Il diritto commerciale – nozione, storia, fonti
Diritto commerciale = si intende l’insieme delle norme di diritto privato che disciplinano specificamente le attività produttive e il loro esercizio.
- Al centro del fenomeno economico sta l’attività creatrice di nuova ricchezza, produttrice di utilità capaci di soddisfare un bisogno umano e a cui la comunità attribuisce un valore economico.
In diritto commerciale si studia l’attività = produttiva attività che incrementa la ricchezza.
Attività = un insieme di atti orientati verso il raggiungimento di uno scopo programmato. Produzione = incremento dell’attività esistente.
- L’attività produttiva è una manifestazione dell’agire umano caratterizzato da grande complessità.
- Non viene esercitata individualmente da una persona fisica ma da organismi appositamente costituiti, i quali sono chiamati = società.
Differenza con il corso di Diritto Privato: lì si trattava di regole comportamentali tra soggetti, adempiere obbligazione, contratto, diritto soggettivo ecc.
Inoltre, nel diritto privato si analizza l’attività non produttiva.
- Le regole del diritto commerciale devono essere viste come regole di comportamento che vanno applicate quando si svolge un fenomeno chiamato attività produttiva.
Il diritto commerciale disciplina l’azione imprenditoriale nel mercato e gli istituti che lo compongono sono accomunati dalla tensione a regolare le dinamiche dei rapporti nel mercato.
- Al vertice del diritto commerciale si pone l’impresa = soggetti che svolgono determinate attività e a cui sono destinate le regole di comportamento che andremo ad analizzare e a studiare.
Imprese.
Si delinea un diritto dell’impresa o statuto dell’imprenditore = complesso di istituti e di disposizioni destinati a chiunque intraprenda un’iniziativa economica.
Tale statuto è calibrato esclusivamente sull’impresa commerciale medio-grande: sono escluse le professioni intellettuali, le imprese agricole, le imprese piccole.
Vi è una tendenza all’allargamento dell’ambito di applicazione del diritto d’impresa.
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Nascita diritto commerciale
Epoca dei Comuni in Italia: nasce nuova classe sociale = mercanti.
- Mercanti si riuniscono nelle “corporazioni di arti e mestieri”.
- Si crea un complesso di regole, inizialmente non scritte, che poi vengono raccolte negli statuti delle corporazioni.
- Il diritto commerciale nasce come diritto di classe.
- Ha la vocazione ad essere un diritto di applicazione sovranazionale = universalità.
1865 = primo codice di commercio.
1882 = secondo codice di commercio.
1942 = terzo codice di commercio, unificazione materia.
Fonti del diritto commerciale
- 1. Codice civile = ricopre un ruolo centrale nella disciplina delle attività produttive.
- 2. Leggi speciali.
- 3. Produzione normativa di rango secondario.
Le fonti del diritto commerciale sono organizzate con una struttura piramidale.
2
La fattispecie “impresa”
Sezione prima
3
La nozione impresa
È necessaria l’individuazione della fattispecie = destinatario o referente dell’esperienza normativa.
C’è un corpo di norme, le quali sono contenute nel Codice Civile e non in un codice di commercio:
- Libro V.
- Dal titolo II.
- Primo art. = art. 2082.
Art 2082 c.c.: “è l’imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”.
Soggetto = imprenditore.
L’art 2082 definisce, più che l’imprenditore come persona, il suo comportamento ovvero lo svolgimento di un’attività produttiva; tale attività prende il nome di impresa.
Si parla quindi di disciplina d’impresa = stabilisce le norme di comportamento per mantenere il giusto equilibrio e per eliminare eventuali conflitti.
È necessario che ci sia un fenomeno produttivo che è qualificabile come impresa; quel fenomeno, inoltre, si deve svolgere seguendo delle regole di comportamento verso consumatori, verso altre imprese ecc.
Norma = contiene la nozione giuridica di impresa: art. 2082 c.c.; tale articolo sembra definire l’imprenditore anche se non è quello che al momento ci interessa; ci interessa invece ciò che fa l’imprenditore e quindi l’impresa.
