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1. Elementi della comunicazione

I principali modelli concettuali

Modello di Shannon e Weaver 1949

Shannon, Weaver e Laswell individuano cinque elementi costitutivi della comunicazione:

  • Emittente
  • Ricevente
  • Messaggio
  • Codice
  • Canale
  • Macchine

Cerca di risolvere il problema del rumore ma è adatto alla comunicazione tra non alla sociologia.

Modello di Laswell delle 5W

Cinque domande. E si fonda su chi, cosa, attraverso quale canale, a chi, con quale effetto.

La proposta di Laswell introduce il contesto.

Modello di Newcomb 1953 bidirezionalità

Parla di una comunicazione che avviene in un contesto in una della relazione ovvero che A e B sono allo stesso tempo emittenti e riceventi.

Modello di Schramm 1954 carattere circolare della comunicazione

Sviluppa tre modelli che mostrano il definendolo campo di esperienza, il campo di esperienza indica l’insieme di fattori contestuali, conoscenze, esperienze e valori.

Modello di Jacobson 1960

Fissa sei fattori costitutivi: il mittente, codificatore, il contesto, referente, il messaggio, il destinatario, decodificatore, il contatto.

Il mittente invia un messaggio al destinatario che richiede un riferimento al contesto, referente, il messaggio esige un codice che sia parzialmente comune al mittente e destinatario, infine un contatto, un canale fisico che consenta di mantenere la comunicazione.

Modello di Hymes + Brown e Fraser

Propongono uno schema molto più complesso, introducono due nuovi elementi, gli scopi e le norme.

Il modello di Heims ha 16 componenti: contesto, scena, parlante, mittente, destinatario, scopi risultati, scopi fini, forma del messaggio, contenuto del messaggio, chiave, canali di comunicazione, forma di parlata, norme di interazione e norme di interpretazione, generi.

Modello relazionale della comunicazione

Questi modelli continuano ad essere ampiamente utilizzati mentre viene proposto un modello relazionale della comunicazione.

Il libro propone un modello di relazione comunicativa come fenomeno complesso sociale in cui la relazione si instaura quando due o più soggetti agenti cooperano alla costruzione del senso, usando messaggi, codici e canali con determinati scopi e norme in un contesto micro e macro che offre la comunicazione con i gli oggetti di cui si parla e l’influenza sotto diversi aspetti.

Questi elementi interagiscono simultaneamente costituendo una prospettiva.

I soggetti agenti

Simili e diversi

I soggetti possono essere simili e diversi: i vissuti dell’altro per me rimangono inaccessibili ma partecipare ai vissuti dell’altro non significa pensare volere ciò che l’altro pensa ma solo rappresentarsi sulla base della propria esperienza.

Paul Ricoeur definisce che questa differenza è la condizione a priori della comunicazione umana, solo soggetti essenzialmente simili ma separati possono stare in relazione e comunicare tra loro.

Sono state individuate degli universali comunicativi, ad esempio le espressioni facciali che sono innate, strutture profonde del linguaggio, regole pragmatiche universali che rispondono alla cortesia.

Intenzionalità

I soggetti agiscono sulla base di interpretazioni, motivazioni e scopo, l’emittente ha l’intenzione di rendere noto qualcosa.

L’intenzionalità è quindi un rapporto consapevole con il proprio atto comunicativo, vi sono azioni pienamente coscienti e altre manifestazioni involontarie.

La comunicazione si compone di atti e gesti, Mead parla di gesti significativi, che contengono un’intenzione.

Ciò è possibile perché possediamo una comune natura umana e un repertorio di interpretazioni per cui quei gesti suscitano implicitamente delle risposte, l’essere umano è capace di venire o di essere oggetto a sé stesso e di guardarsi come se fosse un altro.

Individui e ruoli

Le persone dicono sotto l’aspetto comunicativo come individui con le loro caratteristiche.

Goffman conserva la partecipazione dell’individuo non è come persona totale ma piuttosto come una specifica funzione, un particolare status sociale o in breve un particolare sé.

Ciascuno agisce come membro di una categoria sociale in quanto detiene determinati ruoli che dipendono dalla struttura.

I ruoli definiscono aspettative e le restringono e quindi limitano l’imprevedibilità.

I soggetti agenti interagiscono con individui che assumono eseguono dei ruoli, vi è quindi una distinzione analitica tra individuo e ruolo.

L’individuo è una persona che assume un ruolo e non segue un copione in modo automatico, esiste sempre quindi uno spazio di interpretazione del ruolo comunicativo che è proprio un particolare modo di agire come un giudice-imputato, maestro-allievo, negoziante-cliente.

Emittente e ricevente

L’emittente è colui che parla, il ricevente è colui che ascolta.

Con emittente si intende il parlante, enunciatore, fonte, sorgente della comunicazione, sender, addresser, speaker, source.

Con ricevente si intende colui che ascolta, il destinatario, enunciatario e di un pubblico audience quando si tratti di molteplicità di riceventi, receiver, addressee, hearer, public, audience.

Emittente e ricevente costituiscono categorie analitiche perché identificano dei ruoli, ognuno di noi è sempre emittente e ricevente, ad esempio nella conversazione gli interlocutori si scambiano.

