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Psicologia clinica

Gli ambiti di competenza della psicologia clinica riguardano prevalentemente la comprensione dei disagi e delle difficoltà degli individui, nonché gli interventi volti ad aiutare le persone ad affrontare i loro problemi psicologici, relazionali e di adattamento.

Metodo psicologico e metodo infermieristico

Metodo psicologico Metodo infermieristico

Valutazione del problema mediante test, colloqui, interviste. Inseriamo pz in un contesto diagnostico o di ricerca.

Pianificazione di un percorso di sostegno o farmacologico. Il percorso dipende dalla situazione clinica e dalle preferenze del paziente.

Attuazione del percorso.

Valutazione dei risultati.

Valutazione della situazione clinica mediante visite mediche, test diagnostici.

Pianificazione del trattamento medico chirurgico. La scelta è determinata dalla condizione clinica.

Attuazione del trattamento.

Valutazione del trattamento.

Lo scopo per entrambe è il benessere del paziente.

La psicologia clinica comprende l'insieme delle conoscenze e delle competenze psicologiche utilizzate per affrontare i problemi delle persone: difficoltà di adattamento, stati di disagio e di sofferenza soggettivi, anche a livello corporeo, sintomi fisici, disturbi del comportamento e manifestazioni psicopatologiche. Costituisce la dimensione applicativa di tipo clinico della scienza psicologica, che si esprime soprattutto con interventi di tipo psicodiagnostico e di aiuto psicologico, i quali vengono attuati utilizzando i propri strumenti e metodi di indagine e specifiche tecniche di intervento.

Oggetto studio

  • Psicologia della personalità
  • Psicologia dell'età evolutiva
  • Psicologia sociale
  • Neuropsicologia: per vedere delle lesioni, ad esempio il test dell’orologio

Metodo di ricerca

  • Psicologia sperimentale
  • Psicometria

Prospettiva teorica

  • Psicologia dinamica
  • Psicologia della Gestalt
  • Psicologia cognitiva
  • Psicologia comportamentale

Scienza applicata

  • Psicologia generale
  • Psicologia del lavoro
  • Psicologia clinica (applicazione più importante).

Psicologia clinica, dal termine greco «klinikos», la cui radice riporta a «kline», che significa «letto» si riferisce non solo alla condizione di malattia e alla cura, ma anche a un atteggiamento terapeutico basato sulla vicinanza al paziente, all'intervento fatto direttamente a contatto con il malato. Da questo identifichiamo anche il suo specifico approccio metodologico di conoscenza personalizzata e di ricostruzione della storia della malattia. «Clinico» fa riferimento da un lato alla sofferenza e a chi se ne fa carico e dall'altro alla scienza che se ne occupa, di cui esprime allo stesso tempo la dimensione applicativa e l'approccio metodologico. Tutti questi aspetti caratterizzano in modo specifico la psicologia clinica, all'interno della professionalità psicologica. Lo psicologo spesso può essere un ricercatore, un esperto in problemi dell'educazione o delle dinamiche degli ambienti lavorativi, attività che non si rivolgono espressamente alle difficoltà emotive delle persone.

Psicologia vs psichiatria

I campi di interesse e di intervento dello psicologo e dello psichiatra si intersecano e le loro specificità e differenze non sono sempre note, soprattutto ai non esperti in materia. C'è chi si rivolge più facilmente allo psicologo per il fatto che la figura dello psichiatra viene associata alla malattia mentale, per cui la sua consultazione finisce con il diventare una conferma di essere affetti da un disturbo mentale. Altre persone possono preferire lo psichiatra perché medico, e in quanto tale ritenuto più affidabile dello psicologo per la sua preparazione allargata e scientificamente fondata.

Gli psichiatri si dedicano alla cura dei disturbi mentali che necessitano di terapie farmacologiche o di altri interventi di tipo sanitario che solo essi sono in grado di fornire. Gli psicologi clinici rivolgono il loro intervento a quelle forme di disadattamento, che sono affrontabili con maggiore successo con i mezzi psicologici e le cui origini vanno ricondotte a esperienze vitali problematiche. Disturbi come le psicosi, possono trarre giovamento anche da interventi psicoterapeutici, in associazione alle cure farmacologiche, così come spesso accade che sia utile usare psicofarmaci in soggetti turbati dalla presenza di conflitti psicologici.

