assoluto non è totalitario, in molti ordinamenti le decisioni del re necessitano la conferma del colloquio.
La particolarità dello stato assoluto è la concezione particolare ed etica dello stato. Nella storiografia, l’assolutismo illuminato era presente come un modello assoluto definito pubblico. È definito anche stato di polizia, una forma di assolutismo caratterizzata dalla collocazione diversa dello stato. Il monarca diventa funzionario dello stato.
Stato liberale
Lo stato liberale nasce tra la fine del '700 e l'inizio dell'800 in seguito alla crisi dello stato assoluto. I criteri che definiscono la forma di Stato liberale sono:
- Base sociale ristretta ad una sola classe.
- Principio di libertà individuale, in quanto lo stato riconosce e tutela la libertà personale.
- Principio rappresentativo.
- Stato minimo, poiché lo scopo dello stato liberale è garantire i diritti.
- Principio di separazione dei poteri.
La legislazione elettorale attribuisce il diritto di voto solamente a certi cittadini ritenuti capaci; il diritto di voto era circoscritto a coloro che avevano un certo grado di istruzione; erano esclusi dall’elettorato coloro che avevano un livello di cultura e reddito inferiore a una certa soglia. Lo stato liberale viene inteso come apparato per tutelare l’espansione illimitata della libertà individuale.
La rivoluzione americana genera la prima costituzione scritta, mentre la Rivoluzione francese, concentrandosi sulla dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, produce varie costituzioni.
Atti di diritto pubblico
Gli atti sono espressione di una funzione pubblica, la quale coincide con un potere, cioè un complesso unitario di organi a cui per costituzione il potere è attribuito.
Gli atti di diritto pubblico sono diversi rispetto al negozio di diritto privato la cui natura si fonda sull’accordo fra le parti. Gli atti di diritto pubblico si distinguono in generali e particolari:
- Generali dotati di generalità e astrattezza.
- Particolari che regolano non più una fattispecie astratta di comportamento ma una certa condotta.
Nello stato assoluto non è possibile distinguere tra atto generale e particolare, perché la volontà espressa dal monarca è sia generale che particolare. Gli atti generali sono adottati da un organo diverso rispetto ai particolari.
Divisione dei poteri
Il principio della divisione dei poteri ha tracce sia nelle prime costituzioni francesi che in quella americana del 1787; l’idea è che poteri distinti coincidano con organi distinti. Questo sistema genera un complesso di organi costruito in modo tale che i poteri possano condizionarsi tra loro. La divisione dei poteri configura una nuova concezione dell’esercizio del potere. Questa è una delle caratteristiche tipiche dello stato liberale perché reca con sé una garanzia costituzionale, cioè impedisce che questo potere si svolga con logiche arbitrarie. Importante è la titolarità del potere del sovrano; nello stato assoluto il titolare della sovranità è il re; dopo la Rivoluzione francese, dato che il monarca non è più il titolare unico sovrano, si pone il problema relativo all’attribuzione della titolarità del potere sovrano. Secondo Rousseau, il popolo diventa titolare della sovranità; quindi, ciascun cittadino è come se fosse titolare di una piccola frazione del potere sovrano.
La costituzione può attribuire la sovranità del potere sovrano a un organismo diverso dal popolo, così nasce la sovranità nazionale, cioè l’idea che sovrana sia la nazione. La nazione è un’entità metafisica che reca con sé elementi di natura culturale, lingua, tradizioni, evocando tutto ciò che costituisce passato e presente di un popolo. La costituzione libera i rappresentanti della nazione da qualsiasi vincolo giuridico con chi li elegge, così che i rappresentanti possano discutere in base agli interessi della nazione.
Art 1 comma 2: la sovranità appartiene al popolo.
Art 75: si può richiedere un referendum per l’abrogazione totale o parziale di una legge.
Presupposti teorici
I presupposti teorici che animano la trasformazione dello stato da assoluto a liberale sono:
- Divisione dei poteri.
- Titolarità della sovranità, da cui discendono categorie che costituiscono il patrimonio del costituzionalismo moderno, adozione delle prime costituzioni scritte e nascita del costituzionalismo.
Stato liberale ed economia di mercato
Un fattore che ha promosso l’organizzazione del potere politico dello stato liberale è stata l’economia di mercato connessa a un modo di produzione capitalistico. L’economia di mercato si basa sull’incontro tra domanda e offerta. Tuttavia, l’economia di mercato e capitalistica presupponeva la certezza dei diritti di proprietà di venditori e compratori, la piena libertà contrattuale, l’abolizione dei privilegi dei monopoli pubblici. Le nuove modalità di produzione della ricchezza e l’esigenza di garanzie della libertà contro le tentazioni assolutistiche condussero alla creazione di una società civile separata dallo stato.
Nascita dello stato di democrazia pluralista
Lo stato monoclasse, formato principalmente dalla classe borghese, si trasforma in uno stato pluriclasse e si fonda sul riconoscimento e sulla garanzia della pluralità dei gruppi, degli interessi e delle idee.
