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Politica e media nell'età contemporanea

Stefano Cavazza

Introduzione

Gli storici analizzano la comunicazione in due modi:

  • Analisi del discorso, delle tematiche al suo interno
  • Analisi della realtà a cui il discorso si rapporta

La comunicazione è una trasmissione di informazioni mediante la creazione di messaggi che vanno da un emittente a un ricevente. Essa prevede un emittente, un veicolo, un contenuto, un codice e un destinatario. È importante sottolineare che tra emittente e destinatario non c'è un rapporto unilaterale: il destinatario è attivo a sua volta e rielabora le informazioni. Per questo motivo è facile studiare le modalità di emissione del messaggio, ma è molto più difficile interpretarene la ricezione.

Esistono numerosi veicoli della comunicazione:

  • Parola (codice verbale)
  • Carta stampata (codice testuale)
  • Grafica (codice visuale)
  • Arte (codice visuale)
  • Rito, parata, manifestazione in piazza (pluralità di codici)
  • Radio (codice verbale)
  • Televisione (codice verbale e visivo)
  • Internet web (codice verbale, visivo e audiovisivo)

Le fonti delle informazioni vanno analizzate e considerate sotto diversi aspetti: autenticità, affidabilità e veridicità. È consigliabile, quindi, fare un intreccio delle fonti per essere certi del motivo per cui una certa cosa venga detta.

Ovviamente il mezzo di comunicazione utilizzato influenza le modalità e il messaggio, poiché per ogni mezzo si utilizza un codice comunicativo differente. Gli storici dell’età contemporanea attribuiscono all’inizio della modernità l’apporto di innovazioni fondamentali nella comunicazione: si ha accesso a una pluralità di mezzi e a una maggiore possibilità di interagire tra i soggetti.

All’interno di un ambiente comunicativo si possono studiare le dinamiche e le retoriche del discorso, ma anche il rapporto tra il discorso e la verità oggettiva. Esiste, inoltre, una correlazione tra il discorso e gli interessi personali di chi parla. Infine, c’è un rapporto tra gli emettitori e i destinatari (esempio: nella guerra in Ucraina lo stesso messaggio ha effetti diversi sui polacchi, sostenitori dell’intervento militare, e sui tedeschi, sostenitori delle trattative di pace).

Politica

Negli ultimi anni si parla di mediatizzazione della politica: media e politica sono in stretto rapporto, c’è una correlazione tra l’evoluzione del sistema mediatico e l'andamento della politica.

Il termine politica ha due significati nel linguaggio comune:

  • Politics: la scienza e l’arte di governare, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica.
  • Policy: attività e provvedimenti presi dal governo.

La radice di politica viene da polis (città) e polites (cittadino); politikè era l’arte di trattare gli affari della polis. La politica, dunque, nasce nell’antichità, ma il concetto antico è molto diverso da quello moderno e quindi non si può costruire una genealogia della politica che parta da Atene e arrivi a Jefferson.

L’autorità è la capacità di determinare la condotta di altri. Essa presuppone il riconoscimento da parte dei soggetti, siano essi sudditi o cittadini; senza il riconoscimento non ci sarebbe volontà di seguire l’elemento di autorità. Dunque, l’autorità deve essere legittima. La legittimità è l’accettazione di un potere, ma non presuppone il consenso assoluto: ci può essere indifferenza o consenso parziale.

L’autorità non è sempre stata la stessa:

  • Nel Medioevo vi era una societas christiana, in cui Dio era fonte dell’autorità e quindi di legittimità del potere; infatti, la scomunica di un papa poteva portare al crollo di un governo. La situazione è cambiata in seguito al processo di secolarizzazione e alla riforma protestante, che ha cambiato l’idea di Dio nel mondo cristiano.
  • Dopo la rottura dell’equilibrio si sviluppa l’assolutismo, ovvero lo scioglimento del potere dai vincoli religiosi. Esso fonda la legittimità su un monarca che governa secondo le regole dinastiche. Egli non può più essere censurato poiché svolge un potere puro, scisso dalla religione. Con la pace di Westfalia l’assolutismo regio diventa evidente. La teoria del contrattualismo politico (Hobbes e Locke) accompagna l’assolutismo.
  • Dall’evoluzione dell’assolutismo emerge lo stato moderno. Esso si fonda su due pilastri: il principio di legalità e la costituzione.

