Estratto del documento

Caso 1

Donna che negli anni ‘70 vuole interrompere la gravidanza per evitare un danno fisico che comporterebbe il peggioramento della sua miopia: interrompe così la gravidanza.

Ai tempi l’aborto veniva punito anche in caso di aborto terapeutico, ovvero se seguivano danni irreversibili per la donna gestante; l’eccezione riguarda il pericolo imminente, che può essere comparato alla legittima difesa che subentra nei casi di omicidio.

La Corte Costituzionale afferma che il caso in questione è del tutto peculiare, specifico, che non può essere ritenuto analogo all’omicidio; il diritto alla vita della persona che ancora non è nata (embrione) non è comparabile a quello della persona già nata (madre), il cui diritto quindi prevale.

Si arrivò così ad una norma di compromesso, la legge ancora in vigore: la tutela sociale della maternità e la possibilità dell’interruzione della gravidanza. L’aborto deve rientrare in certi casi specifici per essere “giusto”. Rapporto moralità politica-moralità individualmente sentita.

  • Legge / legislazione = leggi approvate, esito di un iter istituzionale che ne conduce all’emanazione. La più importante è la Costituzione (gennaio ‘48).
  • Potere giudiziario di Corti e giudici: essi sono chiamati ad applicare le leggi, la Corte Costituzionale è la più importante, controlla che tutte le norme prodotte siano conformi alla Costituzione.

Caso 2

Piergiorgio Welby, destinato a vivere attaccato a delle macchine che lo assistevano nella respirazione, scrive al presidente Napolitano per chiedere il diritto all’eutanasia.

Non esiste ancora una legge che disciplini e regoli il fine vita, anche se la Corte Costituzionale è stata chiamata ad esprimersi a riguardo.

Caso 3

Commissione Morris Abraham, che produce “Splicing life”, per affrontare l’implicazione etica e sociale della capacità dei biologi di manipolare il materiale biologico e genetico che regola le forme di vita sulla Terra.

Si discussero i rischi per la vita umana delle tecnologie non ancora perfezionate su cui però si sperimentava già (clonazione di DNA contenenti geni tossici e dannosi per la vita sul pianeta). Ora si crede che questi studi siano doverosi, e che possano aiutare a combattere l’estinzione della specie. Giusto!!!!

Caso 4

www.moralmachine.it, formula dei dilemmi morali, o esperimenti mentali che mettono alla prova la nostra moralità mettendoci di fronte a scenari difficili da gestire.

Nella formulazione originaria del dilemma abbiamo 5 operai che moriranno se nessuno interverrà: quello che possiamo fare è tirare una leva che farà morire un solo uomo.

16/09 lezione 2

La bioetica nasce recentemente, tra gli anni ‘50 e ‘70, in un momento in cui gli scenari di cui abbiamo trattato la tecnologia ha reso possibile una serie di opzioni fino a quel momento sconosciute, che hanno reso più complesse e sfumate molte situazioni.

La relazione medico/paziente diventa più paritaria, e nasce un grande interesse per l’etica pubblica (questioni ambientali, pericolo guerra atomica).

Nel 1966 viene pubblicato un articolo che denuncia la sperimentazione clinica sulle persone; Jonas tratta della definizione di morte (ritenuta quella a livello cerebrale).

Nel 1978 l’Enciclopedia bioetica delinea il senso di questa scienza, qualificandola come disciplina che studia il comportamento umano dal punto di vista dei principi umani e che si occupa della nascita, della cura e della morte degli uomini e progressivamente della vita sul pianeta in senso ampio.

  • Bioetica in senso stretto: questioni originate dal mutamento della medicina che hanno provocato effetti sul nascere, il curarsi ed il morire.
  • Bioetica in senso ampio: tutte le questioni che riguardano la vita sulla terra, anche quella animale e vegetale.

Si tratta di una riflessione intorno a ciò che è giusto in una società morale. C’è chi crede che la bioetica sia nata prima, e se ne possa iniziare a parlare già dalla fine degli anni ‘30 all’interno del regime nazista, quando iniziarono campagne eutanasiche nei confronti di persone non ritenute utili alla società (disabili): da qui il discorso si sarebbe allargato ai campi di concentramento.

Altri credono che la bioetica non dica nulla di nuovo e che non sia troppo autonoma, infatti la filosofia tratta da sempre di questi temi.

Esiste un metodo per la bioetica?

