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Antropologia culturale

La parola antropologia culturale deriva dal greco: anthropos (genere umano) e logos (parola, discorso, sapere), si tratta dello studio del genere umano.

Ne esistono diversi tipi:

  • Fisica: l’uomo come fenomeno biologico
  • Filosofica: senso dell’esistenza dell’uomo in relazione al mondo della religione, natura, politica…
  • Culturale: studio dell’uomo dalle pratiche culturali. In particolare studia le differenze culturali (= fatti che ci appaiono strani in quanto diversi da ciò che ci è familiare) con lo scopo di ricercare universi culturali costanti che accomunano tutte le culture (= somiglianze).

Nell’antropologia culturale c’è una costante tensione tra:

  • Visione particolarista che riguarda il rito e il mito
  • Visione universalista che ricerca i tratti comuni

In generale, l’antropologia mette a disposizione le risposte alle domande che le popolazioni si fanno e lo fa attraverso la comparazione che è l’elemento fondamentale di questa disciplina.

Esistono antropologie dal giro breve (hanno dato un’unica definizione di uomo) come il nazismo, il razzismo, il positivismo e l’imperialismo e antropologie dal giro lungo.

Tradizionalmente nasce come studio di popoli contemporanei agli antropologi, ma geograficamente distanti.

Dal ‘900 si iniziano a studiare società più complesse come quelle mediorientali.

Oggi gli antropologi studiano da casa a causa delle migrazioni e della globalizzazione.

Delocalizzazione culturale = la coincidenza tra uomo, identità e cultura non è più ovvia.

Gli antropologi fanno ricerca sul campo, etnografia = partecipazione diretta e prolungata alla vita di una comunità. Così gli antropologi devono far fronte ad ostacoli di ordine epistemologico, metodologico, pratico e psicologico.

Tema del decentramento = uscire dal proprio universo culturale, combattere il senso di spaesamento, mettere in discussione le proprie certezze.

L’antropologia può essere definita come un sapere provocatorio (= si scontra con ogni tentativo di modellare il mondo su un singolo progetto culturale).

Capitolo 2

Paradigma epistemologico

Paradigma epistemologico = modello in base al quale si costruisce la conoscenza:

  • Prospettiva attraverso la quale guardare la realtà
  • Permette di vedere delle cose e non altre
  • È necessario essere consapevoli di quale si usa

Paradigma evoluzionista

L’antropologia nasce nell’Inghilterra vittoriana (1837-1901), un periodo di eccezionale crescita:

  • Innovazioni tecnico-scientifiche
  • Incremento della produttività
  • Sviluppo dei mercati

C’è l’idea che tutto passa dal semplice al complesso.

Inoltre, si tratta anche del periodo dell’imperialismo: gli occidentali viaggiano per strategia, economia, politica.

Evoluzionismo culturale = attribuisce a tutte le società una cultura, ma alcune sono più evolute di altre.

Assunzioni dell’antropologia evoluzionista:

La cultura è un’unità che si è sviluppata nel tempo conformandosi alla stessa frequenza di sviluppo.

Gli stadi culturali sono:

  • Selvatichezza
  • Barbarie
  • Civiltà

Edward B. Tylor (1832-1917)

Quacchero benestante, cresciuto in piena epoca vittoriana, studioso per lunghi anni all’università di Oxford.

La sua opera più importante è “Cultura Primitiva” del 1871.

In quest’opera è contenuta la prima definizione di cultura antropologica. Secondo Tylor la cultura è:

  • Un qualcosa che possiedono tutti i popoli, ogni uomo è portatore di cultura non è necessariamente patrimonio di conoscenze dell’uomo istruito (distinzione tra uomo colto e incolto).
  • Si tratta di un insieme complesso di elementi che include tutte le manifestazioni dell’uomo in quanto membro di un gruppo sociale (conoscenze, credenze, arte, cultura, morale).
  • La cultura è acquisita e non ereditata biologicamente come le caratteristiche somatiche. Si fa distinzione tra razza (caratteristiche somatiche) e cultura (comportamenti appresi in una dimensione sociale).
  • La cultura è condivisa, non riguarda solo il singolo individuo, ma possiede una dimensione sociale.

Come funziona il paradigma epistemologico evoluzionista?

  • La cultura umana è unica, e si è sviluppata nel tempo seguendo presso tutti i popoli la stessa sequenza di sviluppo.
  • I vari popoli percorrono nel loro cammino evolutivo una sequenza di stadi culturali fissi che li porta dalla selvatichezza alla civiltà, rappresentata dalla società inglese di fine ‘800.

