Pluricentrismo e cultura italiana
Esistono vari centri importanti per la cultura italiana (Pluricentrismo): Ferrara, patria del poema cavalleresco con Boiardo (L’innamoramento di Orlando) e Ariosto (l’Orlando Furioso).
Roma, dove nel 1513 Papa Leone X viene eletto e chiama a sé tutti i più importanti letterati.
Napoli e Venezia, dove vive Pietro Bembo, aristocratico patrizio. Egli si insinua nella storia della Lingua Italiana: dal De Vulgari Eloquentia si spinge fino alle Prose della Volgar Lingua (Petrarca e Monolinguismo punto di riferimento dando stabilità all’Italiano).
La stampa fiorisce nella laguna veneta. Aldo Manuzio è un editore fondamentale poiché punta sulla Letteratura Volgare, insinuandosi nel Bilinguismo Latino-Volgare, con i grandi classici in edizioni piccole (formato in ottavo) contrapposte agli in folio, riservati a trattati e produzioni universitarie (come le Terze Rime di Dante e le ‘‘Cose Volgari’’ di Messer Petrarca, il Canzoniere).
Le opere erano stampate in corsivo e senza commento, grande novità essendo i testi legati alla concezione medievale (Glossa ingombrante): Dante e Petrarca diventano facilmente accessibili come dei libri di Poesia, e Pietro Bembo li prepara.
Un’altra caratteristica della Letteratura Italiana è l’Iperletterarietà. La comunicazione letteraria si è sempre tenuta distante dalla comunicazione orale, i tratti chiamati ‘‘Connotativi del lessico’’ denotano un codice iperletterario che non segue l’Ordo Naturalis ma altera completamente tramite l’uso di figure retoriche.
Le Tre corone sono state partorite prematuramente, la definizione deriva dai primi lettori di fine trecento e quattrocento consapevoli della grandezza di Petrarca, Dante e Boccaccio come autori/modelli (parole di Gherardi da Prato, umanista fiorentino).
Dante e Petrarca hanno lasciato traccia fino a tutto l’ottocento, Leopardi innoverà i contenuti restando legato come forma alla tradizione, richiamando Monolinguismo prevalentemente e il Plurilinguismo come Culto di Dante legato alla Toscana (teorizzate da Gianfranco Contini).
Il Boccaccismo è una corrente di cui si parla meno: De Sanctis scrisse un manuale di storia della Lingua Italiana che divenne base e Boccaccio è assente, Tiraboschi, storico del settecento, aveva un panorama più completo e di Boccaccio che lasciò la sua eredità presso i commediografi (Commedia nasce agli inizi del cinquecento sul modello antico, Plauto e Terenzio, e il Decameron).
Periodo storico
Nel periodo delle Guerre d’Italia, 1494-1559 (Pace di Cateau-Cambrésis), il termine Rinascimento indica un periodo in cui l’orientamento culturale prevalente è il Classicismo.
Si recuperano molti testi ed autori non conosciuti nel Medioevo (Angelo Poliziano maggior Filologo) e la volontà della Letteratura Volgare di trasformare le opere del passato in classici copiandone i modelli (Virgilio, Orazio e Ovidio) la rende lirica prima e lirica Petrarchista poi.
Lo storico della Letteratura mette in luce le differenze (Hider, metà novecento, Controrinascimento, Eugenio Battisti pubblica l’Antirinascimento) per salvare le esperienze alternative quali Aretino, Folengo ma tra gli stessi autori vi sono contraddizioni (Machiavelli con Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio e Belfagor, Della Casa con liriche che vivono Petrarca con Inquietantismo e degli scritti Burleschi, Annibalcaro traduce l’Eneide nonché scritti Burleschi).
Il Manierismo voleva indicare una parte della letteratura cinquecentesca completamente marginalizzata, soprattutto la seconda metà: vi era stato un cambio dal Classicismo di Bembo e il termine è in prestito dalle arti figurative.
