Estratto del documento

Pedagogia dell’interculturalità

Prof.sse Cuconato e Ilardo – aa. 2022/23

Modulo 1

Il fulcro del corso si compone di due aspetti fondamentali di quella che è la società contemporanea: in primo luogo, l’educazione e come essa si deve attrezzare per rispondere alle sfide del II millennio, e in secondo luogo c’è il concetto di intercultura, ovvero l’intreccio tra le diverse culture, che di fatto non esiste in quanto non ancora realizzata in nessun Paese del mondo.

L’intercultura è un’utopia che la pedagogia si pone per far fronte alle esigenze educative delle società multiculturali, che sono una realtà esistente e da molti osteggiata perché pochi sono gli stati nazionali che riconoscono di essere diventati multiculturali. Di fatto, noi viviamo in società multiculturali, in cui è un dato di fatto strutturale all’interno dei vari confini nazionali la compresenza di diverse culture, che non è “un’emergenza” o un fatto temporaneo legato alle crisi migratorie, il termine dona accezione negativa, fa pensare a qualcosa da superare, di ansiogeno: in ogni Stato nazionale esistono componenti molto forti di persone che provengono in molte parti del nostro pianeta.

L’educazione di per sé è la scienza che cerca di mettere in connessione i talenti, i bisogni dell’individuo con le necessità sociali e le problematiche sociali all’interno delle società. Storicamente, l’educazione si adatta e si evolve sulla base delle richieste della società a cui cerca di dare risposte scientificamente fondate. Il concetto di intercultura non è proprio di nessuna disciplina, ma è un approccio trasversale che ogni insegnante dovrebbe avere alla scuola e che ogni cittadino dovrebbe avere al mondo.

La pedagogia

La pedagogia può essere definita come la scienza, il sapere dell’educazione, ovvero la teorizzazione di quei processi sociali, culturali ed individuali che producono apprendimento, inculturazione e formazione personale, processi presenti in tutte le culture e in tutte le società.

  • Apprendimento = acquisizione di elementi di conoscenza che hanno una ripercussione sul nostro comportamento: quando impariamo qualcosa, non siamo più uguali a prima, e se lo siamo significa che non abbiamo imparato nulla; si tratta di competenze tecniche o modi di pensiero che ci fanno vedere il mondo in maniera diversa.
  • Inculturazione = processo che ci porta a riconoscerci nelle norme della nostra cultura di riferimento, ovvero nei suoi modi di essere, negli atteggiamenti dei componenti della nostra comunità di appartenenza.
  • Formazione = per la pedagogia, si intende la rielaborazione personale che l’individuo fa di tutto quello che ha imparato nel suo percorso di apprendimento e inculturazione: una persona “formata” è in grado di speculare in maniera autonoma sui dati del sapere in suo possesso.

A differenza della formazione, l’educazione è un fenomeno composto da due sotto-fenomeni, che sono istruzione e socializzazione: l’uomo, di per sé, è un animale sociale e ha bisogno di apprendere a relazionarsi in maniera costruttiva non conflittuale con l’ambiente che lo circonda, e per farlo deve acquisire determinate regole che gli permettono di inserirsi all’interno di una determinata società; oltre a ciò, ha anche la necessità di sviluppare i suoi talenti e le sue potenzialità, che possono indurlo a costruirsi nella maniera che gli è più congeniale secondo i suoi bisogni e i suoi valori.

Società – educazione – pedagogia

Esiste un rapporto molto stretto tra società, educazione e pedagogia: la società ha bisogno dell’educazione per potersi conservare e trasmettersi, ma l’educazione ha bisogno di punti di riferimento; a mano a mano che le società si complicano, si articolano e si specializzano nelle loro “pratiche”, passano da un piano di organizzazione pratica ad uno di riflessione teorica: la società ha un carattere dinamico, cambia nel corso del tempo, quindi per adattarsi ai cambiamenti e perseguire dei valori, la pratica, la scuola, ha bisogno di essere ispirata da teorie, e la pedagogia è la scienza che fornisce la teoria ispiratrice delle pratiche educative.

