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Riassunto di Misurare la mente

Disclaimer

Ciao Raga, benvenuti nel mio riassunto. Questo è un piccolo disclaimer per rispondere a eventuali domande su tale riassunto, iniziamo.

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  • I paragrafi che ho ritenuto inutili non li ho inseriti (ma tranquilli, quelli importanti li ho messi)
  • Ci saranno delle parentesi meme, ma di meno rispetto ad altri riassunti
  • Ci saranno un paio di formule, ma alcune non le ho messe perché sono pigro, ma se volete saperle ho inserito la pagina dove sono inserite, buona lettura
  • Le formule che ho messo potrebbero avere gli stessi colori e/o gli stessi fattori, ma per evitare confusione considerate ogni formula come indipendente l’una dall’altra, seguendo ovviamente ciò che è scritto prima e/o dopo la formula

Penso di aver detto tutto, se avete domande e non avete il mio numero cercatemi sulla pagina Psychomeme_unict. Spero possa esservi utile, e buona fortuna per gli esami!

L'ambizione di "misurare" la mente: come e perché - Capitolo 1

Negli ambiti più diversi è comune l'esigenza di valutare aspetti psicologici. Ciò sollecita l'uso di strumenti diagnostici per le funzioni psicologiche. Questi strumenti possono essere di diverso tipo. Tra tutti, il test include un aspetto essenziale che lo distingue da tutti gli altri: la possibilità di misurare questi aspetti. Per molti utenti e committenti queste misurazioni garantiscono la scientificità della valutazione. Misurare vuol dire attribuire i numeri e oggetti ed eventi secondo determinate regole. Alle relazioni tra gli oggetti devono corrispondere relazioni tra i numeri.

Ripercorriamo sinteticamente la storia di questa ambizione a quantificare le caratteristiche della mente.

La nascita dei test in psicologia

Possiamo considerare precursori della psicometria le equazioni della psicofisica, con cui i fisiologi di metà Ottocento cercavano di applicare i metodi delle scienze esatte alle qualità psichiche. Tuttavia, l'idea di test come reattivo diagnostico nasce e si sviluppa con i tentativi di misurare le differenze tra le persone nella risposta a stimoli uguali.

Alla fine dell'Ottocento, Francis Galton dà un impulso notevole alla psicometria misurando numerose caratteristiche fisiche e psichiche. La prima definizione di test mentali viene formulata nel 1890 da Cattel tentando, mediante assi, di affermare la scientificità della psicologia al pari di discipline come fisiche e chimica. Ben presto nei confronti di questi tentativi di misurazione della psiche sorgono le prime perplessità, sia teoriche, sia applicative.

Si impongono, pertanto, la ricerca di caratteristiche meno psicofisiologiche più cognitive come oggetto della misurazione e uno studio più attento delle diverse fasi evolutive.

Alfred Binet e Theodore Simon

Alfred Binet e Theodore Simon mettono a punto, tra il 1905 e il 1908, un test in grado di discriminare gli allievi bisognosi di istruzione differenziata. L'obiettivo dichiarato è quello di separare per quanto possibile le capacità intellettive misurate dal grado di istruzione, evitando prove simili a quelle scolastiche, come avveniva nel consueto approccio pedagogico. Le abilità misurate vanno dall'attenzione alla percezione della memoria e il linguaggio. Queste sono predittive del successo scolastico.

Gli stessi autori mettono a punto il concetto di età mentale, definita come età rilevabile dal test e relativa alle capacità medie dei bambini di quell'età. Binet e Simon misero subito in guardia da un uso acritico di questa misura a due punti. I punteggi possono essere resi poco attendibili da un margine di errore insito nella misurazione e dalla complessità e plasticità del concetto di intelligenza che si cerca di misurare.