L’Annus Horribilis, 1494, indica la venuta di Carlo VIII in Italia e si ripercuote sui letterati del tempo che per la prima volta vedono un esercito straniero entrare nel proprio paese: Machiavelli ne parla all’inizio di due sue commedie rievocandola tramite i suoi personaggi.
Carlo conquista Napoli, nel 1495 nella Battaglia di Fornovo la perde e lascia il paese, ma era solo il primo dei tentativi: la storia vedrà non i Francesi ma gli Spagnoli come vincitori.
I letterati furono colpiti anche dal 1527, Sacco di Roma: Carlo V, per una serie di vicende Re di Spagna e anche Imperatore, per punire il Papa (Clemente VII) e le sue alleanze francesi, invia i Lanzichenecchi a saccheggiare il paese.
Roma, sede della Curia, messa a ferro e fuoco, ha ripercussioni sulla letteratura: Giovan Battista Di Cinzio, uno dei più grandi novellieri, scriverà gli Ecatonniti (100 racconti) come nuovo Decameron cinquecentesco aprendo con il racconto del Sacco come evento drammatico (come la Peste del 1348 per Boccaccio).
Boiardo lo ricordiamo per Orlando Innamorato (L’innamoramento di Orlando è il nome delle edizioni critiche), interrotto al terzo libro, canto nono, verso 26 mentre parla dei Galli (Francesi) in Italia.
Francesco Guicciardini, autore della prima grande storia d’Italia (esempio di storiografia moderna) scrive che poiché i principi italiani avevano chiamato i Francesi sono responsabili dell’invasione che ‘‘perturba la nostra Italia piena di atrocissimi accidenti’’.
Machiavelli: vita e pensiero
A Firenze nel 1494 si approfitta della discesa di Carlo VIII per rovesciare i Medici e instaurare la Repubblica. Piero de’ Medici, figlio del Magnifico, va in Esilio come fece il capostipite Cosimo (nel 1512 rientreranno in città).
Tra 1494 e 1498 si instaura una repubblica retta da Girolamo Savonarola, frate domenicano (celebri le sue prediche infarcite di profezie sull’Apocalisse) favorevole ad una riforma dei costumi anti-corruzione di Chiesa e Papa Alessandro VI Borgia (capitolo VII, Il Principe): verrà scomunicato, decapitato e arso pubblicamente.
Dopo la Repubblica, Machiavelli entra in scena tramite una carriera burocratico-amministrativa: da capo della seconda cancelleria redigeva le lettere che la Repubblica inviava agli altri funzionari, sarà Segretario dei ‘‘Dieci di libertà e Pace’’ su questioni belliche.
Quando Pier Soderini nel 1502 diviene Confaloniere a Vita grazie agli aristocratici (Oligarchia, ‘‘Grandi’’ dirà Machiavelli) per una repubblica simil-Veneziana e poi decide di accentrare il potere evitando l’appoggio sulle famiglie, Machiavelli ne diverrà il braccio destro (pagandone poi la lealtà).
Per suo conto si recherà in missione in diversi Stati, come da Cesare Borgia (avrà un grande effetto e anni dopo gli dedicherà il capitolo settimo, modello di Principe Nuovo), Luigi XII (Capitolo Terzo: descrive una serie di errori da lui commessi, come provando a conquistare il ducato di Milano), a Roma dal Papa.
Il suo progetto principale fu reclutare una milizia Fiorentina. Nei suoi scritti non v’è accordo su nulla: qualunque questione è stata motivo di dibattiti anche agguerriti, dalla cronologia delle opere alla formazione culturale.
Mario Martelli (e il suo allievo Bausi) sostiene che fosse un politico di professione e non un erudito, legato alla tradizione toscana con autori del trecento e quattrocento Fiorentino (Le Tre Corone, Il Morgante di Luigi Pulci, Angelo Poliziano), rientrando nella Scuola Fiorentina.
