A regola d'arte
Autore: Donatella Fantozzi
Edizioni: ETS
Introduzione
In questo volume si cercherà di dimostrare come l’arte, in particolare l’arte di strada, street art, possa diventare un mezzo per avvicinare gli studenti di ogni età ad apprezzare le regole.
Nel pensiero più comune e diffuso la street art coincide con l’imbrattamento di edifici, gallerie, ponti… un’azione che modifica in negativo un oggetto, azione illegale, invasione di spazio pubblico, atto vandalico, punibile: la possibilità di attivare nelle aule scolastiche un processo formativo basato sul binomio arte e legalità o trinomio arte, legalità e trasgressione non è facile.
Serve la volontà di catturare in quella che sembra essere una performance illegale, la possibilità di sviluppare attività pedagogico-didattiche. L’educazione civica, declinata nell’educazione alla cittadinanza attiva, legalità e sostenibilità ambientale non va intesa come solo lettura della Costituzione, bensì si entra nell’ottica che si acquisiscono le regole solo se si è avuta l’occasione di sperimentarne la validità e l’opportunità appropriandoci personalmente del loro valore.
Verificare l’importanza delle norme per appropriarcene e trasformarle in valore può paradossalmente passare dalla trasgressione. La sfida per i docenti è affrontare il processo attraverso cui sia possibile far entrare i ragazzi in norme così fondamentali per la tutela della convivenza civile e democratica affinché oltre ad essere abitanti di quei luoghi e tempi si sentano anche cittadini.
La legge 20 agosto 2019 n. 92 norma definitivamente l’educazione civica che diventa materia obbligatoria nelle scuole italiane. La street art si propone come veicolo metodologico per avvicinare gli studenti all’educazione civica restituendo dignità ad una forma espressiva che negli ultimi anni sta passando da atto fuorilegge ad arte vera e propria.
La formazione all’educazione civica, alla legalità ed alla cittadinanza è veicolata trasferendo su tele di cemento le opere dei bambini che vanno a sostituire atti vandalici con segni che diventano tracce lasciate per identificare territori, ambienti, uno spazio e tempi.
C’è bisogno di costruire ponti intergenerazionali e interculturali che colleghino le istituzioni formali con l’informale e il non formale per poter guardare verso la costituzione di una comunità educante della quale tutti fanno parte e ciascuno ne è responsabile.
Identità e cittadinanza sono due aspetti non scindibili dell’esserci, del riconoscimento di sé e del sé attraverso il sentirsi parte del contesto in cui si vive. Tali aspetti implicano anche la condivisione, cui si può giungere solo se prima si è sviluppata la cittadinanza, quindi la responsabilità e la libertà che sono l’una interfaccia dell’altra.
Portare i giovani studenti nel mondo dell’arte contemporanea significa anche accogliere le loro produzioni, dare consenso e riconoscimento al loro modo di comunicare.
Insegnare (e apprendere) attraverso l’arte incentiva l’attivazione di un processo trasversale che apre la porta a traiettorie che si intrecciano dando vita a reti cognitive e affettive indispensabili per la formazione di cittadini consapevoli.
Capitolo 1 – Identità e cittadinanza: riconoscersi nei luoghi e nei tempi
L’apprendimento permanente secondo i documenti europei
Gli organismi internazionali dimostrano interesse verso l’apprendimento, così come risulta evidente nell’emanazione di documenti che sottolineano alle istituzioni deputate l’urgenza di doversi reinventare e riprogettare alla luce delle nuove forme di approccio alla conoscenza che le giovani generazioni incontrano, questo per continuare ad essere garanti dello sviluppo delle loro competenze. Vengono incoraggiati (e finanziati) realizzazione e sperimentazione di nuovi contesti e ambienti di apprendimento.
