Capitolo 66.1
Il periodo compreso tra il 2900 e il 2400 a.C. segna l'affermazione dell'urbanizzazione secondaria, un processo che in Mesopotamia succede alla fase culturale di Jemdet Nasr. Questa fase rappresenta uno snodo cruciale nel passaggio dalla colonizzazione Uruk alla nascita dei grandi centri protodinastici, introducendo nuove morfologie insediative orientate verso la città-tempio. Mentre nella Babilonia centro-meridionale la transizione è guidata dalla ceramica policroma di Jemdet Nasr, nell'alta Mesopotamia e in Siria nord-orientale lo sviluppo urbano è legato alla cultura Ninivite 5 e all'orizzonte Proto Jazira 0. In questo contesto si assiste a grandi opere architettoniche, come la terrazza a gradoni dell'Eanna di Uruk e il Tempio dipinto di Tell al-Uqair, con influenze che si estendono fino al fiume Diyala e ad Assur.
Dal punto di vista della cultura materiale, la ceramica Ninivite 5 si distingue per motivi geometrici complessi, specialmente nell'area del fiume Khabur, mentre la glittica introduce lo stile a broccato con figure umane e animali disposte in forme araldiche. Un caso eccezionale è rappresentato dal Cimitero Reale di Ur, dove i rituali includevano sacrifici umani e corredi regali di estrema ricchezza. Proprio a Ur sono state rinvenute oltre 1100 impronte su argilla nei livelli denominati Seals Impression Strata (SIS), riferibili a un ufficio pubblico che utilizzava sigilli incisi con strumenti meccanizzati.
L'arte figurativa di questo periodo produce documenti di straordinaria importanza, come il Vaso di Warka, un palinsesto scolpito in alabastro rinvenuto nel recinto dell'Eanna e interpretato come un'offerta votiva. A questo si aggiunge la celebre Dama di Warka, una testa in marmo bianco definita un miracolo di sensibilità artistica, sebbene la sua precisa collocazione cronologica sia incerta a causa del contesto di scavo. Infine, la Stele della caccia celebra la figura del re-sacerdote impegnato nel combattimento con i leoni, fondando l'archetipo del sovrano come unico uomo in grado di competere con il re degli animali, nonostante il reperto sia stato poi curiosamente reimpiegato come soglia in un'abitazione di epoca achemenide.
6.2
Alla fine del III millennio a.C., il crollo del sistema coloniale urukita e la diffusione della ceramica di Jemdet Nasr portano alla nascita di nuove tradizioni regionali, come la ceramica scarlatta nell'area centro-settentrionale, la Proto Jazira 0 in Siria nord-orientale e la Cultura Caliciforme nella Siria centrale e settentrionale. In questo contesto di urbanesimo secondario, la città di Uruk raggiunge la sua massima espansione e viene dotata di una cinta muraria, attribuita dal mito a Gilgamesh, che segna il passaggio alla morfologia della città protodinastica, caratterizzata da una forte competizione economica, politica e militare. Il periodo Protodinastico, suddiviso cronologicamente nelle fasi I, II e III grazie agli scavi nella valle del fiume Diyala, vede la trasformazione delle città in centri fortificati dove il palazzo affianca il tempio e il potere si accentra per amministrare le risorse comunitarie.
L'ideologia regale di questo periodo è strettamente legata alla sfera religiosa, con divinità poliadi come Enki a Eridu, Enlil a Nippur e Ningirsu a Lagash che diventano simboli della città-tempio e destinatarie di doni preziosi da parte di sovrani come Enmebaragesi e Mesilim di Kish. Anche l'attività militare viene celebrata come espressione della volontà divina, come illustrato nella Stele degli avvoltoi di Lagash, dove il dio Ningirsu guida il sovrano nella guerra contro Umma per il controllo del territorio della Guedinna.
Nonostante i lunghi conflitti tra comunità paritarie, un mutamento nell'equilibrio si avverte con Lugalzaggesi di Umma, che vanta la conquista di Uruk e il controllo tra il Mare Inferiore e il Mare Superiore. Infine, l'evoluzione dei titoli regali vede il passaggio dal termine arcaico en (re-sacerdote) e dal ruolo di ensi (vicario del dio) a quello di lugal (grande uomo), titolo assunto da Sargon di Akkad che, ponendo fine al sistema regionalizzato delle città-tempio, fonda il primo impero universale estendendo il suo controllo sulla Babilonia e sull'ecumene conosciuto.
Il sistema urbanistico e culturale di Ebla, una delle più importanti capitali siriane del III millennio a.C., si sviluppò in stretta relazione con l'Eufrate, l'arteria di comunicazione che collegava la costa dell'oceano al Mediterraneo orientale. Pur non essendo una città fluviale dotata di porti come la vicina Mari, Ebla seppe sfruttare la sua posizione strategica per diventare un centro commerciale d'eccellenza, dominando gli scambi di lana, bosso mediterraneo e lapislazzuli provenienti dal lontano Badakhshan. Questa "urbanizzazione secondaria" della Siria settentrionale trovò la sua massima espressione nel Palazzo Reale G, cuore pulsante della vita politica ed economica fino alla sua distruzione per mano degli eserciti di Sargon intorno al 2350 a.C..
