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I foraggi

I foraggi sono l'alimento base per l'alimentazione degli erbivori poiché rientrano in alte percentuali nella dieta. Nella scelta di un foraggio per una razione, vanno valutati tre aspetti:

  • Fabbisogni degli animali;
  • Valore nutritivo degli alimenti;
  • Management aziendale ed addetti all'alimentazione.

Importanza dei foraggi per i poligastrici

Nell'alimentazione dei poligastrici, i foraggi:

  • Favoriscono l'attività ruminale, grazie alla presenza di fibre;
  • Stimolano la produzione di saliva e quindi pH ruminale stabile;
  • Favoriscono la produzione di acido acetico e, quindi, la presenza di grasso nel latte;
  • Migliorano il profilo acidico di carne e latte.

Importanza dei foraggi per i cavalli

Nella dieta dei cavalli, i foraggi:

  • Favoriscono la masticazione prolungata, che porta tranquillizzazione psicologica e stimolazione della produzione di saliva;
  • Azione di ingombro, che favorisce il transito intestinale e dunque previene stasi, dismicrobismi, autointossicazioni (diarrea, coliche, laminiti, miositi);
  • Apporto energetico per la produzione di acidi grassi.

Valore nutritivo dei foraggi

Il valore nutritivo dei foraggi dipende da:

  • Specie, varietà, famiglia botanica;
  • Stadio di sviluppo della pianta;
  • Sistema di conservazione;
  • Rapporto foglie/steli;
  • Condizioni climatiche;
  • Terreni e fertilizzanti;
  • Sistemi di coltivazione;
  • Management;
  • Trattamenti.

Le piante foraggere subiscono cambiamenti durante le fasi del ciclo vegetativo. Tutte le piante giovani sono ricche di proteine, sostanze minerali e vitamine, contenendo una moderata quantità di fibra grezza facilmente digeribile. Nelle graminacee, il contenuto di proteine comincia a calare dalla fase che precede la fioritura; mentre il contenuto di estrattivi inazotati resta costante anche dopo la fioritura. Nelle leguminose, la diminuzione delle proteine è meno sensibile. La lignificazione della fibra grezza si fa più consistente nel periodo di fioritura ed è favorita dalla siccità. Questa caratteristica è particolarmente evidente nell'erba medica e nelle leguminose da foraggio. La scelta dell'epoca di taglio è importante e dipende dalla specie coltivata. Prati polifiti e graminacee vengono tagliati ad inizio spigatura, le leguminose vengono tagliate ad inizio fioritura, i cereali autunno-vernini sono tagliati a maturazione latteo-cerosa, il mais viene tagliato a maturazione cerosa.

Consociazioni e utilizzo dei foraggi

Le consociazioni sono associazioni di due o più specie botaniche. Le più vantaggiose sono tra leguminose e graminacee poiché le graminacee necessitano di un alto apporto di azoto mentre le leguminose vivono in simbiosi, a livello delle radici, con i rizobatteri, che aumentano l'azoto biodisponibile. Prati e pascoli sono sfruttati direttamente dagli animali oppure vengono sfalciati e dati agli animali in stalla. Hanno circa il 70-80% di acqua, il valore nutritivo va da 10 a 20 UFL/q. I pascoli di montagna e collina sono prati naturali, quindi quasi sempre polifiti (presenza di diverse specie botaniche) mentre i pascoli coltivati sono mono o oligofiti e possono essere temporanei o permanenti.

Utilizzare foraggi verdi porta come vantaggi:

  • Riduzione delle perdite da conservazione;
  • Maggiore disponibilità di nutrienti;
  • Costi contenuti;
  • Possibile sfruttamento di aree marginali.

Gli svantaggi nell'utilizzo di foraggi verdi, invece, sono:

  • Alimentazione variabile;
  • Difficoltà di controllo delle quantità ingerite;
  • Impossibile preparare unifeed;
  • Possibili eccessi di nutrienti solubili e carenze di fibre;
  • Scarsa compatibilità con i sistemi di allevamento intensivo.

Conservazione dei foraggi

È possibile conservare i foraggi creando condizioni adatte ad ostacolare i fenomeni degenerativi riducendo il contenuto di acqua o favorendo l'abbassamento del pH in anaerobiosi. In qualsiasi processo di conservazione, però, si ha perdita di nutrienti. La fienagione è la conservazione di foraggi verdi tramite essiccazione naturale, con o senza ventilazione, in fienile. La perdita di nutrienti è circa del 20-50%. La disidratazione è la conservazione tramite essiccazione forzata con aria calda, in impianti appositi. Tecnica utilizzata prevalentemente su erba medica, cereali e sottoprodotti umidi. La perdita di nutrienti è del 5-10%. L'insilazione è la conservazione tramite eliminazione dell'aria e fermentazione. Questa tecnica viene utilizzata soprattutto su foraggi verdi, cereali a maturazione latteo-cerosa, granelle umide, sottoprodotti umidi. La perdita di nutrienti è del 5-10%.

