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Scheda 1

Lezione 08/05 Sieyes

(Gli Stati Generali erano un’assemblea convocata dal re di Francia,

composta dai rappresentanti dei tre ordini della società:

●​ Primo Stato: il clero.

●​ Secondo Stato: la nobiltà.

Terzo Stato: tutti gli altri cittadini (borghesi, artigiani, contadini,

commercianti, professionisti).))))

È proprio nel 1789 che inizia la Rivoluzione francese e avviene la rottura

tra il Terzo Stato e gli altri due ordini, con la nascita dell’Assemblea

Nazionale Costituente.

La grande discussione negli Stati Generali riguardava il modo in cui si

doveva votare. Il problema era se il voto dovesse avvenire per stato

oppure per testa. Con il voto per stato, ciascuno dei tre ordini (clero,

nobiltà e Terzo Stato) aveva un solo voto, quindi clero e nobiltà potevano

facilmente unirsi e prevalere sul Terzo Stato. Il Terzo Stato, invece,

chiedeva il voto per testa, cioè che ogni rappresentante avesse un voto,

perché essendo il gruppo più numeroso avrebbe avuto un peso maggiore

nelle decisioni.

(( in questa situazione clero e nobiltà erano generalmente alleati,

perché entrambi appartenevano agli ordini privilegiati e avevano

interesse a mantenere il sistema esistente.))

Il rifiuto di questa richiesta portò a una rottura molto importante. Il Terzo

Stato si separò dagli altri due ordini e si proclamò Assemblea Nazionale

Costituente, affermando di rappresentare l’intera nazione. Da quel

momento sostenne di avere il diritto di scrivere una nuova Costituzione.

Questa scelta segnò anche la rottura con il modello della monarchia mista

elaborato da Montesquieu, secondo il quale il potere doveva essere

condiviso tra il re e i diversi ordini della società.

Le idee che giustificavano questa scelta furono elaborate da

Emmanuel-Joseph Sieyès nel suo celebre testo Che cos’è il Terzo Stato?.

((((La posizione di Sieyès è che il Terzo Stato rappresenta la vera

nazione.

Secondo lui, la società non deve essere organizzata sulla base dei privilegi

di clero e nobiltà, perché sono proprio quelli che lavorano e producono

(cioè il Terzo Stato) a svolgere tutte le funzioni utili della società.))

Sieyès è considerato il teorico del sistema rappresentativo e uno dei

principali interpreti degli interessi della borghesia. Secondo lui, la volontà

della nazione è superiore a quella del re, perché il vero potere appartiene

ai cittadini che formano la nazione.

Il concetto più importante elaborato da Sieyès è quello di potere

costituente. Con questa espressione si indica il potere della nazione di

creare un nuovo ordinamento politico e di darsi una Costituzione. In altre

parole, è la nazione che fonda lo Stato e stabilisce le regole fondamentali

della convivenza politica.

Nel suo scritto, Sieyès sostiene che il Terzo Stato è «tutto», perché

comprende tutti coloro che lavorano, producono ricchezza e svolgono le

attività utili alla società. Fino a quel momento, però, il Terzo Stato era stato

«nulla», perché era escluso dal potere politico. Per questo motivo chiede di

diventare «qualcosa», cioè di ottenere il ruolo politico che gli spetta. In

realtà, il suo obiettivo è diventare la nazione stessa, poiché ritiene che solo

il Terzo Stato rappresenti davvero l’interesse generale.

Attraverso la sua polemica contro i privilegi, Sieyès contribuisce anche alla

soppressione politica della nobiltà. Inoltre appartiene al filone monistico,

cioè sostiene che il potere debba avere un’unica fonte, la nazione, e non

essere diviso tra più soggetti.

Per Sieyès, quindi, è la volontà della nazione che crea un nuovo ordine

politico. Da questa volontà nasce una Costituzione scritta, che rappresenta

uno dei principi fondamentali del costituzionalismo moderno: il potere non

deriva più dal re, ma dalla nazione, che esercita il proprio potere

costituente.

La vita e il pensiero politico di Sieyès

Sieyès è uno dei principali teorici della Rivoluzione francese. La sua opera

più importante è Che cos’è il Terzo Stato?, pubblicata tra il 1788 e il 1789.

In questo testo critica il sistema dei privilegi dell’Antico Regime e propone

un nuovo modello politico basato sull’uguaglianza davanti alla legge.

Secondo Sieyès, la Francia non ha una vera costituzione, perché la società

è organizzata in ordini privilegiati, come nobiltà e clero, che hanno diritti

diversi rispetto al Terzo Stato. Per questo è considerato uno dei teorici del

nuovo Stato borghese e liberale nato con la Rivoluzione francese.

All’inizio Sieyès non è contrario alla monarchia. Ritiene infatti che il vero

problema non sia il re, ma la presenza degli ordini privilegiati, soprattutto

della nobiltà. Per questo pensa che sia possibile una collaborazione tra il re

e il Terzo Stato per riformare lo Stato.

Sieyès propone anche una nuova idea di nazione. Per lui la nazione è

formata da tutti i cittadini che lavorano e contribuiscono al bene comune, e

non dai privilegi ereditati dalla tradizione. Questa concezione si basa sul

diritto naturale e si oppone alla visione dell’Antico Regime, secondo cui

l’ordine sociale dipendeva dalla storia e dalla tradizione.