Essa è costitutivamente multi- e inter-disciplinare, di conseguenza troveremo difficili problemi metodologici.

Si è diffuso il metodo narrativo, che parte dalle storie concrete delle persone coinvolte nei casi, ascoltandone le testimonianze; è inevitabile l’attenzione al caso specifico.

Questo metodo non è però esaustivo, dobbiamo trovare principi e riflessioni generali a partire da questi casi specifici. Per questa ragione, dobbiamo assumere principi condivisi, come regole; questo risulta però spesso difficile, in quanto conviviamo con visioni morali assolutamente diverse: alcuni chiamano in causa le conseguenze, altri fanno appello a principi di giusto e sbagliato del tutto indipendenti dalle conseguenze.

La bioetica è una disciplina laica, non necessariamente atea, ma si cimenta con argomenti razionalmente giustificati, che possano quindi essere ascoltati e provati attraverso la ragione. Essa ragiona come se Dio non esistesse, ma solo all’interno dei suoi perimetri disciplinari (Dio può esistere ma non la influenza).

Gli argomenti (il discorso normativo) hanno due limiti (Zanetti): gli argomenti migliori possono sempre essere strumentalizzati, il che è un limite costitutivo, detto limite inferiore, in quanto si abbassano di livello. Il limite superiore invece significa che qualsiasi argomento può sempre essere aperto alla critica attraverso il confronto con le obiezioni, il che comporta uno sforzo.

Bioetica come etica pubblica

La bioetica non deve riflettere sul bene per ciascuno di noi, ma sul giusto per una collettività, deve quindi essere pubblica. Offre il punto di vista della collettività e cosa è giusto per essa: non cosa è giusto per ciascuno di noi ma un’opportunità per giustificare la possibilità o il divieto di un comportamento morale. Dentro questo spazio rimane margine di scelta all’individuo, in base al suo sistema di valori.

Questo implica che essa presupponga la separabilità tra diritto e morale.

Differenza tra buono (privato) e giusto (pubblico) di La Torre.

Ciascuno è chiamato a fare ciò che è buono per sé, mentre il giusto ha a che fare con la convivenza, con i legami sociali.

Lecaldano distingue moralità personale e leggi pubbliche; ci sono diverse posizioni morali, diverse dalle nostre. È però diverso accettare questa pluralità di morali e affermare che una valga l’altra, significherebbe follia.

Ricorrendo a Hume egli afferma che non è mai possibile una convivenza pacifica in una società senza moralità: le leggi da sole non garantiscono ordine sociale.

17/09 lezione 3

Separabilità diritto e morale

Il diritto detiene autorità legittima e riconosciuta: regole e norme valide in un certo tempo e in un certo luogo, che diventano tali dopo procedure ed iter differenti, hanno carattere ipotetico (devo comportarmi così se…).

Le norme morali hanno valenza universale e non sono ipotetiche, esse valgono senza condizioni, e non sono codificate. Tutti altri possono approvare o meno un mio comportamento sulla base delle norme morali, mentre nel diritto ci sono giudici e organi appositi chiamati a giudicarmi.

Le norme morali valgono anche in presenza di dubbi e sfumature, cosa che non accade nelle norme giuridiche, che richiedono certezza e decisione. Nelle norme trattiamo di comportamenti individuali, mentre il diritto rimanda a classi di azioni che sono generali e astratte.

  • Hans Kelsen ritiene che la differenza tra diritto e morale sia questa: forse non è sempre vero che il diritto si occupa di comportamenti esterni e la morale solo di quelli interni: il coraggio non richiede solo che io non abbia timore interiore, ma anche che questo si dimostri nell'esterno, ovvero che io mi mostri coraggiosa. È vero che l’omicidio è condannato, ma lo condanna anche nel caso in cui io fallisca a compierlo (abbia l’intenzione interiore di compierlo): questa distinzione a volte fallisce.

Anche le norme morali possono essere prodotte da autorità legittime, ovvero dall’esterno, come una figura religiosa.

A volte troviamo norme che sono sia morali che giuridiche, come il divieto di uccidere.

Posso separare il momento della verifica della norma e dell’osservazione. Prima i fatti vengono osservati e poi sanzionati; separo il momento dell’illecito da quello della sanzione.

Questo perché la giuridicità è un ambito coercitivo, sanzione della norma sociale, mentre la norma morale non prende in considerazione la coercizione, in quanto se lo facesse essa smetterebbe di essere tale.