Forme di potere e di legittimità per Max Weber:

  • Potere tradizionale = legittimità tradizionale → l’eterno ieri.
  • Potere carismatico = legittimità carismatica → il potere straordinario di un capo consente lo stabilimento di un regime e la sua conservazione (es: propaganda fascista in cui il leader appariva sempre sopra gli altri). Il problema è che se è il leader a creare legittimità, quando egli non c’è più il regime crolla.
  • Potere legale-razionale = legittimità legale-razionale → fondato sul rispetto delle regole messe in pratica dalla burocrazia.

Lo stato è una “forma di organizzazione del potere politico che esercita la sovranità su un territorio e su dei cittadini”. Weber definisce lo stato moderno come “il monopolio dell’uso legittimo della forza fisica nell’ambito di un determinato territorio”: nello stato moderno, infatti, l’uso della forza fisica è ristretto al governo. Lo stato è una comunità politica e affinché funzioni occorre che vi sia un accordo sul suo funzionamento, quindi su chi emana i comandi e su chi li esegue.

Fondamenti della società politica:

  • Obbligazione politica: consente di emanare comandi riconosciuti
  • Legge: forma di espressione riconosciuta dei comandi
  • Diritto di resistenza: diritto di opporsi al potere illegittimo

Lo stato moderno presuppone la separazione tra la società civile (ambito privato, rapporti economici, ecc.) e la società politica (“ambito pubblico di regolazione dei conflitti che sorgono nella società civile”). Ci sono due interpretazioni di questa divisione: alcuni partono dal presupposto che la società civile sia autorevole e quindi quella politica non si debba estendere troppo, tanto la prima si autoregola; l’altra corrente di pensiero sostiene che la società civile crei diversi conflitti, la cui risoluzione richiede un grande intervento della società politica, ovvero dello stato.

Il concetto di cittadinanza ha tre declinazioni:

  • Cittadinanza giuridica: identifica il rapporto fra un individuo e l’ordine politico-giuridico nel quale si inserisce (es: essere cittadino italiano o tedesco);
  • Cittadinanza storico-giuridica: partecipazione di un singolo a una comunità politica in termini di diritti e doveri;
  • Cittadinanza valoriale: insieme di valori con un intento prescrittivo (es: Global Citizenship). Non ha valore giuridico, ma stimola il dibattito politico.

Definizione di Global Citizenship: «La cittadinanza globale è il modo in cui parliamo delle azioni sociali, ambientali ed economiche di persone e comunità che sanno che ogni persona è cittadina del mondo. Si tratta di capire come le decisioni prese in una parte del pianeta possano influenzare le persone che vivono in un'altra parte del pianeta».

Il concetto di istituzione ha diverse accezioni: giuridica e politica. L’istituzione è un’organizzazione che dura nel tempo, il cui centro di potere è riconosciuto secondo determinate procedure, che indica ai membri obiettivi da raggiungere e modalità di comportamento cooperativo per farlo. Essa agisce come persona, cioè come corpo collettivo, ed è indisponibile al volere del singolo (non si può sciogliere solo perché qualcuno lo vuole). I partiti sono istituzioni di diritto privato.

La costituzione è l’insieme dei rapporti giuridici e politici che definiscono un ordine politico unito a un sistema di regole e norme per tutelare la libertà dei cittadini. Un impianto costituzionale ha sempre un capo dello stato (re o presidente), c’è un parlamento (monocamerale o bicamerale), un governo (guidato dal primo ministro), una magistratura e delle leggi. Esso può essere parlamentare (tutto il potere sta nel parlamento, il governo e il capo dello stato rispondono a esso - modello italiano) o presidenziale (parlamento e governo rispondono al capo dello stato - modello americano).

Il governo definisce il complesso dei poteri pubblici o l’insieme degli organi a cui è affidato l'esercizio della sovranità (sinonimo di regime politico). Esso può anche identificare il gabinetto, ovvero l’esecutivo (es: il Consiglio dei Ministri in Italia).

La sovranità si esprime per mezzo del parlamento, che è un organo di rappresentanza dei detentori della sovranità. Il parlamento è scelto con elezione dei rappresentati, che si svolge in forma competitiva nelle democrazie e presuppone una campagna elettorale.

