Università degli Studi di Cagliari
Facoltà di Scienze Economiche, Giuridiche e Politiche
Corso di Laurea Magistrale in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni
Comunicazione istituzionale – Lovari – 6 C.F.U.
Appunti – Pittalis Denis
Capitolo 1
L'alfabeto della comunicazione pubblica
Comunicazione pubblica
La comunicazione pubblica è un concetto che nasce nei primi anni 2000 in Italia con lo sviluppo delle ICT e le grandi riforme che hanno toccato il principio di trasparenza e semplificazione. Ma quali sono le accezioni e declinazioni di comunicazione pubblica?
- Comunicazione pubblica come comunicazione al pubblico o a specifici pubblici;
- Comunicazione pubblica come dibattito che si sviluppa nella sfera pubblica.
Una prospettiva sociologica viene fornita da Paolo Mancini: «Quell’area dell’attività simbolica di una società in cui, a seguito dei processi di differenziazione sociale, sistemi diversi interagiscono e competono per assicurarsi visibilità e per sostenere il proprio P.O.V. (point of view) su argomenti di interesse collettivo». Mancini sottolinea la dimensione della ‘competizione’ tra attori della sfera pubblica (intesa come una vera e propria arena), e si articola attraverso il discorso pubblico.
Mentre Franca Faccioli ne ha messo in risalto la dimensione del confronto per il raggiungimento di fini comuni: «La comunicazione pubblica è il contesto e lo strumento che permette ai diversi attori che intervengono nella sfera pubblica di entrare in relazione tra loro, di confrontare punti di vista e valori per concorrere al comune obiettivo di realizzare l’interesse della collettività [...].»
Ed è proprio come interesse generale e collettivo che in Italia diversi autori si sono distinti nell’affermare che la comunicazione pubblica persegue interessi diversi da quelli particolaristici. Gregorio Arena sostiene infatti che la comunicazione pubblica è uno strumento per raggiungere l’interesse generale. Ma gli stessi autori italiani (Arena, Mancini, Faccioli, Grandi) sostengono che la comunicazione pubblica può essere articolata in tre grandi aree:
- Comunicazione politica: Partiti, Movimenti, Rappresentanze Politiche; Proprio P.O.V. sulle politiche pubbliche;
- Comunicazione istituzionale: P.A. e Amministrazione; Far conoscere l’amministrazione e le sue attività secondo i principi di imparzialità e democraticità;
- Comunicazione sociale: Attori, organizzazioni no-profit; Sensibilizzare la cittadinanza su temi, idee, comportamenti e valori la cittadinanza su argomenti di pubblico interesse (ambiente, salute, diritti umani).
D’altronde è sempre difficile assegnare a priori una categoria ad un tipo di comunicazione. Infatti, esistono le: ibridazioni tra aree
Es: Sensibilizzazione campagna contro la violenza sulle donne comunicazione sociale; ma se all’interno di essa vi si promuovono i centri antiviolenza istituiti dalle P.A. essa diventa comunicazione istituzionale. Questa regola vale però solo per questo tipo di ibridazione: istituzionale sociale ma non (o meglio è difficile l’ibridazione, ma può accadere) politica sociale istituzionale poiché la comunicazione politica sarà sempre di parte ed esprimerà sempre un proprio P.O.V. (Art. Lovari).
È utile però fare un ragionamento sull’ibridazione della comunicazione pubblica (tra politica-istituzionale).
La pandemia ha ridefinito consolidati modelli di comunicazione. L’area più visibile di tali processi di cambiamento è senza ombra di dubbio quella legata all’impatto social sui modelli comunicativi del comparto pubblico. Oltre ad aver creato problemi di infodemia (vedasi più avanti la trattazione) e politicizzazione dei temi della salute, vi è stato un vero e proprio turning point della comunicazione. Questo spazio comunicativo più ampio e densamente abitato dai social ha creato un’ibridazione tra comunicazione politica e comunicazione istituzionale che ha portato grosse trasformazioni nell’ambito comunicativo della P.A.
