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Storia della psicologia

Il primo a studiare in modo medico che il cervello è alla base dei comportamenti è Ippocrate. Quindi già nel 460 a.C. circa inizia la linea di pensiero per cui i nostri sentimenti ed i nostri pensieri si formano nel cervello e poi si manifestano con i nostri comportamenti. Con Ippocrate scompare il riferimento all’intervento divino riguardo le malattie, che vengono viste come disfunzioni organiche, infatti Ippocrate è considerato il fondatore della medicina razionale.

Anche con Galeno, nel 150 d.C. circa, abbiamo dei grandi passi avanti: inizia a considerare il cervello come sede delle funzioni cognitive, e secondo lui il cervello riceveva l’informazione proveniente dall’esterno attraverso il fluido presente nei nervi, infatti iniziò a teorizzare una specie di sistema nervoso. Le prime conferme però le abbiamo molto tempo dopo: alla fine del ‘700 il cervello, infatti, era stato dissezionato in ogni sua parte e la sua anatomia era stata descritta in modo dettagliato.

Nel 1861 si arriva alla prima dimostrazione che le funzioni cerebrali hanno una localizzazione all’interno del cervello, in particolare la funzione studiata da Paul Broca è quella del linguaggio. Broca, infatti, la individua nel cervello di un paziente, il quale aveva una lesione nell’area temporale che gli impediva di parlare e per vent’anni aveva pronunciato solo due sillabe “tan tan”.

Un altro dei più importanti studi nella storia della psicologia è stato effettuato sul paziente HM. HM, infatti, a causa di diversi focolai epilettici, ha dovuto asportare da entrambi i lati delle porzioni di cervello, da quel momento in poi non soffrì più di epilessia ma non aveva neanche più le facoltà della memoria a breve termine, quindi ricordava tutto fino al giorno prima dell’asportazione. HM morì nel 2008, ma dal giorno dell’asportazione (1953) fino alla sua morte dedicò la sua vita alla scienza.

Contributo di Darwin

Darwin era un biologo naturalistico, che fu chiamato da un capitano di una flotta inglese per partire per una spedizione cartografica di cinque anni intorno all’America Meridionale. Darwin quindi si imbarcò con lui nel 1831 e passò 5 anni a prendere appunti su tutte le sue osservazioni. Nel 1836 quando torna in Gran Bretagna capì che esistevano molte specie diverse ma con caratteristiche molto simili tra loro, origine della specie all’ambiente dove si trovavano. Nel 1859 pubblica l’origine della specie dove teorizza l’evoluzione, arrivando alla conclusione che tutti gli esseri viventi sono sottoposti a cambiamenti nel tempo che li rendono più adattabili all’ambiente in cui si trovano.

Solo all’inizio del XX secolo si ha una conferma scientifica grazie alle scoperte della genetica mendeliana. Darwin teorizzò anche che le espressioni tra animali e uomo sono molto simili, poiché anch’esse, proprio come alcuni tratti fisici, sono risposte adattative.

Scoperte sul neurone

Il neurone è stato possibile iniziarlo ad osservare nel 1800 grazie al microscopio, ma è nel 1873 che abbiamo una vera rivoluzione in questo senso, infatti Camillo Golgi scoprì un metodo di colorazione che riusciva a farci vedere i tessuti nervosi, e con questa colorazione non riesce a colorare tutti i tessuti, ma solo una parte randomica, e proprio per questo si inizia a vedere meglio e con più chiarezza. Infatti, fino a quel momento i neuroni si vedevano come una grande macchia nera.

È stato scoperto successivamente che la corteccia cerebrale si sviluppa nel periodo post-natale ed il numero di neuroni di un individuo dipende dall’esperienza che viene fatta proprio in questo periodo, infatti, se un neurone non viene stimolato con il tempo si contrarrà fino ad andare incontro all’apoptosi, al contrario, se un neurone viene stimolato nel periodo di formazione della corteccia resterà più saldo. Noi nasciamo quindi con molti più neuroni di quanti ne abbiamo bisogno, proprio per dare spazio all’ambiente di stabilire quali neuroni useremo e quali non servono e possono fare apoptosi.

A prova di questa teoria, due studiosi hanno analizzato il sistema visivo di un gattino durante il periodo di sviluppo della corteccia visiva suturandogli le palpebre; una volta finito questo periodo di sviluppo, togliendo le suture del gattino agli occhi, questo è rimasto cieco. Al contrario, se la sutura la faccio una volta superato questo periodo critico di sviluppo e la mantengo per lo stesso tempo, una volta riaperti gli occhi il gattino ci vede ancora.

