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Psicologia clinica: la genesi della psicologia clinica e i suoi ambiti d'intervento

La psicologia clinica è la dimensione applicativa di tipo clinico della scienza psicologica che si esprime con interventi di tipo psicodiagnostico e di aiuto psicologico, i quali vengono attuati utilizzando propri strumenti e metodi di indagine e specifiche tecniche di intervento [Rossi 1994]. La disciplina ha finalità orientate sia alla conoscenza che all’intervento sulla salute della persona, proponendosi di aiutare gli individui a sviluppare le loro potenzialità, a risolvere i problemi di rieducazione e di adattamento familiare e sociale.

Il vocabolo “clinica” deriva dall’etimologia greca e originariamente significa letto e si riferisce all’attività svolta dal medico presso il letto del malato (colui che visita il malato a letto). Pertanto, sin dal suo significato originario, la psicologia clinica racchiude in sé la sofferenza e la malattia con il fine di fornire assistenza e sostegno agli individui, mirando ad alleviare il disagio psicologico con opportune teorie e metodologie. Con il termine “clinico” ci si riferisce in medicina alla clinica in relazione alla patologia, mentre in psicologia ci si riferisce anche alla patologia, ma soprattutto alla cura, al prendersi cura di, indipendentemente da una patologia conclamata (il termine clinico viene applicato anche in situazioni di normalità).

La psicologia invece è quella disciplina applicativa appartenente alla scienza psicologica che si occupa dello studio della persona nella sua totalità esprimendosi sotto forma di interventi di tipo psicodinamico e psicoterapeutico. È una disciplina applicativa in quanto si avvale delle conoscenze dei vari orientamenti di tutti i tipi di psicologia declinando gli aspetti teorici in interventi pratici, si parla così di interdisciplinarietà.

La nascita della psicologia clinica

La psicologia clinica si propone quindi di aiutare la persona ad armonizzare bisogni e desideri interni con il mondo esterno. Come vera e propria disciplina nasce, nel 1879, con Wundt negli Stati Uniti. Breve e Freud pubblicano a Vienna Studi sull’isteria e quasi contemporaneamente viene inaugurato il primo dottorato di ricerca in psicologia clinica, nel 1896, da Witmer che propone la ricerca scientifica con l’uso del metodo clinico, essenzialmente basato su studi in laboratorio. Nel XX secolo la psicologia clinica si è evoluta, fino a raggiungere una grande diffusione dopo la Seconda Guerra Mondiale; i suoi albori sono legati principalmente agli aspetti psicometrici e dinamici della psicologia.

L’impostazione psicometrica, focalizzata sulla misurazione e sulle diversità individuali, in un primo momento era l’impostazione dominante dal momento che i test mentali godevano di notevole considerazione; in seguito emerse l’impostazione dinamica il cui focus era sulla motivazione, sull’adattamento e sulla modifica della personalità. La psicologia clinica attribuisce da sempre rilevanza alla relazione tra il clinico e il soggetto e alla successiva modalità di prosecuzione, per diagnosi o intervento psicoterapeutico.

La psicologia clinica si avvale di alcuni canali di informazione, quali quelli derivanti dall’informazione verbale (informazioni fornite dalla persona nel corso di un colloquio, di un’intervista) e dall’osservazione diretta della condotta dell’individuo (informazioni date dalla comunicazione non verbale durante un colloquio). Tali informazioni sono però influenzate dalla relazione interpersonale, dal contesto in cui sono raccolte e dall’osservatore.

Si raccolgono due tipi di dati: uno nomotetico ovvero la raccolta in generale delle informazioni e uno idiografico ovvero si studia nello specifico il soggetto nel suo contesto di vita per comprenderne il suo sviluppo come persona. Un’attenzione particolare è data al setting, la stanza di consultazione in cui il clinico da inizio al lavoro insieme al proprio cliente o ai propri clienti. Il setting, o meglio la situazione, dovrebbe rappresentare un ambiente personalizzato, rispecchiante alcune sue caratteristiche, nella cui atmosfera l’utente dovrebbe sentirsi accolto e contenuto; tale ambiente dovrebbe quindi facilitare la reciproca conoscenza.

Tipologie di intervento

  • Prevenire l’insorgenza di situazioni problematiche;
  • Aiutare la persone a superare problemi già presenti;
  • Promuovere il benessere psicologico e sociale;
  • Favorire negli individui lo sviluppo di abilità personali e sociali al fine di potenziare la qualità della vita.

