Il testo narrativo
La narrazione orale e la comunicazione narrativa
Per cercare di capire come riconoscere una narrazione dobbiamo partire dall'Odissea: si tratta di un testo, che è in parte riportabile al modo narrativo epico-tragico in parte a quello romanzesco con poemi composti secondo modalità espressive particolari della narrazione orale che ne avevano delimitato la struttura frammentaria a tratti incoerente.
Omero = cantore. Attraverso i testi che recitava, il cantore dava voce alla memoria culturale delle società arcaiche. Si parlava infatti di culture a oralità primaria. La narrazione è una pratica originariamente orale.
Walter Ong (Università di Chicago) ha scritto un’opera fondamentale per comprendere i meccanismi che diversificano l’oralità dalla scrittura:
- Struttura sintattica di tipo paratattica
- Aggregazione utilizzata con gli epiteti
- Ridondanza per riprendere il filo della narrazione (questo perché l’ascoltatore non può tornare indietro come se leggesse un libro)
- Continua riconfigurazione (le culture orali vivono inoltre in un equilibrio detto omeostatico, tendono a eliminare le conoscenze che non hanno più rilievo nel presente) pur mantenendo un legame con la tradizione
Un sociologo, Paolo Jedlowski, ha definito la narrazione come quella “pratica sociale in cui due o più persone mettono in comune una storia”. Questa definizione raccoglie ogni genere di narrazione.
Per fare più chiarezza sulla struttura della narrazione prendiamo in considerazione il modello formale di comunicazione letteraria di Jakobson che ha individuato 6 fattori: emittente, destinatario, il messaggio, il canale, il codice che serve per comprendere il messaggio e il referente ovvero ciò di cui si parla.
- Emittente: funzione espressiva ed emotiva.
- Funzione conativa per richiamare il destinatario all’ascolto.
- Messaggio: funzione poetica.
- Codice: funzione fàtica e metalinguistica.
- Referente: funzione referenziale.
Brano analizzato dall’Odissea. Nel brano la funzione emotiva è rappresentata dall’enfasi del narratore professionale come se fosse qualcosa che lo abbia coinvolto particolarmente. La funzione conativa è in realtà rappresentata dall’intero elogio di Odisseo al cantore. Gli uditori ora vogliono saperne di più. La funzione poetica consiste nell’uso di figure retoriche e inusuali costruzioni sintattiche. Funzione referenziale è chiamata in causa quando nel brano viene sottolineato il riferimento agli eventi. Funzione fàtica = apertura di ogni discorso al vocativo.
Ma Omero introduce in questo punto del poema un artificio mettendo a confronto diverse tipologie di narratore: Democlo il narratore professionale e il narratore testimone degli eventi ovvero Odisseo stesso.
La comunicazione narrativa non avviene sempre nella situazione ideale della comunicazione orale, che vede i due interlocutori comunicare in presenza l’uno dell’altro. Nel caso della comunicazione narrativa letteraria ci troviamo di fronte alla mediazione della scrittura e della stampa, l’autore empirico (lo scrittore) dovrà inserire nella sua narrazione tutte le istruzioni per essere compreso, come nel messaggio in una bottiglia. L’insieme dei meccanismi e dei dispositivi narrativi sono identificati con la figura virtuale dell’autore modello, ovvero tutti gli espedienti che vengono inseriti in un testo per attivare la comunicazione narrativa. Allo stesso modo si usa l’espressione lettore modello per tutti i dispositivi e le strutture narrative del testo che servono a dare una serie di possibili modi di interpretazione.
“Se una notte d'inverno un viaggiatore” di Italo Calvino è un romanzo sulla teoria del romanzo e sulla teoria della scrittura. Il Lettore viene chiamato da un narratore impersonale a farsi protagonista di una lettura che viene continuamente interrotta. Calvino si rivolge direttamente al proprio lettore dandogli le istruzioni per affrontare fisicamente la lettura del suo romanzo. Queste strategie però non sono delle vere e proprie istruzioni, l’autore reale non parla direttamente al proprio reale singolo lettore, è una strategia narrativa. L’autore viene abitualmente identificato attraverso l’espressione “autore modello” (o implicito). Solo in termini metaforici abbiamo un autore modello che si rivolge a un lettore modello. In realtà è come se il testo nascondesse tra le proprie righe la presenza di ruoli in cui il lettore deve riconoscersi.