Sensazione e percezione

Sensazione

La sensazione è il processo con il quale entriamo in contatto con il mondo esterno, la percezione invece è il significato che noi diamo a questi stimoli esterni. Sensazione= effetti immediati prodotti dai segnali che provengono dall’esterno sui nostri recettori sensoriali. I nostri recettori però hanno un range limitato di segnale ricevuto, ad esempio vediamo solo alcune lunghezze d’onda di luce, e sentiamo i suoni solo di alcune frequenze. Quindi solo alcuni stimoli sono in gradi di attivare i nostri sistemi di recezione.

Percezione

La percezione è il processo attraverso il quale le informazioni che abbiamo raccolto vengono organizzate in cose che hanno un significato per il soggetto. È composta da tre fasi:

  • Trasformazione: In cui gli stimoli vengono trasformati cin segnali elettrochimici.
  • Unificazione: Unione di stimoli diversi per dare un senso concreto, ad esempio se ti parlo di una cosa e intanto la guardi.
  • Interpretazione: I segnali trasformati ed unificati devono prendere un significato. Proprio in questa fase di interpretazione vengono effettuate le illusioni ottiche. Infatti, la nostra mente quando il nostro cervello riceve informazioni che non capisce o che non sono nei nostri standard, cerca di correggere quello che vediamo.

Su questo aspetto è stato fondato uno dei più importanti test psicologici della storia: il test di Rorschach. Rorschach è stato uno psicologo che ha formato queste tavole dalle cui interpretazioni imparò a riconoscere degli aspetti caratteriali e delle personalità delle persone a cui le sottoponeva. Lo psicologo si basa quindi sul modo in cui il cervello del paziente rispondeva a delle mappe senza senso, e cercava di attribuirgli quindi un significato.

Gli organi di senso in generale si maturano già verso i 4-5 mesi di vita, in questo momento il bambino è in grado già di percepire ma non di elaborare. Se dai primi mesi di vita però il bambino non avesse stimolazioni gli organi non maturerebbero in modo corretto, proprio perché essi maturano in base agli stimoli che arrivano nella fase di formazione dell’area della corteccia cerebrale corrispondente.

Schema delle sensazioni

Qualsiasi tipo di sensazione segue uno schema predefinito:

  • Stimolo dal mondo esterno
  • Organo sensoriale lo riceve attraverso i recettori
  • Trasporto informazioni al cervello dove verranno elaborate

Vista

Nel caso della vista, lo stimolo è ovviamente la luce (onde elettromagnetiche), e l’organo sensoriale corrispondente è la retina, che si trova nell’occhio, inoltre la prima area del cervello che riceve questa informazione è la corteccia visiva, la quale si trova nella porzione occipitale. Gli umani in ogni caso non percepiscono tutti gli stimoli visivi, ma solo quelli con lunghezze d’onda comprese tra i 370 ed i 760 nm, non vedendo quindi i raggi X o gli UV, ad esempio, o le onde radio e gli infrarossi; ci sono invece animali che sono in grado di vedere ciò che noi non riusciamo. In questa fascia (370-760) ogni lunghezza d’onda per noi corrisponde ad un colore, ad esempio al 370 troviamo il blu e al 760 il rosso.

L’occhio ha una due lenti, le quali ci permettono di mettere a fuoco, la cornea ed il cristallino. L’iride è invece una membrana muscolare, che funge da diaframma facendo allargare o stringere la pupilla (foro all’interno dell’iride) dipendentemente dalla quantità di luce che deve entrare, e la retina invece è il punto in cui la luce viene trasformata in impulsi elettrici i quali arriveranno al cervello attraverso il nervo ottico. Sulla retina troviamo i coni ed i bastoncelli ci sono nello specifico i recettori ottici, la loro parte più esterna viene colpita dalla luce e all’interno di essi avviene la trasduzione del segnale. I coni ci permettono di vedere nell’ambiente diurno, ed i bastoncelli servono principalmente per quando c’è poca luce, di conseguenza abbiamo più coni che bastoncelli essendo animali diurni.

La macchia cieca, detta anche disco ottico, è una zona in cui il nervo ottico esce dalla retina e iniziano le fibre che collegano l'occhio al cervello. In questa piccola parte dell'occhio non sono presenti i fotorecettori, le cellule sensibili alla luce, che sono i coni ed i bastoncelli, e di conseguenza non c'è alcuna possibilità di visione. Il nostro cervello infatti quando ci troviamo sulla macchia cieca tende ad unificare i contorni di questa macchia, così da far sparire tutto ciò che ci vada dentro senza però lasciarci un "vuoto", lo riempie inventando quindi la cosa più semplice che potrebbe esserci.