Caratteristiche della pedagogia

  • È un sapere che si autoregola, trova la propria ragion d’essere in sé stessa e si costruisce attraverso fini e princìpi propri; quando si propongono teorizzazioni pedagogiche, c’è un fine in termini individuali e sociali che la pedagogia vuole perseguire.
  • Si elabora scegliendo modelli alti di teorizzazione filosofica o scientifica, oppure utilizza modelli ideologico-politici; questo perché ha bisogno di obiettivi da raggiungere per stabilire quali sono le teorie migliori da dare alla pratica; quindi, ricerca valori che possono essere dati dalla filosofia o da un’ideologia politica che donano visioni diverse del mondo e dell’individuo.
  • È una vera e propria guida per la pratica educativa, di cui può mettere in gioco processi e obiettivi, indirizzandola verso un piano di maggior consapevolezza teorica e di rigorizzazione razionale; “fa le pulci” alla scuola facendo ricerca al suo interno, cercando di correggere storture che nota nel sistema scolastico, evidenziando invece le buone prassi che ci sono all’interno del sistema.

Dobbiamo fare una distinzione tra scienze pure e scienze applicate: una scienza pura considera la conoscenza delle regole che determinano un dato fenomeno come suo fine ultimo, mentre una scienza applicata considera la conoscenza come mezzo per raggiungere un determinato scopo. La pedagogia è dunque una scienza applicata, perché le varie conoscenze provenienti da altre scienze e ideologie ci servono a strutturare meglio i processi educativi, definendone fini e valori da perseguire.

Educazione

L’educazione è l’insieme dei processi volti ad orientare la crescita della persona verso l’autonomia, la responsabilità personale e la completa socializzazione. Questo insieme si concretizza in un processo unitario, che si produce dall’integrazione di molte educazioni dedicate ai diversi aspetti e alle diverse attività sociali che costituiscono le peculiarità della specie umana, impartite da diversi attori. Per ogni aspetto della vita umana, il nostro divenire nelle diverse sfere è determinato dalle varie educazioni che riceviamo:

1 Le scuole non sono neutre, perché hanno alla propria base teorie e valori dipendenti dall’individuo e dalla società: per questo, appena i governi e gli organi di potere cambiano, uno dei primi passi è la riforma della scuola, proprio perché ogni forma di potere che vuole conservarsi ha bisogno di un’educazione propria per raggiungere i propri fini.

2 La differenza tra stato totalitario e stato democratico risiede anche in questo: mentre uno stato totalitario ha bisogno di un individuo che rispetti le sue regole senza questionarle, facendo esattamente ciò che gli viene detto, la democrazia in quanto sistema politico dialogico ha bisogno del confronto per poter funzionare correttamente.

  • Educazione corporea, volta alla cura del corpo, alla crescita e allo sviluppo, che pone in primo piano la completa funzionalità del corpo stesso, base di ogni iter formativo.

Come vedremo con la teoria degli stadi di sviluppo di Piaget, alla crescita e all’attenzione che riceve il nostro corpo corrisponde un più o meno sano sviluppo, mens sana in corpore sano, delle nostre attività cognitive. L’educazione corporea oggi è particolarmente importante perché abbiamo un’immagine commercializzata del corpo, ma a questa visione non corrisponde quasi mai il benessere del corpo; soprattutto gli adolescenti, per seguire questa immagine visiva, mortificano i bisogni del proprio corpo. A un disagio della mente, ad una sofferenza mentale o emotiva ci si rifà anche ad un rifiuto o ad una mutilazione del corpo.

  • Educazione affettiva, connessa alla capacità di vivere e manifestare le proprie emozioni e sentimenti, in maniera atta a favorire sia una comunicazione intersoggettiva sia lo sviluppo cognitivo individuale.

C’è bisogno di educazione affettiva, perché molto spesso le deprivazioni di affetto che derivano dalla famiglia si trasmettono sulle generazioni successive, e c’è bisogno di qualcuno che si prenda l’onere di contrastarle. Serve anche e soprattutto per imparare a distinguere le diverse emozioni e ad attribuire loro il giusto valore, senza farsi carico di tutte le stereotipazioni che ci vengono fornite dalla società, oltre che al fatto che siamo immersi in una società di vincenti: il fatto di “dover essere vincente” riduce le emozioni ad una palette molto limitata; manca l’educazione al fallimento.

  • Educazione intellettuale, volta a coltivare la capacità della mente di pensare in proprio, secondo stili cognitivi diversi, critici e creativi.