Il contributo di Lewis Terman e Robert Yerkes

Nel 1916 Lewis Terman alla Stanford University appronta la versione americana del test, definita appunto Stanford Revision of the Binet-Simon Scale. Introduce come esito della valutazione il quoziente intellettivo, definito dal rapporto tra età mentale e cronologica moltiplicato per 100. Robert Yerkes riprende questo test e lo usa per costruire i due test che servono alla valutazione dei soldati da arruolare per la prima guerra mondiale: nascono così i test Army Alfa o Beta.

I rischi, da più parti segnalati, di un’impropria misurazione della mente vengono accentuati dalla logica dell'uomo giusto al posto giusto diffusa nelle fabbriche e che il test serve a giustificare, e dalla selezione di bambini ipodotati per le classi differenziali. Il rischio concreto è di ammantare di presunta scientificità procedure di selezione o esclusione che hanno invece finalità extrascientifiche. A questo punto l’APA sente il dovere di mettere a punto specifiche norme su come costruire o usare i test. Queste norme sono ancora in vigore e servono al regolamentare l'uso dei test.

Quantificazione e psicologia

In che senso la quantificazione delle componenti della psiche è il presupposto essenziale per l'avanzamento della psicologia come scienza? Per rispondere occorre una riflessione sul senso del misurare differenziando:

  • La misurazione che coinvolge aspetti psicofisici o neurofisiologici, facilmente isolabili e valutabili analiticamente: si utilizzano strumenti tipici del laboratorio di psicotecnica, che hanno contribuito al nascere della psicologia sperimentale come scienza autonoma; oggi questi strumenti sono costituiti da programmi computerizzati che valutano funzioni cognitive e psicofisiologiche con grande precisione nella presentazione degli stimoli e nella registrazione delle risposte;
  • Valutazione di funzioni complesse, cognitive ed emotive, della mente umana: la misurazione assume prospettive diverse e deve basare la precisione e la validità dei punteggi su criteri di verifica differenti.

Scopo della misurazione

  • Valutare aspetti di efficienza cognitiva o di profitto, che richiedono al soggetto la prestazione massima possibile: test cognitivi, attitudinali o di profitto;
  • Valutare la situazione tipica del soggetto: che deve manifestarsi o descriversi com'è, senza limiti di tempo e senza richiesta di efficienza nella prestazione; test di personalità o di adattamento.

Ci sono inoltre test che possono essere somministrati in gruppo e altri per cui la sua somministrazione individuale è indispensabile.

Cos'è un test psicometrico?

Una sintetica definizione degli elementi che fanno di uno strumento diagnostico un test:

  • Il test è un insieme di stimoli rigorosamente standardizzati (items): nel senso che devono essere sempre uguali ed esenti da possibili variazioni, e graduati per difficoltà, se si tratta di prove di efficienza;
  • Le modalità di somministrazione sono pure rigorosamente standardizzate:
    • Le condizioni di presentazioni delle prove devono essere sempre uguali analiticamente riportate nel manuale che accompagna il test;
    • Le istruzioni da dare al soggetto, pure riportate nel manuale, non possono essere modificate;
    • Il setting deve essere privo di elementi di distrazione o comunque di variabilità;
  • Questa standardizzazione è il fondamento dell'attendibilità del test e della confrontabilità tra soggetti diversi che eseguono lo stesso test.
  • Gli stimoli sono rappresentativi di una certa funzione cognitiva o area della personalità: il test è tanto più valido quanto più tale rappresentatività è adeguata;
  • Le risposte del soggetto vengono codificate in modo obiettivo ricavandone dei punteggi: per l'assegnazione dei punteggi ci si avvale di griglie o schemi rigorosamente prefissati che accompagnano il manuale del test.
  • I punteggi sono convertibili in valori standard, in modo da uniformare i criteri di interpretazione.
  • I punteggi sono riferiti a un campione normativo, rappresentativo della popolazione da cui è tratto il soggetto sottoposto a esame.
  • Il lavoro preliminare compiuto dagli autori del testo per garantire la standardizzazione degli stimoli e dei criteri di assegnazione dei punteggi è definito taratura.
  • Sulla base dei punti standard così ottenuti, e del confronto con la taratura, è possibile quantificare le differenze tra soggetti nelle prestazioni al test, o dello stesso soggetto in momenti diversi.

