Martin Heidegger
Ci troviamo più sulla scia di Nietzsche che su quella platonica, viene celebrata la nozione del legame dell'uomo con l'essere, ci si propone di analizzare come l'uomo si trova ad esistere in relazione con l'essere sul piano del tempo, della vita, del contesto sociale a cui appartiene. Heidegger è contrario alla divisione platonica tra reale e sovrasensibile: lo stesso mondo intellegibile è solo un altro aspetto di quello sensibile. Orientamento antiplatonico. Analizza l'uomo come essere finito che appartiene al mondo e non può andare oltre l'essere in cui si trova ad esistere e con cui è da sempre in contatto.
Heidegger e il regime nazista
Si può far riferimento al saggio di Lévinas “Riflessioni sulla filosofia dell’hitlerismo” pubblicato nel 1934 (Hitler giunse al potere nel '33). Si evince un orientamento che propone una filosofia, quella appunto dell'hitlerismo, non come riflessione sulle cose da parte della ragione, ma come insieme di punti di vista espressioni di un atteggiamento esistenziale dell’animo che considera la realtà in un modo particolare: considera il tempo come dimensione umana, la storia e dunque la finitezza, la questione del corpo e del radicarsi dell’uomo nella sua nascita in una certa spazialità, nel mondo stesso. Questo fa pensare ad un riferimento ad “Essere e tempo” di Heidegger anche se il suo nome non compare esplicitamente.
A questo approccio si contrappone la filosofia di Platone e la tradizione ebraico-cristiana poiché Lévinas dice che la nozione di anima che compare nei dialoghi platonici presuppone l’indipendenza dell’uomo rispetto a ciò che lo lega alla natura, al corpo, alla Terra, un principio interno che conduce l’uomo al di là del tempo. Il platonismo indica una lacerazione interna all’uomo che parte dalla divisione tra sensibile e intellegibile. Nella tradizione ebraico-cristiana si trasforma in perdono, capacità di annullare il passato, rimorso che porta al pentimento, atteggiamento anche questo che secondo Lévinas mostra la capacità dell’uomo di distaccarsi dal mondo per guardare ad una realtà altra.
Schiacciamento nella filosofia dell’hitlerismo si trova il contrario: uno dell’uomo sulle cose, senza poter sfuggire ad un coinvolgimento nel mondo che rappresenta una frattura radicale rispetto alla tradizione.
Essere e tempo
Pubblicato nel 1953 da Pietro Chiodi. Egli proveniva dall'università di Torino, tradusse “Essere e tempo” dal tedesco, opera molto difficile per la presenza di un lessico complesso con molti neologismi. La settima edizione dell’opera fu modificata in alcune parti riguardo alcuni termini: l’edizione Longanesi degli anni ’70 è condotta sulla base della traduzione del ’53 ma con le correzioni aggiunte negli anni ’60 da Heidegger. Successivamente la stessa casa editrice Longanesi ha ristampato l’edizione Chiodi ma rivista da Franco Volpi, uno dei massimi studiosi di Heidegger, ricontrollata dal testo tedesco e corretta (quella attuale). Questione dell’altro, delle altre esistenze; la svolta delle fine degli anni 20 e l’inizio degli anni 30 compiuta da Heidegger lo vedrà concentrato sul problema del Sein più che sul Da-Sein, strutture dell’esserci, dominante invece in “Essere e Tempo”.
Introduzione
Capitolo primo
- Problema dell’essere: Heidegger mostra il desiderio di riproporre questo problema che, secondo lui, è stato tralasciato dopo la “logica” di Hegel per una serie di pregiudizi, nonostante l’interesse per la metafisica. Tra questi egli ricorda il fatto che l’essere fosse considerato un tema troppo generale, indefinibile, e infondo ovvio. Heidegger invece precisa proprio come questi motivi non facciano altro che sottolineare la necessità di dare delle risposte a questa questione e propone di “incominciare con l’elaborare in modo adeguato l’impostazione del problema”.