Il clinico può aiutare l’utenza:

  • Ad adattarsi meglio alle attuali condizioni di vita;
  • Ad adattarsi efficacemente e coerentemente alle risorse, alle richieste e alle limitazioni dell’ambiente sociale;
  • Ad accrescere l’autostima, la capacità di problem solving e le abilità sociali;
  • A promuovere interventi per modificare le condizioni di vita, cambiando il contesto sociale e insegnando nuove abilità.

L’intervento può essere richiesto: dal soggetto, dalla famiglia o da un genitore, dalla scuola o da un’organizzazione sociale e il clinico deve tener sempre presente gli obiettivi dichiarati e concordati con il committente.

Diverse tipologie di intervento

  • La psicoterapia: è un intervento professionale, eseguito da un professionista, rivolto a un individuo, una coppia, un nucleo familiare, un gruppo di persone, volto a raggiungere un cambiamento nel funzionamento mentale che risulta fonte di sofferenza e disadattamento, utilizzando una particolare tecnica psicologica. Lo psicologo è uno specialista laureato che aiuta le persone che si rivolgono a lui a risolvere disagi interpersonali per migliorare il proprio stile di vita facendolo diventare più appagante e maturo.
  • La consulenza psicologica: prevede di aiutare un sistema sociale (scuola, clinica, comunità) ad acquisire conoscenze e abilità indirizzate al cambiamento del sistema sociale stesso. L’attività svolta è quella di counselling, intervento psicologico finalizzato a migliorare il benessere dell’individuo (a volte eseguito anche da altre figure non professionali). L’educatore, ad esempio, attraverso il counselling cerca soluzioni a problemi di vita e situazioni di normalità, mantenendosi su aspetti pratici e concreti.

Differenza tra counselling e psicoterapia

  • Counselling: ha obiettivi circoscritti raggiungibili in un tempo breve; spesso obiettivi pratici; legati a difficoltà o conflittualità evolutive che riguardano lo sviluppo normale o normativo della persona.
  • Psicoterapia: obiettivi diversificati, più ambiziosi e mirare a cambiamenti significativi e duraturi nella personalità, nel funzionamento o nell’adattamento dell’individuo. Solo lei può porsi obiettivi di cura in ambito clinico da psicopatologie (consultazione invece nel campo della normalità).

Tutte e due comprendono le seguenti fasi:

  • Fase preliminare (accettazione o non accettazione del caso). Si valuta se le proprie capacità o i propri servizi siano idonei per il paziente in esame.
  • Fase di avvio della relazione: dopo l’accettazione il professionista si attiva per comprendere i bisogni e creare una relazione di fiducia.
  • Fase di valutazione: in psicoterapia mediante colloquio o interviste, osservazioni o test psicologici raccoglie i dati necessari.
  • Fase d’individuazione delle finalità: sia nella psicoterapia che nella consultazione le finalità possono essere progressivamente sviluppate per arrivare a porre rimedio alla richiesta d’aiuto del paziente.
  • Fase dell’intervento vero e proprio: vengono definiti gli incontri, la durata, gli spazi e i tempi per la prosecuzione del lavoro e il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
  • Fase finale: a volte gli individui interrompono prima della fine del trattamento senza aver pienamente raggiunto gli obiettivi prefissati. Perché venga concluso in modo corretto il processo, è necessario, una decisione comune tra clinico e utente. È necessario che la conclusione avvenga in maniera progressiva e non improvvisamente.

Tipi di interventi

Gli interventi possono essere individuali, di gruppo, sull’ambiente e sulla comunità.

Interventi individuali

Il clinico presta aiuto a una sola persona. La psicoterapia individuale può assumere le diverse forme:

  • Psicoanalitica: obiettivo è la maturazione psichica del paziente, del proprio Sé e della propria identità. Si punta a metabolizzare i nodi problematici trovando strategie migliori per affrontare la vita quotidiana.
  • Relazionale: individua le emozioni che si sperimentano nella relazione con il terapeuta.
  • Psicoterapia del gioco con i bambini: con il gioco il bambino può esprimere le proprie emozioni.
  • Centrata sul cliente: ascolto attivo e senza pregiudizi nel confronto del cliente, serve per facilitare il processo di crescita, l’auto-adattamento e la responsabilizzazione del soggetto.
  • Esistenziale: da sostegno ed empatia; adotta il sistema di riferimento fenomenologico dell’individuo aiutandolo a esaminare il suo comportamento, i sentimenti, le relazioni con gli altri e ciò che la vita significa per lui. Lo scopo è quello di rendere il paziente più consapevole delle sue potenziali capacità di scelta e crescita, l’assunzione di responsabilità e la possibilità di ridefinire se stessi in modo diverso in ogni momento.
  • Gestaltica: l’individuo e l’ambiente rappresentano un unico ecosistema interagente, che si autoregola e cresce in funzione di ogni elemento che lo costituisce. È più importante l’esperienza di un comportamento che la sua interpretazione.
  • Comportamentale: aiuta il proprio paziente a modificare i suoi comportamenti/sintomi problematici.
  • Cognitiva: si occupa di modificare comportamenti e sentimenti dell’individuo trasformandone i pensieri (da condotte disfunzionali li si cambia si basa sui sintomi evidenti non su esperienze infantili).
  • Cognitivo-comportamentale: focalizzata a modificare i pensieri distorti, le emozioni disfunzionali e i comportamenti disadattivi dell’individuo, producendo la riduzione e l’eliminazione del sintomo e apportando miglioramenti duraturi nel tempo.
  • Sistemico-relazionale: tiene conto nell’intervento del funzionamento individuale, della storia personale dell’individuo e del suo rapporto con la famiglia.

Interventi di gruppo

Il clinico cerca di aiutare ciascun partecipante impiegando il gruppo come agente di cambiamento. Possono riguardare conosciute o sconosciute. Il gruppo è fondamentale perché fornisce delle regole di condotta, crea un clima emotivamente carico e da la possibilità di sperimentare nuove relazioni.

Interventi sull’ambiente e sulla comunità

Si prefiggono di lavorare con un gruppo che condivide il medesimo ambiente di vita con l’obiettivo di creare un luogo migliore dove vivere, cambiare gli ambienti problematici e sviluppare situazioni di vita con opportunità di crescita e gratificazione personale.

Il colloquio

Il colloquio si divide in:

  • Metodologia professionale utilizzata in psicologia;
  • Colloquio clinico;
  • Colloquio educativo-relazionale.

Il colloquio è il mezzo di scambio della comunicazione quotidiana, è peculiare nella metodologia professionale, ma si utilizza oltre che in psicologia anche in medicina, nel diritto e nel servizio sociale. L’obiettivo che riveste è quello di stabilire delle relazioni e raccogliere delle informazioni con lo scopo di conoscere l’altro che si ha di fronte. Il colloquio è anche un metodo perché ricorre a delle regole che lo definiscono nella sua struttura e sono più o meno costanti per tutti i tipi di colloquio. Inoltre un buon metodo permette di adeguare il colloquio alle diverse situazioni fra loro estremamente diverse.

Le regole generali che strutturano un colloquio sono:

  1. La presenza di 2 persone in relazione asimmetrica (chi domanda aiuto e chi risponde) i cui ruoli sono ben suddivisi e rispettati da entrambe le parti;
  2. Deve esserci un accordo comune tra gli interlocutori;
  3. Viene definito un oggetto o un argomento da trattare (focus dello scambio);
  4. Viene concordato un fine, uno scopo (reciproca conoscenza e scambio di opinioni);
  5. È necessaria la creazione di un clima facilitante la formazione di uno scambio comunicativo.

Colloquio clinico

Il colloquio clinico è un particolare tipo di test in cui il processo di conoscenza è attuato attraverso il crearsi di un rapporto emotivo tra psicologo e utente con sospensione del giudizio. È un colloquio strutturato con tecniche non direttive che consentono di:

  • Far sentire a proprio agio l’utente;
  • Percepire disponibilità e apertura affettiva;
  • Sentirsi considerato come persona con un proprio valore e una propria autonomia.

L’ambito di applicazione è quello diagnostico e psicoterapeutico. Nel colloquio clinico si condividono:

  • Le motivazioni;
  • Gli scopi (processo di conoscenza);
  • L’oggetto;
  • I mezzi di scambio (la parola);
  • La relazione (rapporto emotivo).