Valutazione di foraggi, fieni, insilati

Il modo migliore per valutare la qualità di un foraggio è quello di abbinare una valutazione sensoriale ad una chimica.

Qualità del fieno

La qualità del fieno dipende da:

  • Qualità del foraggio di partenza;
  • Condizioni climatiche durante la fienagione;
  • Modalità di taglio;
  • Epoca di sfalcio, per le leguminose tra la formazione dei bottoni floreali ed il 10% della fioritura, per le graminacee e i prati polifiti, invece, tra incipiente spigatura e inizio della stessa;
  • Modalità di rivoltamento, raccolta ed immagazzinamento del fieno;
  • Ambiente in cui il fieno viene conservato.

Per una corretta valutazione sensoriale del fieno bisogna valutare:

  • Composizione floristica;
  • Presenza/assenza di essenze indesiderate o infestanti;
  • Stadio di maturazione dello sfalcio;
  • Rapporto steli/foglie, dipendente dall'essenza foraggera e dall'epoca di sfalcio;
  • Eventuale presenza di materiale estraneo;
  • Consistenza = un buon fieno deve essere tendenzialmente morbido e foglioso;
  • Colore = deve tendere al verde. Un colore tendente al giallo è imputabile a pioggia o eccessiva permanenza in campo mentre un colore brunastro è dovuto al riscaldamento;
  • Odore e aroma, il fieno deve avere un buon odore e non deve presentare alterazioni;
  • Alterazioni, un fieno putrido, ammuffito o marcio non va mai somministrato agli animali.

Nella valutazione chimica del fieno bisogna tener conto di:

  • Umidità;
  • Proteine grezze e sue frazioni;
  • Frazioni glucidiche (NDI, NDF, ADF, ADL);
  • Ceneri e minerali;
  • Vitamine e provitamine;
  • Sostanze tossiche;
  • Fattori anti-nutrizionali;
  • Stima di digeribilità e valore energetico.

Nella valutazione dietetica e biologica del fieno si deve tener conto di:

  • Appetibilità ed ingestione: dipende dal gradimento che gli animali hanno per un determinato alimento. Un alimento gradito viene ingerito in quantità maggiori. Importanti sono anche la modalità di assunzione e la velocità di ingestione.
  • Risposte produttive: quantità e qualità del latte prodotto, composizione dei prodotti derivati di origine animale.
  • Sanità e benessere: presenza/assenza di turbe digestive, secretorie e assorbimento alterato.

Valutazione degli insilati

Nella valutazione degli insilati bisogna tener conto di vari aspetti. È importante valutare l'effetto dei processi microbiologici sui foraggi; a differenza degli altri procedimenti, infatti, la qualità della materia prima non è garanzia di un buon insilato. La sola valutazione visiva dell'insilato non dà informazioni sui valori nutritivi, ma associata ad un'analisi chimica aiuta nel dare una buona indicazione complessiva della qualità del foraggio.

Per una valutazione pratico-empirica di un insilato, si valutano i seguenti parametri:

  • Compressione e chiusura;
  • Odore, acetico e gradevole o butirrico come di burro rancido;
  • Presenza di percolazioni;
  • Surriscaldamento;
  • Giusta lunghezza della trinciatura;
  • pH, valutato con cartina tornasole;
  • Colore, che deve essere di una tonalità chiara di bruno-verdastro;
  • Assenza di muffe;
  • Silomais, presenza di granella per circa il 40%;
  • Struttura.

La trinciatura è un passaggio importante nell'ottenere un buon insilato. La pianta va trinciata finemente per consentire una buona compressione della massa. La lunghezza dei frammenti deve essere:

  • 2-3 cm per l'erba;
  • 1-2 cm per i cereali vernini a maturazione cerosa;
  • 0.5-1 cm per il mais a maturazione cerosa.

In caso di erba secca bisogna raggiungere misure minori, mentre in caso di erba fresca piuttosto giovane può essere sufficiente la sola sfibratura. Le cariossidi lattee necessitano di bassa trinciatura, quelle cerose di normale trinciatura, le cariossidi vitree necessitano di schiacciamento.

Le più importanti analisi che si effettuano in laboratorio per valutare la conservazione di un insilato sono:

  • Sostanza secca;
  • pH e potere tampone;
  • Carboidrati solubili in acqua e zuccheri prontamente disponibili;
  • Frazioni azotate;
  • Alcoli;
  • Acidi organici.

Nella valutazione dei risultati delle analisi bisogna ricordare anche che alcuni fattori che agiscono sui silos possono influenzare la digeribilità dei nutrienti.