La Scuola Romana (fa capo a Gennaro Sasso, direttore dell’Enciclopedia Machiavelliana) in tre volumi sostiene la cultura vasta dello scrittore anche in senso classico.
L’autore non è interessato alla pubblicazione delle sue opere, tardando la pubblicazione (dell’Orlando Furioso Ariosto ne seguiva ogni edizione): recuperando le Terzine di Dante compone il Decennale (1506) a carattere storiografico sulla storia di Firenze dal 1494 al 1504, con riferimenti politici e satirici, conosciuto come primo decennale ma il secondo rimane incompiuto.
Compone dei Capitoli in terza rima di carattere morale sull’ambizione, fortuna, occasione e un poemetto allegorico, l’Asino, sul modello di Apuleio, fermatosi alla non trasformazione in asino dell’autore.
Il Porco infatti prende la parola e la concezione umana sia inferiore a quella animale come benessere e felicità.
Riallacciandosi al passato, Machiavelli scrive una lettera a Ludovico Alamanni lamentandosi della mancata citazione, da parte di Ariosto, nel 46esimo Canto (metafora della nave che giunge in porto con tutti gli artisti ad aspettarlo) poiché non riconosciuto come poeta.
Scriverà i Canti Carnevaleschi e in esilio ci sarà la svolta. Nel 1512 infatti, cambiando il regime, vorrebbe esserne coinvolto.
Gli Orti Oricellari (Giardini dei Rucellai, famiglia importante) erano un luogo in cui si discutevano vari argomenti e indicativamente nel 1515 egli sottopone i testi su cui ragionava cambiando interessi e direzioni.
Verrà messa da parte la produzione poetica, nasceranno il Discorso sopra la Prima Deca di Tito Livio, nel teatro volgarizzerà l’Andria di Terenzio e scriverà la Mandragola (commedia in Cinque atti, 1512) e Clizia (riscrive la Casina di Plauto).
Tramite la Letteratura, su consiglio degli amici degli Orti, si riavvicinerà ai Medici (la Mandragola è messa in scena a Roma al cospetto di Leone X) e il nuovo Papa Clemente VII Medici (Cardinale Giulio) gli commissionerà un’opera storiografica, la Storia di Firenze, in Volgare (Bruni e Bracciolini usarono il Latino) e che gli permetterà di poter ottenere uno stipendio per scrivere.
Opere
- Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, commento in tre libri non finito e revisionato. Essendovi la transizione da Repubblica a Principato, Livio sarà soppiantato da Tacito e Roma contrapposta a Venezia, esaltando i conflitti.
Roma era conquistatrice di Mondi con tanti scontri interni, Venezia con dimensioni ridotte rischiava il crollo con una politica espansionistica con un esercito potente. Si segue uno o l’altro modello ma i Veneziani non sanno difendersi.
Nel Proemio vi è esposta la teoria dell’Imitazione: i contemporanei imitano i classici in tutti i campi del sapere e delle arti a parte la politica e la gestione delle questioni belliche, sbagliando.
Per governare uno stato, dice, bisogna seguire Roma come modello. La storia antica va letta (polemica verso gli umanisti) non per diletto ma per trovare soluzioni efficaci per il presente.
Il metodo è analogico: raccontare un fatto passato testimonia come comportarsi nel presente poiché la natura umana che non cambia. L’attenzione alla sfera umana, passioni specialmente (paura, desiderio, ambizione) sono le cause di determinate scelte politiche (liste contro gli oppositori politici).
Guicciardini, nel commento al commento, critica Machiavelli poiché nella modernità non potevano funzionare strutture e posizioni Romane (ma nelle opere mostra segnali di rottura sulla fiducia nell’applicare il passato al presente).
Sulla Religione, l’esaltazione ai Romani porta anche a riflettere sulla spinta che gli Dei davano al popolo per imprese gloriose: la religione cristiana considera la felicità totalmente ultraterrena e svaluta le vicende terrene.
