I processi motivazionali nello sport
È molto comune sentire i trainer pronunciare frasi del tipo: “Perché alcuni atleti sono motivati ed altri no?” Quello che vedremo risponde principalmente proprio a questa domanda. Attualmente lo stile di vita sedentario in Italia ha raggiunto percentuali preoccupanti, ci sono dati che parlano di 1 minore su 5, e di milioni di persone, tra adulti e giovani, che non praticano alcuno sport. Visti questi dati, per gli psicologi dello sport, è sempre più necessario conoscere le ragioni che favoriscono la scelta di uno stile di vita attivo rispetto ad uno sedentario. In questo modo risulterebbe più semplice per gli allenatori costruire programmi di allenamento sostenibili nel tempo.
Modelli di motivazione
- Modello dell’autodeterminazione
- Mentalità orientata alla crescita
- Processi attributivi e goal setting
Motivazione alla competenza e all’autonomia
Per l’essere umano uno dei primi compiti più difficili è imparare a camminare. Inizialmente in un bambino di 12 mesi l’equilibrio è precario, ogni passo è seguito da una caduta. Ma incredibilmente il bambino si rialza sempre, riprovandoci per quante volte sarà necessario. Questo processo potremmo identificarlo con il bisogno di competenza. Competenza: bisogno di diventare sempre più competenti (più in grado) applicandosi con impegno e intensità. Tutte le attività umane sono motivate dal determinare un effetto nell’ambiente. Quando un uomo riesce in questo suo intento, tende a sentirsi efficace, riuscendo a mettere alla prova le sue capacità. Quando viene raggiunto uno scopo, quando si attiva una trasformazione nell’ambiente circostante, ci si propone nuovi obiettivi da raggiungere.
La teoria dell’autodeterminazione
Le persone, per loro natura, sono attive e automotivate, tese verso il successo. Questo concetto riconosce che l’uomo è mosso da tre bisogni primari:
- Bisogno di competenza: necessità di sentirsi in grado
- Di autonomia: sentirsi la fonte d’origine dei propri comportamenti
- Bisogno di relazioni significative: essere connessi agli altri
La teoria dell’autodeterminazione afferma che questi sono bisogni primari ed universali, e si sofferma nel definire la differenza tra motivazione autonoma e controllata: Quella autonoma è la motivazione intrinseca che favorisce il benessere personale e le prestazioni; La seconda invece si riferisce a comportamenti che sono percepiti dipendenti da influenze esterne (ricevere premi o punizioni). Quindi fa leva principalmente sul desiderio di approvazione.
Approfondiamo gli studi di White con alcuni principali aspetti introdotti dall’autodeterminazione. Quando le persone si sentono sostenute, si impegnano in delle attività che per loro sono interessanti, così soddisfano il bisogno di competenza e di autonomia. L’attività sportiva è un mezzo per raggiungere obiettivi personali che non per forza devono essere collegati al risultato della prestazione. La soddisfazione determinerebbe un senso di piacere e divertimento.
Queste sensazioni sostengono fortemente la motivazione intrinseca. Quando ci si pone degli obiettivi a un livello ottimale, i feedback che stimolano la percezione di efficacia aumenteranno la motivazione intrinseca. Inoltre fondamentale è il senso di responsabilità, gli atleti che si attribuiscono la responsabilità delle proprie prestazioni sono motivati a manifestare le loro abilità e richiedono feedback che rispondano alle abilità.
Il terzo aspetto riguarda l’obiettivo dei comportamenti volti a promuovere la competenza. Ad esempio: durante una preparazione atletica volta ad ottenere una certa performance nel gioco del basket, un atleta, che deve certamente seguire le linee guida del coach che ad esempio potrebbe proporre di esercitarsi nei tiri liberi. Queste pur non essendo in tutto e per tutto scelte libere dell’atleta, favoriscono comunque la motivazione intrinseca perché sono attività che il giocatore reputa interessanti, motivanti.
I feedback
Le prime ricerche (su studenti impegnati in particolari attività) a riguardo hanno evidenziato che coloro che ricevevano un premio in denaro mostravano un calo della motivazione intrinseca rispetto a coloro che non avevano ricevuto niente. Questo significa che: i rinforzi estrinseci materiali causano una diminuzione della motivazione intrinseca. Io faccio qualcosa a causa di quello che viene da fuori e non da dentro. Il rinforzo è una forma di controllo esterno alla persona. Altri studi successivi non si rassegnano, però, sull’inefficacia di questi rinforzi.
Ne consegue che i rinforzi relativi a prestazioni efficaci hanno una duplice funzione: Hanno una componente di controllo ma danno delle importanti informazioni riguardanti la competenza. Questo significa che se da un lato io devo portare avanti quella performance perché in cambio riceverò qualcosa, allo stesso tempo io ricevo qualcosa se sono stato bravo a raggiungere quella performance. Mi dà la possibilità di capire il livello di competenza che ho raggiunto.
In conclusione, i rinforzi che danno l’idea all’atleta di dover raggiungere quell’obiettivo solo per cause esterne possono ridurre la motivazione intrinseca, che invece, viene sviluppata da interventi esterni che danno la percezione di controllo interno. Gli atleti, gli sportivi tendono ad internalizzare i comportamenti che sono valutati importanti dalle persone per loro significative.
Con il termine regolazione esterna ci si riferisce al livello massimo di motivazione estrinseca per cui l’atleta agisce per ricevere premi o per evitare punizioni. Il livello più basso è l’introiezione e corrisponde a una regolazione esterna che viene fatta propria a causa di pressioni interne al soggetto come senso di colpa o le dinamiche legate all’autostima (se non raggiungo un buon risultato la stima cala). La regolazione identificata consiste nell’agire perché si attribuisce valore a quanto richiesto: reputo faticoso l’allenamento ma capisco che è necessario nella progressione prestazionale; La regolazione integrata consiste nell’accettazione della richiesta che viene considerata coerente con i bisogni personali e le esperienze accumulate fino a quel momento.
La motivazione intrinseca si esprime in comportamenti relativi alle attività che sono percepite interessanti e piacevoli, la regolazione integrata riguarda le azioni condotte in linea con i propri valori e obiettivi personali.