La nuova politica: mobilitazioni, movimenti e conflitti in Italia a cura di Alteri e Raffini
Crisi della democrazia o crisi di questa democrazia?
I sistemi democratici hanno imboccato un processo di de-democratizzazione, che procede in parallelo con il processo di globalizzazione neoliberista. Il risultato è l’affermazione di uno scenario post-democratico (Colin Crouch), e che ben descrive il contesto che fa da sfondo ai progetti di democratizzazione, resistenza, emancipazione. Il concetto di post-democrazia descrive un modello in cui il dibattito elettorale è uno spettacolo saldamente controllato, la massa dei cittadini svolge un ruolo passivo e persino apatico, limitandosi a reagire ai segnali che riceve. La politica è decisa in privato dall'interazione tra i governi eletti ed élite che rappresentano solo interessi economici. La parola d’ordine del modello postdemocratico è “non disturbare il manovratore”; la partecipazione si limita alla costruzione simbolica del consenso, non a un coinvolgimento nei processi decisionali.
Il modello democratico in crisi è quello liberal-rappresentativo, che, in Europa, ha permesso, fino agli anni ‘70, di coniugare crescita economica e sviluppo individuale, affermazione della libertà e redistribuzione della ricchezza. Oggi, quel modello è messo in crisi da sfide esterne e sfide interne.
Sfide esterne
Partono dal disallineamento tra politica ed economia. Nel contesto della governance globale multilivello, la sovranità degli Stati diventa limitata. Questo modello predominante aumenta le disuguaglianze sociali e una redistribuzione della ricchezza dai ceti medio-bassi ai ceti superiori (si produce la privatizzazione dei servizi pubblici, lo smantellamento dello Stato Sociale, incentivando la precarizzazione del lavoro). I primi a subire un’erosione della fiducia e del consenso sono i partiti. Nella società liberale, i partiti erano la cerniera tra società e sistema politico. Con il neo-liberismo, i partiti diventano strumenti a servizio delle caste, il cui fine è l’auto-riproduzione.
Sfide interne
Legate alle dinamiche di mutamento sociale (individualizzazione, pluralità culturali ed economia più frammentata). La complessità sociale non ostacola la formazione di identità collettive ma le rende plurali e quindi non sovrapponibili ad un’unica identità politica (partiti di massa). Dopo gli anni ‘60-’70, matura il dibattito sui nuovi movimenti sociali che spostano il focus dai tradizionali conflitti di classe a tematiche specifiche (ecologia, femminismo, pacifismo) rendendo la popolazione più attiva nella vita politica. Aumenta così la partecipazione non convenzionale e diminuisce la partecipazione convenzionale. Sperimentazione di innovativi metodi partecipativi:
- Democrazia partecipativa
- Democrazia deliberativa, che si divide in due filoni:
- Si concentra sulla riforma deliberativa delle istituzioni liberali
- Inquadra i processi deliberativi nell’ambito della sfera pubblica
La nuova politica è quella che si sviluppa fuori dai canali istituzionali che si sviluppa in progetti a lungo periodo, in movimenti single issue o mobilitazioni single event. La nuova politica è il luogo di elaborazione di modelli sociali e politici alternativi (Social Forum, il movimento dei movimenti crea uno spazio di confronto aperto alle pluralità e alle diversità). È il primo movimento di natura transnazionale basato sulla volontà di creare una globalizzazione dei diritti.
Controcultura, subcultura e ricerca della cultura
Cultura politica: atteggiamenti, credenze e orientamenti nei confronti della politica. È plasmata da esperienze storiche, processi economici e sociali. Sono modelli che hanno preso forma nel passato ma che esercitano ancora influenze sui comportamenti futuri, sulla condotta degli individui, sul contenuto delle domande politiche e anche sui loro atteggiamenti verso la legge e lo stato.
Nella cultura politica si distinguono delle subculture sottoinsiemi di elementi di tipo culturale (valori, norme, stili di comportamento, linguaggi, conoscenze) che appartengono a un segmento di una società che condivide alcune dei tratti generali della cultura dominante, ma si distingue per altri. La subcultura viene modellata come sottoclasse interna ad una maggiore, da cui erediti tutti i limiti e le contraddizioni. Appartenere ad una subcultura significa essere partecipi di un sottogruppo, quindi di un ordine minore. È presente al suo interno, anche se non esplicitamente visibile, un forte carattere politico. La subcultura implica che ci sia una cultura dominante e di fatto essa esiste nei margini prestabiliti, ma in funzione della cultura dominante.