Evoluzione del diritto di voto

  • Nelle prime fasi della nascita della società di massa permaneva l’idea che il diritto di voto si dovesse esercitare in base alla responsabilità (data dall’alto reddito) e al fatto di non avere interessi particolari; erano esclusi i bambini, i servi e le donne. La Rivoluzione francese, però, aveva introdotto l’idea che gli uomini fossero per natura tutti uguali, antitetica all’idea di minorità delle donne e alla loro esclusione dal diritto di voto. Il suffragio era, quindi, ristretto e censitario. La comunicazione era limitata tra coloro che potevano esercitare il diritto di voto attivo e passivo.
  • Con il processo di alfabetizzazione delle classi popolari, soprattutto contadine, il diritto di voto diventa in base all’istruzione e non più per il principio della capacità.
  • Si giunge così gradualmente al suffragio universale maschile, con età minime diverse in base ai differenti paesi. È stato introdotto dapprima in Francia e, in seguito, dalla Germania.
  • Il suffragio universale femminile viene introdotto solo più tardi, per la prima volta dalla Nuova Zelanda alla fine dell’800.

L’espansione del diritto di voto comporta una conseguenza importante: coloro che votano sono portatori di interessi diversi. Nel suffragio ristretto chi viene eletto può fare gli interessi generali, perché essendo ricco non ha interessi personali. L’ampliamento della gamma di interessi produce azioni a tutela di questi interessi nella sfera della comunicazione. Ad esempio, contribuisce a differenziare i messaggi nelle campagne elettorali.

I tre tipi di governo di Robert Dahl

La democrazia è un regime in cui vigono alcuni principi fondamentali:

  • Libertà di organizzazione
  • Libertà di espressione nel voto
  • Elettorato passivo (capacità di essere eletti) per tutti
  • Elettorato attivo attribuito a tutti i cittadini maggiorenni; dev’esserci il suffragio universale
  • Competizione in elezioni libere e formalmente corrette
  • Libertà di stampa
  • Le politiche dei governi devono essere attuate in base al voto.

La democrazia popolare è il termine attribuito ai regimi comunisti instauratisi dopo la seconda guerra mondiale nell’area dell’Europa orientale. È un regime autoritario imposto dai sovietici, anche quando non ne avevano diritto. Principali caratteristiche:

  • È un sistema a partito unico o a partito guida
  • Le elezioni sono a lista unica
  • L’economia è centralizzata e lo stato vi esercita un forte controllo
  • Ci sono organizzazioni di massa legate al partito guida, nelle quali l’ingresso è spesso legato all’iscrizione al partito
  • C’è il monopolio dell’informazione. Tutti i giornali rispondono alle direttive del ministero dell’informazione e del partito; sono quasi sempre scritti da giornalisti iscritti al partito, così la conformità alla linea è assicurata
  • Spesso la presenza di truppe sovietiche che stazionano sul territorio (intervengono in Ungheria e Cecoslovacchia) condiziona l'evoluzione politica

Dittature fasciste (fascismo italiano e nazionalsocialismo):

  • Sono sistemi a partito unico (in Italia a partire dal 1925, anche se è riconosciuto formalmente nel 1938; in Germania nel 1933)
  • Sfruttano plebisciti al posto delle elezioni o nessuna elezione (nel 1929 viene fatta un’elezione a lista unica e si poteva votare solo si/no per definire i membri del parlamento)
  • Si concentrano sull’inquadramento della popolazione e fondano organizzazioni di massa in cui la popolazione dev’essere inserita
  • Vige il monopolio dell’informazione, gestita da ministeri preposti come il Sottosegretariato alla Stampa e alla Propaganda e il Ministero per la Cultura Popolare e la Propaganda

Effetti di questi governi sulla comunicazione: nelle dittature fasciste e nelle democrazie popolari:

  • Il voto plebiscitario serve solo a presentare esternamente l’unità nazionale; per il comunismo, invece, il vero popolo è al potere e il voto è solo l’espressione di alcuni.
  • La propaganda è monodirezionale
  • La stampa è controllata

Nelle democrazie:

  • Le elezioni sono libere e competitive
  • La propaganda dei partiti è in competizione
  • La stampa è indipendente dallo stato → esistono giornali diversi che fanno riferimento a partiti differenti