Si ha un’impresa quando un’attività produttiva non è la qualunque attività produttiva ma è un’attività produttiva che ha contemporaneamente 3 caratteristiche: economicità, professionalità, organizzazione.
- È un’attività professionale.
- È un’attività organizzata.
- È un’attività economica.
Questi 3 requisiti devono esserci contemporaneamente per essere considerata un’impresa.
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Esercitazione 1
Esempio 1: “Tizio ha un’auto e usa quell’auto per i bisogni personali e della sua famiglia. Un giorno decide di vendere la stessa auto. Tizio fa una produzione? Tizio ha anche una seconda casa in una rinomata località di mare. Tizio non ama andare al mare e, quindi, decide di affittare quella casa. Tizio fa una produzione?”
Tizio non fa una produzione in questo caso.
Esempio 2: “Tizio ha un’auto molto grande che utilizza, oltre che per i bisogni personali e della sua famiglia, per trasportare persone e cose in varie destinazioni. Tizio fa una produzione? Tizio decide di associare, all’affitto della casa al mare, alcuni servizi: in particolare, il servizio di colazione; la pulizia giornaliera; la lavanderia; il trasporto da/per la stazione ferroviaria o l’aeroporto vicino. Tizio fa una produzione?”
Tizio in questo caso fa una produzione poiché offre un servizio di trasporto per terze persone; questo servizio incrementa lo status di ricchezza.
Tizio, proprietario della casa, decide di affittarla ma offrire anche dei servizi, quindi, associa qualcosa di ulteriore: assieme all’affitto aggiunge la produzione di uno o più servizi; in questo caso non è una mera attività di godimento ma è un’attività di produzione poiché si crea ricchezza attraverso l’erogazione di servizi che incrementano la ricchezza.
- A. L’attività può essere immaginata come un modello comportamentale costituito da tanti singoli comportamenti che sono visti nel loro insieme.
- B. L’attività si presta ad essere qualificata a seconda della natura del suo scopo.
- 1) Produrre un’utilità che prima non c’era = impresa.
- 2) Produrre un’attività non produttiva = attività di godimento.
Tuttavia, non è sempre facile capire quando si svolge un’attività di godimento e quando invece si ha un’attività di produzione, soprattutto quando si fa riferimento ad un comportamento su beni che sono in sé produttivi come ad esempio il denaro.
Esempio 3: “Tizio ha accumulato molti risparmi, che per il momento decide di investire acquistando partecipazioni di società operanti nell’e-commerce. Ad un certo punto decide di concentrare gli acquisiti in una start-up innovativa particolarmente promettente, nella quale ben presto diventa il primo socio. Tizio fa una produzione?”
Investe risparmi investendo in partecipazioni in altre imprese; l’attività di investimento non è in sé un’attività produttiva poiché si sfruttano le utilità che sono proprie del bene denaro.
L’attività di investimento diviene produttiva solo nel caso in cui si aggiunge qualcos’altro: non si limita a fare un investimento in questo caso ma aggiunge il coordinamento e la direzione dell’impresa partecipata; fa in questo caso attività produttiva.
Per quanto riguarda l’appezzamento di terreno: normalmente lo si coltiva e lo si sfrutta; in questo caso è attività produttiva oppure attività di godimento?
Il mio diritto soggettivo mi permette di svolgere un’attività che potrebbe essere produttiva poiché raccoglierei e guadagnerei il denaro; tuttavia, nel diritto commerciale la questione è differente.
Nel diritto commerciale viene analizzata l’attività produttiva qualificata.
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1. Professionalità - primo requisito
Un’attività professionale per essere qualificata impresa deve essere svolta professionalmente.
Per professionalità si intende: deve essere svolta in maniera stabile e abituale e non deve essere un’attività occasionale o sporadica.
- A. Attività costante e abituale: è un’attività costante ovvero che viene svolta in modo abituale per professione; quando viene realizzata con continuità.