Le differenze culturali sono date dai diversi stadi raggiunti dalle società nel loro cammino di sviluppo.

Analogia epistemologica dell’uniformismo = la cultura ovunque progredisce attraverso una serie di stadi fissi di sviluppo. In questo caso c’è una sola legge (il progresso) che guida tutti i fenomeni culturali.

  • Considerando l’unicità della cultura umana, tutte le culture umane possono essere comparate tra di loro.

Il progetto dell’antropologia evoluzionista era quello di ricostruire, grazie ai dati forniti dalle osservazioni sui popoli selvaggi, primitivi e barbari, delle sequenze di sviluppo o di progresso cercando di individuare quell’elemento che, risultando presente in tutte le culture, consentiva di determinare la sequenza dello sviluppo dell’elemento prescelto.

Gli evoluzionisti cercarono di decontestualizzare i dati etnografici.

Tra questi elementi ci sono le sopravvivenze = credenze, idee, pratiche, processi che sono stati conservati per abitudine in uno stato della società diverso da quello in cui sono nati.

Rilevare una sopravvivenza voleva dire poter risalire all’epoca in cui quell’idea o pratica aveva un significato, e quindi poter comprendere lo stadio di sviluppo culturale precedente a quello attuale.

  • L’obiettivo dell’antropologia è quello di formulare delle leggi generali grazie alla comparazione su larga scala.

Paradigma nomotetico = una sola legge governa tutti i fenomeni culturali.

Capitolo 3

Lewis Henry Morgan (1818-1881)

Avvocato americano, sostenitore degli interessi degli indiani irochesi all’interno del problema indiano degli Stati Uniti di metà ottocento (= l’opinione pubblica americana aveva una duplice visione dell’Indiano: nemico per le questioni interne, dall’altra parte necessario per sostenere la nazione americana nei confronti dell’oppressione europea). Morgan voleva dimostrare la legittimità della cultura indiana di fronte a quella americana e i motivi per cui questa dovesse essere ritenuta degna di rispetto.

Nel 1877 pubblicò “La società antica” in cui formulò uno schema evolutivo della storia delle società umane. Distingue tre stadi:

  • Selvaggio
  • Barbaro
  • Civile

E li suddivide a loro volta in tre gradi:

  • Antico
  • Medio
  • Recente

Questa periodizzazione trovava espressione nelle invenzioni e nelle scoperte che rappresentavano il diverso grado di progresso caratteristico di ciascuna fase storica.

  • Stadio selvaggio antico: invenzione del linguaggio
  • Stadio selvaggio medio: uso dell’ascia
  • Stadio selvaggio recente: invenzione dell’arco e della freccia
  • Stadio barbaro antico: invenzione della ceramica
  • Stadio barbaro medio: invenzione allevamento, coltivazione, irrigazione
  • Stadio barbaro recente: lavorazione del ferro
  • Stadio civile antico: invenzione della scrittura
  • Stadio civile medio: invenzione polvere da sparo, bussola, stampa
  • Stadio civile recente: invenzione industria

Un esempio di ricerca di antropologia evoluzionista lo si ritrova nello studio di parentela di Morgan.

I primi studi relativi al sistema di parentela indiani si trovano nell’opera “La lega degli irochesi” del 1851. Osservò che le sei nazioni irochesi erano tutte in relazione tra di loro attraverso una complessa rete di rapporti di parentela. Ognuna di queste nazioni era divisa in un certo numero di tribù ognuna con un nome di animale, le tribù con lo stesso nome anche se di nazioni diverse si consideravano discendenti di un antenato comune perciò fratelli tra di loro.

Inoltre, notò che gli Irochesi chiamavano i parenti in modo diverso rispetto a quello utilizzato dai popoli civilizzati: un individuo chiamava il fratello di suo padre “padre” e la sorella di sua madre “madre”. I figli del fratello del padre e quelli della sorella della madre si rivolgevano l’un l’altro chiamandosi “fratello” e “sorella”.

Nell’opera “Sistemi di consanguineità e di affinità della famiglia umana” del 1871, distingue due grandi sistemi di parentela sulla base del diverso modo di nominare parenti:

  • Sistemi classificatori = come quello degli irochesi, tipici di un’organizzazione sociale basata sui rapporti di parentela. I parenti consanguinei in linea collaterale non vengono terminologicamente distinti da quelli in linea diretta.
  • Sistemi descrittivi = come quello dei popoli europei, di una società fondata su rapporti di tipo politico. I parenti consanguinei in linea collaterale vengono distinti da quelli in linea diretta.