È interessante notare come questa ibridazione abbia influenzato tre campi
- Perimetri della nuova comunicazione istituzionale;
- Figure professionali;
- Nuovi formati comunicativi.
I) Perimetri della comunicazione istituzionale
Esistenza di tre aree (Comunicazione Politica, Istituzionale, Sociale). La collocazione del confine tra queste funzioni è stata a lungo oggetto di dibattito soprattutto nella collocazione della comunicazione politica all’interno del perimetro della comunicazione istituzionale.
- Impossibile: Alcuni sostengono che essi non possono avere confini ben definiti;
- Possibile: Alcuni sostengono che è con i social che è aumentata questa porosità tra i due confini.
II) Figure professionali
Il secondo ambito di ibridazione è quello delle figure professionali. Gli addetti all’URP, l’ufficio stampa e il portavoce istituzionalizzati dalla L.150 del 2000, con i social hanno avuto dei conflitti su chi dovesse occuparsi della comunicazione pubblica digitale. Inoltre, tutto ciò ha fatto scaturire nuove professioni in ambito pubblico – recepite dal settore privato – quali il social media manager.
III) Nuovi formati comunicativi
Un terzo ambito di ibridazione è quello dei format e dei generi comunicativi. I social, senza ombra di dubbio hanno ibridato i nuovi format soprattutto grazie al fatto che i cittadini hanno consumi mediali differenti rispetto a vent’anni fa, e i social sono molto presenti all’interno della vita di essi.
- Visual: Un primo ambito si lega allo sviluppo della componente visuale nella comunicazione pubblica, con l'impiego di immagini, video, emoticon, infografiche.
- Storytelling: Un secondo ambito si lega all’intenso uso dello storytelling come dispositivi retorici narrativi per veicolare una rilevante fetta della propria comunicazione sui canali digitali, come le stories su Instagram e Facebook.
Settore pubblico e P.A.
Per settore pubblico si intende il settore entro il quale opera la P.A. Una definizione di P.A. viene fornita dal nostro legislatore al D.LGS. 165/2001: “Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale.”
In generale i diversi studiosi suddividono la P.A. italiana in tre grandi macro-aree:
Una definizione di comunicazione pubblica istituzionale
Per fornire una definizione dettagliata di comunicazione pubblica istituzionale occorre innanzitutto analizzare i due aggettivi:
Pubblica
- Riferito al fatto per cui i temi sono di rilevanza pubblica e che gli attori che producono questa comunicazione sono P.A. dunque pubblici.
Istituzionale
- Riferito al fatto che questo tipo di comunicazione è prettamente volta all’istituzionale e al servizio basato sull’imparzialità e l’inclusività volte a migliorare la nostra vita democratica.
Ed ecco che un sunto di definizione possiamo così esplicarla: ‘’La comunicazione pubblica istituzionale è definita come la complessa, strategica e integrata attività di comunicazione riguardante i beni e i diritti pubblici e le tematiche di interesse generale da parte delle organizzazioni del settore pubblico, attraverso il ricorso a strategie e strumenti di informazione e relazione con i cittadini, i media e altri stakeholder, basate su imparzialità e inclusività, per favorire la partecipazione alla vita democratica, per costruire e alimentare la fiducia, nell’interesse della collettività’’
Finalità e ambiti
Ma quali sono gli ambiti della comunicazione pubblica istituzionale? Possiamo definire otto di questi:
- Comunicazione delle attività istituzionali: organizzazione eventi, convegni, meeting;
- Comunicazione di brand: marchio, identità della P.A., curare immagine e reputazione;
- Comunicazione normativa: semplificazione nella comunicazione della normativa per quei procedimenti utili ai cittadini;
- Comunicazione servizi: che eroga la P.A., ad esempio sanitari, istruzione, territoriali;
- Comunicazione interna risorse umane: fondamentale nel rapporto tra i dipendenti della P.A., volto sempre a migliorarne l’immagine;
- Comunicazione issues socialmente rilevanti: promuovere comportamenti utili a modificare in positivo la cultura dei cittadini, ad esempio risparmio energetico, gender gap, vaccinazione;
- Comunicazione policy: molto difficile da scindere con la comunicazione politica, volta a comunicare le scelte della P.A. in termini di policy adottate;
- Comunicazione processi partecipativi: volta a favorire la partecipazione orizzontale di essi mediante tecniche e strumenti utili alla decisione di una policy e/o opera pubblica.