Nei nervi ottici l’immagine, che viaggia capovolta, arriva alla prima stazione che è il “chiasma ottico”, qui i nervi ottici si intrecciano facendo arrivare all’emisfero sx le informazioni provenienti dalla retina dx e viceversa. In base inoltre al tipo di informazione che sta viaggiando (inclinazione, colore, movimento…) varia anche l’area precisa della corteccia che la riceve. Inoltre, è suddivisa in due porzioni, la primaria e la secondaria, dove si sussegue l’arrivo e l’elaborazione delle informazioni. Nel cervello, attraverso il sistema d’equilibrio dell’orecchio, le informazioni vengono anche rimesse al loro posto.

Quindi dalla percezione alla visione ci sono una serie di processi mentali inconsapevoli che ci fanno mettere in dubbio se la realtà coincida con la nostra percezione di essa. Probabilmente si per la maggior parte delle volte, ma in altre invece siamo consapevoli che il nostro cervello lavora indipendentemente dalla nostra consapevolezza. Sulle illusioni ottiche però c’è ancora molta confusione per via delle differenti teorie.

Quando riceviamo una sensazione di qualsiasi tipo la elaboriamo applicando dei modelli che abbiamo acquisito con l’esperienza che ci siamo creati dalla nascita ad oggi, applicando le regole apprese e facendo correzioni (es punto cieco che riempie l’immagine). Quando la percezione crea divergenze dalla realtà abbiamo il fenomeno delle illusioni ottiche. Queste possono essere: fisiologiche, che dipendono dal funzionamento dell’organo in sé, psicologico, che si realizzano nel processo di elaborazione della visione nel cervello, e cognitive, che si manifestano a valle della visione e dell’elaborazione.

Principi delle illusioni ottiche

Le illusioni ottiche sono fondate su dei principi base:

  • La vicinanza: Gli oggetti che si trovano vicini tendiamo a raggrupparli insieme.
  • La somiglianza: Gli oggetti che si assomigliano tendono ad essere raggruppati ed essere percepiti insieme.
  • Buona continuazione: Linee e segmenti discontinui ci inducono a farceli vedere continui.
  • Pregnanza: Rilevanza dell’informazione.
  • Destino comune.
  • Chiusura: Essendo abituati a figure chiuse (come per le linee discontinue) tendiamo a chiudere le figure dandogli un contorno.
  • Esperienza precedente.

Le illusioni si dividono in due macrocategorie: le distorsioni dimensionali e quelle formali. Nelle distorsioni dimensionali si applicano perché siamo inconsciamente abituati a ragionare per prospettiva. Ad esempio, nell’illusione di Delboeuf si nota come a parità di dimensioni, due cerchi, possano sembrare più grandi o più piccoli a seconda del cerchio che lo circonda. Quelle formali invece sono quando abbiamo elementi di disturbo o sfasatura delle figure. Ad esempio, queste sono l’illusione di Orbison e quella di Hering. Nella prima le rette convergenti creano una deformazione del quadrato e del cerchio sovrastanti, e nella seconda sono i cerchi concentrici a far percepire un’incurvatura dei lati del quadrato.

Un altro tipo di illusione sono le illusioni fluttuanti, dove se vediamo un’immagine che può essere percepita in due modi il nostro cervello sceglie di vederne solo uno, possiamo al massimo passare dall’una all’altra il più rapidamente possibile, ma non percepire due cose diverse dalle stesse linee in contemporanea.

Uno dei padri delle illusioni ottiche nell’arte è ovviamente Maurits Escher, artista olandese, che riesce a giocare in modo paradossale con le nostre menti ed i nostri occhi.

Udito

Lo stimolo è il suono, cioè un’onda che parte da un oggetto che vibra e si propaga nell’aria circostante. L’organo sensoriale è la coclea, la quale si trova alla fine del padiglione auricolare, ed è il corrispettivo della retina per la vista. Il punto di arrivo nel cervello è la corteccia uditiva, primaria e poi secondaria. Come per la vista anche qui abbiamo dei limiti che possiamo percepire noi umani, l’orecchio umano infatti è sensibile dai 30 ai 20000 Hz. Quindi gli ultrasuoni (>20000 Hz) e gli infrasuoni (<30 Hz) non li percepiamo.