Nel I libro dei discorsi (capitolo XI-XII) la Chiesa avrebbe giocato un ruolo negativo nella storia Italiana poiché non fu così forte da raggiungere l’unità territoriale ma evitò che altri stati potessero completare questa missione.
I discorsi non vengono revisionati per la stampa, all’interno convivono idee diverse e vi torna in anni diversi. Un luogo comune è definirla un’opera Repubblicana, emergono capitoli sulla repubblica a Roma e su altre teorie (Se la repubblica è corrotta ha bisogno di un sistema più autoritario, una Potestà Regia, oppure la costituzione mista che Roma raggiunge grazie alla conflittualità fra Patrizi e Plebei in cui ogni potere era rappresentato).
- Dialogo sull’arte militare (presso l’editore Giunti). L’interlocutore è Fabrizio Colonna, nel giardino di Palazzo Rucellai, condottiero che riprende le battaglie Romane.
- Storie Fiorentine commissionate nel 1519 da Clemente VII Medici. L’avvicinamento alla famiglia Medici avviene grazie a questo importante compito, già avuto da Poggio Bracciolini e Leonardo Bruni.
Otto libri con un proemio di tipo teorico e le orazioni: la più bella secondo Ezio Raimondi e Dionisotti è dell’Anonimo Ciompo, la nascita della prosa moderna. Il leader di una sommossa (i Ciompi) prende la parola mentre si narra il tumulto degli operai della lana. L’autore, esordiente poeta, ha un risultato grandioso in prosa.
- Produzione Comica: nelle Lettere è evidente il registro comico, ma la sua propensione partorirà la novella di Belfagor arcidiavolo: il diavolo prende le sembianze umane e vive a Firenze (l’inferno).
- Produzione Teatrale: traducendo l’Andria di Terenzio si impadronisce del linguaggio comico. Scrive due commedie: La Mandragola, rappresentata a Roma davanti a Leone X nel 1518, segnale di riavvicinamento ai Medici, e la Clizia (riscrittura della Casina di Plauto) più vicina a Terenzio e alla Mandragola.
Egli avrebbe scritto una terza commedia nel 1504, mai giunta: il nipote, considerato il suo primo filologo (Giuliano dei Ricci), quando ha fra le mani il manoscritto delle Maschere decide di non trascriverlo poiché è in stato lacunoso.
In realtà in questa commedia attacca i cittadini del 1504, l’opera è stata scritta a Foggia tra le nuvole di Aristofene, non abbiamo altro. Aristofene a Firenze ha una sua fortuna, non ci sorprende questo cambiamento.
Il principe
Forse composto di getto nella seconda metà del 1513, ma già all’inizio del Novecento si parla di doppia redazione (prima parte 1513 e seconda parte 1514 o 1515).
Nella lettera celebre a Vettori del 1513, Machiavelli dà un sommario dell’opera (Trattato in cui parlo dei tipi di principato, come si conquistano e conservano) senza le qualità del Principe.
Alcuni reputano il capitolo XII finale di una versione primaria (elogio al Papa Leone X). Secondo Carlo Martelli, l’opera è stata scritta fino al 1518, alcuni capitoli come il III e il XIX avrebbero segni di rimaneggiamento e sul capitolo finale nell’Exortatio ai Medici la dedica sarebbe stata cambiata da Giuliano dei Medici a Lorenzo il Giovane.
Il piano di Lorenzo di creare uno stato ampio nell’Italia centro-settentrionale avrebbe quindi trovato sostegno nell’opera.
L’opera è chiamata De Principatibus nel 1513 ma i primi editori lo chiameranno Il Principe: uscirà nel 1532 postumo prima a Roma da Antonio Blado e poi a Firenze presso i Giunti, edizioni promosse da una cerchia Medicea (nei discorsi, capitolo 42 del libro III, è chiamato De Principe da Machiavelli stesso).