Capitolo 2
Evoluzione dei modelli e istituzionalizzazione della comunicazione pubblica in Italia
Per comprendere l’evoluzione della comunicazione pubblica in Italia è importante tenere conto di almeno tre aspetti e processi fondamentali:
Modernizzazione settore pubblico
- La modernizzazione e l’innovazione del settore pubblico, cioè le principali riforme che hanno investito la PA italiana nel corso del tempo. Il modo di concepire la comunicazione e gestirne i flussi, infatti, da sempre accompagna e va di pari passo con i cambiamenti del sistema pubblico, fortemente caratterizzati, negli ultimi quindici anni, dall’informatizzazione e dalla digitalizzazione della PA.
L'evoluzione delle norme
- L’evoluzione delle norme che direttamente (in modo specifico) o indirettamente, disciplinano la funzione di comunicazione nelle istituzioni pubbliche e che ne esprimono il livello di istituzionalizzazione.
Modelli di comunicazione pubblica
- I modelli di comunicazione pubblica proposti in letteratura che si ispirano all’evoluzione delle teorie sulla comunicazione e sui media, e gli approcci che caratterizzano le pratiche comunicative dei professionisti (comunicatori pubblici). Modelli e approcci che sono espressione della cultura presente nelle istituzioni sul modo di intendere e gestire il rapporto con i cittadini e i pubblici interni, nelle diverse fasi storiche.
Tenendo conto di questi tre aspetti fondamentali ripercorriamo sei tappe in cui la comunicazione pubblica istituzionale è passata:
- Informazione negata (1946 – 1969)
- Comunicazione a senso unico (1970 – 1992)
- Comunicazione bidirezionale (1993 – 1999)
- Comunicazione relazionale (2000 – 2009)
- Comunicazione conversazionale e della condivisione (2010 – 2017)
- Comunicazione pluridirezionale e multilevel (2018 – oggi)
1) Informazione negata (1946 – 1969)
La P.A. basata sul segreto d’ufficio. Il silenzio della P.A. è visto sempre come una ‘comunicazione’. Secondo un approccio basato sull’informazione negata e sulla propaganda, il rapporto fra Stato e cittadini è inteso in senso fortemente asimmetrico e il modello comunicativo di riferimento è di tipo trasmissivo. Per le istituzioni non è fondamentale preoccuparsi di informare e comunicare efficacemente con i cittadini, e che gran parte delle attività comunicative siano orientate a raggiungere l’obiettivo di fornire all’esterno un’immagine positiva delle istituzioni, in modo autoreferenziale e autocelebrativo.
2) Comunicazione a senso unico (1970 – 1992)
1° sottofase 1970-1985 fase di ‘preparazione’ (Faccioli)
- Nascita regioni: Iniziano a perpetrarsi concetti come maggiore informazione stabilita per statuto;
- Crescita del welfare state;
- Informazione a senso unico: Cittadino passivo come una scatola da riempire di informazioni.
2° sottofase 1986-1992
- Vengono introdotte quattro riforme importanti:
- L. 142/1990 superamento del segreto d’ufficio;
- L. 241/1990 procedimento amministrativo e art. 22 sul diritto di accesso (che verranno ritoccati nel 2005);
- Due leggi sull’editoria che portano a spingere la pubblicità delle istituzioni sulle stazioni radio visive;
- Termina la 1° Repubblica con l’avvento di Tangentopoli.