Per giudicare la conservazione di un insilato, ci sono dei valori di riferimento:

  • SS minimo 28-30%;
  • CSA minimo 6-7% ss;
  • Acidità attuale, misurata in pH, tra 3.6 e 4.2;
  • Lattato 60-70%;
  • Azoto ammoniacale deve essere circa il 5% dell'azoto totale;
  • Azoto solubile deve corrispondere a circa il 50% dell'azoto totale;
  • Etanolo < 2% della ss;
  • L'acido acetico deve corrispondere a circa 25g per ogni kg di ss;
  • L'acido propionico deve essere assente o presente solo in tracce;
  • L'acido butirrico deve essere assente o presente solo in tracce.

Gli insilati di migliore qualità si ottengono a pH < 4. Le possibili alterazioni in un insilato possono derivare da fermentazioni butirriche, in post fermentazione e da sviluppo di muffe. È possibile valutare la qualità di un foraggio in due modi:

  • Metodo Flieg, basato sul contenuto di acido lattico e acidi volatili monocarbossilici;
  • Metodo Flieg modificato da Vanbelle, che tiene conto anche della degradazione proteica espressa in N-NH3 ed esprime gli acidi volatili in milli equivalenti.

Le caratteristiche degli insilati influiscono sullo stato di salute degli animali:

  • Elevate quantità di acido che non hanno avuto un opportuno periodo di adattamento possono causare acidosi;
  • Un insilato troppo umido riduce l'ingestione di alimenti;
  • La presenza di metaboliti dannosi o patogeni.

Tipi di insilati

Il silomais è il foraggio più usato per gli insilati. Si ottiene insilando l'intera pianta di mais giunta a maturazione cerosa o lattea della granella. Si tratta di un alimento molto energetico (75/80 UF/qq di s.s.), appetibile ed economico. Il sorgo è una graminacea simile al mais, ma risulta più resistente a stress idrici ed ha un buon contenuto in tannini, che proteggono la pianta da uccelli, agenti atmosferici e muffe; dunque spesso viene usata come insilato. Il triticale è un foraggio che si distingue per le sue caratteristiche: ha una resa in s.s. elevata (11.22-15.7 t s.s./ha), buon livello energetico (0.7-0.78 UFL/KG S.S) ed un elevato contenuto proteico. Si presta bene all'insilamento poiché ha maturazione lenta, risulta appetibile ed ha buon valore nutrizionale.

Disidratazione e miglioramento della qualità

La disidratazione è un processo di conservazione che permette di limitare le perdite in sostanze nutritive dei foraggi. L'erba viene sfalciata e lasciata al sole per 1-2 giorni, dopo la raccolta viene sottoposta ad essiccazione artificiale in grandi tamburi rotanti. A seguito di questa operazione, il foraggio essiccato viene pressato in balle da 500/600 kg o in pellet. Il calore a cui viene sottoposto il foraggio provoca una parziale denaturazione delle proteine, questo modifica la loro struttura e le rende parzialmente protette a fermentazione e degradazione ruminale. L'erba medica disidratata ha un elevato apporto di proteine, questo permette di ridurre la quota di concentrati; ha un moderato contenuto di fibre che permette di aumentare le dosi senza compromettere digeribilità e quantità ingerita; importante è il suo potere tampone che permette di mantenere il pH ruminale ai giusti livelli, favorendo la sintesi di latte; aumenta gli apporti di calcio organico, β-carotene, colina e vitamina E.

L'insilamento in rotoballe avviene tramite varie operazioni:

  • Sfalcio;
  • Pre-appassimento in campo;
  • Raccolta ed imballaggio in film di plastica.

I vantaggi di questa tecnica sono:

  • Minori perdite di respirazione;
  • Maggiore flessibilità per piccole superfici o tagli parziali;
  • Il prodotto è trasportabile;
  • Non occorre una struttura per l'insilamento.

Gli svantaggi sono:

  • Foraggio non trinciato;
  • Maggiore mano d'opera per l'apertura delle balle e la somministrazione agli animali;
  • Maggiori rischi di conservazione.

Trattamenti per migliorare la qualità dei foraggi

Esistono trattamenti per migliorare la qualità dei foraggi. Per migliorare la qualità del fieno si usano enzimi esogeni; in particolare nelle bovine da latte si è notato miglioramento della digeribilità, dell'assunzione di sostanza secca e delle performance produttive. Gli obiettivi ottenibili con l'aggiunta di enzimi esogeni sono:

  • Aumentare il valore nutritivo del foraggio;
  • Incrementare l'idrolisi di NDF per aumentarne la scomparsa nel rumine;
  • Aumentare l'assunzione di sostanza secca.

I fattori da considerare nella scelta dell'enzima sono:

  • Specificità enzima-substrato;
  • Quantità di impiego;
  • Metodo di applicazione;
  • Umidità, temperatura e pH dell'alimento;
  • Tempo di contatto.
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Scienze agrarie e veterinarie AGR/18 Nutrizione e alimentazione animale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rossy.friend93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Piani di razionamento alimentare degli animali da reddito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Calabrò Serena.
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