All'interno del complesso palatino, l'eccezionale scoperta degli Archivi Reali ha permesso di ricostruire minuziosamente l'amministrazione e la lingua eblaita: il Grande Archivio, con i suoi 15.500 numeri di inventario custoditi su scaffalature lignee, e il Piccolo Archivio rappresentano una testimonianza senza precedenti della burocrazia protosiriana. La cultura materiale di questo periodo è definita dall'orizzonte "caliciforme", una ceramica che segna il passaggio verso una maggiore complessità socio-economica, distinguendosi dalle produzioni più antiche come la ceramica brunita rossa e nera.
Dal punto di vista architettonico, Ebla incarna il modello della "collina a corona", con una cittadella centrale circondata da una città bassa e da possenti fortificazioni che separavano l'area urbana dalle campagne. Lo spazio religioso era intimamente legato a quello politico: mentre il Tempio Rosso si trovava sull'acropoli, lo spettacolare Tempio della Roccia nella città bassa fungeva da tappa principale per il rituale dell'intronizzazione del re. Questa integrazione tra tempio e palazzo riflette una struttura sociale in cui la religione era una funzione di rappresentanza del potere regale, diversamente da centri come Aleppo, che mantenevano una natura prettamente di città-santuario.
L'eccellenza artistica di Ebla è testimoniata da manufatti polimaterici di straordinaria raffinatezza, come pannelli lignei intarsiati con marmo e pietre semipreziose raffiguranti scene di guerra, e capolavori della plastica come lo "Stendardo della Maliktum", che celebrano il prestigio della corona e i legami diplomatici con l'Egitto dei faraoni.
6.3
L'unificazione dell'Egitto, documentata da reperti come la testa di mazza di Abido e la tavoletta di Narmer, segnò il passaggio fondamentale dal sistema di alleanze tribali alla creazione di uno Stato nazionale unitario. Questa azione politica, che portò il faraone a essere considerato un dio in terra e l'unico proprietario di uomini e terre, ebbe inizio verosimilmente nell'Alto Egitto e si consolidò con la scelta di Menfi come capitale, situata strategicamente al centro geografico tra i due Paesi all'inizio della I dinastia (2850 a.C.).
L'Antico Regno toccò il suo apice tra la III e la V dinastia (2682-2322 a.C.), periodo in cui lo Stato si espanse verso la Nubia, la Libia e il Sinai. In questa fase avvenne una rivoluzione architettonica: Imhotep, architetto di Gioser, introdusse l'uso della pietra al posto del mattone crudo per il complesso di Saqqara, segnando la nascita di un'amministrazione più centralizzata. La piramide a gradoni di Gioser, alta 60 metri e composta da sei mastabe sovrapposte, includeva camere sepolcrali decorate con pannelli in faïence che imitavano graticci di canne.
L'evoluzione proseguì con Snefru, che a Dahshur realizzò piramidi monumentali dalle facce lisce, tra cui la Piramide Rossa e quella romboidale, nonostante i timori di crolli strutturali. Nella piana di Giza, le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino perfezionarono il concetto della piramide come materializzazione del raggio solare di Ra. La Grande Piramide di Cheope incorporò soluzioni complesse come camera funeraria chiusa da blocchi di granito scorrevoli e piccole piramidi satelliti per la famiglia reale, oltre a fosse per le imbarcazioni sacre come la celebre barca solare.
Accanto a questi complessi monumentali si erge la Sfinge, scolpita in uno sperone di roccia calcarea con tratti che ricordano Chefren; questo essere ibrido dal corpo leonino avrebbe poi influenzato profondamente le culture del Mediterraneo, trasformandosi nella mitologia greca nell'essere alato che pose gli enigmi a Edipo. Mentre i sovrani riposavano nelle piramidi, gli alti dignitari venivano sepolti in mastabe o tombe ipogee gerarchicamente disposte vicino al re, caratterizzate dalla "falsa porta" in pietra, da stele con il rilievo del defunto al banchetto funerario (tabella memfita) e da iscrizioni che ne tramandavano nome e mestiere. L'arte figurativa di questo periodo, proveniente quasi esclusivamente da tali contesti, illustra la vita quotidiana e i processi lavorativi coordinati dai defunti, come la panificazione, la macellazione, la caccia e la pesca.