Basandosi su questa ricerca e in accordo con il paradigma evoluzionista, Morgan arriva alla conclusione che il progresso dalle barbarie alla civiltà è consentito dal passaggio da un sistema di parentela classificatorio ad uno descrittivo basato sul matrimonio e sui rapporti politico-territoriali.

Limite principale degli evoluzionisti = la scelta di un fattore uguale tra tutte le società come criterio assoluto di valutazione nella classificazione delle culture secondo un parametro evolutivo. Inoltre, l’ordine della scala del progresso veniva scelto in maniera arbitraria dagli studiosi senza utilizzare prove vere e proprie.

Progresso e sviluppo

Antropologi dello sviluppo

Mettono in discussione il concetto stesso di sviluppo, proponendo una valutazione critica dei contesti culturali e storici nei quali è apparso.

Serge Latouche

Latouche sostiene, in un volume di fine ‘900, che lo sviluppo è l’occidentalizzazione del mondo, l’imposizione di una logica estranea a quella africana. Per risolvere i problemi dell’Africa bisognerebbe mettere in discussione i valori come il progresso, il dominio della natura, la razionalità quantificante.

Quindi, per aiutare qualcuno è essenziale iniziare con avere qualcosa da chiedergli. Ad esempio, in Africa ci sono elementi di cui noi occidentali siamo poveri: esperti di rapporti armoniosi tra uomo e natura che potrebbero farci uscire dalla crisi ecologica o specialisti dei rapporti sociali che potrebbero aiutarci con problemi nel sociale. Il concetto è quello di mettere in discussione prima noi stessi e le nostre abitudini materialiste, economicistiche che potrebbero distruggere il pianeta.

  • Sovversione cognitiva: vedere le cose con un altro punto di vista (sopravvivenza, resistenza, dissidenza).
  • Decrescita: abbandonare il concetto di crescita con l’unico fine del profitto (progetto etico, locale e di giustizia sociale).

La società che si basa sulle 8 R:

  • Rivalutare il vecchio sistema di valori
  • Ridefinire un nuovo sistema di valori
  • Ristrutturare il sistema di produzione e i rapporti sociali in relazione al nuovo sistema di valori
  • Rilocalizzare la produzione e la gestione della politica
  • Ridistribuire tra nord e sud le ricchezze e l’accesso al patrimonio naturale
  • Ridurre l’impatto dei consumi sulla biosfera
  • Riutilizzare oggetti e beni d’uso
  • Riciclare gli scarti incomprimibili delle nostre attività

Nel sud del mondo è necessario ricreare un legame con tradizione, la storia interrotta dalla colonizzazione e dall’imperialismo.

Antropologi nello sviluppo (Kilani)

I progetti devono essere culturalmente appropriati, quindi i poveri devono partecipare attivamente ai programmi se si vuole che questi abbiano un margine di successo. L’obiettivo è quello di trasformare le pratiche di sviluppo dall’interno.

Antropologi oltre lo sviluppo (Malighetti)

Sostengono che non ci sia un’unica visione del mondo, quella sostenuta dallo sviluppo, ma valorizzano le resistenze locali ai tentativi egemonici di imporre un’unica visione del mondo.

Capitolo 8

Antropologia americana

Per la civiltà americana il primitivo è un fatto di esperienza e non un oggetto di sfruttamento a distanza come per gli europei. La caratteristica fondamentale dell’antropologia americana è l’empirismo etnologico = lo studio diretto delle culture indiane in degrado.

L’antropologia americana si fonda su basi teoriche più rigorose rispetto a quella evoluzionista, e questo avrà degli effetti duraturi sull’intera tradizione antropologica statunitense.

Franz Boas (1858-1942)

Nato e formatosi in Germania, studiò geografia, fisica e matematica. Venne indirizzato agli studi antropologici grazie ad una spedizione come geografo alla baia di Baffin tra gli Inuit alla fine dell’800.

Nel 1886 si trasferisce negli USA e inizia una serie di ricerche sugli indiani della costa nord-ovest, in particolare sugli indiani-Kwakiutl.

Nel 1889 gli venne affidata la cattedra di antropologia alla Columbia University.

La sua attività di ricercatore fu incentrata principalmente sulle lingue indiane americane che sentiva in rapida estinzione. Scrisse 700 articoli e 6 volumi, fondò società scientifiche e una scuola di ricercatori.

