Università degli Studi di Padova, scienze psicologiche sociali e del lavoro
Psicologia clinica per la salute (Turchi)
Lezione 2
Epistemologia —> Lo studio critico della natura e dei limiti della conoscenza scientifica, con particolare riferimento alle strutture logiche e alla metodologia delle scienze; negli ultimi decenni, per influsso del corrispondente termine inglese, il vocabolo viene sempre più usato per designare la teoria generale della conoscenza, quindi, gnoseologia.
Episteme = conoscenza, logos = discorso (definizione di internet).
Epistemologia —> legame creato dal suffisso rispetto al prefisso —> il suffisso mette a disposizione il linguaggio, che comporta delle regole da esplicitare. Questo porta alla creazione di teorie, e infine di un metodo. Senza un metodo non si arriva alla conoscenza.
Ogni disciplina è composta da un suffisso e da un prefisso. Alcuni suffissi si legano a pochi prefissi, altri a tanti.
Ci sono regole esplicite e regole implicite. Es. in una cartina ci sono varie regole esplicite che utilizza il cartografo per disegnarla. Poi ci sono regole implicite, ad esempio che il Nord sta sopra e il Sud sta sotto —> l’abitudine si impone alle regole esplicite —> l’abitudine è più forte della conoscenza, è un risparmio cognitivo.
La conoscenza genera un dato, che chiameremo il conosciuto. L’abitudine non può essere condivisa da tutti, la conoscenza sì. L’abitudine è fallacia.
Senso comune —> regole implicite. Il senso comune si basa sull’esperienza.
Senso scientifico —> regole esplicite. La scienza si richiama alla conoscenza.
Conoscenza è diverso da sapienza. Io so ma non vuol dire che conosco.
Rigore —> rispetto delle regole.
Le regole esplicite possono mutare. Es. siamo passati dall’alchimia alla chimica, dalla fisica classica alla fisica quantistica.
A differenza del senso comune, la scienza risponde alla domanda come —> in base a quali regole accadono le cose. Il senso comune risponde alla domanda perché.
Quando è accaduto che le regole implicite non sono più state utilizzate per fare conoscenza (e non sono più state considerate esplicite), ma si è iniziato a basarsi sulle regole esplicite? Con Copernico —> rivoluzione copernicana —> sono cambiate le regole e si è passati a regole nuove —> si conosce per la prima volta qualcosa che non si può percepire, l’epistemos che era generato dal logos cambia —> cambiano le regole esplicite. Prima osservato e percetto erano sovrapposte.
Concezione tolemaica —> episteme su cui si basava il logos, era basato sulla percezione. Percepivo movimento, e quindi questo era un dato di conoscenza. Se percepivo la staticità della terra, questo era un dato di percezione e un dato di conoscenza. Il dato conoscitivo trovava il proprio episteme nel logos che lo legava, rispetto alle caratteristiche degli organi di senso.
La matematica era utilizzata per dare senso al dato percettivo. Il logos serviva per dare fondamento al dato percepito.
Copernico —> la produzione dell’osservato indipendente dal dato di senso percepito, squisitamente fondato sul linguaggio utilizzato (logos). L’osservato si genera nelle regole del logos senza avere nessuna necessità di giustificare il dato percepito.
Rivoluzione perché la conoscenza, l’epistemos non è più basata su ciò che viene percepito, ma sul linguaggio utilizzato.
La conoscenza tolemaica diventa senso comune.
Da questo momento, senso comune e conoscenza si separano.
Nell’esame non dire scienza (scienza la fanno tutti, sia Tolomeo che Copernico), ma dire senso scientifico (epistemos), perché si produce un dato di senso che cambia in virtù della regola esplicita che viene utilizzata, quindi in base al linguaggio impiegato (logos) (la conoscenza può sussistere da sola, indipendentemente dall’uomo).
Ci troviamo con due realtà differenti che hanno contemporaneamente senso: senso comune e senso scientifico.
Il senso scientifico non parlerà più di realtà, ma di realismo.