6.4
Dopo la Rivoluzione urbana, le relazioni culturali e commerciali tra la Mesopotamia centro-meridionale, la valle dell’Indo e le culture della Penisola Arabica sud-orientale si intensificano sensibilmente. In questo periodo compaiono i vasi dipinti Jemdet Nasr, rinvenuti in tombe singole o collettive del lungo periodo di Hafit (3200-2500 a.C.). Proprio in questa fase, nella Penisola Arabica sud-orientale, si forma uno Stato territoriale nomadico, documentato soprattutto dalle migliaia di tombe costruite sui massicci rocciosi dell’Oman e degli Emirati Arabi Uniti, in particolare sul Jebel Hafeet. Queste tombe, erette come possenti torrioni circolari in pietra a secco, si raggruppano in vaste aree sepolcrali come la necropoli di Bat o quelle più recenti individuate a sud-ovest di Muscat, nel Wadi al-Ma’awil, sulle frange del Jabal al-Akhdar. Si tratta di tombe singole e collettive che sembrano sottolineare il controllo delle alture e delle aree pedemontane affacciate sul Mare Arabico. Pur essendo tutte della stessa dimensione, presentano tecniche costruttive diverse e delineano un paesaggio funerario molto diverso da quello del Bahrein, caratterizzato invece dalle tombe monumentali della tradizione dilmunita.
I piccoli vasi dipinti o acromi del periodo Jemdet Nasr, rinvenuti in queste tombe, erano probabilmente contenitori ricevuti in cambio del rame e dei metalli, risorse fondamentali la cui domanda aumentò con la Rivoluzione urbana e con le esigenze di rappresentanza delle nuove regalità sorte in Mesopotamia, Siria-Palestina e nella valle dell’Indo. Nonostante questi contatti con la Mesopotamia post-urukita, le comunità di pescatori della costa omanita, attive sin dal Neolitico, mantennero una struttura sociale egualitaria, fondata su vincoli di parentela e relazioni claniche, come dimostra l’abitato di Ras al-Hadd (HD-6). Proprio questa comunità rappresenta una società egualitaria che, intorno al 3000 a.C., inizia a mostrare una prima forma di gerarchia interna, forse la stessa che coordinò la costruzione delle enigmatiche “grandi torri” in mattoni crudi e pietra, edifici monumentali e coerenti dal punto di vista planimetrico e costruttivo, divenuti simbolo della civiltà di Magan.
Tuttavia, questa incipiente stratificazione sociale non sembra riflettersi nell’aldilà: tutti i membri della comunità, indipendentemente dallo status, venivano sepolti nelle tombe collettive circolari in pietra note come Umm an-Nar (2800-2000 a.C.), diverse per struttura e planimetria rispetto alle tombe Hafit.
Gli insediamenti costieri come Ras al-Jinz erano probabilmente occupati solo in inverno; d’estate gli abitanti, per lo più pescatori, si spostavano nelle oasi interne, dove si incontravano e forse si fondevano con i nomadi pastori delle aree pedemontane dei monti Hajar. La loro presenza intermittente nelle fonti cuneiformi mesopotamiche riflette la retorica dell’ideologia urbana vicino-orientale, ma allude anche alla loro autonomia, ricchezza e forza militare. Questi gruppi resistettero ai grandi processi macroeconomici della protostoria vicino-orientale — la Rivoluzione urbana, l’urbanesimo secondario, l’espansione imperiale — e mantennero la loro indipendenza anche di fronte al primo impero universale e alla terza dinastia di Ur.
A metà del III millennio a.C., la ceramica e le decorazioni dei vasi in pietra morbida di tipo Umm an-Nar mostrano forti affinità con i repertori del Paese di Marhashi. Alcuni confronti tecnico-stilistici suggeriscono che vasai dell’Iran sud-orientale, forse dell’area di Jiroft — identificata da alcuni con la mitica Aratta — abbiano attraversato lo Stretto di Hormuz, influenzando la prima produzione ceramica di Magan.
Alla fine del III millennio, la ceramica black-on-red di tradizione Umm an-Nar è presente nelle tombe monumentali più antiche di Dilmun in Bahrein. Tuttavia, intorno al 2050 a.C., questo contatto diretto con Magan sembra interrompersi, mentre sull’isola emerge con forza la civiltà di Dilmun, destinata a diventare un potente centro politico e commerciale. Tra la fine del III e la prima metà del II millennio si afferma lungo il Golfo la cosiddetta dinastia della terra marina (Sealand).
I nomadi di Magan, quelli di Dilmun e gli abitanti di Sumer entrarono in contatto, lungo l’Eufrate, con gli Amorrei, popolazione del deserto siro-arabico che agli inizi del II millennio elesse Ebla — ricostruita dopo la distruzione di Sargon — come capitale dinastica. I Babilonesi identificarono la Siria settentrionale come la terra madre degli Amorrei. L’amorreo era una lingua semitica occidentale non scritta, nota in Mesopotamia come idioma degli Amurru, documentato già nell’onomastica neosumerica della fine del III millennio.
Dopo la distruzione di Ur, si affermano i centri di Isin e Larsa; vengono restaur
-
Riassunto esame Didattica del museo e del patrimonio culturale, Prof. Giardini Letizia, libro consigliato Museo cos…
-
Riassunto esame Didattica del museo e del patrimonio culturale, Prof. Giardini Letizia, libro consigliato Museo cos…
-
Riassunto esame Didattica del museo e del patrimonio culturale, Prof. Giardini Letizia, libro consigliato Museo cos…
-
Riassunto esame Didattica del museo e del patrimonio culturale, Prof. Angiolella Letizia, libro consigliato Cultura…