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Introduzione e argomenti generali

Modulo 1: di che cosa si occupa la psicologia dello sviluppo?

Sviluppo globale dell’essere umano in tutte le sue caratteristiche e funzioni, le motorie, ——> competenze linguistiche, percettive, emotive ecc.

Lo studio di tali competenze non è di tipo teorico/filosofico, bensì pratico ——-> quando compaiono le competenze, tappe principali dello sviluppo rispetto a determinate competenze.

Conoscere lo sviluppo tipico ci consente di verificare la presenza o meno di un disturbo dello sviluppo.

Si occupa delle teorie del perché, del come e del quando vengono acquisite le competenze ——> perché, come, quando.

Definizione

La psicologia dello sviluppo si occupa di studiare e comprendere i cambiamenti che si verificano nei comportamenti e nelle diverse competenze con il procedere dell’età.

Ciò che analizza è dunque la trasformazione dell’essere umano: l’età evolutiva è difatti un periodo di trasformazione delle diverse competenze.

  • Si concentra, soprattutto, sulle tappe di sviluppo che vanno dalla nascita fino all’adolescenza (0-18 anni), anni centrali per lo sviluppo delle diverse acquisizioni motorie, prassiche, linguistiche, cognitive, affettive, interattive, etc. e, quindi, per la costruzione della persona.
  • Si tratta in realtà di una convenzione con la quale si ritiene che a 18 anni si entri nella vita adulta, in realtà non è così. Si è visto che in termini evolutivi di sviluppo delle competenze, l’adolescenza si protrae al di sopra dei 24 anni.
  • Difatti fino ai 20 il cervello è ancora in fase di maturazione; ciò è stato dimostrato da studi effettuati su adolescenti tra i 16 anni per vedere cosa accade al SNC in seguito all’assunzione di droghe: si è visto che assumere determinate sostanze in questa fascia d’età comporta dei danni molto gravi al SNC.

È importante:

  • Conoscere le tappe principali di acquisizione delle diverse competenze; tra le più importanti vi è la rappresentazione mentale dell’oggetto (Piaget, 18/24 mesi): avere in mente l’oggetto in assenza dell’oggetto. Ciò significa che il bambino passa da una fase evolutiva ad un’altra.
  • Oggetto ≠ tutto ciò che si trova al di fuori della persona ——-> Età di sviluppo: ciò che il bambino riesce effettivamente a fare; la sua età “reale” ——-> Età cronologica.
  • Esse si possono sovrapporre, per cui non vi sono difficoltà; tuttavia se una delle due prevale sull’altra, o è presente un ritardo, oppure alcune capacità risultano essere più sviluppate.
  • Avere in mente che il bambino e l’adolescente vivono in una società complessa e sono sottoposti a numerosi stimoli ambientali.
  • Sapere che le nostre conoscenze sono il risultato di studi e ricerche scientifiche svolte.
  • Riconoscere le teorie ancora valide da quelle superate ma importanti storicamente e culturalmente.

Inquadramento storico

In passato ——> il bambino veniva percepito come un adulto in miniatura, quindi con capacità, competenze, ma anche diritti e doveri, simili a quelle dell’adulto.

I primi studi sullo sviluppo risalgono a fine 800 e inizio 900, grazie ai quali il bambino e l’adolescente iniziano ad essere pensati e studiati in modo completamente diverso.

Viene difatti evidenziata l’importanza di esperimenti e osservazioni attendibili, nonché inizia a delinearsi l’idea che l’infanzia è una fase dello sviluppo con caratteristiche proprie, esigenze e, soprattutto, che deve essere tutelata.

In Italia, nel 1907, Maria Montessori, prima donna a laurearsi in medicina in Italia, fonda la prima “casa dei Bambini” ——> centralità del bambino nel contesto educativo: in altri termini, non una scuola per i bambini ma una scuola dei bambini, all’interno delle quali si inizia a osservare, descrivere e valutare lo sviluppo delineando quello che è diventato un vero e proprio metodo che ha avuto un enorme successo, ancora oggi applicato, seppure con qualche cambiamento.

N.B.

