La comunicazione: un concetto complesso
La comunicazione è un concetto e un termine molto utilizzato, in diversi ambiti e sotto diversi aspetti. Non è quindi facile fornire una definizione completa del concetto di comunicazione. Essa non è una categoria chiusa, ma un vero e proprio insieme di processi. Sono elementi distintivi: la complessità, l'intensità, la precisione, il livello di coscienza e la simbolicità.
Perché sia possibile comunicare è necessario aver acquisito una competenza linguistica; padroneggiare la lingua in cui avviene la conversazione; conoscere e gestire tutta la comunicazione non verbale e paralinguistica; rispettare i turni di parola e conoscere l'argomento oggetto di conversazione. Secondo il senso comune, comunicare è la capacità di esprimersi verbalmente per chiedere qualcosa, esprimere un bisogno, condividere ricordi.
Lingue naturali e comunicazione
Quando l'uomo acquisisce un determinato codice comunicativo in relazione a una specifica comunità umana nascono le singole lingue naturali. A partire dagli elementi introduttivi possiamo giungere alla definizione generale del concetto di comunicazione: uno scambio interattivo osservabile fra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione secondo la cultura di riferimento.
Comunicazione e comportamento
Proprio in virtù della sua complessità, la comunicazione viene spesso sovrapposta per ruolo o significato ad altri concetti che, non sostituendola, ne sono però frequentemente parte costitutiva. Un esempio è il comportamento. Esso è riscontrabile in un'azione di qualsiasi genere ed entità che, compiuta da un individuo, viene percepita e identificata come tale da altri. Il comportamento può essere cosciente o meno, automatico o volontario.
Il rapporto tra comunicazione e comportamento è di tipo inclusivo: ogni comunicazione è un comportamento, mentre non è vero il contrario. Esistono, infatti, numerosi comportamenti che non sono comunicativi mancando di intenzionalità e risultano per questo soltanto informativi. Lo studio relativo al comportamento in psicologia ha inizialmente trattato i due concetti come equivalenti. Questo approccio tipico del behaviorismo è stato poi rivisto in virtù delle altrimenti non valutate specificità della comunicazione.
Informazione e interazione
Oltre a quella con il comportamento, è importante specificare la differenza che esiste tra i due concetti di comunicazione e di informazione. Quest'ultima infatti è definibile come un insieme di conoscenze derivate autonomamente e inconsapevolmente da comportamenti e azioni di un soggetto. L'aspetto che differenzia la comunicazione dall'interazione è la consapevolezza di base dello scambio che avviene. Nella comunicazione essa è infatti massima, mentre nell'interazione può anche essere nulla. Per interazione si intende qualsiasi contatto che avviene tra individui e che modifica in qualche aspetto la situazione di partenza.
Origini della comunicazione
A partire dagli anni quaranta del XX secolo, le ricerche in materia hanno presentato aspetti di scientificità. In campo psicologico il concetto di informazione ha contribuito alla nascita di nuovi modelli teorici, quali il cognitivismo, il connessionismo, l'intelligenza artificiale, la comunicazione virtuale.
L'evoluzione della specie umana ha visto lo sviluppo contemporaneo della comunicazione nelle sue diverse forme. Il linguaggio verbale, rispetto ad altri sistemi, è comparso relativamente tardi, coincidendo con la comparsa della stazione eretta e con l'aumento delle possibilità gestuali, nonché con il cambiamento della conformazione del cranio e della mandibola, il che rendeva più semplice la fonazione. Non va dimenticata l'importanza della creazione di un sistema condiviso di simboli, facilitato anche dall'incremento della produzione di artefatti che hanno consentito alla specie umana un rapido progresso dal punto di vista evolutivo.
Dal punto di vista dell'ontogenesi individuale, sono i processi comunicativi preverbali a rendere dotati di senso gli eventi: fin dai primi istanti di vita al bambino viene presentato il mondo attraverso descrizioni e sequenze logico-temporali che gli consentono l'apprendimento della consequenzialità, della regolazione dei turni, nonché di significati condivisi.
Comunicazione come attività sociale
È proprio per questo che nel parlare di comunicazione non si può non tenere presente la forte connessione che essa ha con il pensiero: esiste infatti una vera e propria interdipendenza intrinseca tra i due cardini della cognizione umana.