3) Comunicazione bidirezionale (1993 – 1999)
Fase di ‘sperimentazione e professionalizzazione’ (Faccioli).
Siamo post nascita della Seconda Repubblica e dove l’impatto di Internet ha a che fare anche con la P.A.
- 1993: URP obbligatoria per tutte le P.A.;
- 1995: Carta dei Servizi;
- 1997: Leggi Bassanini di maggior autonomia e decentramento per gli enti locali.
Viene proposta per la prima volta un modello bidirezionale dove il cittadino non è più visto come soggetto passivo ma è soggetto attivo in ciò che concerne la partecipazione comunicativa cui vi è un feedback da parte sua per arrivare ad una miglior risposta da parte della P.A.
4) Comunicazione relazionale (2000 - 2009)
1° fase: ‘Istituzionalizzazione’ (2000-2002)
È caratterizzata essenzialmente dai seguenti disposti normativi che istituzionalizzano la comunicazione pubblica:
- L.150/2000: È fondamentale perché rende la comunicazione come obbligo istituzionale. La legge pone una netta distinzione tra le attività di informazione e di comunicazione, suddividendole in aree ben distinte (ART.4 CO.1):
- Media relation: L'informazione ai mezzi di comunicazione di massa, attraverso stampa, audiovisivi e strumenti telematici;
- Comunicazione interna: Realizzata nell'ambito di ciascun ente;
- Comunicazione esterna: Rivolta ai cittadini, alle collettività e ad altri enti attraverso ogni modalità tecnica ed organizzativa.
- Una parte fondamentale di questa legge riguarda le strutture deputate alla comunicazione istituzionale che così si possono riassumere per aree, strutture e professioni:
- No obbligo: Di cui ufficio stampa e portavoce;
- Obbligo: Mentre URP > 25.000 ab.
DPR 422/2001:
- Norme per l’individuazione dei titoli professionali per chi comunica all’interno della P.A. Norme per l’individuazione dei titoli professionali del personale da utilizzare presso le PA per le attività di informazione e comunicazione e disciplina degli interventi formativi.
- ART 2: Requisiti per lo svolgimento delle attività di comunicazione; Per la qualifica dirigenziale e altro personale è richiesto il possesso del diploma di laurea in scienze della comunicazione (o similari), o specializzazioni post-laurea in comunicazione e relazioni pubbliche. Le amministrazioni prevedono relativamente al personale la frequenza di corsi di formazione teorico-pratico.
- Direttiva 2002 sulle attività comunicative della P.A. Sia a), b), c) hanno rafforzato i principi di:
- E-government;
- E-democracy.
2° fase ‘Misurazione e valutazione (2003-2009)’ (Faccioli): dove i processi digitali continuano a permeare l’attività comunicativa della P.A. Basti pensare che in questi anni vengono approvati il:
- C.A.D. (D.lgs. 82/2005): Digitalizzazione di tutti i processi amministrativi (compresi quelli comunicativi);
- Riforma Brunetta (L.15/2009 e D.Lgs. 150/2000): Riforma di ampia portata che misura la performance, valutazione, produttività degli uffici secondo il raggiungimento di determinati obiettivi.
5) Comunicazione relazionale, conversazionale e della condivisione (2010 - 2017)
Il modello di comunicazione pubblica oltre ad essere relazionale si può definire, per l’impatto dirompente dell’uso dei social media, “conversazionale” (Lovari 2013) e della “condivisione” (Ducci 2017).
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Comunicazione pubblica e istituzionale, Prof. Bertetti Paolo, libro consigliato Fra schermi e scher…
-
Riassunto esame Sociologia della comunicazione pubblica e istituzionale, Prof. Solito Laura, libro consigliato Comu…
-
Riassunto esame Comunicazione pubblica e istituzionale, Prof. D’ambrosi Lucia, libro consigliato Comunicazione pubb…
-
Riassunto esame Comunicazione pubblica, prof. Comunello, libro consigliato Social Media e comunicazione della salut…