- B. Non è un’attività casuale: non è quindi un’attività occasionale poiché, se così fosse non potrebbe essere considerata un’impresa anche se a volte può essere comunque considerata come attività produttiva.
Tizio decide di investire dei soldi, in parte posseduti; in parte presi a prestito, per comprare uno stock di libri antichi da rivendere agli appassionati. L’operazione frutta a Tizio un importante guadagno, con il quale riesce a vivere un anno senza fare nulla. Terminato il denaro guadagnato, Tizio decide di fare un nuovo investimento: si procura, pertanto, denaro in prestito, per comprare uno stock di pietre preziose da rivendere sul mercato all’ingrosso. Questa volta, purtroppo, l’operazione non produce i frutti sperati e, in particolare, non riesce a procurare a Tizio i denari necessari per restituire il prestito precedentemente contratto. Tizio ha svolto un’impresa? nell’affermativa, quali sono le conseguenze cui si espone Tizio?
Si ha svolto attività produttiva ma non ha svolto un’impresa: questa attività difetta del requisito di professionalità.
Nel momento in cui Tizio acquista pietre e svolge un altro investimento: in questo caso Tizio ha preso soldi in prestito, ha comprato pietre e le ha rivendute, non ha ottenuto guadagni sperati e non è quindi in grado di restituire il capitale che aveva preso in prestito.
Tizio non fa un’impresa perché non svolge un’attività produttiva di carattere professionale: è un unico affare e quindi un’attività occasionale.
Viene effettuato di conseguenza un esproprio dei beni: conseguenze tipiche del diritto privato tra cui la messa in mora dato che è divenuto un debitore.
Nel caso in cui il debitore abbia invece svolto un’impresa e non paga, sarà sottoposto alle procedure concorsuali; tali procedure presuppongono che ci sia un’impresa.
Professionalità: attività costante, attività non casuale.
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Precisazioni riguardo la professionalità
- Importanti precisazioni riguardo la professionalità.
Professionalità non significa esclusività nello svolgimento di un’unica attività.
È possibile che un soggetto svolga un’attività produttiva qualificabile come impresa e un’attività produttiva di tipo differente; è possibile anche che un soggetto svolga due o più attività produttive entrambe qualificabili come imprese.
Tizio non deve svolgere esclusivamente quell’attività ma può svolgerne anche altre, es. insegnare in università e gestire anche un ristorante.
Professionalità non è sinonimo di continuità.
Ci sono delle attività produttive di carattere professionale che sono caratterizzate dall’interruzione e seguite poi dalla ripresa.
Con “interruzione” si fa ad esempio riferimento alle piste da sci, attività balneari e in generale le attività stagionali: sono attività di carattere professionale anche se per alcuni mesi all’anno subiscono un’interruzione.
Con riferimento all’interruzione devo guardare che ci sia poi una ripresa e che questa attività ha un ciclo produttivo che presuppone delle interruzioni che non dipendono dalla volontà dell’imprenditore.
L’interruzione è quindi compatibile con il carattere professionalità se l’interruzione è dettata dalle caratteristiche del ciclo produttivo.
Professionalità non è sinonimo di pluralità di risultati.
È accettato solo la realizzazione di un unico affare.
Ci possono essere singoli affari che sono delle produzioni professionali che possono essere appunto qualificate come tali.
Ad esempio “costruire un immobile”: impresa nasce con l’obiettivo dell’unico affare che è la costruzione dell’immobile; c’è un unico affare per cui con la fine della costruzione l’impresa termina il suo lavoro, ma sono comunque delle imprese.
Quale circostanza devo guardare per cui determino l’esistenza della professionalità?
Per essere congruente alla professionalità deve essere un affare programmabile e quindi quando non si può improvvisare.
Quando non si può improvvisare un affare?
Se l’affare ha bisogno di una struttura organizzativa.
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2. Organizzazione - secondo requisito
- Secondo requisito per essere definita impresa.
- Attività organizzata = attività che viene svolta attraverso un’organizzazione.
