14/01/2025
La contabilità analitica
La cost accounting e l’analisi dei costi
La struttura informativo-contabile
Il sistema informativo contabile è un insieme di procedure e strumenti utilizzati
per gestire e controllare le informazioni finanziarie dell’organizzazione, al fine di
fornire informazioni accurate e tempestive sulla performance finanziaria
dell’organizzazione stessa.
Oltretutto, supporta il management attraverso sistemi di misurazione fisico-
tecnica (co.an.) ed economico-finanziaria (co.ge.) degli obiettivi e dei risultati
gestionali.
La contabilità generale (co.ge.)
La contabilità generale fornisce delle informazioni destinate all’esterno
dell’azienda, come i fornitori, le banche, li analisti finanziari e lo Stato.
Di fatto, questo strumento mette a loro disposizione tutte le informazioni che
riguardano lo stato di salute dell’azienda, ovvero tutto quello che riguarda la
situazione patrimoniale, economica e finanziaria.
La co.ge. ha una natura obbligatoria per quanto riguarda la sua formazione;
infatti, ci sono delle norme da rispettare in termini di esposizione dei dati e di
tempistiche (esempio, la presentazione di un bilancio entro il 31/12).
Infatti, a causa della necessità di fornire dei dati precisi a terzi, la contabilità
generale esamina solamente dati espressi in forma numerica.
Uno strumento cardine della contabilità generale è il bilancio d’esercizio.
La contabilità analitica (co.an.)
La contabilità analitica, nota anche come contabilità dei costi, produce delle
informazioni rivolte ai soggetti interni dell’azienda.
Infatti, parliamo di informazioni essenziali per definire gli obiettivi futuri sulla base
dello svolgimento delle attività e sulle performance ottenute fino ad a quel
momento.
Inoltre, la contabilità analitica non è soggetta ad alcun obbligo da rispettare;
pertanto, può essere redata in un arco temporale funzionale agli obiettivi
prefissati dall’azienda.
Senza dimenticare che la co.an. considera, oltre ai dati numerici, anche i dati di
altro genere e gli traduce in parametri che possono essere successivamente
utilizzati per le analisi.
Uno strumento cardine della contabilità generale è il break-even point (BEP), in
italiano “punto di pareggio”.
Dal punto di vista più pratico, la contabilità analitica è un insieme di rilevazioni
quantitative (economiche e fisiche) relative a determinati oggetti quali:
- Prodotti e/o servizi;
- I centri di costo;
- Le classi di utenti;
- Le aree di attività;
- I processi.
Infatti, con le rilevazioni di contabilità analitica si attribuiscono i costi, i ricavi e i
risultati operativi (quantitativo-fisici) a particolari oggetti in via preventiva o a
consuntiva con una metodologia contabile o extra-contabile.
Di conseguenza per le persone interne all’azienda questo tipo di contabilità funge
da strumento direzionale e offre loro delle informazioni dettagliate, tempestive e
precise sui costi, ricavi e performance delle singole attività aziendali.
Questo permette di ottimizzare le risorse, monitorare la redditività, prendere
decisioni informate, gestire in modo proattivo le operazioni aziendali, con
l’obiettivo di migliorare l’efficienza e il profitto complessivo dell’impresa, e di
orientare le decisioni ed i comportamenti aziendali secondo criteri di convenienza
economica (esempio, l’internalizzazione di un’attività o l’esternalizzazione di
un’attività).
NB: Reddito operativo (RO) = Reddittività
La questione della redditività aziendale
La contabilità generale, la contabilità analitica e l'area del reporting sono
componenti interconnesse nella gestione contabile e finanziaria di un'azienda, ma
ciascuna ha una funzione specifica e un focus diverso.
In sostanza, la contabilità generale fornisce la base ufficiale e complessiva per
l'analisi della situazione economico-finanziaria, la contabilità analitica fornisce
un'analisi più dettagliata dei costi e ricavi per ottimizzare la gestione, e l'area del
reporting integra e presenta queste informazioni per supportare decisioni
strategiche e operative.
Se dovessimo vedere più nello specifico le relazioni tra le tre aree:
- Relazione tra contabilità generale e contabilità analitica: la contabilità
generale fornisce la base dati per la contabilità analitica.