La comunicazione è alla base dell'interazione sociale e il contesto sociale garantisce e condiziona la comunicazione stessa. La comunicazione ha una matrice culturale e natura convenzionale, perché si basa sulla condivisione e la trasformazione di significati e sistemi simbolici. Per comunicare occorre esplicitare i propri pensieri e intenzioni e pianificare l'azione comunicativa. Ogni atto ha effetto sul successivo e sull'intero processo comunicativo.
Il gruppo rappresenta una condizione e un vincolo perché possa generarsi, elaborarsi e conservarsi un sistema comunicativo. Socialità e comunicazione sono due dimensioni distinte ma interdipendenti, che evolvono congiuntamente. La comunicazione è alla base delle interazioni sociali e in generale delle relazioni interpersonali. La comunicazione è partecipante e presuppone la condivisione di significati e segni in una specifica cultura, in seguito a processi di negoziazione; l'accordo tra i partecipanti di regole sottese a ogni scambio; una matrice culturale importante che definisce le modalità di espressione generale dei rapporti tra partecipanti e le manifestazioni emotive.
È un'attività cognitiva, comunicare significa rendere, consapevolmente e intenzionalmente, esplicito il proprio pensiero e le proprie intenzioni; Comunicare è agire; è sempre fare qualcosa; ogni atto comunicativo dà forma all'interazione e definisce la relazione tra i partecipanti; una comunicazione può assumere anche forme particolari come quelle ironiche, menzoniere, seduttive e patologiche. La comunicazione è quindi un'attività umana complessa che contribuisce a definire l'identità dei partecipanti e la cultura di appartenenza.
Funzioni della comunicazione
- Funzione proposizionale che riguarda il pensiero, l'intenzionalità e l'azione pianificata;
- Funzione relazionale concerne la dimensione interazionale e del contatto sociale, aspetti fondamentali dell'atto comunicativo. Non è possibile parlare di funzione proposizionale senza tenere conto dell'influenza che essa riceve dall'altra e viceversa. Tuttavia ognuna delle due funzioni ha un preciso campo di azione indipendente. Sono delle vere e proprie metafunzioni.
- Funzione espressiva che connota la comunicazione e permette l'espressione della creatività comunicativa caratterizzata da novità, sensibilità soggettiva, comprensibilità e partecipazione.
La persona umana come essere comunicante
La persona umana è un essere comunicante. Aspetti importanti sono la decisione e la propensione a comunicare, e la scelta di come farlo. La comunicazione non consiste infatti in un processo né casuale né involontario: essa è pianificazione intenzionale. Non si è dunque sempre comunicativi, ma solo se vi è intenzionalità, se vi è dunque la volontà di rendere l'interlocutore consapevole della propria propensione a comunicare.
Il punto di vista matematico
La comunicazione può essere definita come: il passaggio di un segnale da una fonte A (emittente) attraverso un trasmettitore, lungo un canale a un destinatario B, grazie ad un recettore. I concetti principali dell'approccio matematico sono:
- L'informazione intesa come differenza tra due o più elementi.
- L'energia, studiata dal punto di vista psicodinamico in precedenza, non viene più considerata come motore dell'azione.
- La comunicazione è definita come una lineare trasmissione di informazioni da un emittente a un ricevente.
Il punto di vista matematico considera la comunicazione come la trasmissione di informazioni. L'autore che ha postulato questo approccio è Shannon. Il passaggio di informazione avviene secondo il seguente passaggio:
- Da una fonte (una persona, un animale, un oggetto)
- Attraverso un trasmettitore (il dispositivo che permette il passaggio di informazioni – per esempio, l'apparato vocale, la cornetta del telefono)
- Il canale che trasferisce l'informazione (per esempio, le onde sonore, i cavi telefonici…)
- Ci può essere il rumore (gli elementi ambientali e non che interferiscono con la trasmissione del segnale) e interferenze
- Il messaggio arriva a un recettore
- E a un destinatario (una persona, un animale, un oggetto).
