Conoscere la grammatica
Una questione antica e sempre attuale
Frequente in contesto didattico e fuori della scuola imbattersi nell’espressione “conoscere la grammatica” (non conosce bene la gramm; faresti bene a imparare la gramm, finalmente qualcuno che sa la gramm —> pronunciate da maestri, genitori e nel confronto fra pari): talvolta usate per sottolineare l’ignoranza del parlante e svilirne il valore anche su altri piani del ragionamento.
Nella scrittura suscita indignazione un errore di ortografia, acca mal posta, doppia o scempia, accenti, apostrofi, segni di interpunzione; ma anche nell’oralità, nell’uso sbagliato del congiuntivo, di un pronome, di una preposizione o (più raramente) errore di ortoepia. Ma cosa significa davvero conoscere la grammatica? Si traccerà storia del verbo “conoscere” e analisi attenta delle sue due diverse accezioni quando è usato nel campo linguistico.
Verbo “conoscere” in italiano = risultato finale di due processi molto diversi tra loro. Se qualcuno afferma di “conoscere una lingua” non rivela quando, quanto e come è entrato in contatto con quella lingua —> tanto ad apprendimento esplicito (consapevole e deliberato), quanto a un processo implicito e intuitivo. Binomio —> molti studiosi nel corso della storia e fin dall’antichità. Primo Erodoto di Alicarnasso (484-430 a.C.) che nel I libro delle Storie dimostra una finezza metalinguistica quando usa un verbo per il processo esplicito (eteroguidato con cui i figli di Ciassare signore dei Medi apprendono da una banda di Sciti la lingua greca e a maneggiare l’arco) = τὴν γλῶσσαν τέεκεμαθεῖν e un verbo nel II libro per il processo di interiorizzazione spontanea (con cui la sacerdotessa di Dodona ha acquisito la lingua greca) = συνέλαβε τὴν Ἑλλάδα γλῶσσαν.
Anche nella Roma del IV sec d.C., che era diventata babelica, la questione della conoscenza della lingua era molto sentita. Si studiava soprattutto il greco, lingua per cui i latini avevano rispetto o ammirazione —> consideravano la cultura greca la fonte del loro sviluppo spirituale. Quintiliano ci dice della pratica diffusa nell’antica Roma —> affidare i figli dai primi mesi di vita a nutrici e pedagoghi greci per acquisire con naturalezza la lingua, “succhiandola” come col latte materno = esposizione alla lingua greca procedeva per via naturale mediante interazione quotidiana con parlante madrelingua, in una dimensione oggi definita umanistico-affettiva. Acquisizione della lingua greca = durante infanzia e puerizia con nutrice e/o pedagogo; durante adolescenza con soggiorni di perfezionamento ad Atene —> Romani sorta di bilinguismo.
Col procedere dei secoli —> conoscenza e competenza del greco presso i Romani via via scemando. Con la Constitutio Antoniniana, 212 d.C. —> allargato platea beneficiari cittadinanza romana agli abitanti delle province, i Greci necessità imparare lingua latina per poter aver accesso alle cariche pubbliche cursus honorum dello Stato romano. C’era chi ambiva a percorrere il cursus honorum e doveva dimostrare di conoscere molto bene la lingua. Tracce a Berito di una scuola dove si insegnava in latino il diritto romano —> possibilità di carriera nello Stato romano tardoantico legate a una solida preparazione in giurisprudenza e sull’apparato amministrativo dello Stato.
Marrou —> inevitabilmente a forzature in ottica comparativa tra le due lingue: dipendenza dalla gramm greca è così rigida che i grammatici latini non rinunciano a parlare dell’articolo; si sentivano obbligati a ritrovare in latino l’equivalente della categoria articolo e nello studio del verbo presumono di distinguere un modo ottativo e un congiuntivo.
Dalla necessità di insegnare in tempi brevi il latino a un vasto pubblico iniziarono a nascere (poco dopo il III d.C.) nuove metodologie d’insegnamento che potevano essere adoperate al contrario dai Romani desiderosi di imparare il greco.