Controcultura: reazione alla cultura dominante per cercare di instaurare una nuova cultura o una diversa (anche se non esiste quasi mai). La controcultura ricostruisce nuove identità su basi vecchie. Sono comportamenti coraggiosi e passionali che sfidano le regole nel tentativo di liberare gli umani dalle limitazioni oppressive della società in cui vivono. Questi movimenti si basano su una cultura altra, contro quella occidentale e capitalista. Vige il desiderio di liberare la città dalla sua dimensione di produzione di capitale attraverso un vivere le strade, che generi un approccio diretto verso il contesto urbano e verso una forma di vivere comune, cooperativo, paritario.
- Critica totale alle istituzioni
- Rifiuto dinamiche lavorative della modernità
- Opposizione ad ogni forma di repressione
- Inclusività: è a disposizione di chiunque, aiutata dalla libertà di comunicazione che ne costituisce un tratto essenziale e dalle innovazioni tecnologiche, che permettono una diffusione illimitata dei propri messaggi.
Gallino definisce alcuni caratteri controculturali:
- Espansione della coscienza
- Solidarietà emotiva e il senso di comunità
- Liberazione sessuale sulla base dell'assunto della naturale purezza del corpo
- Rifiuto per qualsiasi forma di educazione eterodiretta
Nella controcultura odierna, subentra l’immagine del mito (previsione Nietzsche: necessità di lasciare la storia in favore del mito – la prima alimenta divisioni, la seconda crea sentimenti di comunione spirituale). Prima, il termine controcultura era usato per indicare il rigetto, da parte delle fasce più giovani della popolazione, delle situazioni, valori, norme, principi e delle regole del comportamento organizzato che caratterizzavano la cultura delle società industriali.
Da controcultura a subcultura lento. La subcultura vuole creare un luogo fisico e simbolico dove il giovane esercita il proprio astenersi dai valori sociali e dalle convenzioni dominanti proponendo nuovi usi che non vogliono essere validi per tutti, ma solo per chi accetta quella condizione.
Il prospetto del volume
La partecipazione si articola in pratiche individuali e collettive:
Conflitti dei lavoratori
Come oggetto l'accesso alla cittadinanza politica e sociale. Le mobilitazioni dei lavoratori hanno contribuito a plasmare la struttura sociale, economica e politica delle società occidentali, nonché il panorama delle identità e della lealtà di classe. Oggi resta un panorama di incertezza, dove l’aumento della disoccupazione, istituzionalizzazione della precarietà, crescita dei working poors, dualizzazione del mercato del lavoro, si accompagnano ad un indebolimento della capacità di mobilitazione da parte dei lavoratori. Si sviluppano mobilitazioni innovative: MayDay, 1 maggio alternativo creato dai precari, che non si sentono rappresentati dai sindacati tradizionali e propongono di costituire una nuova forma di solidarietà di coloro che condividono una condizione di esclusione dai diritti e dalle tutele riservate ai lavoratori con contratti standard, quindi si sentono dei semi-cittadini o cittadini di serie B.
- Lavoratori tutelati (contratto indeterminato)
- Lavoratori non tutelati (contratti determinati, precari, subordinati)
Nasce il Social Movement Unionism: l'estensione dei repertori di azione propri dei movimenti ai conflitti dei lavoratori e a quelle figure lavorative che non trovano risposte nei canali più istituzionali.
Recenti ondate di protesta scolastica ed universitaria
In Italia hanno in comune la difesa del sistema dell’istruzione e della formazione pubblica. Le mobilitazioni studentesche assumono carattere politico emerge lo scenario di una unità generazionale e diminuisce il conflitto generazionale (ex. Genitori e figli legati da un filo rosso che lega esperienze diacroniche).