  • La psichiatria si occupa soprattutto delle malattie come entità da classificare, spiegare e curare.
  • La psicologia clinica presta attenzione al malato, alla persona sofferente, e alla comprensione e all'approfondimento dei problemi psicologici presentati, secondo un approccio individualizzato.
  • Assistente sociale: figura professionale di riferimento dei servizi sociali, che si occupa di fornire a individui, famiglie o gruppi in condizioni di difficoltà un supporto necessario per migliorare la loro situazione.
  • Infermiere nel reparto di psichiatria: lavora per promuovere la salute mentale attraverso il ripristino e la prevenzione di ricadute, basandosi sull’utilizzo di interventi infermieristici completi e individualizzati per il paziente e anche per la famiglia.

Psicologia clinica e infermieristica

Oltre alle sovrapposizioni tra le varie professioni sanitarie, ci sono però interventi che appartengono alle competenze psicologico-cliniche e non sono utilizzabili da altre categorie professionali, viceversa alcuni interventi sono propri del medico, dell’infermiere, ecc. L’operatore dell’area sanitaria si trova spesso nelle condizioni di imbattersi in situazioni assistenziali rispetto alle quali è chiamato sia a svolgere interventi di tipo diagnostico sia a fornire quella funzione terapeutica primaria di base che accompagna tutte le professioni di aiuto.

Interventi nell’ambito delle attività di prevenzione: un atteggiamento corretto e psicologicamente orientato può svolgere una preziosissima funzione di aiuto a impedire, per quanto è possibile, lo strutturarsi o l’aggravarsi di situazioni problematiche generate da fattori di natura psicologica e relazionale. Tra i compiti professionali degli infermieri, o degli operatori sanitari in genere, occupano un posto centrale proprio gli obiettivi di carattere preventivo, come l’individuazione dei bisogni di salute della persona e della collettività.

  • Capacità di stabilire e mantenere relazioni di aiuto con i pazienti e con i familiari, utilizzando le conoscenze relative alle dinamiche relazionali che accompagnano il lavoro assistenziale.

Appare quindi evidente il contributo che la psicologia clinica può offrire nell’opera di prevenzione della malattia e di promozione e di mantenimento della salute degli individui, che comprende il funzionamento biologico, il benessere psicologico e l’adattamento sociale. L’attenzione alle influenze delle condizioni psicosociali sullo stato di salute degli individui più che alle loro manifestazioni patologiche caratterizza quell’orientamento psicologico che va sotto il nome di psicologia della salute. Questa ha soprattutto finalità preventive e utilizza le conoscenze psicologiche relative al comportamento sano e patologico al fine di promuovere e mantenere lo stato di salute e di benessere delle persone.

Prevenzione

Attuazione di interventi volti a impedire che si manifesti una malattia, a bloccarne lo sviluppo il più precocemente possibile o a ridurne le conseguenze negative, una volta che si sia manifestata.

  • Prevenzione primaria: obiettivo è quello di evitare l’insorgenza della malattia.
  • Prevenzione secondaria: tende a individuare al più presto un processo patologico per affrontarlo più efficacemente e con maggiore possibilità di successo.
  • Prevenzione terziaria: consiste negli interventi idonei a ridurre le conseguenze della malattia.

Attività e interventi di tipo primario: volti a facilitare comportamenti e modi di pensare che possono agevolare condotte più sane e soddisfacenti e ostacolare, all’opposto, l’insorgenza di stati di disagio e disadattamento.

  • Gravidanza
  • Funzioni parentali e cura dei figli
  • Educazione alla sessualità
  • Menopausa

Il medico continua a rappresentare l’interlocutore privilegiato e dotato di maggiore autorevolezza, sul piano morale e scientifico. Una maggiore sensibilità verso le componenti psicologiche può mettere l’infermiere in condizione di attuare interventi tesi a favorire atteggiamenti o stili di vita che facilitano il benessere e la salute, e, all’opposto, a scoraggiare quelli che vi si oppongono e aumentano l’incidenza delle malattie. Inoltre, può migliorare la qualità e l’efficienza dell’assistenza sanitaria agendo sui comportamenti che contrastano con i processi di guarigione di patologie in atto o con una adeguata gestione di queste.