- Riconduzione del problema dell’essere al Da-Sein (esserci): vi è un legame tra ciò che si cerca, il cercato, e colui che cerca, il cercante. Il cercato rinvia al cercare stesso. Questo cercare è il modo di essere di un ente: chi cerca ha un suo proprio modo di essere che consiste nell’indagare, è il Dasein che va alla ricerca di una soluzione. Il cercare subisce l’influenza del cercato: infatti nel momento in cui il cercare del dasein entra in relazione col cercato che è l’essere, questo stesso riflette il suo proprio essere sul dasein. “Nel problema dell’essere che stiamo per elaborare, il cercato è l’essere, ciò che determina l’ente in quanto ente, ciò rispetto a cui l’ente, comunque sia discusso, è sempre compreso”. L’essere può però essere compreso solo a partire da quel particolare ente che noi stessi, i cercanti, sempre siamo: “quest’ente, che noi stessi sempre siamo e che fra l’altro ha quella possibilità d’essere che consiste nel porre il problema, lo designiamo col termine Esserci (Dasein)”. Heidegger sposta quindi l’attenzione dal problema dell’essere al problema di quell’ente che, unico tra tutti gli enti, pone il problema dell’essere. Se da un essere rinvio ad un altro è un circolo vizioso: in questo caso però, questo essere che cerchiamo è un essere che presenta una struttura particolare, siamo in presenza di un retro riferimento o un pre riferimento al problema dell’essere del Da-Sein. È un rinvio che ci dà delle indicazioni, non si tratta di un ente misterioso ma di un ente di cui possiamo studiare le strutture proprie; primato dell’esserci, ontologico e ontico.
- Primato ontologico: Il discorso di Heidegger procede anche stavolta per rinvii: egli parte dalle ontologie particolari, affermando che sono prive di fondamento poiché hanno bisogno di un’ontologia previa che fornisce le determinazioni dell’essere degli enti di cui queste si occupano. In questo modo si ha un rinvio al senso dell’essere il quale dipende dal nostro modo di comprendere l’essere a partire dalle strutture dell’esistenza stessa: va analizzato quindi il Dasein. Il primo passo sarà quindi la costruzione di un’ontologia fondamentale che sarà cercata “nell’analitica esistenziale dell’esserci”.
- Primato ontico: sta nel fatto che l’esserci ha la caratteristica di porre la domanda sul senso dell’essere, di poter comprendere l’essere stesso degli enti.
Capitolo secondo
- Come può essere accessibile l’esserci? Verrà dimostrato come il senso dell’ente che chiamiamo esserci è la temporalità (tenendo pur sempre presente che non è questa la risposta finale al problema conduttore ma semplicemente appronta il terreno per trovare una soluzione: solo nell’esposizione della questione della temporalità sarà data una risposta al problema del senso dell’essere). “Ciò da cui l’esserci comprende e interpreta qualcosa come l’essere è il tempo” (pag. 31), “l’essere non è coglibile che in riferimento al tempo” (pag. 32).
- Heidegger affronta il problema della distruzione della storia dell’ontologia: egli ritiene che il problema dell’essere non sia mai stato affrontato nel modo corretto dai filosofi a lui precedenti che lo avevano appiattito ad un’analisi sull’ente. Il modo di Heidegger di leggere la storia della filosofia va in cerca di un motivo nascosto nei testi dei filosofi del passato, ciò che non viene detto esplicitamente ma che è il momento ispiratore, il principio sottostante. Così anche il modo di percepire la tradizione filosofica cambierà. Il suo atteggiamento di innovazione nel proporre il tema dell’essere partiva da un atteggiamento innovativo nel rivolgersi al passato, il suo era un vero e proprio programma che lo coinvolgeva.
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Riassunto esame Antropologia, Prof. kaion irene, libro consigliato Genealogia della morale, F. Nietzsche
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Riassunto esame Gnoseologia, prof. Di Martino, libro consigliato Essere e Tempo, Heidegger
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Riassunto esame filosofia della religione, prof. Bancalari, libro consigliato Essere e tempo, Heidegger
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Riassunto esame Filosofia Teoretica, prof. Resta, libro consigliato Logica e Linguaggio, Heidegger