Processi di codifica
I processi che permettono la trasmissione di informazioni e la comprensione del messaggio sono chiamati codifiche:
- Di encoding, da parte dell'emittente che traduce l'informazione utilizzando un codice condivisibile con il destinatario in modo da farsi comprendere.
- Di decoding, da parte del ricevente che traduce il messaggio in modo da comprenderlo.
Il codice può essere definito come un insieme di regole che associano in maniera coerente e tendenzialmente biunivoca gli elementi di un sistema con gli elementi di un altro sistema. Ad esempio, nel codice della strada il "rosso" è un elemento dei colori associato all'elemento "fermarsi".
Questo approccio propone una teoria forte del codice, secondo la quale è necessario e sufficiente avere a disposizione un codice di trasmissione dei messaggi (ad esempio il linguaggio) per poter comunicare. Un concetto importante del punto di vista matematico sulla comunicazione è quello di feedback, cioè la quantità di informazione che dal ricevente ritorna all'emittente. Il feedback può essere:
- Positivo = ampliamento dell'informazione di ingresso.
- Negativo = riduzione dell'informazione di ingresso.
Con il concetto di feedback, la comunicazione va considerata come un processo circolare ricorrente senza fine in cui le informazioni passano dal trasmettitore al ricevente e poi ritornano all'emittente. Altri concetti importanti, teorizzati da Shannon e Weaver sono:
- Rumore è l'interferenza con un altro segnale che percorre lo stesso canale.
- Ridondanza: riguarda il "surplus" di informazioni; è la ripetizione della codifica del messaggio per favorirne la decodifica.
- Filtro modifica il segnale di partenza o arrivo; seleziona alcuni aspetti e proprietà del segnale nella decodifica.
Un codice è un insieme di regole che associano in maniera coerente e biunivoca gli elementi di un sistema con gli elementi di un altro sistema.
Punto di vista semiotico
La semiotica è la scienza che studia i segni e la loro storia all'interno del contesto sociale di riferimento. La comunicazione viene vista come il mezzo necessario alla creazione di significato: essa infatti veicola segni, facendo riferimento a un referente (l'oggetto della comunicazione) e a un codice (sistema di comunicazione).
Secondo l'approccio semiotico, la comunicazione è significazione, cioè la proprietà fondamentale di ogni messaggio è quella di avere un senso/significato per i comunicanti. Una critica mossa a quello approccio è quella della fallacia referenziale: cioè assumere un rapporto diretto tra simbolo e referente. Il simbolo è sempre un prodotto culturale.
Segno come equivalenza
Secondo questa prospettiva strutturale, il segno non è nient'altro che l'unione tra un'immagine acustica (significante) e un'immagine mentale (significato). Ad esempio, la parola cane ha un suono che rimanda ad un'immagine ‘prototipo’ (o dell'esperienza personale del soggetto) dell'animale. Il segno è dunque visto in termini di equivalenza perché la perfetta corrispondenza tra significante e significato veicola la piena comprensione del messaggio erogato con un atto comunicativo.
Segno come inferenza
Secondo Peirce, invece, il segno è qualcosa che per qualcuno sta al posto di qualcos'altro sotto qualche rispetto o capacità. Il segno ha dunque una funzione di rimando e a seconda del rapporto che ha con il referente, il segno può essere di tre tipi:
- Icona: somiglianza con il referente.
- Indice: contiguità fisica con l'oggetto cui si riferisce.
- Simbolo: basato su una contiguità precedentemente appresa e dunque arbitraria.
Il segno è qui dunque visto come inferenza poiché costruisce un indizio dal quale è possibile comprendere significato ed eventuali conseguenze.
In sintesi, il processo di significazione è la capacità di generare significati. Il diagramma della significazione prevede:
- Un simbolo: l'immagine acustica o iconica di un oggetto o eventi; la stringa di suoni che costituiscono la parola.
- La referenza: la rappresentazione mentale, l'immagine mentale che forma il concetto.
- Il referente: l'oggetto o l'evento reale.
Il rapporto tra simbolo e referente è mediato dalla referenza (dell'immagine mentale che ognuno di noi ha rispetto all'oggetto).
Punto di vista pragmatico
La pragmatica si occupa della modalità di utilizzo dei significati. Ciò significa che l'oggetto di studio è l'uso che i comunicanti fanno dei significati che intendono veicolare attraverso la loro azione comunicativa.