  • I bambini di oggi sono esposti a stimoli impensabili fino a pochi anni fa, ad es. alla tecnologia digitale utilizzata sia in termini ludici sia di apprendimento.
  • Conoscere quelli che sono i giochi, i film o i cartoni che “sono di moda” è una parte importante della preparazione di chi lavora con i bambini e non deve essere trascurata.
  • Avere in mente che il bambino/adolescente è “il protagonista della storia” e, pertanto, siamo noi che dovremmo adattarci a lui e trovare il modo più congruo per poter interagire correttamente a seconda di quello che è l’obiettivo del nostro lavoro, osservativo e/o valutativo e/o di supporto psicologico etc., e non viceversa.

Dunque...

Lo studio della psicologia dello sviluppo riguarda l’individuo nel periodo che va dalla nascita all’adolescenza. Tuttavia i cambiamenti che riguardano i primi anni di vita sono così tanti e così significativi che la maggior parte dei ricercatori preferisce concentrarsi sulla fascia di età zero-diciotto anni.

È stato dunque necessario fare una divisione per periodi evolutivi, svolta per fasce d’età: a seconda del periodo evolutivo ci aspettiamo la presenza o meno di determinate competenze specifiche.

Per convenzione i periodi evolutivi sono quattro.

Prima infanzia

Prima infanzia: questa fase dello sviluppo si caratterizza per una serie di acquisizioni che riguardano l’area motoria, percettiva, interattiva, comunicativa e simbolica. In questo periodo il bambino passa da una totale dipendenza dall’adulto a una iniziale autonomia.

Esplorando il bambino riceve maggiori stimoli che gli permettono di apprendere, iniziando così ad interagire maggiormente con l’ambiente circostante.

Esiste una variabilità inter-individuale: ossia un margine di tolleranza nell’acquisizione delle competenze che rientra sempre nello sviluppo fisiologico tipico. Tale margine varia a seconda della competenza/sotto-competenza. Si rifà ai tempi e modi di una competenza:

  • Inter-individuale: riguarda l’acquisizione di competenze in due individui diversi: Gloria ha iniziato a camminare a 12 mesi, mentre Marco a 15 mesi.
  • Intra-variabilità: riguarda l’acquisizione di competenze nello stesso individuo; ad esempio, intorno ai 4 anni il bambino dovrebbe acquisire la teoria della mente, ma non è detto che ciò avvenga esattamente il giorno del suo 4° compleanno. Può dunque accadere che il bambino abbia rispettato l’appuntamento evolutivo ma la competenza di riferimento si è sviluppata più tardi ——> sviluppo di alcune competenze più tardivo e di altre più precoce.

Appuntamenti evolutivi ——> tappe attese: associare un tempo all’acquisizione di determinate competenze. Crisi evolutiva non è sinonimo di disturbo.

Seconda infanzia

Seconda infanzia: fase in cui il bambino espande e arricchisce le proprie capacità nei diversi ambiti e diventa progressivamente più autonomo e autosufficiente.

In questo periodo si pongono le basi per lo sviluppo successivo di competenze fondamentali per l’apprendimento della letto-scrittura e del calcolo, i cosiddetti prerequisiti.

Si tratta di un periodo molto importante in quanto viene acquisito stabilmente ciò che è stato appreso durante la prima infanzia, oltre che andare incontro a nuovi contesti (scuola).

Il bambino trova condizioni sociali diverse: più situazioni il bambino vive, più apprende.

N.B. ——> La prima e la seconda infanzia vengono espresse in mesi: questo perché nei primi 3 anni di vita, la quantità di cose acquisite sono molteplici, dunque in pochi mesi il bambino cambia “drasticamente”.

Latenza

Latenza: in questa fase hanno un ruolo centrale gli apprendimenti (periodo scuola elementare); continua inoltre una progressiva specializzazione ed espansioni di capacità, ad es. quelle linguistiche complesse o di socializzazione. Per sviluppare tali competenze devono essere raggiunte una serie di capacità precedenti.

Il bambino, dunque, è ormai parte integrante del suo ambiente e quotidianamente sperimenta e utilizza le proprie abilità in situazioni diverse e con individui di diverse fasce di età, coetanei, adulti familiari, insegnanti, etc.

Risulta dunque una fase molto importante in quanto si consolida ciò che è stato osservato nei periodi precedenti: i bambini stanno sempre di più tra i loro coetanei, permettendo loro di sperimentare le proprie abilità e apprendere da diverse fonti e contesti, es. attività sportive, scout ecc. Ciò chiaramente favorisce allo sviluppo dell’autonomia (cambiarsi da soli dopo un allenamento).