Più in concreto l’autore modello si manifesta nel testo secondo diversi aspetti:
- Attraverso uno stile espressivo manifestato dal testo.
- Da quella che si definisce come una traccia dell’enunciazione o un ruolo azionale espresso con i pronomi.
- Mediante le cosiddette occorrenze illocutive, vale a dire tutti i casi in cui attraverso il testo viene resa esplicita la presenza di qualcuno che “agisce” o “giudica” gli avvenimenti descritti.
L’autore modello fatto di strategie e forme del narrare e con un corpo di parole scritte è sostanziato dallo stile dello scrittore Italo Calvino. Nel testo abbiamo però anche un’altra figura strategica, quella di un Lettore a cui Calvino fa più volte appello. Il lettore modello non è altro che l’altra faccia delle medesime istruzioni o strategie narrate dall’autore modello. Un romanzo invece si può più probabilmente dire che proponga attraverso il proprio autore modello diversi potenziali percorsi di lettura. Il percorso di lettura proposto prepara a quello che sarà il seguito della narrazione: poche righe per instaurare un rapporto tra Autore e Lettore modello, tante pagine poi per consolidarlo oppure per metterlo in discussione.
Forme di scrittura narrativa
Pedagogista Bruner: raccontare storie su noi stessi e sugli altri attraverso diari, lettere e memorie è la maniera più semplice per organizzare le nostre esperienze forme di scrittura narrativa.
Forme di scrittura narrativa più a diretto contatto con le esperienze vissute: la memoria, l’analisi del sé, il racconto autobiografico.
La lettera, è diversa dal diario: mentre quest’ultimo è un atto di comunicazione del soggetto con sé stesso, la lettera è prima di tutto un atto di comunicazione tra almeno due soggetti e spesso motivata da un preciso scopo pratico. Il diario è una forma di registrazione degli avvenimenti senza un preciso disegno d’insieme.
I ricordi o le memorie: rievocano a distanza di tempo episodi di vita vissuta, senza tentare un’organizzazione narrativa o un’interpretazione complessiva.
Il racconto autobiografico, come trasposizione narrativa di esperienze autobiografiche in un vero e proprio racconto, in cui i personaggi conservano alcuni tratti riconoscibili della loro realtà storica, ma possono avere altri nomi ed essere immessi in situazioni plausibili ma inventate.
L’autobiografia come narrazione della propria vita scritta in prima persona, in cui l’autore che parla in prima persona, esamina la propria vicenda umana e dà un interpretazione complessiva della propria vita.
Il termine storia in lingue diverse si applica a concetti diversi: ricostruzione di azioni compiute, oggetto dell’indagine, racconto o narrazione.
La parola storia deriva dal greco antico “vedere” passato a “colui che vede” dunque colui che sa. Da qui i numerosi significati del termine: storia come ricostruzione delle azioni compiute degli uomini del passato, e il suo racconto. Storia come oggetto dell’indagine, tutto ciò che gli uomini hanno compiuto. Storia come racconto o narrazione.
Due storie diverse: storie degli storici, dalle quali ci aspettiamo un impegno di verità, dall’altra le storie di novellieri, romanzieri ecc. dalle quali ci aspettiamo che siano interessanti, avvincenti. Quanto alle storie degli storici, è facile dimostrare che ogni ricostruzione degli avvenimenti umani è anzitutto un’interpretazione. Esse, inoltre, quando si distendono in un vero e proprio racconto danno forma ai materiali narrati applicando, con maggiore o minore abilità, le regole e gli artifici della retorica narrativa.
Quanto alle storie che si presentano come opera d’invenzione, essere assai diverse fra loro e in alcuni casi avvicinarsi molto alle opere di storia, poiché presentano fatti verosimili, in altri casi invece raccontare fatti meravigliosi, inverosimili proprio perché completamente diversi da quelli che si verificano nella nostra vita quotidiana. Esistono leggende, miti, saghe, poemi epici, racconti mitici o racconti fiabeschi.
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