Pedagogia degli eventi comunicativi
Introduzione
Il framework è la prospettiva ecologico culturale. Lo sviluppo linguistico è determinato da fattori cognitivi, biologici personali, ma non è l’unico aspetto che influisce sulla crescita e sviluppo del bambino. Questa prospettiva ci dà uno sguardo più ampio per identificare i fattori che incidono sui percorsi dei bambini. La prospettiva ecologico culturale è una prospettiva teorica ampia che include diversi autori di riferimento accomunati da una visione simile rispetto allo sviluppo. Quando usiamo questo framework, lo sviluppo e la crescita del bambino vengono visti come un processo che si sviluppa in diversi sistemi sociali caratterizzati da dinamiche relazionali che determinano una certa interazione.
Lo sviluppo non è inteso come qualcosa di interno all’individuo e che si sviluppa in un modo determinato, ma pone attenzione su esperienze che fa il bambino nei diversi contesti di sviluppo (familiare, servizi educativi, associazioni sportive). Si pone attenzione agli aspetti di sistema perché i contesti esperienziali danno opportunità ma anche vincoli rispetto allo sviluppo; anche aspetti relazionali possono essere elementi di protezione e di rischio, quindi attenzione agli aspetti di relazione. Un altro aspetto su cui si focalizza questa prospettiva è che i sistemi in cui ci si sviluppa si evolvono nel tempo, non sono fattori statici, quindi questo crea una grande variabilità nello sviluppo e ci fa capire come non possiamo intendere la crescita come un fattore statico, bensì ci sono molti aspetti che incidono su di esso.
Molta attenzione alle condizioni contestuali relazionali e questo trova una spiegazione nella prospettiva dell’epigenetica, cioè di come il nostro background genetico non si sviluppa in modo lineare ma lo sviluppo fenotipico finale è il risultato delle influenze dell’ambiente (evidente anche in casi di psicopatologia). Questo ci fa anche capire quanto possiamo agire sullo sviluppo dei bambini e determinare esiti positivi ma anche negativi talvolta. Grande elasticità cerebrale, dal punto di vista neuronale, per capire quanto l'intervento precoce possa essere significativo; massima nei primi anni di vita. Vedremo Bronfenbrenner (sviluppato la teoria dei sistemi rispetto lo sviluppo del bambino); Vygotskij (modello socio culturale) e Bruner (psicologia culturale).
Urie Bronfenbrenner
Autore che ha sviluppato il modello ecologico-culturale partendo dal considerare sviluppo e apprendimento come fattori connessi all’ambiente sociale, culturale in cui il bambino è inserito e anche rispetto al momento storico. Bronfenbrenner parte da ‘come faccio a capire quale parte dello sviluppo, della crescita e dell'apprendimento è determinato da caratteristiche individuali e quando il percorso è determinato dalle esperienze che ha fatto ecc?’; domanda provocatoria a cui è difficile rispondere. Bronfenbrenner dice che per poter dare una risposta sensata consideriamo lo sviluppo come un aspetto complesso in cui intervengono molti fattori, quindi dobbiamo avere uno sguardo integrato che guarda questa complessità, per cui non possiamo rispondere con una domanda diretta.
Bronfenbrenner dice che dobbiamo considerare tutti i fattori che determinano l’esperienza di una persona e il particolare momento della sua vita quindi fattore temporale (magari situazione stressante quindi peggioramento nello sviluppo ecc.; primogeniti quando c’è il fratello affrontano un cambiamento quindi fanno un passo indietro). Anche l’adulto risente dei cambiamenti ma ha una struttura più stabile. Oltre al fattore temporale è importante il contesto di riferimento quindi come e dove vive il bambino (se il bambino ha una casa piena di libri allora sarà portato a leggerli ecc.), che stimoli ha. Inoltre, la dimensione relazionale, la qualità dei sistemi educativi (entrare nei 0-6 è un fattore di protezione per aspetti di sviluppo successivo) e la partecipazione all’interno della società.
Bronfenbrenner con sistema intende un contesto sociale in cui il bambino può fare esperienza ed è caratterizzato da:
- Confini definiti (es. famiglia è determinata da dei confini).
- Modalità di interazione particolare tra individui (es. mi relaziono in un modo con la mamma, in un modo con il papà).
- Si organizza in base alle sue finalità e funzioni (es. scuola diverso da famiglia).
- In continua evoluzione nel tempo (es. famiglia è un ciclo continuo perché attraversa delle fasi come il passare da essere una coppia all’essere una coppia con figli).
- La complessità delle interazioni non è analizzabile considerando le parti singolarmente ma tutto nell’insieme.
Modello di sviluppo - teoria sistematica
Nello schema l’individuo è posto al centro con le sue caratteristiche e trova 4 sistemi che sono quelli entro cui il bambino fa esperienza e lo influenzano.
- Microsistema: è l’ambiente in cui il bambino fa esperienza diretta con le persone (es. famiglia, scuola); processi prossimali che influiscono direttamente sulla persona.
- Mesosistema: rappresentato dalle connessioni che si possono instaurare tra i diversi sistemi; considerare come interagiscono e come poi interviene sul percorso di sviluppo (es. interazione tra contesto sanitario e famiglia che quando comunicano nella stessa direzione va bene, sennò è un problema).
- Esosistema: in cui l'individuo non fa l’esperienza diretta ma ne subisce l’influenza (ambiente di vita ecc.); aspetti che influiscono in modo indiretto ma sono comunque importanti (es. contesti poveri di stimoli in cui non riescono a fare esperienza bene).
- Macrosistema: il più distale, in cui c’è influenza indiretta e vi è l'aspetto culturale, politico, istituzionale esterno che crea opportunità nel territorio (es. politiche sulla scuola, sull’inclusione).