Il bambino inizia inoltre a manipolare il linguaggio, il quale diventa sempre più uno strumento per interagire con gli altri. Esso aumenta sia in termini qualitativi (consolidamento di più parole), sia in termini quantitativi con un progressivo miglioramento morfo-sintattico.

A partire dai 6 anni si osservano i disturbi dell’apprendimento.

Per convenzione le diagnosi di DSA (disturbo dell’apprendimento) non possono essere fatte prima della fine della seconda elementare; per poter dire che c’è un disturbo il bambino deve essere un anno indietro alla classe frequentata.

Adolescenza

Adolescenza: in questo periodo si pongono le basi per quella che sarà la vita adulta.

L’adolescenza è un periodo estremamente complesso perché comporta trasformazioni fisiche, psicologiche e di organizzazione cognitiva. Il/la ragazzo/a si ritrova infatti a confrontarsi con un corpo completamente diverso, con una spinta all’indipendenza ma, allo stesso tempo, fa fatica a “pensarsi” e a “rappresentarsi” come un giovane adulto.

Tipico, ad esempio, nel periodo 12-14 anni è l’oscillazione tra comportamenti ancora “infantili” e altri, invece, più da adulto.

  • Le esigenze degli adolescenti sono di vario tipo: voler essere capiti e accettati dagli adulti, ma allo stesso tempo vi è l’esigenza di avere un supporto ——> dicotomia tra un comportamento e l’altro.
  • Gli adolescenti iniziano a far emergere desideri, aspirazioni e scelte proprie: cosa vogliono diventare da grandi.

In base alla fase in cui ci troviamo, ci aspettiamo lo sviluppo di determinate competenze.

Livelli di analisi delle competenze

Ogni competenza deve essere analizzata a diversi livelli.

I livelli di analisi sono:

  • Fenomenologico (quando).
  • Teorico (perché).
  • Neurobiologico (quali).

Le nostre conoscenze tuttavia non sono, ad oggi, complete per tutti i livelli di analisi. A livello neurobiologico vi sono difatti meno conoscenze, in quanto non sono stati ancora sviluppati degli strumenti così tanto sofisticati per poter spiegare le funzioni in tutte le sue caratteristiche e i cambiamenti evolutivi nei primi anni di vita.

È importante conoscere ogni singola competenza, ma allo stesso tempo, il rapporto e il significato che questa ha con tutte le altre abilità, con l’ambiente e con le caratteristiche emotive dell’individuo, in ogni fase dello sviluppo ——> analisi integrata.

Ad esempio i giochi di turnazione (nascondino) richiedono la capacità di comprendere gli altri: per cui ogni competenza ha delle ricadute sulle altre.

N.B. ——> Il termine “normale” lo possiamo utilizzare solo in senso statistico.

Principali approcci teorici

Non esiste una sola teoria che spieghi l’essere umano nel suo complesso; ognuna è legata al contesto e agli strumenti che abbiamo a disposizione.

Nel corso degli anni sono state proposte diverse teorie relative allo sviluppo dell’individuo, talvolta tra di loro discordanti:

  • Alcune ritengono centrale la base biologica nel determinare gli schemi di sviluppo; altre individuano un peso maggiore nell’ambiente; altre ancora di entrambe.
  • Alcune teorie affermano che ci sia una continuità nei processi di sviluppo, mentre altre dicono esattamente il contrario.
  • In alcuni casi viene sostenuto il ruolo dell’esperienze precoci come fattore centrale per l’acquisizione delle diverse competenze; in altri casi invece si sottolinea come siano più importanti le esperienze successive.

Non vi è dunque un solo approccio ——> è importante analizzare le diverse teorie per comprendere quali siano più valide di altre, valutando i pro e i contro di ognuna di esse.

N.B.: lo sviluppo delle competenze è il risultato di meccanismi estremamente complessi che devono, a volte, essere scomposti in forme più semplici per poter essere studiati senza però dimenticare che i diversi domini interagiscono tra di loro.

Ogni competenza è legata alle altre.

Le diverse teorie cercano di comprendere il come, il quando e il perché dello sviluppo del bambino/adolescente nella sua globalità e nelle singole funzioni.