L’orecchio ha una conformazione tale da poter amplificare i suoni, si divide in orecchio esterno, medio ed interno. Quello esterno è composto dal padiglione auricolare, che raccoglie le vibrazioni e le porta nel canale uditivo esterno, dove arriveranno al timpano, dal quale inizia l’orecchio medio. L’orecchio medio è quindi formato dal timpano e dal martello, l’incudine e la staffa. Questi fanno da ponte tra il timpano e l’orecchio interno. Il timpano viene mosso da onde, che passano poi per il martello, l’incudine e la staffa fino ad arrivare all’orecchio interno, nella finestra ovale. La finestra ovale è una membrana molto simile al timpano in struttura e funzione, infatti serve da tramite per le vibrazioni tra la staffa e i liquidi labirintici che si trovano nella coclea. La coclea è quindi un canale a forma di chiocciola riempito di liquido, e questo liquido quando si muove fa muovere anche delle piccole ciglia che trasformano le vibrazioni in impulsi elettrici che tramite il nervo uditivo vengono portate al cervello.

Gusto

Lo stimolo di questo senso sono i sapori, il suo organo sensoriale sono i calici gustativi, e sono situati nella lingua, nel palato, nella faringe e nella laringe, le aree del cervello deputate all’elaborazione di queste informazioni sono l’area gustativa primaria e secondaria.

Noi esseri umani ci siamo evoluti come animali onnivori, ma con delle preferenze gustative innate verso ciò che reputiamo genuino, come le cose contenenti molti zuccheri, e con disprezzo verso le sostanze acide che ci riportano verso le sostanze nocive come sapore. Nonostante queste direzioni di base, noi possiamo cambiare le nostre preferenze alimentari, fino a mangiare tutto, basta che ci abituiamo a quel sapore per far sì che ci piaccia. I sapori fondamentali sono 4: il dolce, l’amaro, il salato e l’aspro ma l’unicità di un sapore è data anche alle combinazioni con gli odori, le consistenze e le temperature.

I nervi cranici sono 12, e dipendentemente dalla porzione di lingua che riceve l’informazione, esse viaggiano nel settimo, nel nono e nel decimo nervo principalmente.

Olfatto

Lo stimolo olfattivo sono ovviamente gli odori, il loro organo sensoriale sono i recettori olfattivi e al cervello l’informazione è elaborata nella corteccia olfattiva primaria e secondaria, le quali fanno parte della corteccia orbito frontale. Gli odori sono tra l’altro i migliori impulsi per i ricordi, infatti dal punto di vista emotivo gli odori sono i sistemi di sensazione e percezione più importanti. L’apparato olfattivo tra le altre cose si trova incorporato in un organo che principalmente serve alla respirazione meccanica. Nel naso sono inoltre presenti delle creste chiamate turbine che servono proprio, attraverso a delle piccole turbolenze, di far in modo che tutte le cellule odorose entrino in contatto con la fessura olfattiva. Attraverso la fessura olfattiva si giunge su una membrana mucosa gialla detta epitelio olfattivo. Questo è posto all’apice della cavità e su questo epitelio troviamo i recettori olfattivi. Questi recettori a differenza degli altri non hanno una protezione, perché sono i più lenti.

Sistema somatosensoriale

I recettori sensoriali sono di diversa natura dipendentemente dallo stimolo:

  • Chemiocettori, di sostanze chimiche
  • Fotocettori, recettori segnali elettromagnetici
  • Termocettori, della temperatura
  • Meccanocettori, pressione o movimento meccanico
  • Nocicettori, del dolore

Attraverso un’osservazione su gatti e scimmie scoprirono che toccando un punto della superficie corporea si registrava una risposta in una determinata area del cervello, questa risposta la chiamarono potenziale evocato (=segna elettrico derivato dall’attività dei recettori).

Walter Penfield effettuò i primi studi sul potenziale evocato con gli esseri umani: durante interventi in anestesia locale su pazienti affetti da epilessia, lui stimolava la superficie della corteccia primaria sensoriale chiedendo ai pazienti cosa sentissero (sensazioni tattili, pressioni, etc.). In questo modo Penfield riuscì a tracciare una mappa della rappresentazione neurale del corpo sulla corteccia somatosensoriale, e questa mappa venne chiamata l’homunculus somatosensoriale. L’homunculus è quindi una mappa della rappresentazione delle diverse parti del corpo della corteccia S1, e dove la percezione sensoriale è più precisa.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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