Il compito del docente è quello di fornire spunti, basi e nuclei di significato attorno ai quali incoraggiare l’individuo a sviluppare il proprio spirito critico, il proprio modo di apprendimento, senza creare una maniera standardizzata di apprendere e di pensare.

  • Educazione ludico-estetica, legata alla fruizione e alla capacità contemplativa del soggetto, quindi strettamente connessa allo sviluppo della sua fantasia e creatività.

Essa è purtroppo mortificata dallo spazio e dal tempo che i social media portano via dalla nostra vita: infatti, viene meno proprio la capacità contemplativa del soggetto, ovvero il lasciarsi andare all’esperienza della bellezza, di sentire che qualcosa che noi riteniamo bello ci fa provare delle emozioni che risvegliano in noi fantasia e creatività. Per contemplare, dobbiamo disporre di tempo e pazienza: il tempo ci viene tolto dalle frenesie degli stimoli a cui siamo sottoposti, e la pazienza ci è stata tolta dalla velocità di fruizione dei media. La pluralità di opzioni che ci vengono proposte da fuori fa sì che noi non sviluppiamo le potenzialità autodidatte che ci vengono da dentro, per cui vengono meno le capacità contemplative, la fantasia e la creatività.

  • Educazione etica, volta all’autoregolazione del soggetto, che si impegna ad essere coerente con i princìpi valoriali da lui razionalmente e liberamente assunti, nel nome dei quali agisce in maniera responsabile.

Come la pedagogia e come la società, anche l’individuo ha un fine proprio, un proprio criterio per determinare la propria autorealizzazione; di conseguenza, ha bisogno di assumere dei valori che assorbe dalla società di riferimento ma che vanno anche oltre i valori imperanti della società in cui è inserito: sono appunto questi valori che diventano il metro tramite cui l’individuo misura il suo agire responsabile.

  • Educazione sessuale, connessa alla gestione dell’impulso erotico, che il soggetto deve perseguire nel rispetto per l’altra persona coinvolta nel rapporto erotico-amoroso.

È necessaria per saper riconoscere le pulsioni che ci vengono dal nostro istinto erotico e non spaventarci davanti ad esse. Un principio fondante della corretta educazione sessuale è il rispetto dell’altra persona coinvolta nel rapporto. Se questa educazione e il suo principio fondante mancano, l’altra persona viene vista solo come un mezzo per il raggiungimento del proprio piacere, quindi non c’è uno scambio rispettoso nel rapporto sessuale; il sesso smette di essere un elemento profondamente importante e connaturato all’essere umano per diventare un banale “prodotto di consumo” che produce un profitto.

  • Educazione sociale, volta all’integrazione del soggetto nella società di riferimento, senza conformazioni vincolanti e indirizzata a favorire il dissenso, la critica, il cambiamento.

Deve essere sempre proposta in termini critici, quindi deve essere un tipo di educazione problematicista, in modo che si possa riflettere su quelli che sono i problemi, i valori, le situazioni e i rapporti che si vivono all’interno della società. Per questo si parla di integrazione, che avviene però senza conformazioni vincolanti, perché indirizzata a favorire il dissenso la critica e il cambiamento. Questo tipo di educazione sociale è possibile solo se si propongono visioni differenti del mondo.

  • Educazione professionale, diretta a formare i profili richiesti nella vita economica e sociale di un determinato Paese, in accordo alle esigenze del mercato del lavoro in quel preciso momento del suo sviluppo storico.

L’educazione professionale è in grave pericolo nel nostro Paese, poiché manca la pianificazione delle linee di sviluppo: senza di esse, l’individuo non riesce a decidere il percorso verso cui indirizzarsi, perché manca l’incontro tra domanda e offerta. Altro problema fondamentale è che il nostro mercato del lavoro, se non in settori di punta, non richiede tutta la qualificazione che i giovani portano: è aumentato il livello delle qualifiche di accesso, ma il lavoro che poi si va a fare è sempre lo stesso. Ciò è causa della frustrazione dei giovani, che non trovano un adeguato sbocco nel mondo del lavoro in Italia e dunque si spostano all’estero, in cerca di occupazioni migliori, nel rispetto delle proprie qualifiche e del posto che uno sente di meritare.

  • Educazione civica, volta a formare la coscienza del cittadino e la sua conoscenza delle leggi fondamentali dello Stato e della sua organizzazione.