Sviluppo di pratiche economiche alternative
Pratiche che integrano una dimensione economia, ad una etica e ad una politica, in forma non convenzionale. I cittadini che adottano uno stile di vita alternativo e eco-solidale lanciano un messaggio al sistema e alle multinazionali e contribuiscono a promuovere i principi della sostenibilità ambientale e sociale. L’intento è di creare un sentimento di cooperazione e collettività tra individui nella società globalizzata.
Forma di partecipazione che pone al centro la produzione e fruizione culturale
Concretizza con sviluppo della rete di occupazioni di edifici, non a scopo abitativo, ma ai fini della creazione di spazi liberi di produzione culturale ed artistica. Occuparsi di mobilitazioni dei lavoratori dell'arte significa integrare approcci e prospettive di ricerca e diverse: molte di esse si concentrano sull’uso dell'arte e della cultura come strumento di critica sociale e mobilitazione politica, ma arte e cultura sono anche ambiti di lavoro. Dimensione occupazione di edifici a scopo di protesta art squatting.
Estrema destra e estrema sinistra
Estrema destra (neofascismo) e estrema sinistra trovano interessanti parallelismi. Ai giorni nostri non tutto ciò che concerne l'estrema destra italiana può essere etichettato sotto la tag dell'innovazione, a causa della permanenza di coriacei messaggi legati alla tradizione. Casa Pound e il Fascismo del Terzo Millennio diritto di casa: definizione delle occupazioni a scopo abitativo e occupazioni non conformi (ONC) hanno prodotto l’immaginario mediatico di Centri Sociali di Destra.
Estrema sinistra: occupazioni di edifici inutilizzati per scopi abitativi e/o politici: centri sociali.
Nuovo luogo di partecipazione: politica in rete e media digitali a fini partecipativi
Capitolo I: Il ritorno del rimosso. Conflitti di lavoro nella crisi italiana
La crisi del conflitto di classe è uno dei fattori più ricorrenti della storia politica dei paesi occidentali dalla II metà dell’800 fino agli anni ‘70 del ‘900. Questa vedeva opporsi le classi subordinate (partiti politici di sinistra) alle élite dominanti (più a destra). Negli anni ’70 assistiamo a:
- Imborghesimento operaio favorito dalla crescita del reddito
- Ingresso del ceto operaio nel mercato dei consumi di massa
- Riduzione della fatica fisica e dall’aumento della qualità del lavoro
Oggi serve una rivincita del capitale sul lavoro che con la sottrazione diretta/indiretta del salario, garanzie politiche e giuridiche, è riuscita a riequilibrare a suo favore i rapporti di forza tra i due poli. Altro fattore di crisi è la globalizzazione che con una sorta di gara al ribasso permette di creare più concorrenza tra lavoratori sindacalizzati e non, determinando una corsa al ribasso di salari e garanzie a favore del ricavo delle varie multinazionali ed imprenditori che, con la limitazione del potere regolativo degli Stati, sono liberi di muovere i propri capitali dove sembra loro più congeniale. Questa competizione tra stesse classi sociali porta ad una politica del risentimento orientata ad uno scontro tra pari.
Per Wright la forza negoziale del lavoro si compone di 2 elementi:
- Potere strutturale: diviso in potere di contrattazione (che cresce con l’aumentare della rigidità del mercato del lavoro, delle competenze lavorative, dei livelli occupazionali e di fonti di reddito non salariali) e potere legato al luogo di lavoro (dalla collocazione dei lavoratori in settori fondamentali).
- Potere associativo: dipende dalla nascita di organizzazioni collettive di lavoratori, sindacali/pubbliche.
Il processo di globalizzazione per questi fattori tende a erodere il potere strutturale. La concorrenza globale tra lavoratori favorisce processi di protezione basati su quelle comunitarie ed etniche. Robinson tutto ciò potrebbe essere contrastato con la nascita di una classe operaia mondiale che, porterebbe ad una frammentazione culturale. Questo processo di omogeneità tra realtà differenti è riscontrabile tra le istituzioni di stati diversi. Silver ciò è solo il risultato di una ricostruzione ciclica della classe operaia posta dal capitalismo industriale. Ciò si traduce in una crisi del sistema sindacalista e che vede 3 soluzioni:
- Regini: spostare l’azione sindacale dal conflitto alla cooperazione
- Waddington e Hoffman: concentrarsi sulle reazioni sindacali alla globalizzazione