Bioetica ed etica

Il metodo della bioetica è condiviso con quello dell’etica, branca filosofica che si interroga su ciò che è bene e giusto. Essa può essere distinta in 3 ambiti.

  • Etica filosofica:
    • Etica normativa che si occupa di definire ciò che è giusto o doveroso.
    • Metaetica che è una riflessione che cerca di definire cosa vuol dire che qualcosa sia giusto, giustifica e chiarisce la natura di concetti utilizzati nella valutazione morale ma astraendoli. Le teorie metaetiche si distinguono in 2 categorie:
      • Teorie cognitivistiche, che sostengono che i giudizi morali abbiano funzione assertiva, che hanno valori di verità o falsità simile a quella degli enunciati logici. Esse possono avere carattere naturalistico (affermano che il loro valore di verità dipenda da caratteristiche della realtà naturale: dalla natura derivo come sarebbe giusto agire) o non naturalistico (i valori di verità dei giudizi morali dipendono da caratteristiche non naturali, li possiamo apprendere attraverso una forma di conoscenza a priori come l’intuizione).
      • Teorie non cognitivistiche che negano che i giudizi morali abbiano funzione assertiva, essi esprimono attitudini e scelte di chi li pronuncia, hanno funzione espressiva ma non sono portatori di verità o falsità; non ci sono quindi valori assoluti. Esse si dividono in teorie soggettivistiche o oggettivistiche.
    • Ci sono poi teorie metaetiche realiste e non realiste. Le prime ritengono che i giudizi morali abbiano verità che non derivano dal soggetto; quelle non realiste negano la realtà oggettiva delle proprietà morali.
    • Etica pratica (o applicata), che stabilisce cosa è giusto in situazioni particolari.
  • Etica descrittiva: assume una prospettiva di studio scientifico, che può essere storica, sociologica ecc…

La bioetica è molto vicina a quella normativa.

Etiche normative

1) Etiche teleologiche: giustificano le azioni in riferimento ad un particolare fine; mirano alla ricerca di un bene. Ci sono diversi orientamenti:

Consequenzialismo: giusto o ingiusto in base alle conseguenze che le azioni causano. Si divide in:

  • Egoismo etico: si contano le conseguenze, specificamente quelle che incidono sulle persone, il bene coincide con il benessere della gente.
  • Utilitarismo: si devono massimizzare le conseguenze positive per tutte le parti, non solo per chi agisce. (Queste prime due considerano solo il benessere come criterio).
  • Consequenzialismo pluralista: oltre al benessere ci sono altri criteri da prendere in considerazione, come la distribuzione di quel benessere.

Secondo Derek Parfit (esperimento dei 2 mondi) dovremmo sempre scegliere il mondo Z (tante persone estremamente tristi), perché la quantità totale di felicità collettiva è maggiore di quella del mondo A (poche persone, tutte estremamente felici). Sembra che ci dimentichiamo della felicità individuale, seguendo questo ragionamento che si rifà all’utilitarismo classico. Stessa distribuzione della felicità ma quantità diversa.

Se fossimo politici avremmo 2 modi di fare politica:

  • Politica “della cura”: date queste risorse, le destino tutte al sistema sanitario, quindi molte persone malate saranno curate.
  • Politica “della natalità”: date le risorse, le destino tutte per incentivare le nascite, in modo che alcune persone moriranno più giovani, ma nel complesso esisteranno più persone.

Secondo l'utilitarismo classico la seconda regola sarebbe preferibile, perché l’aggregazione sarebbe maggiore.

La distribuzione della felicità sarebbe la stessa in entrambi i mondi; ipotizzando le conseguenze dei due mondi, non giungeremmo mai ad una scelta finale. L’elemento che più emerge è quello di una prospettiva che predilige una lettura complessiva del benessere a discapito del benessere individuale.

Un’altra critica rivolta all’utilitarismo riguarda la sua posizione parziale: il suo punto di vista è totalmente parziale, esterno, non si pone in contatto con questi individui.

William Godwin adotta una prospettiva utilitarista e propone un altro esempio.

Se una stanza stesse bruciando e potessimo salvare soltanto una delle due persone coinvolte, chi salveremmo? La prima persona è l’arcivescovo di Chambray (o scienziata che lavora per il bene dell’umanità), grande figura politica, l’altra è una persona che svolge un lavoro umile, che non ha grande impatto sulla società.