Nei diversi punti della definizione riportata si comprende bene come l'appellativo di test possa essere dato solo a quegli strumenti che possiedono tutte queste caratteristiche.

Aspetti critici

  • Comprensione degli stimoli: gli stimoli presentati, specie se in forma verbale, devono essere comprensibili dal soggetto, che deve capire ciò che gli viene chiesto e condividere il significato e la ragione di ciò che sta facendo;
  • Interazione fra somministrazione del testo e soggetto che lo esegue: non va dimenticato che il testing psicologico avviene in un contesto relazionale in cui il soggetto deve essere adeguatamente motivato e chi somministra il test si comporta in modo abbastanza neutrale, ma non al pari di una macchina;
  • Utilizzazione con soggetti problematici: succede spesso di applicare un test a soggetti con problemi specifici, in questi casi bisogna:
    • Assicurarsi che il soggetto comprende le richieste;
    • Aumentare il numero di esempi ed eventuali esercizi di pratica;
    • Programmare sedute brevi in modo da assicurare l'attenzione per tutto il tempo;
    • Dare più informazioni e incoraggiamenti;
    • Non forzare il soggetto se manifesta rifiuti a certi item;
    • Tenere conto nella valutazione di elementi di ansia o affaticamento eccessivo.

In situazioni del genere, si suggerirà un testing dinamico, utile per rispondere ad alcuni dei problemi che si pongono quando si usano i test con persone problematiche quali disabili fisici o psichici.

La psicometria - Capitolo 2

La costruzione e 'taratura' del test

Gli item vanno scelti con cura, magari con prove preliminari, perché rappresentino l'area psicologica da valutare e siano graduati in modo opportuno. È opportuno iniziare dalle prove più facili nei test cognitivi e da quelle più accettabili e meno scabrose nei test di personalità. Lo scopo nella costruzione degli items è evitare che la risposta del soggetto risenta di un errore che inficia la valutazione, in quanto non consente di stimare adeguatamente competenze o condizioni vere del soggetto stesso.

Punteggi veri e componenti di errore

Vi è una semplice formula che permette di distinguere, nella risposta del soggetto, una componente di variazione vera e una di errore:

Vx = Vv + Ve

  • Vx = variazione del punteggio osservato
  • Vv = variabilità reale
  • Ve = variabilità dovuta all’errore

La variabilità vera (Vv) dipende dalla maggiore o minore capacità del soggetto di rispondere effettuando la prestazione richiesta o di riferire dei suoi stati interni. L'errore (Ve) può dipendere da varie cause, sia relative alla fase di costruzione del test che a quella di somministrazione. Può inoltre dipendere da ragioni del tutto casuali e imprevedibili (pazze sgravate matte).

La tendenza all'inganno deliberato può essere, se non eliminata, almeno controllata. Alcune delle fonti di errori potrebbero essere in realtà sistematiche, producendo quello che si definisce bias: la deformazione della misura è sempre costante e in una certa direzione. Presumere che queste fonti di errore siano del tutto abolite sarebbe utopico; in psicologia la componente di errore non può certo essere eliminata; essa va controllata mantenendola in dimensioni adeguate per non far perdere le informazioni essenziali sulla componente vera della prestazione.

L'assunzione di base è che la media degli errori di misurazione sia 0 perché gli errori casuali tendono ad annullarsi a vicenda nei grandi numeri, pur restando ovviamente presenti, e incidenti, nel singolo caso.

Quando un test è affidabile? Teorie classiche e nuovi approcci

Un test è affidabile quando è elevata la sua attendibilità, cioè l'accuratezza e la precisione con cui la variabile è misurata riducendo per quanto possibile gli errori di misurazione. Nei termini della variabilità di errore della prestazione al test prima ricordata...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Carlo.riccioli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diagnostica psicologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Castellano Sabrina.
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