Nel 2000 la Commissione delle Comunità europee all’interno del “Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente” distingue tra:
- Apprendimento formale: si svolge negli istituti di istruzione e formazione riconosciuto, che rilasciano certificazioni e qualifiche;
- Apprendimento non formale: si svolge fuori dalle principali strutture d’istruzione e non rilascia, normalmente, certificazioni ufficiali. Può essere erogato su luoghi di lavoro o da parte di associazioni, sindacati, partiti politici, può essere fornito anche a completamento di sistemi formali (corsi di istruzione artistica, musicale, sportiva o corsi privati di preparazione ad esami o concorsi);
- Apprendimento informale: avviene nel normale svolgersi della vita quotidiana e non è necessariamente intenzionale.
La Commissione accoglie, accanto all’espressione riconosciuta e condivisa di lifelong learning, lifewide learning: anche il concetto di l’educazione e la formazione non hanno soltanto un’estensione verticale lungo tutto l’arco della vita ma anche una forte caratteristica orizzontale estensiva in tutti gli spazi incontrati e vissuti. A tali dimensioni si può aggiungere quella trasversale alla quale riconoscere il compito di occuparsi di intrecciare il vissuto sia nei suoi aspetti cronologici e geografici, temporali e spaziali.
Se finora parlando di educazione permanente siamo stati orientati a pensare all’apprendimento per tutta la vita inteso nel suo svolgersi nel tempo per tutta lungo l’intero arco della vita, la durata dell’esistenza, dobbiamo imparare che è largo l’intero fondamentale valutare anche una sua estensione spaziale a spazio della vita, ovvero in tutti i contesti possibili in cui la persona può entrare in contatto sia contemporaneamente che in successione o in maniera asincrona, e che possono diventare formativi a prescindere dall’iniziale loro ruolo e dalla loro origine spontanea o comunque non istituzionalizzata.
Avviamo così una sorta di pedagogia antropica che ci invita ad utilizzare tutto ciò che incontriamo, vivendo ogni occasione come proposta da cui imparare, che ci insegna a guardarci intorno mentre procediamo nel cammino. Tutto ciò implica il riconoscimento che la nostra educazione-istruzione-formazione si avvale e viene influenzata sia dalle esperienze istituzionali e ufficiali che da quelle non formali e informali: le istituzioni sono chiamate a reimpostare la loro progettazione in funzione delle innumerevoli possibilità fornite dalle scelte di vita volontarie e spontanee che i ragazzi incrociano e che rappresentano un humus naturale già di per sé fertile e produttivo.
La scuola non può ignorare tutto ciò, al contrario deve farsi promotrice di un’alleanza trasversale che abbia come orizzonte spazio-temporale proprio il lifelong lifewide learning.
Le indicazioni nazionali per il curricolo
Le Indicazioni nazionali emanate dal M.I.U.R. nel 2012 per il curricolo della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e secondaria di I grado espongono chiaramente i principi sui quali la scuola italiana deve fondarsi per produrre persone consapevoli del proprio ruolo di cittadini.
Per una nuova cittadinanza
La scuola persegue una doppia linea formativa: verticale e orizzontale. La linea verticale esprime l’esigenza di impostare una formazione che possa poi continuare lungo l’intero arco della vita; quella orizzontale indica la necessità di un’attenta collaborazione fra la scuola e gli attori extrascolastici con funzioni a vario titolo educative: la famiglia in primo luogo.
Insegnare le regole del vivere e del convivere è per la scuola un compito oggi ancora più ineludibile rispetto al passato, perché sono molti i casi nei quali le famiglie incontrano difficoltà più o meno grandi nello svolgere il loro ruolo educativo. La scuola non può interpretare questo compito come semplice risposta a un’emergenza. Non è opportuno trasformare le sollecitazioni che le provengono da vari ambiti della società in un moltiplicarsi di microprogetti che investano gli aspetti più disparati della vita degli studenti, con l’intento di definire norme di comportamento specifiche per ogni situazione.