La sua proposta consiste nella costruzione di un nuovo ordine fondato su

tre elementi fondamentali: la nazione, la rappresentanza e il potere

costituente. Quest’ultimo è distinto dal potere costituito: il potere costituente

è il potere originario della nazione di creare una nuova costituzione, mentre

i poteri costituiti sono quelli che vengono istituiti dalla costituzione stessa.

(Con “nuovo ordine costituente”, riferito a Sieyès, si intende il nuovo assetto politico e giuridico che

nasce dopo la Rivoluzione francese, fondato non più sull’autorità del re o della tradizione, ma sulla

nazione, che è considerata il soggetto originario di ogni potere)

La formazione di Sieyès è inizialmente indirizzata dalla famiglia verso la

vita sacerdotale. Viene ordinato sacerdote nel 1772 e questa esperienza gli

permette di conoscere direttamente la realtà del clero e, soprattutto, di

comprendere la mancanza di rappresentanza e di peso politico del Terzo

Stato. Successivamente si trasferisce stabilmente a Parigi, dove segue il

dibattito sulle riforme necessarie per affrontare la crisi finanziaria della

monarchia.

Tra i suoi scritti principali troviamo Che cos’è il Terzo Stato?, Saggio sui

privilegi e Considerazioni sui mezzi di esecuzione. Viene eletto

rappresentante del Terzo Stato e, alla fine di maggio, propone che tutti i

rappresentanti degli ordini si riuniscano insieme al Terzo Stato, perché

secondo lui non esistono realmente più ordini privilegiati: esiste un unico

ordine privilegiato, quello della nobiltà, nella quale comprende sia la nobiltà

di spada sia la nobiltà di toga e tutti coloro che godono di privilegi.

Per Sieyès il clero ha comunque due funzioni fondamentali all’interno della

nazione: l’istruzione e l’amministrazione. Inoltre il clero non è considerato

un ordine completamente chiuso, perché molti membri provengono dal

Terzo Stato. Esso rappresenta quindi anche uno strumento di mobilità

sociale. I membri del clero, in quanto individui, possono appartenere

pienamente alla nazione, mentre la nobiltà costituisce un ordine chiuso

perché fondato sul sangue, sulla trasmissione ereditaria dei privilegi e, nel

caso della nobiltà di toga, sulla trasmissione ereditaria delle cariche.

Sieyès non pubblica moltissimo, ma lascia numerosi manoscritti e progetti

costituzionali. Per questo viene definito un vero genio della tecnica

costituzionale.

Il testo Che cos’è il Terzo Stato? è costruito intorno a tre domande

fondamentali: che cos’è il Terzo Stato, che cosa è stato finora e che cosa

chiede. La risposta alla prima domanda è che il Terzo Stato è la nazione

intera. Alla seconda domanda risponde affermando che il Terzo Stato è

stato finora nulla, perché pur sostenendo materialmente la società è stato

escluso dal potere politico. Alla terza domanda risponde dicendo che il

Terzo Stato chiede di diventare qualcosa, cioè di ottenere il posto che gli

spetta nella nazione.

Nel primo capitolo Sieyès affronta la domanda: che cos’è il Terzo Stato? La

risposta è che il Terzo Stato è una nazione intera, perché comprende tutto

ciò che è necessario alla vita sociale.

Per definire la nazione bisogna partire dalla sua esistenza sociale: che

cosa serve affinché una società possa vivere e prosperare? Sono

necessari i lavori privati e le funzioni pubbliche.

I lavori privati possono essere divisi in diverse categorie. La prima riguarda

coloro che lavorano direttamente sulla natura, come gli agricoltori. La

seconda riguarda la trasformazione delle materie prime, comprendendo

artigiani e manifatture. La terza comprende il commercio, cioè coloro che

permettono la circolazione dei beni. La quarta riguarda tutte quelle attività

direttamente utili o piacevoli per le persone, dalle professioni liberali e

scientifiche fino ai servizi personali.

Accanto ai lavori privati vi sono le funzioni pubbliche. Sieyès individua

quattro grandi ambiti: la nobiltà di spada, collegata alla funzione militare; la

nobiltà di toga, collegata alla funzione giudiziaria; la Chiesa, collegata alla

funzione amministrativa; e l’amministrazione in senso generale.

Il Terzo Stato possiede dunque tutto ciò che serve per formare una

nazione, perché svolge sia i lavori privati sia gran parte delle funzioni

pubbliche. La metafora utilizzata da Sieyès è quella di un uomo forte e

robusto con un braccio ancora incatenato: la catena rappresenta l’ordine

privilegiato. Eliminando questa condizione di oppressione, il Terzo Stato

non sarebbe indebolito, ma diventerebbe ancora più forte.

Che cos’è oggi il Terzo Stato? È un tutto, ma un tutto oppresso e

ostacolato. Che cosa sarebbe senza gli ordini privilegiati? Sarebbe tutto,

ma un tutto libero e prospero.

Sieyès non nega comunque l’esistenza di individui che dipendono dagli altri

e che devono essere sostenuti dalla società, come malati, incapaci o

persone che non partecipano ai lavori sociali. Tuttavia questi soggetti

restano individui e non costituiscono una casta o un ordine sociale

separato.

La definizione fondamentale di nazione per Sieyès è quella di un corpo di

associati che vive sotto una legge comune ed è rappresentato da uno

stesso potere legislativo. Da questa definizione deriva la critica alla nobiltà:

chi possiede privilegi è per sua stessa natura esterno alla legge comune,

perch&

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher racheleechelon di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Vanotti Gabriella.
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