Didattica generale: fondamenti teorico-metodologico
Informazioni generali
Docente: Barbara Caprara
Esame: Prova in itinere 12.01.2022 parziale didattica (2h riflessione personale sulla didattica generale)
24.01.2022 → esame di fine modulo
Testo di riferimento: Didattica generale - Nigris, Teruggi, Zuccoli
Struttura del corso
Ogni argomento verrà organizzato in tre momenti principali:
- Presentazione del contenuto (anche attraverso domande guida)
- Lavoro individuale (letture, visione di filmati, discussioni…)
- Restituzione al gruppo e raccordo con la parte teorica
«Per insegnare bisogna emozionare»
Capitolo 1 - La didattica nella storia della pedagogia
Quali caratteristiche fondamentali deve possedere un buon insegnante?
- Edifici scolastici: come sono? In base a quali esigenze sono stati progettati?
- Edificio vecchio che non soddisfa esigenze per disabilità; corridoi ampi e abitati da alunni; aule piccole; banchi troppo piccoli; si apprende di più stando scomodi piuttosto che stare fermi seduti su un posto per diverse ore; bisogna curare molto l’ambiente; ambienti colorati.
La storia della didattica è una storia recente, perché solo di recente abbiamo iniziato a interrogarci sul ruolo professionale del docente e sul ruolo della scuola. La didattica generale è una disciplina che non c’è da sempre.
I sofisti per primi si impegnarono nella formazione di individui che fossero in grado di far parte delle istituzioni democratiche, di frequentare assemblee, di esprimersi in pubblico. Nasce la figura di insegnante che elargiva il proprio sapere a tutti coloro che potevano ricompensarlo: l’insegnante retribuito. Questo generò disapprovazione perché per la prima volta l'insegnante non si pone come colui che funge da esempio per il proprio allievo ed elargisce il suo sapere per passione, ma diventa una professione retribuita.
Accanto a questa figura nello stesso periodo si afferma il modello proposto da Socrate, non un maestro detentore assoluto di sapere, ma un facilitatore di conoscenze all’interno di una relazione fondata sulla gratuità. Per Socrate il maestro è colui che entra in un processo di continua ricerca con i suoi allievi e che rifiuta di essere retribuito.
I due modelli, sofistico e socratico, rimarranno a lungo all’interno della cultura occidentale. Il modello sofistico si trasformò: maestri impreparati con competenze dubbie, divenne una professione di scarso prestigio; dall’altro lato l’insegnamento ai giovani nelle scuole di alta retorica rimase una pratica d’élite, il maestro qui era un maestro di vita.
È solo dopo il Seicento, in coincidenza con l’affermarsi della scuola moderna e di una sorta di pedagogia, che vengono affrontate le mancanze della figura dell’insegnante. Comenio è stato il primo a proporre un’organizzazione della scuola che tiene in considerazione le fasce d’età, strumenti metodologici idonei a quelle età; rileva che ogni età ha i suoi bisogni e le sue esigenze specifiche a livello di apprendimento. La scuola con lui diventa un’istituzione privilegiata con lo scopo di trasmettere conoscenze. Per lui era importante badare alle esigenze dell’allievo, ai metodi di insegnamento, ai contenuti, agli spazi, ai materiali e alle strutture.
Comenio propone una ciclicità degli insegnamenti per cui la scuola avrebbe dovuto insegnare sempre gli stessi contenuti → “Nulla al fanciullo si presenti come nuovo, ma soltanto come più specifica deduzione di cose precedentemente conosciute”. Il maestro, quindi, non è solo colui che conosce i contenuti ma è anche colui che sa rispettare ritmi di apprendimento, esigenze e bisogni dell’allievo. Si occupa anche del problema dei libri di testo scrivendo un manuale illustrato per l’apprendimento della lettura e della scrittura dei bambini. Il modello di Comenio prevedeva che la scuola fosse aperta a tutti e tutte indipendentemente dall’età o dall’estrazione sociale o dal sesso.
Con la rivoluzione industriale la scuola diventa un luogo istituzionale che serve a far andare avanti tutto il meccanismo società. La scuola assorbe il metodo fabbrica con orari precisi e regole ferree, si fa contenitore perché i genitori devono lavorare, deve dare regole di comportamento al bambino e improntarlo sul “devi studiare, devi diplomarti e avere un bel lavoro”.
Nell’Ottocento rimane una certa confusione: la scuola non dà la possibilità agli allievi di esercitare il loro spirito critico, ma li adegua a condotte e valori morali socialmente approvati. Questa situazione caratterizzò per molti decenni la scuola italiana, aumentando con l’avvento della dittatura fascista.