Non abbiamo più di venti manoscritti: tre redatti da Biagio Buonaccorsi (collega di Machiavelli alla seconda cancelleria) con un manoscritto per Giovanni Gaddi, importante in ambiente Mediceo.
La prima edizione critica è con Giuseppe Liseo a fine Ottocento, poi nel 1929 con Mario Casella che aveva trovato un manoscritto importante siglato come MANOSCRITTO GOTHA in Germania, poi Giorgio Inglese nel 1994.
L’edizione fornita da Martelli critica Inglese e la scelta di considerare due testimoni, G e D (a Monaco) poiché il terzo manoscritto, A, in Francia (Carpentras), mostra un copista molto conservativo, senza interventi nella copiatura.
Machiavelli, infine, indirizza una lettera comica a Luigi Guicciardini (fratello di Francesco) destinatario di un capitolo dell’Ambizione, mentre il figlio di Luigi (Niccolò) afferma di aver letto il Principe, alludendo ad una circolazione limitata alle amicizie dell’autore.
Proemio
Verbo in posizione incipitaria: la retorica delle dediche emerge in determinati momenti. Sogliono richiama alla mente l’apertura dell’Orazione di Isocrate, grande oratore greco, a Nicocle (tradotta in Italiano da Bartolomeo Facio).
Per Isocrate coloro che donavano ai principi pietre preziose trafficavano merci, è più prezioso capire come comportarsi: Machiavelli riprende il tema, non ha nulla da offrire se non le lezioni degli antichi e la testimonianza dei moderni.
Nel codice Riccardiano si narra che Lorenzo de Medici abbia apprezzato maggiormente due cani che l’opera donatagli e che lo scrittore andò via nervoso: l’anonimo autore nomina Piero, non Lorenzo, dunque nessuno studioso ha considerato attendibile il racconto.
L’esperienza dell’autore non deriva dalla politica ma dalla storia. La sua è una scrittura priva di ornamenti retorici (quarto paragrafo), anzi ne fa uso (immagini, metafore, antitesi, dittologia di termini) per diventare il più efficace possibile.
L’opera è un parere scritto per Lorenzo e deve riuscire a persuaderlo. Il principe deve guardare il popolo partendo dal popolo. Si esprime la condizione di malessere dovuta all’allontanamento ingiusto dalla politica.
Capitolo I: quanti siano i tipi di principati e in quali modi si acquisiscano
Un breve sommario. Domini divisi in Repubbliche o Principati (nel capitolo nove una forma intermedia, Principato civile, e una potestà regia per necessità).
I principati sono ereditari o nuovi (conquistati per la prima volta) come Milano degli Sforza o membri aggiunti allo stato ereditario del principe (Regno di Napoli a Re di Spagna).
Si acquistano con armi proprie o di altri, per fortuna o per virtù. Il discorso si evolve in maniera binaria, magari influsso della logica: uno stile dilemmatico propagginato (argomenti a catena, uno dopo l’altro).
Capitolo II: sui principati ereditari
All’autore interessano solo i principati. Conservare lo stato è più importante che conquistarlo. In un Principato ereditario se la stirpe è ben radicata non ci sono problemi da trattare: bastano le capacità basilari e se perdesse il potere potrebbe riacquistarlo (Esempio. Ferrara, degli Estensi resiste ai Veneziani nel 1484 e a Papa Giulio II nel 1510 perché il loro principe radicato ha minori motivi di offendere, danneggiare, l’autore usa parole con significato diverso).
Tuttavia, un buon principe spesso non ha una discendenza altrettanto buona e lo stato diventa corrotto: il suo essere contro le forme ereditarie non lo espone nel Principe (destinato ai Medici) ma
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Il Principe di Machiavelli
-
Machiavelli Il Principe
-
Principe di Machiavelli
-
Macchiavelli e il principe