Nei regimi autoritari ibridi (democrazie che si stanno trasformando in regimi autoritari):

  • Elezioni con più liste
  • Propaganda dei partiti in competizione limitata dal potere
  • L’accesso alle candidature è controllato
  • La stampa è soggetta a controllo, magari non totale

Gli stereotipi

Nel corso degli anni sono state elaborate due diverse definizioni di stereotipo:

  1. «Sono un'immagine ordinata e più o meno coerente del mondo, alla quale le nostre abitudini, i nostri gusti, le nostre capacità, le nostre comodità e le nostre speranze si sono adattate. Possono non essere un'immagine completa del mondo, ma sono un'immagine di un mondo possibile al quale siamo adattati» (Walter Lippmann, 1922). Secondo Lippmann, dunque, lo stereotipo, poiché adattato al nostro stile di vita, in qualche modo ci è familiare e lo capiamo. Viene poi fatta un’importante distinzione tra autostereotipi (stereotipi di un gruppo su se stesso) ed eterostereotipi (stereotipi su un gruppo dall’esterno).
  2. «Gli stereotipi nascono dal processo di categorizzazione. Essi producono semplicità e ordine dove c’è complessità e variazione vicina alla casualità. Essi possono aiutare a gestire la complessità [...]. In ogni situazione rilevante noi dobbiamo raggiungere il massimo della semplificazione basata sullo stereotipo senza per questo esercitare una non necessaria violenza sui fatti» (Henri Tajfel, anni ‘60). Secondo Tajfel, quindi, di fronte alla novità si usano le conoscenze pregresse per darle ordine.

Lo stereotipo risulta un concetto ambivalente: può essere un processo di pensiero tendenzioso e quindi una generalizzazione di tratti inaccurata e ingiustificata, che si traduce in pregiudizio; oppure un processo di categorizzazione dovuto all’insieme di credenze attribuite ad un gruppo. Nella vita quotidiana, quindi, sono prime forme di categorizzazione di fronte a una nuova situazione, che però rischiano di diventare gabbie cognitive che oscurano il giudizio. In questo modo si forma il pregiudizio, un atteggiamento sfavorevole od ostile con caratteri di superficialità e indebita generalizzazione. È un atteggiamento rigido, non si pone dubbi sulla sua fondatezza e non è aperto a verifiche sulla sua effettiva realtà.

Questo concetto causa spesso dinamiche Ingroup - Outgroup: i membri di un gruppo tendono ad identificare le reciproche differenze e a considerare uguali gli estranei (es: i giapponesi sono tutti uguali). Si sviluppa, anche una tendenza illusoria a sovrastimare comportamenti negativi di gruppi di minoranza.

Esistono, inoltre, stereotipi etnici e identitari, che presuppongono un’elaborazione sociale, letteraria e culturale. Essi riflettono le categorie assunte dall’ambiente, possono alimentare pregiudizi e ideologie. Ad esempio, i nazionalismi si fondano su stereotipi, che vengono poi articolati in ideologie più complesse. Questa tipologia di stereotipi si può modificare tramite il sostegno istituzionale, un contatto intimo e non superficiale tra i gruppi, l’uguaglianza di status, la cooperazione intergruppi e la piacevolezza del contatto.

Gli stereotipi tendono ad agire a livello inconsapevole e riemergono se non sono eliminati a livello razionale. Possono, inoltre, riemergere se attivati da specifiche campagne. Esiste il cosiddetto effetto di rimbalzo: se nasce un intento di bloccare pensieri stereotipici, quando esso declina produce un ritorno agli stereotipi. C’è anche l’effetto linguaggio: il linguaggio influenza la percezione della realtà attivando aree semantiche diverse.

Nella modifica degli stereotipi intervengono l’evoluzione del costume e la correttezza politica. Il concetto di identità riguarda sia l’identità personale, sia la molteplicità di appartenenze che definiscono l’evoluzione di un singolo individuo. Ci sono anche identità collettive, in cui i singoli si identificano (es: gli italiani, i cittadini di Bologna, ecc.). La costruzione di un'identità dipende da elementi costitutivi e dal ruolo degli stereotipi, che entrano in una narrazione identitaria e contribuiscono a definirla in negativo o positivo.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiaracavallo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Media e politica nell'età contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pasetti Matteo.
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