Tolstoj apre una scuola nel 1860 per i figli dei suoi lavoratori dei campi, improntata sul lavoro manuale. Importante notare che in quell’epoca metà Ottocento in mezzo alla campagna russa quei bambini non avrebbero ricevuto istruzione e non avrebbero mai incontrato la scuola. Anche Don Milani crea una scuola, la scuola Barbiana, un’esperienza educativa sperimentale, una scuola fatta nelle ore dopo i lavori nei campi, impegnando i ragazzi praticamente tutto il giorno e sette giorni la settimana. È una scuola aperta, dove il programma è condiviso dagli allievi, le idee proposte dal maestro sono spesso rivoluzionarie e per l'epoca ritenute pericolose.
Solo alla fine dell’Ottocento-primi Novecento c’è qualche illuminato attivista che propone un modo di fare scuola diverso: Dewey, Mario Lodi, Bruno Ciari, sorelle Agazzi, Montessori, Tolstoj → i cosiddetti de-scolarizzanti. È solo dalla seconda metà del Novecento che si diffondono concezioni diverse anche in Italia, come quella attivista, che vede la relazione allievo-insegnante improntata sulla fiducia e sulla promozione dell’autonomia, perseguita anche grazie a metodologie didattiche divergenti rispetto alla tradizionale lezione frontale. Criticano la precocità dell'educazione poiché intendono formare bambini e non scolari. Il bambino deve crescere in un ambiente familiare che stimoli la sua creatività e deve avere un continuo dialogo con l'adulto. L'educatrice deve richiamare il ruolo della madre. L'ambiente in cui si sviluppa l'attività del bambino deve essere semplice e composto di materiali che fanno parte della sua quotidianità.
Il bambino deve essere libero di fare da sé pur rispettando l'ordine delle cose ed essere capace di collaborare con gli altri seguendo il metodo del mutuo insegnamento: il bambino più esperto e consapevole fornisce informazioni e indicazioni a un compagno meno preparato. Le sorelle Agazzi inaugurano l'era dell'attivismo italiano, corrente pedagogica nata all'inizio del XX secolo, fondata sull'idea che al centro dell'apprendimento ci sia l'esperienza e che il bambino non sia più spettatore ma attore del processo formativo. Soluzioni diverse da quelle tradizionali si diffondono anche nella progettazione ambienti: nelle scuole materne Froebel suggerisce una considerazione dello spazio per favorire la scoperta autonoma da parte del bambino. La Pizzigoni propone la scuola spostata in spazi aperti a contatto con la natura; la Montessori ci parla di spazi, ambienti, materiali esclusivamente a misura di bambino, l’insegnante diventa osservatore e regista dell’attività del bambino, il quale assume un ruolo attivo e competente.
Lodi e Ciari sono i fondatori dell’MCE (movimento cooperazione educativa). Lodi paragona il lavoro dell'insegnante al lavoro del ricercatore che guarda cosa va e cosa no, cosa va aggiustato, quale lo strumento migliore per arrivare coi concetti a certe persone. Figura dell’insegnante estremamente attiva. Questo insegnante pensato da Lodi nella sua pratica didattica fa ricerca, si interroga su quali argomenti e metodologie estraggono migliori risultati dal bambino che è libero di formulare ipotesi prima che l’insegnante trasmetta il concetto. Al bambino si lascia il tempo di formulare ipotesi, di verificare, di sperimentare e alla fine si giunge a una loro risposta a cui sono arrivati da soli, coi loro tempi, attraverso la loro libertà di sbagliare e di correggersi. Si arriva comunque ai contenuti, ma grazie ai bambini e al loro scoprire e guidare la didattica.
Queste indicazioni dell’attivismo italiano sono la base di ciò che è nato nella seconda metà ‘900 con Malaguzzi a Reggio Emilia: attenta progettazione degli spazi disegnati per favorire le attività esplorative, manipolative, creative dei bambini. I bambini svolgono sempre un ruolo attivo nella costruzione e nell'acquisizione del sapere e del capire. L'apprendimento è quindi sicuramente un processo auto-costruito. La scuola è paragonata a un cantiere, a un laboratorio permanente in cui i processi di ricerca dei bambini e degli adulti si intrecciano in modo forte, vivendo ed evolvendosi quotidianamente. L'obiettivo principale è quindi quello di fare una scuola amabile dove stiano bene bambini, famiglie e insegnanti, dove lo scopo dell'insegnamento non è produrre apprendimento, ma condizioni di apprendimento. Malaguzzi ha introdotto l'atelier nella scuola, luoghi dove le mani dei bambini, il fare, il pasticciare.
Per Dewey scuola e società devono comunicare ed essere in contatto per un vantaggio per i bambini. Per lui le esperienze non devono essere imposte dall'insegnante, ma nascere dagli interessi naturali degli alunni e il compito dell'educatore è quello di assecondare tali interessi. La scuola è definita come attiva (attivismo pedagogico) in quanto il bambino, che viene a contatto con una delle difficoltà che il mondo gli pone, tenta di agire su di esso e cerca di reagire alle conseguenze che derivano dalle sue azioni. Il bambino mette in atto le sue strategie, elabora ipotesi per verificare o falsare le sue ipotesi. La scuola di Dewey è chiamata anche progressiva in quanto l'attività che si svolge al suo interno, presuppone uno sviluppo progressivo. La scuola deve rappresentare per il bambino un luogo di vita: quella vita sociale che deve svilupparsi per gradi, partendo dall'esperienza acquisita in famiglia e nell'ambiente sociale in cui egli vive.