L’obiettivo non è di accompagnare passo dopo passo lo studente nella quotidianità di tutte le sue esperienze, bensì di proporre un’educazione che lo spinga a fare scelte autonome e feconde, quale risultato di un confronto continuo della sua progettualità con i valori che orientano la società in cui vive. La scuola perseguirà costantemente l’obiettivo di costruire un’alleanza educativa con i genitori. Non si tratta di rapporti da stringere solo in momenti critici, ma di relazioni costanti che riconoscano i reciproci ruoli e che si supportino vicendevolmente nelle comuni finalità educative.
La scuola si apre alle famiglie e al territorio circostante, facendo perno sugli strumenti forniti dall’autonomia scolastica, che prima di essere un insieme di norme è un modo di concepire il rapporto delle scuole con le comunità di appartenenza, locali e nazionali. L’acquisizione dell’autonomia rappresenta un momento decisivo per le istituzioni scolastiche. Grazie a essa si è già avviato un processo di sempre maggiore responsabilizzazione condiviso dai docenti e dai dirigenti, che favorisce altresì la stretta connessione di ogni scuola con il suo territorio.
In quanto comunità educante, la scuola genera una diffusa convivialità relazionale, intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi, ed è anche in grado di promuovere la condivisione di quei valori che fanno sentire i membri della società come parte di una comunità vera e propria. La scuola affianca al compito «dell’insegnare ad apprendere» quello «dell’insegnare a essere». L’obiettivo è quello di valorizzare l’unicità e la singolarità dell’identità culturale di ogni studente.
La presenza di bambini e adolescenti con radici culturali diverse è un fenomeno ormai strutturale e non può più essere considerato episodico: deve trasformarsi in un’opportunità per tutti. Non basta riconoscere e conservare le diversità preesistenti, nella loro pura e semplice autonomia. Bisogna, invece, sostenere attivamente la loro interazione e la loro integrazione attraverso la conoscenza della nostra e delle altre culture, in un confronto che non eluda questioni quali le convinzioni religiose, i ruoli familiari, le differenze di genere.
La promozione e lo sviluppo di ogni persona stimola in maniera vicendevole la promozione e lo sviluppo delle altre persone: ognuno impara meglio nella relazione con gli altri. Non basta convivere nella società, ma questa stessa società bisogna crearla continuamente insieme. Il sistema educativo deve formare cittadini in grado di partecipare consapevolmente alla costruzione di collettività più ampie e composite, siano esse quella nazionale, quella europea, quella mondiale.
Non dobbiamo dimenticare che fino a tempi assai recenti la scuola ha avuto il compito di formare cittadini nazionali attraverso una cultura omogenea. Oggi, invece, può porsi il compito più ampio di educare alla convivenza proprio attraverso la valorizzazione delle diverse identità e radici culturali di ogni studente. La finalità è una cittadinanza che certo permane coesa e vincolata ai valori fondanti della tradizione nazionale, ma che può essere alimentata da una varietà di espressioni ed esperienze personali molto più ricca che in passato.
Per educare a questa cittadinanza unitaria e plurale a un tempo, una via privilegiata è proprio la conoscenza e la trasmissione delle nostre tradizioni e memorie nazionali: non si possono realizzare appieno le possibilità del presente senza una profonda memoria e condivisione delle radici storiche.
A tal fine sarà indispensabile una piena valorizzazione dei beni culturali presenti sul territorio nazionale, proprio per arricchire l’esperienza quotidiana dello studente con culture materiali, espressioni artistiche, idee, valori che sono il lascito vitale di altri tempi e di altri luoghi. La nostra scuola, inoltre, deve formare cittadini italiani che siano nello stesso tempo cittadini dell’Europa e del mondo. I problemi più importanti che oggi toccano il nostro continente e l’umanità tutta intera non possono essere affrontati e risolti all’interno dei confini nazionali tradizionali, ma solo attraverso la comprensione di far parte di grandi tradizioni comuni, di un’unica comunità di destino europea così come di un’unica comunità di destino planetaria. Perché gli studenti acquisiscano una tale comprensione, è necessario che la scuola li aiuti a maturare questa consapevolezza.
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