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Psicologia dello sviluppo

Introduzione alla psicologia dello sviluppo

Prof. Daniela Lucangeli

Facoltà di Scienze della Formazione primaria – Unipd

La psicologia dello sviluppo è una scienza empirica che studia i processi di evoluzione individuale, sociale e di specie. In particolare, la filogenesi studia il divenire della specie; l'ontogenesi è lo sviluppo di ogni singolo individuo. Ciascuno di noi, dunque, dipende sia da fattori universali di natura biologica (filogenesi) sia da fattori individuali di natura contestuale (la mia esperienza). Il dibattito in termini scientifici riguarda il rapporto tra Nature e Nurture.

Storia e contributi di Piaget

La psicologia dello sviluppo è molto recente. Piaget è del 1950-60 ed è il padre del principale modello evolutivo che ha guidato la psicologia dello sviluppo. In realtà, lui non è uno psicologo, ma un biologo e un epistemologo e si interessa dei processi maturazionali solo quando da padre prima e da nonno poi riconosce delle funzioni universali (=Nature) nelle principali fasi evolutive della crescita dei suoi cari. In particolare, i due principi che riconosce fondamentali anche nello sviluppo della nostra specie sono il principio di assimilazione e accomodamento. Tutti gli organismi viventi, da quelli monocellulari (esperimenti con le amebe) alla specie umana, evolvono, apprendono attraverso l'assimilazione delle informazioni e l'accomodamento nelle proprie strutture vitali.

Oggi questo principio sta alla base delle principali evidenze scientifiche sulla neuroplasticità. Le principali direzioni che ogni organismo usa nel processo di intelligere sono tre:

  • Da fuori a dentro = istruzione
  • Da dentro a dentro = elaborazione
  • Da dentro a fuori = prestazione

È soprattutto il "da dentro a dentro", e dunque l'elaborazione attiva, individuale, co-ostruttiva, a determinare la qualità del "da dentro a fuori", cioè della prestazione stessa.

Il modello stadiale di Piaget

In particolare, il modello evolutivo che Piaget intuisce e fonda è il modello stadiale: per stadio Piaget intende un tempo evolutivo caratteristico della specie umana (dunque della filogenesi). La nostra specie, cioè, evolve in fase di maturazione con caratteristiche universali di tutti gli individui nello stesso periodo di tempo della crescita. Ogni stadio è un periodo di tempo caratterizzato da step di cambiamento in cui tutti gli individui devono passare. All'interno di ogni stadio, gli step sono quantitativi; tra uno stadio e l'altro, vi sono salti qualitativi di traiettoria evolutiva (esempio della scala).

Lo stadio senso motorio

Questo stadio è, secondo Piaget, la prima rampa evolutiva della nostra specie. Dalla nascita ai 18 mesi circa, ogni individuo della nostra specie ha il compito evolutivo di assimilare tutte le informazioni possibili e generare le strutture di interpretazione di ciò che accade. Questo avviene attraverso il progressivo sviluppo cognitivo sensoriale e l'esplorazione motoria. In particolare, lo sviluppo motorio impiega circa un anno, più o meno abbondante, per consentire alla maturazione cerebrale di controllare intenzionalmente il movimento tramite la progressiva stabilizzazione dei circuiti motori periferici (cervello = sistema nervoso centrale e il sistema nervoso periferico intessuto nelle strutture muscolari).

Nei primi due mesi di vita, gli spasmi motori sono riflessi circolari primari con cui il cervello comincia ad attivare il passaggio dell'informazione neuroelettrica di tutto il corpo. Anche il sorriso nei primi due mesi non è intenzionale, ma uno spasmo riflesso. Intorno ai due mesi/due mesi e mezzo, due conquiste determinanti cambiano la traiettoria di connessione con l'ambiente: la capacità di controllo del collo, che consente di spostare volontariamente la centralina sensoriale (occhi, orecchie, ecc.) seguendo lo stimolo, e la comparsa della joint attention (= attenzione condivisa), cioè la connessione dello sguardo io-io accompagnata universalmente dalla comparsa del sorriso intenzionale. Nei due mesi successivi, avviene il primo coordinamento grosso motorio braccia-mani e poi della schiena e dello star seduti, per passare nei due mesi successivi a intenzionalizzare i movimenti degli arti inferiori e, tra gli 8 e i 12 mesi, si completa il percorso con la conquista della deambulazione. Già Piaget negli anni '60 aveva capito che un ritardo importante nella conquista di queste fasi aveva necessità di essere immediatamente supportato a livello di stimoli educativi per non diventare quello che oggi si chiama “fattore di rischio”.

Sviluppo sensoriale

Riguardo allo sviluppo sensoriale, il cervello nel primo anno di vita ha il compito di esplorare l'ambiente circostante attraverso tutti i sensi, ottenendone l'alfabetizzazione e l'integrazione: è soprattutto l'integrazione che consente attraverso una vera e propria forza di integrazione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

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