Il suo metodo di lavoro si basava sempre su dati raccolti in prima persona.

Una delle sue opere più importanti è “I limiti del metodo comparativo dell’antropologia” del 1896, dove critica apertamente il metodo comparativo evoluzionista e enuncia i principi generali del metodo storico.

La teoria evoluzionista tenta di costruire una storia uniforme dell’evoluzione della cultura supponendo che tratti culturali simili tra popoli molto distanti sarebbero apparsi indipendentemente senza alcune origini comuni. Questo significa che gli stessi fenomeni etnologici sono sempre dovuti alle stesse cause, ma per confutare questa teoria Boas produsse una serie di esempi riguardo alla possibile origine differente che fenomeni culturali simili potevano avere in contesti culturali differenti.

Ad esempio la società totemica può svilupparsi da diverse cause:

  • Riunione di clan precedentemente separati
  • Scissione di numerose tribù in segmenti

In questo caso, lo stesso fenomeno etnologico è il prodotto di cause differenti.

Totem = elemento naturale considerato lo spirito custode del clan.

Clan = gruppo sociale che riconosce un progenitore comune.

Secondo Boas l’obiettivo principale dell’etnografia è quello di conoscere le caratteristiche storiche che hanno determinato alla formazione di tratti culturali tipici di una certa popolazione (= metodo storico o particolarismo storico).

Gli evoluzionisti hanno cercato di ricreare uno schema fisso dell’evoluzione basandosi su prove empiriche insufficienti, mentre Boas sostiene che il metodo migliore è quello di ricostruire l’iter storico unico e particolare facendo delle ricerche sul campo di tipo etnografico presso popoli non occidentali.

Per quanto riguarda la comparazione, Boas non la esclude, ma deve essere limitata geograficamente.

Come funziona il paradigma epistemologico del particolarismo storico?

  • Raccolta dei dati di prima mano tramite informatori (= membro della comunità studiata che diventa un interlocutore dell’antropologo, fornisce interpretazioni fondamentali durante la ricerca sul campo, agisce da mediatore culturale)
  • Studio approfondito di una cultura analizzandone l’iter storico
  • Comparazione limitata ai contesti vicini
  • Generalizzazione come idea limite a cui tendere

Un esempio di analisi di un fenomeno culturale secondo una prospettiva particolarista la si ritrova nell’opera “L’organizzazione sociale e le società segrete degli indiani Kwakiutl” del 1897. Alla fine dell’800 Boas condusse una ricerca tra i gruppi indiani della costa americana del pacifico occidentale avvalendosi della collaborazione dell’informatore indiano George Hunt.

Durante questa ricerca l’antropologo studiò il fenomeno del potlatch (= deriva dal gergo Chinook una lingua franca usata per il commercio di pellicce). Si tratta di un insieme di pratiche rituali diffuse tra le popolazioni native della costa della Columbia britannica e sull’isola di Vancouver:

  • L’ospite che organizzava la cerimonia (di maggior prestigio) invitava membri di altri gruppi parentali o altri villaggi e per alcuni giorni li nutriva e offriva loro dei doni
  • La distribuzione dei doni avveniva secondo distinzioni di rango
  • Poteva prevedere anche la distruzione di grandi beni di uso comune o prestigio
  • Si tratta di un’occasione di consumo catartico finalizzato all’affermazione del proprio prestigio
  • Si tratta di un meccanismo attraverso il quale vengono sottratti al processo riproduttivo delle società dei beni che provocherebbero un alteramento del sistema e della struttura dei rapporti di potere

Secondo Boas l’unico modo per avvicinarsi allo studio dell’uomo è il metodo etnografico, il che lo ha portato ad elaborare tre riflessioni:

  • Contro ogni tipo di determinismo =

Determinismo ambientale

Spesso forme culturali di popolazioni viventi nello stesso tipo di ambiente mostrano differenze.

Determinismo economico

L’economia fa pressioni su culture già esistenti non è essa a plasmarle.

Determinismo biologico

I membri della maggioranza delle razze posti in una data civiltà possono diventarne partecipi. Questo lo ribadisce anche nel libro “La mente dell’uomo primitivo” del 1911 in cui sostiene la mancanza di relazioni tra cultura e razza.

  • Nel “Manuale delle lingue dei nativi americani” del 1911, Boas sostiene che è indispensabile conoscere la lingua del popolo per condurre una ricerca sul campo, partecipano alla vita quotidiana degli indigeni.

Grazie a questa necessità

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofftt di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Biscaldi Angela.
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