Tutti questi personaggi vedono l’insegnante in maniera diversa: è colui che non considera il voto e il test di verifica come punto di arrivo della scuola, questa meta da raggiungere sta nel processo di apprendimento che è diverso per ogni bambino. È un insegnante che stimola domande piuttosto che certezze, non fornisce indicazioni certe, ma guida alla riflessione. Lo scopo è costruire e co-costruire una scuola in cui si sta bene, in cui bimbi stanno bene e il maestro sta bene.
Anche la strutturazione degli spazi è elemento fondamentale nel processo educativo. Gli edifici scolastici vengono progettati in funzione del controllo delle condotte, la divisione in classi, i corridoi sono ampi per permettere il passaggio, le finestre sono in alto per evitare distrazioni. Inoltre, l’organizzazione interna all’aula vede gli allievi collocati in base ai criteri di profitto scolastico e di comportamento → è una suddivisione che disegna anche le relazioni con l’insegnante e coi compagni. Questa strutturazione fondata sul controllo delle condotte e sulla mancanza di risorse economiche caratterizza la scuola italiana fino alla prima metà del ‘900 e rimane funzionale a una didattica passiva.
Lo spazio, invece di un modello di scuola che vorremmo si realizzasse, prevede una didattica fondata sulla spiegazione del maestro e sul ruolo di aiuto degli altri allievi: in classe ci sono ragazzi di età diverse e con diverse capacità, i banchi sono disposti per favorire le attività di gruppo, si possono spostare. Inizia ad acquisire importanza l’attività all’aperto, le manipolazioni, il gioco → queste esperienze non si diffondono in Italia neanche dopo i primi decenni del ‘900.
Nella storia dell’educazione e della pedagogia dell’800 il protagonista del percorso ideale, fatto di precise corrispondenze fisiche e psichiche, è maschio, sano e appartenente a una cultura, l’educazione è un processo da svolgersi fino al raggiungimento dell’età adulta, pienezza delle qualità richieste. Questo modello elimina qualsiasi differenza di cui il soggetto potrebbe essere portatore: differenze di abilità o handicap, cognitive o emotive, di genere o di cultura… modello adulto ideale, maschio e sano.
Cancellazione delle differenze, attraverso la creazione di veri spazi separati di emarginazione e isolamento di alcuni soggetti. Solo alla fine dell’800 alcuni soggetti verranno poi ammessi, le prime furono le bambine, mentre i diversamente abili erano destinatari solo di educazione specifica per loro. Fino al 1950 alle donne erano dedicati livelli di formazione inferiori, prima ancora solo alcune potevano studiare, la scuola era per la formazione maschile ed era impostata sulle esigenze maschili, alle donne erano concessi pochi corsi legati alla risoluzione di problemi pratici (tipo gestione della casa).
La scuola deve confrontarsi con persone con abilità diverse dalla maggioranza: attenzione a chi arriva da vissuti sociali difficili, a chi non parla la nostra lingua, la scuola deve essere attenta a tutti questi dettagli e a tutte le diversità e modalità.
Due punti di arrivo importanti nella progettazione didattica
- Individualizzazione: cerchiamo di individualizzare i percorsi di apprendimento affinché tutti i bimbi arrivino allo stesso obiettivo. Es: le tabelline devono saperle tutti e per individualizzare dovrò trovare dei percorsi specifici affinché ciascuno arrivi a padroneggiare le tabelline. Individualizzare è avere un obiettivo comune e arrivarci con strategie diverse.
- Personalizzazione: posso personalizzare gli obiettivi, decidere che per un bambino è importante raggiungere determinati traguardi rispetto ad altri, personalizzare l’obiettivo in uscita da scuola anche in base alle sue difficoltà o alle sue caratteristiche. Obiettivi diversi con strade diverse: viene personalizzato l’obiettivo e anche il come arrivarci, il processo di apprendimento. Ovviamente si ha cura che anche la valutazione venga fatta sugli obiettivi concordati e non sugli obiettivi generici della classe, non si può valutare tutti allo stesso modo con gli stessi canoni. Personalizzare è poter differenziare anche l’obiettivo e non solo i metodi per raggiungerlo.
Capitolo 2 - L’azione didattica
1. Quali sono gli ingredienti per un’azione didattica efficace?
2. Quali gli elementi che si possono programmare?
Didattica dal greco didaskein = insegnare, mostrare → il termine richiama tutto ciò che può essere ricondotto all’attività di insegnamento e apprendimento. Si usano entrambi i termini ‘insegnamento’ e ‘apprendimento’.
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Riassunto esame Didattica generale, prof. Zuccoli, libro consigliato Esperienza e didattica, Nigris, Negri, Zuccoli
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