Partiti politici di massa
I partiti politici di massa hanno avuto un ruolo importante negli stati di democrazia pluralista; erano presenti anche nello stato liberale. I partiti nello stato liberale erano ristretti gruppi di persone legate da grande omogeneità economica e culturale. L’estensione del diritto di voto ha richiesto che venisse organizzata la partecipazione alla politica di milioni di elettori. Con l’introduzione del suffragio universale sono nati i partiti di massa, caratterizzati da una solida struttura organizzativa che ha consentito loro di essere radicati nella società e di diventare strumenti di mobilitazione popolare (es. il partito socialdemocratico tedesco).
Crisi delle democrazie e nascita dello stato totalitario
Le ragioni che hanno portato lo stato liberale in crisi sono molteplici, tra cui il tipo di costituzione che governa l’800, definita flessibile; ciò ha permesso che il modello costituzionale potesse essere trasformato per effetto di una maggioranza. In paesi come Italia e Germania, la nascita dei partiti di massa non è stata accompagnata dall’accettazione della democrazia pluralista da parte dei partiti. La Germania diede vita a una repubblica con la costituzione di Weimar, mentre in Italia molte forze non accettavano i valori della democrazia pluralista, portando alla nascita dello stato fascista.
Affermazione dello stato sociale
I principi dello stato di democrazia pluralista hanno trovato conferma al termine della Seconda guerra mondiale. In alcuni casi si è ripreso un processo di sviluppo costituzionale interrotto dallo Stato autoritario, mentre altri Stati sono stati rivitalizzati dai principi liberali e democratici sacrificati dalla guerra e dall’occupazione straniera. Inoltre, si assiste al riconoscimento costituzionale dei diritti sociali e affinché questi diritti siano tutelati, gli Stati devono realizzare un insieme di interventi nella società e nell’economia con il fine di ridurre le disuguaglianze materiali tra cittadini. La principale sfida che gli Stati di democrazia pluralista hanno dovuto affrontare è stata quella di tenere insieme una società formata da classi sociali e individui. È derivato un ruolo dello stato diverso da quello tipico dello Stato liberale, cioè lo Stato sociale o Welfare State.
Democrazia pluralista
La democrazia pluralista ha subito importanti trasformazioni a partire dagli anni '80. Alle sue origini, lo stato di democrazia pluralista aveva come base materiale una società divisa in classi sociali ben individuate, dove si cercava di assicurare la coesione pacifica. I partiti politici di massa rappresentavano le diverse classi che dividevano la società. Negli anni '70 si è parlato di crisi fiscale dello Stato per indicare il fenomeno della crescita della spesa pubblica, successivamente si è aggiunta la globalizzazione.
Crisi dei debiti sovrani
Uno dei problemi più grandi che lo Stato ancora oggi deve affrontare è la crisi dei debiti sovrani. Per finanziare le sue attività, lo Stato ha sempre fatto ricorso all’indebitamento. Prima della globalizzazione, l’economia nazionale veniva stimolata con la spesa pubblica. La globalizzazione economica ha spinto verso la contrazione della spesa pubblica e la riduzione dell’indebitamento pubblico. Importante è stata anche la crisi del 2007 che ha investito prima il settore finanziario e poi l’economia reale. Molte banche hanno rischiato l’insolvenza e per evitare il loro fallimento, gli Stati hanno dovuto salvarle attraverso i soldi pubblici, gravando sul bilancio statale, riducendo così la crescita e le entrate fiscali: il debito pubblico è così esploso.
Strade per razionalizzare lo Stato sociale
- Superare il carattere universalistico di alcuni servizi erogati dallo Stato sociale, come la sanità, che non vengono resi gratuitamente a tutti i cittadini indipendentemente dal loro reddito, ma solo ai soggetti meno abbienti.
- Principio di responsabilità individuale, dove il singolo si impegna a mettere da parte con il risparmio, le risorse che potranno essere utili per affrontare i rischi di vita come le malattie e la vecchiaia, mentre lo Stato crea regole che incentivano questi comportamenti.
- Principio di sussidiarietà che si sviluppa in due modi: il primo consiste nel trasferire la gestione di certi servizi pubblici agli enti locali, in particolare i comuni (sussidiarietà verticale). Il secondo consiste nell’attribuire certi compiti propri dello Stato sociale a formazioni sociali che non hanno scopo di lucro e che costituiscono il terzo settore (sussidiarietà orizzontale).
Caratteri dello stato di democrazia pluralista
La democrazia pluralista copre un grande spettro di esperienze politico-costituzionali che si sviluppano in fasi temporali diverse, ciascuna con varie caratteristiche:
- Lo stato di democrazia pluralista si basa sul suffragio universale, la segretezza e la libertà di voto, le elezioni periodiche. In questo modo emergono molti interessi, idee e gruppi sociali. Le costituzioni degli stati di democrazia pluralista contengono le più ampie garanzie del pluralismo politico, sociale, economico e religioso. L’insieme di queste garanzie presuppone l’accoglimento del principio di tolleranza, ossia il principio secondo cui il dissenso non può essere represso ma va garantito.
- Il pluralismo costituzionalmente garantito non è solo di idee e di valori ma anche di formazioni sociali e politiche. Le prime operano per realizzare degli interessi comuni ai loro componenti, mentre le seconde hanno come finalità il controllo del potere politico dello Stato e degli enti politici sub-statali.
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