Mentre quest’ultima si concentra su come i costi e i ricavi siano distribuiti
tra vari settori o prodotti;
- Relazione tra contabilità analitica e reporting: i report analitici, che si
basano sulla contabilità analitica, forniscono un dettaglio maggiore rispetto
ai report generali.
Questi possono essere utilizzati per analizzare specifiche aree di costo e
margine e sono utili per una gestione più operativa e tattica.
- Relazione tra contabilità generale e reporting: i dati derivanti dalla
contabilità generale vengono utilizzati per la creazione di report finanziari e
la redazione del bilancio, che sono utilizzati per decisioni aziendali
strategiche, per informare gli investitori e per rispettare gli obblighi fiscali.
I costi nella contabilità analitica
Il processo di formazione dei costi
Nella contabilità analitica, il costo si manifesta in modo specifico sia in sede di
programmazione (o pianificazione) che in sede di rendicontazione (o
consuntivazione), con l'obiettivo di ottimizzare la gestione delle risorse e
monitorare l'andamento economico rispetto agli obiettivi prefissati.
- Programmazione: in questa fase ci si concentra sulla previsione e
allocazione dei costi (o fattore produttivo) in modo dettagliato, al fine di
pianificare le risorse e raggiungere gli obiettivi aziendali con la massima
efficienza.
Questa fase è molto importante per: la definizione dei costi per centro di
costo, la stima e pianificazione dei costi (esempio, costi variabili o costi
fissi) e la creazione di un budget;
- Rendicontazione: in questa fase, successiva alla programmazione, ci si
concentra sull'analisi e la scomposizione dei costi effettivi (o elementari)
sostenuti durante il periodo di riferimento, confrontandoli con quanto
programmato (budget) e verificando eventuali scostamenti.
Questa fase è molto importante per: la registrazione dei costi effettivi,
l’analisi degli scostamenti, il report di rendicontazione e il controllo sulle
performance economiche.
In entrambe le fasi, la contabilità analitica gioca un ruolo cruciale nel monitoraggio
dei costi, aiutando a prendere decisioni operative e strategiche per migliorare la
redditività e l'efficienza dell'azienda.
Analisi dei costi
L'analisi dei costi nella contabilità analitica permette di ottenere una
comprensione approfondita di come e perché vengono sostenuti i costi, rendendo
l’azienda in grado di ottimizzare le risorse e migliorare la redditività.
Di fatto, possiamo classificare i costi:
- Secondo la loro natura fisico economica (esempio, le materie prime);
- Secondo l’area di gestione di pertinenza (le ritroviamo nel Conto Economico
(CE) riclassificato, ad esempio una voce di costo può riguardare il “costo di
automezzo”)
- Secondo il loro comporta mento al variare del volume di produzione
(esempio, costi fissi (CF) e costi variabili (CV);
- Secondo le modalità di misurare oggettivamente il consumo di un fattore da
parte dell’oggetto di costo;
- Secondo la modalità di imputazione agli oggetti di costo;
- Secondo la loro controllabilità;
- Secondo le modalità della loro programmazione.
Le principali categorie di costo
Nella contabilità analitica, le principali categorie di costo vengono utilizzate per
analizzare e suddividere i costi aziendali al fine di migliorare il controllo e la
gestione delle risorse.
Le categorie di costo principali sono:
- Costi fissi (o costanti), variabili e misti: questa classificazione si basa sul
comportamento dei costi, ovvero sul loro grado di variabilità rispetto ad un
fattore determinante (cost driver).
Occorre individuare:
➢ Il costo oggetto di analisi (costo elementare, configurazione di costo,
raggruppamento di costi);
➢ Il fattore rispetto al quale il comportamento è studiato (cost driver);
➢ L’intervallo di variazione del cost driver ritenuto rilevante (area di
rilevanza, es. una data capacità produttiva);
➢ Il periodo di tempo considerato.
Per quanto riguarda l’elasticità operativa di una azienda, essa si lega ai
costi variabili (CV).
Infatti, come vediamo nell’immagine qui sotto, al crescere dei ricavi
(nell’esempio, ipotesi di incremento del 30%) i CV aumenteranno più
rapidamente e più basso sarà dunque il margine lasciato a copertura dei
costi fissi (CF).