Per Godwin astrattamente sarebbe giusto salvare la figura più “utile” alla società, la cui salvezza è correlata alla salvezza di altri.

Ma se l’altra persona fosse una persona a cui teniamo? Godwin riconosce che la scelta cambierebbe; ma non avevamo appena detto che avremmo dovuto pensare al bene comune? Il nostro sentimento interiore è intervenuto.

Perfezionismo etico. Le azioni sono giuste o ingiuste a seconda che riescano a realizzare un certo ideale di perfezione, un insieme di virtù che orientano al compimento di azioni buone.

Non coincide con il benessere, ma con il bene umano, concezione che comprende le virtù morali. L’azione giusta può anche essere utile al perseguimento del benessere, ma secondo il perfezionismo etico ci sono azioni “buone in sé”, che compiamo se possediamo certe virtù.

E se ci fosse un mondo Y con tante persone massimamente felici, a parte un individuo estremamente triste? Arriviamo così alle etiche deontologiche.

2) Etiche deontologiche: cercano giustificazione in riferimento al concetto di bene; tentano di evitare un male. In nessun caso si può accettare che qualcuno venga sacrificato per garantire il bene di altri; ogni vita vale allo stesso modo.

3)

4) Etiche di ispirazione kantiana: si ispira a Kant (imperativo categorico, puramente razionale che comanda in modo incondizionato senza un fine da perseguire). Predica l’autonomia della pura ragione, dobbiamo agire secondo massime che possono essere pensate come leggi universali. Devo trattare l’umanità come fine e mai solo come mezzo. Doveri negativi = non uccidere sono doveri “perfetti”, comandano incondizionatamente. Quelli positivi = fai beneficenza, sono “imperfetti”, siamo più liberi nel decidere come raggiungerli. Ho doveri anche verso me stesso = non suicidarmi.

  • Etiche giusnaturaliste = esiste un diritto naturale che vale sempre. Esse possono essere colte intuitivamente. Finnis fa l’esempio di un naufragio di una madre con due figli su un’isola deserta; uno dei due è malato: è giusto sacrificare quest’ultimo affinché l’altro possa cibarsi? Secondo Finnis no, perché quel divieto vale sempre, quello di uccidere una persona innocente.
  • Etiche dei doveri prima facie: si rifanno a David Ross, non solo devo produrre conseguenze buone, ma il dovere prima facie. Alcuni atti appaiono legittimi a prima vista (gratitudine) a meno che qualcosa nelle circostanze concrete mi facciano notare che sia differente. È sempre necessaria una preponderazione ulteriore che rimandano anche ad una prospettiva soggettiva.
  • Etiche dei diritti: pongono l’enfasi sui diritti più che sui doveri. Pretendo di avere un certo trattamento. I diritti sono vincoli contro lo stato ed altri privati che possono ledere i nostri interessi. I diritti in qualche circostanza possono essere revocati da me che li possiedo, ovvero posso rinunciarvi.

Questa prospettiva interpreta i doveri solo come conseguenze di diritti, come modo di far valere i diritti. Per questo difficilmente si riconoscono doveri verso se stessi in questa prospettiva, perché i doveri sono sempre verso gli altri.

24/09 lezione 4

Ci sono 2 diverse prospettive complessive e molto ampie rispetto a come concepiamo la vita:

  • Etiche della non disponibilità della vita: sostiene che l’uomo non ha a disposizione la propria vita biologica, quindi deve rispettare la vita in qualsiasi fase essa si trovi; spesso si richiama al principio della sacralità della vita umana, che deve essere rispettata in quanto ha sempre valore santo. Non posso porre fine alla vita umana in qualsiasi sua forma, in quanto è un dono divino che abbiamo il compito di conservare, per rispettare il disegno del creatore. Non è necessaria una prospettiva religiosa per pensarla in questo modo. La legge morale naturale infatti ritiene che l’ordine naturale imponga la vita all’uomo, che la deve accogliere e rispettare. Si può porre fine alla vita umana solo se si tratta di un individuo non innocente (legittima difesa, guerra giusta, pena di morte). Non devo aggredire la vita di un essere umano innocente. Spesso si associano ad una visione religiosa (legislatore divino e le
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Scienze mediche MED/02 Storia della medicina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eva.milanesi88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bioetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Vantin Serena.
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