Il suo obiettivo principale dovrebbe essere quello di conferire al cittadino il senso di appartenenza ad una determinata comunità e il rispetto del bene comune. Banalmente, la corruzione, il nepotismo e soprattutto l’evasione fiscale in Italia sono tutti elementi che fanno capire quanto in Italia sia assente il senso del bene comune, oltre ad un forsennato individualismo.

  • Educazione religiosa, volta a rendere l’individuo partecipe del significato che una religione assume nello sviluppo storico e culturale individuale e collettivo.

Per capire un determinato popolo, la sua cultura e le sue tradizioni, è necessario conoscerne anche la religione e sapere come essa si sia sviluppata nel corso del tempo e che valore assume nella vita dei singoli individui.

  • Educazione interculturale, volta a favorire l’incontro e il dialogo tra soggetti o gruppi di diverse etnie, culture e religioni.

Essa rappresenta l’utopia pedagogica necessaria per far fronte alle esigenze delle società multiculturali, che senza un “governo” a livello di educazione sono fonte di conflitti di ogni ordine e grado.

Rapporto educazione – società

Ogni società incarica specifiche istituzioni del compito, nel tentativo di perpetuare sé stessa, le proprie tradizioni e le proprie ideologie; ma, con l’avvento della scuola di massa, molte persone di diversa classe, estrazione, visione e orientamenti sono entrati nelle scuole, portando differenze tra le quali si instaura un rapporto dialettico tra educatori e educandi, portatori di culture, problematiche e ruoli diversi, che fa sì che attraverso l’educazione le società si trasformino, si rinnovino e ristrutturino costantemente. Per questo motivo, molto spesso i movimenti politici di rivolte e proteste nascono all’interno delle istituzioni scolastiche, soprattutto delle università, che vengono poi portate all’esterno. La società influenza l’educazione, ma viene da essa stessa influenzata.

Il concetto di educazione ha carattere polivalente, poiché ingloba una serie di processi e attività affini ma non coincidenti, né nei fini che si propongono, né negli attori che lo mettono in pratica, né nei linguaggi che usano.

Possiamo identificare tre fasi del processo educativo, per cui oltre a ricevere tipi diversi di educazione andiamo incontro anche a diverse tappe:

  • Crescita e allevamento.
  • Socializzazione e apprendimento.
  • Inculturazione e formazione, umana e professionale.

Anche i fini educativi dei diversi attori sono diversi: l’educazione che ci arriva dalla famiglia ha un carattere più affettivo rispetto a quella scolastica, che invece ha carattere più formale, volto all’aspetto intellettuale. L’educazione che viene dalla famiglia è connotata in termini privatistici: anche la famiglia, nel proprio piccolo, come ogni società, cerca di conservare sé stessa, la propria posizione sociale, il proprio livello culturale, il proprio buon nome… mentre la scuola dovrebbe avere una missione di standardizzazione culturale, intesa non come omologazione ma nel senso che si vorrebbero dare a tutti gli stessi contenuti; la missione dovrebbe essere quindi quella di calmierare quelle che sono le disuguaglianze socio-culturali-economiche che i bambini portano con sé quando accedono alla scuola.

L’avvento della scuola di massa si è reso necessario grazie al processo di industrializzazione, arrivato molto in ritardo nel nostro Paese, poiché era necessario sapere leggere istruzioni e indicazioni di pericolo all’interno delle fabbriche, che non era necessaria invece nella società agricola; era anzi meglio che i contadini non sapessero leggere e scrivere, in modo da poterli indottrinare meglio. Se le scuole prima erano riservate ai figli dei ricchi e dei nobili, con l’avvento della società industriale si dà il libero accesso all’istituzione scolastica. La nuova missione della scuola diventò quindi quella di dare a tutti degli strumenti simili, e abbiamo potuto assistere ad un&rsq

Anteprima
Vedrai una selezione di 16 pagine su 75
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 1 Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 2
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 6
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 11
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 16
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 21
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 26
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 31
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 36
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 41
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 46
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 51
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 56
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 61
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 66
Anteprima di 16 pagg. su 75.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Pedagogia dell'Interculturalità Pag. 71
1 su 75
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elena.cuoghi2002 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia dell'interculturalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Cuconato Morena.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community