- L’organizzazione fa riferimento al fatto che il ciclo produttivo utilizza dei fattori produttivi nello svolgimento di tale ciclo = fattori produttivi sono caratterizzati da 2 categorie fondamentali: lavoro, capitale.
Lavoro = consiste nello stabilire un ordine funzionale per definire chi decide cosa e chi esegue ciò che gli altri hanno deciso; fa riferimento al profilo personale delle organizzazioni; può essere anche un lavoro spontaneo.
Capitale = consiste nella preparazione degli elementi all’utilizzo nel processo produttivo; fa riferimento al profilo materiale delle organizzazioni; bisogna osservare la disponibilità di capitale e non le ragioni per cui lo ho.
Non è necessario che ci siano entrambi ma ce ne deve essere almeno uno dei due aspetti.
Le produzioni sono organizzate anche nel caso in cui il fattore produttivo non si vede, è apparentemente intangibile; è un fattore produttivo che rimane nascosto ma è comunque un’attività che utilizza dei fattori non utilizzati al di fuori delle attività produttive.
Se è considerata di fatto impresa e rispetta i requisiti è necessaria la presenza anche di: regole di comportamento/regole organizzative.
Chi svolge quell’attività deve essenzialmente organizzare la medesima.
Dire che un’attività è organizzata = l’imprenditore ha il compito principale di predisporre i fattori produttivi per lo svolgimento di una certa produzione.
Un’attività organizzata deve essere capace di iniziare e terminare a prescindere dall’intervento dell’imprenditore: il ciclo produttivo di riferimento è un ciclo che inizia e finisce attraverso l’organizzazione.
L’apparato organizzativo è in grado di svolgere l’intero ciclo produttivo: iniziare con la produzione e terminare con la vendita del prodotto sul mercato attraverso l’organizzazione.
L’imprenditore ha il solo compito di predisporre i fattori produttivi per iniziare e terminare il ciclo produttivo.
Caso di piccole imprese: il processo produttivo può essere completato solo ed esclusivamente attraverso l’intervento dell’imprenditore: non è in questo caso un ciclo produttivo indipendente come lo è invece in imprese di medie/grandi dimensioni.
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Esempio 5
“Tizio, con la collaborazione di una segretaria e di un contabile, in un appartamento di sua proprietà appositamente arredato e corredato da dispositivi telefonici e telematici, si dedica stabilmente a comperare e a vendere valori mobiliari quotati con l’obiettivo di guadagnare sulla differenza dei prezzi. A causa di una contrazione degli acquisiti sui mercati finanziari, Tizio si trova in portafoglio valori mobiliari che ha comprato a prezzi molto più alti di quelli ai quali adesso potrebbe rivenderli. Sicché, non riesce a conseguire i guadagni sperati e quindi a restituire i finanziamenti che ha ottenuto dalla banca per cominciare l’attività speculativa. Tizio ha svolto un’impresa? nell’affermativa, quali sono le conseguenze legate alle difficoltà appena descritte?”
Anche in questo caso le previsioni non sono quelle che poi si realizzano.
L’attività di trading è considerata:
- Attività produttiva.
- Attività organizzata.
L’organizzazione è autonoma?
Ci sono due possibilità:
- 1. Organizzazione autonoma = è un’attività produttiva organizzata.
- 2. Organizzazione non autonoma = il ciclo produttivo non si completa senza l’intervento di Tizio, imprenditore, siamo davanti ad una piccola impresa, la quale non è assoggettata alla disciplina del diritto commerciale.
Nel caso di piccola impresa si applica la norma del diritto privato.
È necessario quindi osservare la grandezza dell’organizzazione: piccola impresa oppure media/grande impresa.
Quando una produzione non è organizzata?
Quando l’attività si svolge senza l’utilizzo di fattori produttivi; in questo caso l’attività produttiva si svolge essenzialmente tramite il lavoro di chi svolge l’attività stessa: chi svolge l’attività non utilizza nient’altro oltre al suo proprio lavoro.
Attività produttiva non organizzata viene chiamata lavoro autonomo: attività produttiva svolta interamente con lavoro.
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