Morris ha distinto:
- Semantica: si occupa dei significati dei segni.
- Sintassi: studia le relazioni formali tra i segni.
- Pragmatica: esplora la relazione dei segni con i parlanti.
Intendendo valutare l'uso dei significati, la pragmatica prende in esame i processi impliciti della comunicazione, quelli cioè che non sono evidenti nemmeno al locutore e che sono osservabili nel comportamento non verbale.
Esiste poi tutto il filone di studi relativo all'atto linguistico del quale fa parte:
Teoria degli atti linguistici
Secondo cui dire qualcosa è sempre anche fare qualcosa. L'autore distingue tre tipi di azione che compiamo quando parliamo:
- Atti locutori (atti di dire qualcosa): si tratta di azioni che compiamo per il solo fatto di parlare, ad esempio l'emissione di suoni, l'uso di specifiche parole ricorrenti.
- Atti illocutori (atti nel dire qualcosa): sono atti che si compiono attraverso il parlare stesso, ad esempio il domandare, il comandare.
- Atti perlocutori (atti con il dire qualcosa): sono gli effetti che parlando produciamo, ad esempio l'espressione di credenze, sentimenti e condotte.
Ogni atto linguistico ha una sua forza, la forza dell'atto. Tale forza è data da:
- Forza illocutoria: l'efficacia dell'atto linguistico (è generata da verbi, sequenza, accenti, intonazioni, punteggiatura, ecc.).
- Effetti perlocutori: gli effetti che ogni atto linguistico genera sull'interlocutore.
Bisogna poi distinguere tra:
- Atti linguistici diretti in cui è evidente una coerenza fra la forza illocutoria che il parlante intende imprimere all'enunciato e significato letterale delle parole.
- Atti linguistici indiretti in cui la forza dell'atto dipende da fattori paralinguistici ed extralinguistici, cioè dai fattori non verbali della comunicazione come il tono di voce, il ritmo e l'intensità dell'eloquio.
La teoria degli atti di Austin propone, quindi, la trasparenza intenzionale secondo cui la comunicazione è un processo in cui un emittente ha intenzione di produrre intenzionalmente certi effetti sul ricevente attraverso l'espressione delle sue credenze e grazie a certe azioni.
Principio di cooperazione di Grice
Grice propone il principio di cooperazione definendolo come la necessità di dare il personale contributo alla conversazione al momento opportuno, così com'è richiesto dagli scopi e dall'orientamento della conversazione stessa. Il parlante desidera dire qualcosa all'interlocutore e quindi diventa fondamentale il concetto di intenzione comunicativa e di consapevolezza reciproca (fra parlante e interlocutore) di tale intenzione. Grice individua quattro massime che dovrebbero guidare la condotta dei comunicanti:
- Di quantità = dare informazioni necessarie e che soddisfino la richiesta di informazioni in modo adeguato agli scopi della conversazione.
- Di qualità = dare contributi veritieri, non falsità.
- Di relazione = i contributi devono essere pertinenti.
- Di modo = chiarezza e brevità nell'esposizione.
La violazione di qualunque di queste massime va a minacciare la conversazione fra due o più interlocutori. La conversazione è un'attività sociale regolata, basata sul principio di cooperazione e il possesso di uno scopo comune. Grice distingue tra:
- Intenzionalità informativa: serve ad aumentare le conoscenze dell'interlocutore.
- Intenzionalità comunicativa: riguarda la consapevolezza dell'interlocutore circa le nuove informazioni acquisite.
- Significato naturale: si tratta di un prodotto non intenzionalmente, indizio naturale (per esempio il fumo come espressione naturale di un incendio).
- Significato convenzionale (non naturale): è prodotto intenzionalmente (per esempio la bandiera rossa in spiaggia per indicare che il mare è così agitato da sconsigliare la balneazione).
Un altro concetto importante è quello di implicatura conversazionale: procedimento inferenziale attraverso il quale si colgono credenze, pensieri, affermazioni non direttamente esplicitati dal parlante. L'implicatura conversazionale permette di cogliere le intenzioni più profonde del parlante.
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