Tuttavia, un’azienda ad alta intensità di CF per sopravvivere deve
costantemente lavorare con volumi molto vicini alla capacità massima
produttiva altrimenti (come nell’esempio del decremento del 30% del punto
A) c’è il rischio di avere di avere un reddito operativo (RO) negativo.
Definizioni di…
• Costo fisso: sono costi che non variano con il livello di produzione o
attività, come gli affitti, le assicurazioni, i salari fissi e gli
ammortamenti;
• Costo variabile: sono i costi che variano in modo proporzionale al
volume di produzione, come le materie prime e la manodopera
direttamente impiegata nella produzione.
- Costi diretti e indiretti: questa classificazione fa riferimento alla modalità di
attribuzione del costo all’oggetto di costo, infatti:
• I costi diretti sono relativi a risorse imputabili direttamente
all’oggetto secondo “criteri di specialità” (quantità x prezzo unitario);
• I costi indiretti sono relativi a risorse attribuibili (o che si decide per
convenienza di attribuire) all’oggetto di costo mediante
procedimento di ripartizione.
Questo procedimento esprime un legame di causa-effetto rispetto al
sostenimento del costo.
Di fatto, parliamo del contributo rispetto all’oggetto del fattore
produttivo sottostante al costo.
In sintesi, per quanto riguarda i costi aziendali, possiamo affermare che
all’aumentare della visione dell’analisi (da prodotto a azienda) avremmo una
minore presenza di costi indiretti.
Viceversa, al diminuire della visione dell’analisi (da azienda a prodotto)
avremmo una minore presenza dei costi diretti.
- Costi speciali e costi comuni: questa classificazione si basa sulla possibilità
di misurare oggettivamente il consumo di un fattore da parte dell’oggetto di
costo (servizio, centro, prodotto).
• Sono costi speciali quelli misurabili in modo oggettivo per
quell’oggetto di costo, attraverso il criterio di specialità, oppure
utilizzati in modo esclusivo dallo stesso;
• Sono costi comuni quelli relativi a fattori utilizzati
contemporaneamente da più oggetti per i quali la misurazione non
può che essere soggettiva.
Questa tipologia di costo si ottiene applicando un criterio di
ripartizione (o di comunanza) che può essere su base unica, ovvero il
totale dei costi comuni viene ripartito in proporzione ad una sola
grandezza nota, oppure su base multipla, ovvero il totale dei costi
comuni viene suddiviso in classi omogenee.
- Costi controllabili e costi non controllabili: questa classificazione fa
riferimento al ruolo del soggetto responsabile del centro e dell’utilizzo di un
dato fattore produttivo.
Infatti, questi costi sono utili per responsabilizzare e tenere sotto controllo
l’efficienza economica della gestione.
• I costi controllabili sono relativi all’utilizzo di risorse che un soggetto
può influenzare con le proprie decisioni;
• I costi non controllabili sono relativi a risorse il cui consumo è fuori
dalla sfera decisionale di un soggetto (esempio, l’IVA).
- I costi preventivi e costi consuntivi: sono due tipologie di costi utilizzate
nella gestione economica di un'attività o di un progetto.
• I costi preventivi: sono costi ipotetici, quindi frutto di previsioni che
sono prese in considerazione prima che l’attività inizi (valutazione dei
costi necessarie per determinazione il prezzo di vendita).
Essi sono uno strumento di programmazione e per tale ragione si
posso definire standard;
• I costi consuntivi: sono costi effettivi derivanti dalle fatture di
acquisto.
Di conseguenza, questa tipologia di costi viene presa in
considerazione dopo che la produzione è terminata.
I costi consuntivi sono fondamentali per le analisi degli scostamenti e
per tale ragione vengono definiti anche effettivi.
- I costi secondo le modalità della loro programmazione: I costi in azienda
possono essere programmati secondo diverse modalità, a seconda delle
necessità organizzative, della tipologia di attività e degli obiettivi di gestione,
tra questi abbiamo:
• I costi parametrici: nel caso in cui sia noto lo standard fisico (Sf) di
fattore produttivo necessario per ottenere una unità di prodotto.
Il controllo si attua analizzando lo scostamento da budget e
ricercando la causa;
• I costi discre
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