  • Organizzazione dei reparti ospedalieri di ostetricia dove i professionisti sanitari svolgono un ruolo importante nell’agevolare i primi contatti tra madre e neonato o nell’aiutare ad affrontare difficili situazioni di separazione precoce a causa di malattie neonatali o parti prematuri.
  • Problemi relativi all’adesione ai regimi terapeutici (compliance), soprattutto nel corso delle malattie croniche (ad esempio, il diabete).
  • Capacità di affrontare in maniera matura le angosce di stati patologici gravi, al recupero delle risorse personali in presenza di handicap o di malattie invalidanti.

Precoci ed efficaci azioni positive possono essere svolte prima ancora che dallo psicologo clinico dagli infermieri, che lavorano nei diversi campi dell’assistenza sanitaria. La realizzazione di questo obiettivo dipende dal livello di preparazione e dall’attitudine psicologica prestare attenzione alle variabili psicologiche, sostenere gli utenti a diventare più consapevoli del peso e del significato che aspetti della loro vita affettiva possono avere in condotte e scelte vitali problematiche, affrontare nel modo più idoneo le risposte emotive di fronte a problemi lavorativi e nei rapporti con i colleghi, collaborare con chi possiede le competenze necessarie per gli interventi specialistici.

Gruppi Balint (Micheal Balint)

Usati per la formazione psicologica dei professionisti sanitari. Esempio di lavoro psicologico in gruppo con finalità formativa, rispondenti a esigenze di prevenzione rispetto, ad esempio, alle patologie iatrogene, cioè da atteggiamento medico scorretto. Incontri periodici di un gruppo di professionisti che parlano liberamente delle loro esperienze professionali sotto la guida di uno specialista per meglio comprendere le implicazioni emotive del rapporto medico/paziente e le influenze positive e negative, che ne possono derivare per il lavoro clinico.

Il colloquio

Il colloquio costituisce lo strumento più importante, per certi versi specifico, a disposizione dello psicologo clinico, che lo utilizza con finalità:

  • Conoscitive (psicodiagnosi, valutazione di caratteristiche psicologiche)
  • Di intervento (aiuto psicologico, psicoterapia)

L'oggetto di indagine è un individuo e nulla può sostituire la conoscenza diretta dell'altro qual è quella che si verifica attraverso un dialogo.

Il modo di impostare di condurre un colloquio dipende da numerosi fattori:

  • Gli obiettivi per cui viene svolto (consultazione, valutazione diagnostica, aiuto psicologico)
  • Le caratteristiche di chi lo affronta (adulto, bambino, presenza di patologie più o meno invalidanti, individuo o coppia o nucleo familiare)
  • L'approccio teorico dello specialista.

I canali attraverso cui attingiamo informazioni durante il colloquio sono fondamentalmente due:

  • Lo scambio verbale: i contenuti delle risposte o più in generale del discorso del soggetto.
  • Lo scambio non verbale: costituito da quanto l'esaminatore può rilevare attraverso l'osservazione diretta dell'altro durante l'incontro.

Aree più generali del colloquio

Le aree più significative della vita passata e attuale della persona.

  • Sviluppo psicologico
  • Rapporti con familiari e sociali
  • Fonti di disagio e di sofferenza
  • Sintomi comportamentali e psicologici (esordio, caratteristiche collegamenti con esperienze di vita) e il modo di affrontarli.

L'osservazione del comportamento costituisce una preziosa fonte di informazione e un potente elemento nella formazione del giudizio sull'altro. Esempi:

  • Il modo in cui una persona veste
  • L'accuratezza del suo linguaggio
  • Le sfumature emotive che accompagnano ciò che esprime
  • Le sue reazioni somatiche.

Le reazioni emotive dell'esaminatore e la dinamica relazionale. Esempi: stati d'animo come solidarietà e vicinanza affettiva, mancanza di coinvolgimento, irritazione, disinteresse e via dicendo. Tali reazioni sono di importanza fondamentale perché possono costituire un'importante fattore di conoscenza dell'altro ma anche un’altrettanta incontrollabile causa di errore di valutazione o di interventi inadeguati e dannosi.

Il colloquio in ambito sanitario

In ambito sanitario il colloquio è finalizzato a raccogliere informazioni sui disturbi che hanno portato il paziente a consultare il medico. Esso ruota intorno all’anamnesi: raccolta della storia della malattia sia recente che passata. Questa operazione è abitualmente informata a un approccio biologico, centrato sulla malattia e non sempre sul pz che ne è portatore. Evidenzia segni e alterazioni del funzionamento corporeo che possono confermare o meno una diagnosi. E gli aspetti affettivi e psicosociali?