È possibile individuare alcuni approcci teorici principali che condividono principi comuni, sebbene con alcune differenze legate alle scoperte e osservazioni dei singoli ricercatori, nello specifico:

Approccio organismico o cognitivista

Questo approccio ritiene che alla base dello sviluppo vi sia un cambiamento qualitativo, tramite la comparsa di nuove capacità o la trasformazione di capacità già presenti.

  • Rispetto al comportamentismo, i cognitivisti ritengono il bambino come un attivo costruttore delle proprie capacità e che lo sviluppo sia dovuto a influenze interne piuttosto che ai soli fattori ambientali esterni.
  • È possibile individuare, all’interno di questo approccio, tre filoni teorici principali:
  • Teoria di Piaget sullo sviluppo cognitivo.
  • Teoria cognitiva socio culturale di Vygotskij.
  • Teoria dell’elaborazione dell’informazione (HIP).

Tali teorie ritengono l’individuo come un “organismo” attivo e il cui fine è quello di realizzare le proprie potenzialità.

I cambiamenti sono alla base dei diversi comportamenti e, allo stesso tempo, i comportamenti influiscono sull’ambiente. Vi è difatti uno scambio continuo con l’ambiente ed è proprio questa interazione che porta allo sviluppo delle diverse competenze. Il bambino in qualche modo modifica l’ambiente.

Questo approccio non considera, quindi, il solo ruolo dell’ambiente e/o il solo ruolo delle capacità intrinseche ma la loro relazione e le conseguenti modificazioni che ne determinano.

Esempio: il bambino piange, per cui viene preso in braccio dalla madre ——> il pianto del bambino ha modificato l’ambiente, che in questo caso è la madre, per cui viene preso in braccio.

Per cui lo sviluppo viene ritenuto il risultato di un’interazione di fattori genetici e ambientali.

Approccio comportamentista

Secondo tale approccio, lo sviluppo viene considerato come un processo quantitativo.

Il comportamento è modellato dall’ambiente, che ne determina la natura e il ritmo delle abilità che si sviluppano.

Il bambino è un “organismo” totalmente plasmato dalle esperienze e dall’apprendimento, con capacità di apprendere illimitate.

  • Nasce nella prima metà del ‘900 grazie a studiosi come Pavlov e Watson che iniziarono a condurre osservazioni sul comportamento, prima degli animali e poi sull’uomo.

Attraverso esperimenti controllati suggerirono che lo sviluppo consiste in comportamenti osservabili e appresi attraverso l’esperienza in determinati ambienti.

Tuttavia, a volte, questo approccio molto rigido non permetteva al bambino di acquisire ed esprimere a pieno le proprie competenze.

Evoluzione del comportamentismo

Di rilievo furono gli studi di Skinner (1938) ——> condizionamento operante.

  • Lo sviluppo è una lunga sequenza di esperienze di apprendimento, simile in bambini che vivono esperienze simili.
  • Le acquisizioni sarebbero, quindi, il prodotto di fattori ambientali (condizionamento operante) e il bambino tende a riprodurre tutti quei comportamenti che hanno avuto conseguenze soddisfacenti (rinforzo positivo) ed eliminare quelli spiacevoli (rinforzo negativo).

Questa forma di condizionamento è alla base di molti comportamenti quotidiani che gli adulti hanno nei confronti dei bambini attraverso l’uso di gratificazioni/ricompensa (rinforzo positivo) o punizioni (rinforzo negativo).

Dalle teorie comportamentiste classiche un ulteriore passaggio sottolinea il ruolo, nell’apprendimento, delle funzioni cognitive ——-> non più solo l’ambiente che influenza lo sviluppo ma anche una rappresentazione cognitiva del comportamento altrui che potrà influenzare il comportamento successivo del bambino.

In questo contesto, di grande rilievo furono gli studi di apprendimento sociale svolti da Bandura.

Nei suoi lavori cerca di superare quello che è sempre stato considerato il limite delle teorie di Skinner, ossia il non prendere in considerazione le caratteristiche cognitive ed evolutive del bambino.

In altri termini, il bambino apprende anche senza il rinforzo ma, semplicemente, osservando quello che sta intorno a lui, ad esempio un certo comportamento del genitore.

Inoltre, egli crede anche in alcuni rinforzi intrinseci che non dipendono solo dall’esterno: il bambino è contento quando riesce a portare a termine un compito e quindi proverà a ripro

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher angelica.ecchioni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof Dardia Caterina.
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