Gli aspetti costitutivi specifici del colloquio clinico

  1. Il conduttore: è un professionista esperto nella “conversazione” che deve saper creare un ambiente idoneo affinché si instauri la giusta relazione, deve considerare l’altro come persona autonoma e le informazioni che egli raccoglie sono solo delle informazioni parziali che dovrà man mano integrare. Il conduttore deve inoltre avere una mentalità scientifica (individuare obiettivi, metodo, domande) ma essere anche empatico (filosofia umanistica). Le caratteristiche del conduttore sono:
    • Mettersi dal punto di vista dell’altro ma non farsi sovrastare;
    • Empatia e comprensione (senza farsi coinvolgere eccessivamente);
    • Essere autenticamente interessato all’altro;
    • Saper sospendere il giudizio;
    • Fare valutazioni psicologiche non moralizzanti o giudicanti nei confronti dell’altro;
    • Inserire il comportamento dell’altro nell’ambito culturale e sociale del soggetto e distinguerlo dal proprio,
    • Comunicare con tatto e sensibilità.
  2. Il soggetto: le caratteristiche del soggetto che influenzano il colloquio sono:
    • Età (bambino, adolescente, adulto o anziano le tecniche da usare sono diverse e pure la modalità di esporre le informazioni è diversa);
    • Livello socio-economico e culturale;
    • Comprensione linguistica reciproca;
    • Capacità di esprimersi a livello più concreto o astratto;
    • Capacità autoriflessiva su stati interni e psicologici;
    • Diversità dei livelli socioeconomici.
    • Caratteristiche di personalità:
      • Più o meno collaborazione;
      • Più o meno difficoltà, resistenze, meccanismi di difesa;
      • Ci possono essere diverse situazioni:
        • Parla e dice;
        • Parla e non dice;
        • Non parla (perché non sa cosa dire, perché non può parlare o non vuole parlare per diversi motivi).
  3. La relazione:
    • Motivazione:
      • Riguarda l’aspetto dinamico della condotta ed in particolare le fonti e le modalità di utilizzare l’energia psichica necessaria per l’avvio e il mantenimento di una certa attività;
      • Riguarda sia il conduttore che il soggetto;
      • Motivato al colloquio e alla conoscenza del soggetto;
      • La motivazione può essere intrinseca quando è spinta alla ricerca del colloquio per conoscenza del soggetto; estrinseca quanto è il conduttore che fa dove bisogna andare e cosa bisogna cercare (riguarda il tema proposto dall’operatore).
    • Aspettative del conduttore e del soggetto (cosa ci si aspetta?):
      • Intensità e urgenza rispetto a ciò che stanno vivendo (si aspettano la soluzione);
      • Qualità del beneficio che il soggetto si aspetta (maggior concretezza o maggior sublimazione?);
      • Grado di consapevolezza dell’aspettativa stessa e della coesistenza di più livelli (superficiali o latenti).
    • Scopo: conoscenza della persona, specificazione del fine e degli obiettivi da raggiungere.
    • Asimmetria relazionale: il soggetto è “agente”, propone un’immagine di sé, fornisce delle informazioni ed esprime delle opinioni; l’operatore osserva e non giudica.
  4. L'ambiente: il contesto può dare significati diversi:
    • Ambiente istituzionale (consultorio, studio privato, ospedale …);
    • La stanza di consultazione;
    • Il setting;
    • Ambiente “interno” più legato alla relazione.

Colloquio educativo

Il colloquio costituisce una costante relazionale nell’ambito educativo e sottolinea la qualità dell’incontro tra l’educatore e uno o più soggetti che desiderano essere aiutati a risolvere una situazione personale difficile da gestire a causa di difficoltà familiari, sociali, scolastiche, di handicap, ecc. Mentre il clinico si occupa prevalentemente delle dinamiche inter-intra psichiche, in relazione ai vissuti e ai processi mentali (si occupa della ristrutturazione degli elementi personali e sociali del soggetto eseguendo psicoterapia), l’educatore invece deve costruire per il suo cliente alcune condizioni di base e in particolare un linguaggio mentale e sociale che permetta la collaborazione (non ha scopi diagnostici o psicoterapeutici ma è una tecnica di valutazione costante che sottolinea la qualità dell’incontro tra educatore e uno o più soggetti che necessitano di aiuto).

Il colloquio educativo ha il fine di fare emergere le risorse della persona, le capacità individuali e farne uso affinché la persona stessa possa divenire protagonista della sua vita, aumentare la consapevolezza di sé, il grado di autonomia e di integrazione sociale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AO95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Scienze Storiche Prof.
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