Quindi ci sono processi prossimali che interagiscono in modo diretto con il bambino e quelli più distali, macro, che creano situazioni contestuali che in modo indiretto creano diverse opportunità. Oltre a questi livelli di sistema è importante anche l’aspetto temporale che si può intendere sia da un punto di vista storico sociale (es. Covid) sia come ciclo della famiglia. Distingue diversi livelli di analisi:
- Microtime: avvenimenti, esperienze che il bambino fa e accadono durante una particolare attività (durante riabilitazione l’attività rientra qua).
- Mesotime: frequenza con cui si presenta un’attività/interazione (es. propongo lettura di un libro una volta ogni tanto non ho lo stesso impatto di un’attività che viene svolta di routine).
- Macrotime: momento storico in cui si verifica un’interazione e dal momento in cui accadono degli eventi significativi nel corso della crescita dell’individuo (es. bambini ora da piccoli avvicinati al tablet li influenza, proprio del nostro tempo storico).
Sistemi
Il sistema sociale e culturale di riferimento ha un impatto, quindi, ma il sistema culturale non va pensato come qualcosa di statico ma come qualcosa di sfaccettato; bisogna pensare anche alle sottoculture presenti (es. cultura portatrice della famiglia e quella del contesto scolastico), microcultura di riferimento che creano strutture contestuali differenti. Uno dei primi sistemi in cui il bambino fa esperienza è la famiglia che ha un ruolo importante sia nel modo in cui mette a disposizione le proprie risorse materiali e non, sia in metodi indiretti quindi cose che la famiglia stimola il bambino a partecipare. Questo crea differenze dirette e indirette che modellano l'esperienza del bambino; maggiori sono le esperienze diversificate ecc. e più sarà ricca la sua crescita.
Siraj e Mayo (2014) hanno analizzato i percorsi di sviluppo, crescita di bambini che venivano da contesti critici e che avevano, in partenza, delle vulnerabilità dovute a diversi fattori. Ricerca lunga perché questi studiosi hanno monitorato il loro percorso da quando erano molto piccoli alla conclusione degli studi e hanno analizzato le diverse traiettorie di crescita. Hanno osservato che anche se inizialmente avevano una vulnerabilità, riuscivano a fare dei percorsi molto diversi (chi lo aveva positivo e altri meno) dunque si chiedono quali sono i fattori che hanno determinato questi sviluppi diversi. Prendono come modello di riferimento quello di Bronfenbrenner; quelli della famiglia e mettono in luce che il modo in cui la famiglia interveniva nel percorso creava differenze. Quando le famiglie pensavano di essere parte integrante del percorso dei bambini, acculturazione attiva, quindi pensavano di doverlo stimolare, inserirlo in percorsi ecc., i bambini facevano percorsi più positivi. I bambini che avevano percorsi di sviluppo non positivi provenivano da famiglie con prospettive opposte, ovvero che pensavano allo sviluppo del bambino come un processo spontaneo, crescita naturale determinata da fattore di sviluppo, biologico, quindi non pensavano di doversi porre come stimolo, in un ruolo attivo.
Sviluppo linguistico
Anche pensando allo sviluppo linguistico pensiamo a come i modelli culturali, sistemi di aspettative e di norme di riferimento, hanno influenza sugli sviluppi delle competenze. Quando i bambini fanno esperienza in diversi contesti, questi pongono aspettative e norme rispetto all’azione linguistica. Sistema di norme implicite che hanno impatto su come i bambini sviluppano competenza comunicativa. Dalle ricerche emerge che ci sono aspetti condivisi nelle varie lingue che sono gli universali linguistici e ci sono altri aspetti più culturalmente guidati che differenziano un contesto linguistico dall’altro.
Queste caratteristiche condivise nel linguaggio sono:
- La lingua è discreta; se confronto due frasi diverse queste differiscono in una o più caratteristiche specifiche che poi determinano una differenza di significato (es. ho mangiato una manciata di fagioli/ho mangiato un po’ di fagioli cambia significato).
- Il linguaggio è gerarchico; quando parliamo partiamo da piccole unità che vengono combinate assieme (fonemi diventano morfemi che formano frasi e poi paragrafi).
- Tutte le lingue hanno parole che rientrano in diverse categorie grammaticali.
- Tutte le lingue danno un modo per creare nuove frasi rendendo infinito il numero di frasi (numero finito di parole che fanno infinite frasi).
- Le lingue devono essere acquisite ovvero che i bambini devono fare esperienza di linguaggio per poterlo apprendere; sono trasmesse culturalmente (predisposizioni innate per acquisire il linguaggio per esempio orientarci verso dove sentiamo rumore ecc).
Aspetti universali linguistici ovvero che troviamo in qualsiasi linguaggio. La prospettiva cross-culturale, ricerche fatte, ci dicono che ci sono delle differenze linguistiche e gli studi si sono chiesti diverse cose:
- Le differenze linguistiche riflettono un differente modo di pensare (linguaggio e pensiero sono interconnessi si è visto)?
- Conoscere una lingua influenza il modo in cui pensiamo?
- Qual è la relazione tra linguaggio e pensiero?
È stata fatta una ricerca che confronta i parlanti di lingue diverse che si differenziavano nella descrizione dei colori e si mette in luce correlazione tra linguaggio e cultura e modalità con cui si attribuisce un’etichetta. Le lingue differiscono nell’uso dei termini di colore: infatti, l'inglese ha 11 termini, il russo 12 (e divide blu chiaro da blu scuro) e il berinmo ha 5 termini. Le ricerche hanno trovato che non c’è solo una differenza legata al numero di termini con cui li definiamo, ma le differenze si ri...