Tre livelli di realismo
Realismo monista —> livello dove si considera il dato nella sua disponibilità percepita, in base alle caratteristiche morfologiche degli organi di senso coinvolti, su cui la conoscenza, e quindi le regole esplicite del linguaggio utilizzato, si ancora. Il dato osservativo produce la conoscenza trasformando la disponibilità del dato percettivo, utilizzando un determinato logos —> dato percepito diventa dato osservativo (es. meccanica, fisiologia, astronomia —> la luna, diventa un satellite. Quindi è un dato di senso comune percepito, ma diventa un dato di senso scientifico. Discipline sia logos, che ica, che nomos).
Realismo ipotetico —> livello antropologia, sociologia, criminologia, psicologia. Discipline esclusivamente logos. Il logos genera un dato osservativo in assenza di un dato percettivo. Nomos, ica e logos del livello monista generano solo un valore del prefisso —> il prefisso dice l’oggetto di indagine della disciplina coinvolta —> corrispondenza tra fondamento epistemologico, una teorie e un metodo.
Nel realismo ipotetico il logos produce n valori del prefisso —> il fondamento epistemologico produce n teorie.
Questo livello nasce con Kant, quando distingue tra noumeno (ciò che resta sconosciuto) e fenomeno (ciò che possiamo conoscere).
L’oggetto d’indagine, quindi il prefisso, resta nella disciplina stessa, sconosciuto. Noi possiamo conoscere solo ciò che la teoria ci mette a disposizione che sia la conoscenza —> il dato osservativo è comunque valido.
(La dicotomia più scientifico e meno scientifico non ha fondamento epistemologico —> è un’abitudine di senso comune).
Astrologia faceva parte di questo livello, poi è stata espulsa perché si è trovata una disciplina più rigorosa ovvero l’astronomia —> questa disciplina ha avuto tutti e tre i suffissi a disposizione: prima astrologia, poi astronomia, e probabilmente diventerà astrofisica.
Realismo concettuale —> livello si genera un dato osservativo teorico senza il percetto, solo che si genera solo un valore nel prefisso e non n valori —> informatica, fisica quantistica, chimica —> tutte discipline a suffisso ica. Se scompare il valore del prefisso, scompare tutta la disciplina.
(Suffisso ia —> non produzione di conoscenza, ma uso di conoscenza. Es. geometria).
Lezione 3
Distinzione fra conoscenza e sapienza.
Realismo monista —> conoscenza produce sapienza.
Realismo ipotetico —> conoscenza del suffisso produce la sapienza.
Realismo concettuale —> conoscenza produce la sapienza.
Linguaggio —> strumento di conoscenza. È indipendente dalle caratteristiche specie-specifiche.
Caratteristiche del linguaggio. Si basa su due caratteristiche (devono esistere entrambe):
- Ius —> insieme di unità simboliche —> siamo in presenza di un linguaggio quando abbiamo un insieme finito di unità simboliche (es. lettere, numeri). Ogni elemento che appartiene all’unità può essere distinta e distinguibile dagli altri. Ad ogni elemento è attribuito un valore che è puramente simbolico, quindi convenzionale.
- Ragi —> regole di applicazione che governano l’impiego dell’insieme di unità simboliche. Le regole non sono dati di fatto, ma strumenti di conoscenza. Quindi possono cambiare.
Ragi va a comporre degli elementi che appartengono allo ius (parole).
Vichtestein crea la filosofia del linguaggio, e dice che il valore di tutti gli elementi che possono essere generati è legato all’uso che se ne fa. Introduce una nuova regola: quella dell’ostensione —> solo nel momento in cui il linguaggio viene utilizzato l’unità simbolica “casa” assume il suo valore. La regola dell’ostensione è quindi il valore d’uso. Quindi il linguaggio usa quell’unità simbolica, e in base a questo uso l’unità assume il suo valore.
(Es. il valore dell’unità simbolica “psicologia” per noi è cambiato da quando ci siamo iscritti al corso, e cambierà continuando gli studi).
Quindi non si parlerà di significato, ma si farà ricorso solo alla regola dell’ostensione. Le unità simboliche non hanno un loro significato, hanno un loro valore d’uso in virtù dell’ostensione di quando il linguaggio si manifesta.
Quando introduciamo l’ostensione, abbiamo a disposizione il linguaggio ordinario, ordinario perché lo si può usare attenendo alla specie (stazione retta, pollice opponibile, linguaggio, interazione). Ogni membro della specie conferisce valore nell’uso del linguaggio alle unità simboliche disponibili.
Il linguaggio è nato a caso.