Marrou: la gramm tende a discernere dall’empireo dei principi di Dionisio per avvicinarsi all’uso. Si orienta a poco a poco nel senso in cui la pedagogia moderna si è impegnata a fondo: apprendimento da parte del fanciullo del sistema della lingua. Così —> praticati esercizi di declinazione e coniugazione; si tenta di far prendere al fanciullo coscienza del meccanismo della lingua: appare la sintassi, si studiano gli idiotismi e le costruzioni con il genitivo e l’ablativo; si dà la caccia ai difetti da evitare, perlomeno se ne fa una lista: barbarismi, solecismi, difetti di pronuncia, bisticci di parole, preziosismi; si studia l’ortografia, le figure di parole; si sviluppa lo studio della metrica.
Della produzione pedagogica usata nel corso dei secoli per insegnare il latino e il greco come “lingue seconde” ci sono giunti anche gli Hermeneumata = operette eterogenee composte da diverse parti, fra cui quella più interessante per gli studiosi, definita in epoca moderna brevi narrazioni e dialoghi sia in greco che in latino.
Se si tiene conto della struttura e dello scopo dichiarato, possono essere considerati veri e propri corsi di lingua. Dalle prefazioni —> sono strumenti didattici composti da maestri, destinati ad apprendenti di madrelingua greca che volevano imparare il latino; oppure di lingua latina che volevano imparare il greco. Scopo in particolare era di comunicare oralmente.
Negli Hermeneumata Colloquia i sono sequenze di scene dell’intera giornata che descrivono le attività di ragazzi e adulti e possono somigliare a brevi sceneggiature quotidiane. I Colloquia non sono costituiti solo da dialoghi ma anche da monologhi e da parti descrittive.
Fra le parti descrittive —>
- Parti in cui si propongono nel dettaglio attività scolastiche (i contenuti disciplinari)
- Parti con dialoghi come modelli per la conversazione in situazioni specifiche (es banchettante che non ha avuto il vino richiesto, contrattazioni sui prezzi al mercato, domande usuali es chi bussa alla porta?; ordini dati ai servi per farsi vestire; preparare la mensa).
La lingua dei Colloquia è quella parlata ben lontana dai modelli letterari usati nelle scuole (prova in greco assenza di κοινή, come oscillazione tra forme tematiche e atematiche nelle coniugazioni o tra diatesi media e attiva).
Gli Hermeneumata presentano dialoghi tipici degli approcci che oggi diremmo situazionale, seguiti da pratiche didattiche volte a memorizzare forme e vocaboli soprattutto tipiche dell’oralità senza spiegazioni sulle regole grammaticali. Questi testi offrono quindi testimonianze antichissime pressoché uniche, della didattica di una lingua seconda in tempi molto lontani e dimostrano una straordinaria modernità.
Conoscenza implicita ed esplicita vs acquisizione e apprendimento
Addentriamoci nella definizione delle due forme di conoscenza della “grammatica” di una lingua, cercando di mettere in relazione il sapere esplicito e implicito col processo di interiorizzazione di una lingua, che avviene in modo naturale da un lato e consapevole dall’altro.
Antico dibattito —> dedicato volume del 1990 in cui viene proposta la vexata quaestio del rapporto tra conoscenza implicita ed esplicita: Grammatica esplicita e grammatica implicita (Giunchi, 1990).
- È quella tipica dell’acquisizione linguistica, che evolve in modo autodiretto, esattamente come si impara a camminare e poi a correre
- È tipica di un processo, in genere mediato, che comporta l’adozione di procedure di riflessione consapevole, che in generale sono eterodirette.
- Non c’è ancora un’esatta comprensione dei processi coinvolti, produce una conoscenza “implicita” che è nelle pieghe, emerge naturalmente e non richiede di saper spiegare le ragioni per cui la figura funziona in quel modo.
- È una forma di conoscenza esplicita, generalmente frutto di istruzione in condizioni tutt’altro che naturali e che comporta una capacità di osservazione, analisi, discriminazione, ossia di riflessione metalinguistica.
Conoscenza esplicita e implicita / e —> distingue le due modalità di interiorizzazione o di processazione.
- Acquisizione = frutto di esposizione all’input in un contesto naturale;
- Apprendimento = frutto di riflessione.
Per quel che riguarda la lingua materna: dalle posizioni derivanti dalla psicologia comportamentista (acquisizione linguistica infantile come processo di imitazione degli stimoli esterni) si sono enucleate diverse teorie sul fronte della linguistica (linguistica e semantica cognitiva) e della psicologia (teorie emergentista, connettivista e...
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