Modello biopsicosociale

Sono proprio gli stessi progressi della medicina che hanno portato a raggiungere obiettivi terapeutici un tempo impensabili, a richiamare in primo piano le implicazioni affettive e relazionali della malattia, delle cure e degli esiti terapeutici. Approccio medico centrato sul pz secondo un modello biopsicosociale. Questo approccio, che rimette al centro della sua attenzione alla persona del malato e la sua sofferenza, permette di avvicinarsi maggiormente al significato più globale dell’esperienza di malattia all’interno della vita di una persona.

Per attuare questo compito il professionista ha bisogno di padroneggiare alcune capacità relazionali.

  • Indagare: gli aspetti psicologici del pz, approfondendo l’impatto e le implicazioni che la malattia ha sulla vita lavorativa, familiare, affettive e sociale.

Tutto ciò può essere realizzato trasformando una semplice raccolta anamnestica in un colloquio clinico. Diventa pertanto fondamentale per il professionista acquisire capacità relazionali e abilità comunicative per gestire adeguatamente il rapporto con i pazienti.

Il metodo di condurre l’intervista che può essere una qualsiasi relazione comunicativa con il paziente, va estesa a:

  • Vissuti del pz
  • Reazioni del pz alla malattia e alla capacità di capire quanto gli viene prescritto e di poter effettuare adeguatamente le cure richieste
  • Condizioni sociali e familiari in cui vive, le quali possono agevolare o ostacolare il modo di affrontare la malattia e le cure necessarie.

La disposizione ad ascoltare, osservare, cogliere con interesse quanto il pz comunica. Ottenere i risultati desiderati se sarà in grado di rendersi conto degli atteggiamenti e delle caratteristiche psicologiche del malato.

  • Pz ansiosi e insicuri hanno bisogno di rassicurazioni e incoraggiamenti.
  • Personalità precise e ossessive richiedono indicazioni terapeutiche chiare puntuali e non approssimative o delegate alla loro iniziativa.
  • Personalità con marcati bisogni narcisistici necessitano di conferme e atteggiamenti gratificanti.

A volte il personale sanitario tende a impostare il rapporto terapeutico con la implicita aspettativa che il pz accetti ed esegua quanto il medico indica o prescrive. La collaborazione del pz non è automatica per il solo fatto che sarebbe per lui conveniente, ma è un comportamento complesso che dipende da numerosi fattori, tra i quali le disposizioni psicologiche del pz e la condotta del medico. Molti fallimenti delle cure (la mancanza di compliance) possono essere da ricondotti a un insoddisfacente rapporto tra personale sanitario e pazienti.

Necessità di un setting adeguato: condurre il colloquio in un ambiente protetto, pulito e accogliente, evitare di essere disturbati dal telefono o dall’intrusione di figure estranee, proteggere la privacy dell’incontro, la presenza di altre figure, ecc. Queste considerazioni sono valide per tutti i professionisti sanitari, sia che forniscano prestazioni tecniche di tipo specialistico, sia che collaborino all'interno delle strutture sanitarie con il personale medico, come è il caso degli infermieri.

Il colloquio con il pz, per quanto possa svolgersi in modo più informale in occasione delle pratiche assistenziali, può assumere aspetti specifici a volte più coinvolgente e di difficile gestione. Di solito è l’infermiere che si prende cura del pz e che fornisce quell’insieme di prestazioni di sostegno, chiarificazione, aiuto all’ambientamento nel contesto ospedaliero. Compito di difficile assolvimento che richiede competenze psicologiche.

Interventi infermieristici

  • Tecnici
  • Educativi
  • Di supporto
  • Relazionali

Riassumendo

La psicologia clinica integra scienza, teoria e pratica per comprendere, prevedere e alleviare il disadattamento, la disabilità e il disagio, nonché per promuovere l’adattamento e lo sviluppo personale. La psicologia clinica si concentra sugli aspetti intellettuali, emotivi, biologici, psicologici, sociali e comportamentali del funzionamento umano.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alice2510 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Vita-Salute San Raffaele di Milano o del prof Gialdi Giulia.
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