Sempre casualmente nascono i linguaggi formali —> il linguaggio ordinario, ha generato dei linguaggi formali. I linguaggi formali non sono soggetti all’ostensione. Il valore delle unità simboliche impiegate viene stabilito prima del loro uso, quindi non sono soggette all’ostensione (es. linguaggio numerico). Formali perché si formalizza l’uso. Il valore è stabile, fermo, non muta. I linguaggi formali vanno studiati e imparati.
Ogni disciplina ha il suo linguaggio.
Linguaggio ordinario —> senso comune. È solo uno.
Linguaggio formale —> senso scientifico. Possiamo generare n linguaggi formali. Basta che abbiano uno ius e un ragi che facciano sì che il valore sia definito a priori.
Suffissi ica e suffissi nomos sono suffissi la cui conoscenza esprime un conosciuto attraverso linguaggi formali.
Suffissi logos —> non hanno un linguaggio formale —> suffisso, quindi la conoscenza, esprime il valore del prefisso, quindi l’osservato, attraverso il logos, quindi il linguaggio ordinario. Quindi siccome il linguaggio è soggetto all’estensione, il suffisso può generare n valori del prefisso.
Nel realismo monista le ostensioni sono invece contenute dalla disponibilità del percetto, ma comunque ci sono.
Statistica di riferimento —> discipline logos ipotetiche e discipline logos moniste —> dove abbiamo a disposizione il linguaggio ordinario.
Statistica di supporto —> realismo monista ica e nomos, realismo concettuale ica —> dove abbiamo a disposizione il linguaggio formale.
Nel realismo monista ica e nomos, e nel realismo concettuale ica, abbiamo sia conto, che calcolo, che misura. Logos monista (es. biologia) e logos ipotetico possiamo contare e calcolare, ma non misurare.
Come distinguere i due tipi di conoscenza
Come distinguere i due tipi di conoscenza (senso comune e senso scientifico).
Criteri di demarcazione:
- Adeguatezza.
- Pertinenza.
Realismo monista
Ica e nomos:
- Adeguatezza —> abbiamo la disponibilità di un ente, di un dato. Deve mettere nella condizione di distinguere rispetto all’individuazione dell’ente. Siamo in grado di individuare un osservato? Sì, perché disponendo di un percetto, abbiamo rispettato il criterio di adeguatezza.
- Pertinenza —> quanto riusciamo a rendere precisa l’adeguatezza dell’ente, del dato. Riusciamo a renderla precisa grazie alla misura, quindi tramite l’ausilio del linguaggio formale.
Logos:
- Criterio di adeguatezza è rispettato.
- Ma non abbiamo la misura. Possiamo introdurre solo unità simboliche del linguaggio ordinario e quindi soggette all’ostensione. Il criterio di pertinenza non è rispettato.
Stesso criterio di pertinenza del realismo ipotetico.
Realismo concettuale
Ica:
- Criterio di adeguatezza è rispettato in quanto il prefisso è completamente generato dal suffisso, tanto che non diciamo più ente ma unità teorica. Completamente un prodotto del linguaggio formale.
- Abbiamo conto, calcolo e misura, quindi è rispettato anche il criterio di pertinenza.
Realismo ipotetico
Logos:
- Non abbiamo percetto e non abbiamo unità teoriche, quindi il criterio di adeguatezza è quello di conservare l’attenzione che quella che si fa con la teoria è un’ipotesi conoscitiva. Prefisso non è un dato svincolabile dalla teoria. Il criterio di adeguatezza corrisponde al valore della teoria. Per restare adeguati dobbiamo restare all’interno della teoria di riferimento. Se cambiamo teoria cambia il valore del prefisso. Se si esce dalla teoria cadiamo nel senso comune e siamo soggetti all’ostensione.
- Pertinenza —> non abbiamo la precisione della misura. Quello che si può dire si può dire solo all’interno della teoria che ha generato lo strumento. Quindi il criterio di pertinenza è il rigore dell’argomentazione nella teoria di riferimento.
Lezione 4
Osservatore —> strumento che mette a disposizione il dato. Nell’ambito della conoscenza il dato viene messo a disposizione dal linguaggio. Quindi si può conoscere tramite il linguaggio.
Osservatore —> conoscenza.
Osservato —> sapienza.
Distinzione tra affermazione e asserzione.
Il senso comune afferma che la realtà è un fatto certo. Quindi ogni volta che si ostende, afferma che la realtà è quella. Questa è la regola dell’affermazione. —> linguaggio ordinario.
La regola dell’asserzione è a capo del senso scientifico —> esplicitare il modo di conoscere. Quello che ti dico, te lo dico in base ad un uso particolare del linguaggio, in base a una regola. —> anche linguaggio ordinario ma anche linguaggi formali.
Suffisso —> forma dell’asserto —> ne abbiamo tre; logos, ica, nomos.
Tema del rigore
Rigor, rigoris, rigere (essere rigido) —> regola. Qualcosa è rigoroso quando esplicita la regola a cui fa riferimento.
Filogenesi del linguaggio —> prima verbi, poi aggettivi, poi sostantivi.
Quanto c’è corrispondenza tra le premesse (episteme) e ciò che si conosce, tra l’osservatore e l’osservato.
Il rigore nel linguaggio ordinario e nei linguaggi formali.
Il linguaggio ordinario può essere estrinsecamente rigoroso, quindi fuori dal rigore nel realismo monista discipline logos, e nel realismo ipotetico discipline logos —> in quanto soggetto all’ostensione (realismo monista logos, ostensione limitata dalla disponibilità del percetto, realismo ipotetico, si conosce in base alla teoria di riferimento).
Il percetto è autonomo dal linguaggio utilizzato.
I linguaggi formali sono intrinsecamente rigorosi, perché non sono soggetti all’ostensione (ica e nomos). Il rigore lo porta l’osservatore. Non serve che si manifesti il linguaggio, perché l’unità simbolica viene stabilita prima.
Il primo livello di rigore disponibile che abbiamo nel senso scientifico, è quando l’uso del linguaggio ordinario serve per generare una teoria, e non per affermare una realtà —> uso particolare del linguaggio ordinario —> realismo ipotetico.
Una teoria si genera prendendo unità simboliche del linguaggio ordinario, organizzandole tra di loro, per conferire valore ad un prefisso.
Nelle discipline logos ipotetiche e moniste, la statistica di riferimento permette di aumentare il rigore.
Secondo livello —> realismo monista logos.
Terzo livello —> realismo monista ica e nomos.
Quarto livello —> realismo concettuale ica.
Paradigmi
Il punto di partenza della conoscenza lo mettiamo alla genesi del linguaggio. Senso comune e senso scientifico si sovrapponevano completamente —> questo modo di conoscere si chiama paradigmi percettivistici. Il percetto comanda il logos (linguaggio ordinario).
Paradigma —> insieme di assunti che va a caratterizzare un modo di conoscere specifico.
Da questo momento le ostensioni cominciano a dare valori diversi alle unità simboliche.
Poi succede che le ostensioni iniziano a generare unità simboliche che non hanno aderenza sul percetto —> es. la figura di Dio, lo spirito.
Paradigmi spiritualistici. Si genera una distinzione —> la realtà non è più condotta a ciò che si percepisce, ma ad uno spirito che l’ha generata.
La forma dell’asserto è sempre logos, ma la nozione di riferimento è lo spirito.
Si genera una modalità di conoscenza che non è più comune, ma è particolare —> prima forma di senso scientifico.
Nuovo ruolo —> chi sa utilizzare il linguaggio particolare di quello spirito —> devi studiare quel linguaggio —> sacerdoti —> primi che iniziano ad utilizzare il senso scientifico.
Si scrivono i libri sacri.
Paradigmi spiritualistici sono i primi scarti di paradigma rispetto ai paradigmi percettivistici.
Per ogni scarto di paradigma, il senso scientifico che viene prodotto va a contaminare il senso comune.
Quindi il senso comune non affermerà solo in virtù del percetto, ma anche in virtù dello spirito.
Le ostensioni continuano a generare anche nel senso scientifico. I paradigmi spiritualistici generano un altro scarto di paradigma —> paradigmi meccanicistici.
L’asserto non è più il logos, ma viene espresso sotto forma di legge. Nascono i linguaggi formali.
La nozione centrale non è più lo spirito, ma è la causa.
Anche in questo scarto di paradigma, la regola va a depositarsi nel senso comune.
I paradigmi attuali tentano di contenere i paradigmi emergenti, anche se sono loro a produrli (es. persecuzione
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.