E mittente e ricevente sono anche concetti empirici che assumono una certa stabilità come ruoli fino al punto da fare addirittura del ruolo gli emittenti e riceventi una posizione sociale professionale.

Esempio: in una conferenza e vi sono relatore è un pubblico di due contesti sono fisicamente separati, l’idea è che ci sia un polo attivo e uno passivo.

Si afferma quindi il concetto di audience attiva.

Goffman scompone emittente e ricevente in categorie di ruoli e figure:

Emittente

  • Animatore: è la macchina parlante, che ha caratteristiche fisiche che lo caratterizzano ed è ad esempio un relatore.
  • Autore: è colui che ha ideato e costruito il messaggio, noi siamo sia animatori ma anche autori perché diciamo quello che pensiamo.
  • Mandante: colui che si assume la responsabilità di ciò che viene detto, è colui che risponde di ciò che viene detto ad esempio il mandante di un omicidio.

I tre ruoli possono anche essere separati, ad esempio io posso riportare il pensiero di un altro, un avvocato è un animatore ma non è il mandante perché colui nel nome del quale lui parla è il cliente, gli attori reclutati come testimonial sono emittenti ma con funzioni e ruoli differenziati.

Ricevente

  • Partecipante ratificato o designato: gode di uno status ufficiale e costituisce il vero e proprio destinatario ad esempio nel linguaggio del marketing viene definito target primario.
  • Partecipante occasionale o accidentale: è colui che si trova nel campo d’azione ma la comunicazione non è diretta a lui, ad esempio un passante che assiste a una lite lite tra individui, classe universitaria le persone che partecipano alle lezioni non essendo iscritte.

La posizione partecipativa può variare anche in base al tipo di ricezione che può essere diretta o indiretta.

Ricezione diretta: il ricevente diretto è ad esempio chi legge un libro, ovvero colui che riceve il messaggio per primo e lo percepisce così come stato originariamente formulato dall’emittente ad esempio nella comunicazione faccia a faccia.

Ricezione indiretta: il ricevente indiretto è colui che riceve il messaggio tramite un altro soggetto che fa da filtro nell’interpretazione ed è alla base del flusso a due stadi della comunicazione elaborata da Lazarsfeld; mostra che spesso la ricezione non è diretta ma passa attraverso opinion leader, ovvero individui influenti che fanno da filtro tra il medium e l’audience.

Soggetti individuali e collettivi

Il soggetto individuale è un singolo mentre invece il soggetto collettivo e quando emittente e ricevente è rappresentato da un’organizzazione, un gruppo, un’istituzione.

Nel caso delle aziende, partiti, università, l’emittente è unico e comunica attraverso un portavoce e dei testi, una redazione giornalistica che parla ad esempio attraverso un quotidiano, una troupe cinematografica attraverso un film.

Le organizzazioni pensano agiscono per mezzo di individui che ricoprono determinati ruoli, di messaggi testi gli oggetti producono l’output di un processo.

Nell’interazioni tra questi soggetti agenti si producono delle logiche, ovvero degli effetti strutturali, che oltrepassano le singole volontà individuali, che vanno al di là della decisione e della volontà dei singoli.

Messaggi e significati

Il messaggio è definito in relazione a tre aspetti:

  • A. Indica qualunque espressione comunicativa dotata di significato. Rimanda a un senso che il destinatario conosce: ad esempio una persona in difficoltà agita le braccia in acqua ma chi lo osserva immagino che stia facendo ginnastica, in questo caso il senso non viene colto né dal destinatario, che è un messaggio sia inteso come è stato inizialmente pensato è la condizione di possibilità della relazione comunicativa.
  • B. Un messaggio è significativo perché dice qualcosa in relazione alla realtà: un cartello oltre ad essere un cartello pubblicitario esprime anche un messaggio.
  • C. È un’informazione costruita secondo regole di un dato codice e trasmessa per mezzo di una determinata forma, come sostiene Jakobson significa che il messaggio ha sempre una dimensione sensibile ed è sempre in rapporto stretto con codice e canale.

Messaggi e testi possono essere incorporati in una forma esterna, possono quindi essere oggetti culturali o prodotti culturali.

Oggetti culturali:

  • Espressioni tangibili che raccontano una storia che può essere cantata e recitata scolpita o pubblicata, è un significato condiviso incorporato in una forma.

Prodotti culturali:

  • Discorsi grafico verbali visivi multimediali che vengono prodotti diffusi e fruiti grazie ad apparati tecnologici della società industriale e post industriale.

Il significato del messaggio ha una duplice dimensione, da un lato è ciò che vuole dire dall’altro è ciò che mi dice ovvero ciò che fa emergere in me, ad esempio per qualcuno un’attività potrebbe non avere alcun senso.

Dimensioni del messaggio

Il messaggio può presentare diverse dimensioni:

  • Dimensione intenzionale e non intenzionale

Quando un docente entra in aula e svolge una sua lezione è consapevole di ciò che comunica pensando a ciò che comunica, sapendo che cosa comunica, come lo comunica e perché lo comunica e a chi.

Il professore che si reca ad un appuntamento e l’invitato arriva in ritardo può mostrare atteggiamenti ed espressioni facciali in modo involontario facendo trasparire la sua irritazione per il fatto che l’invitato sia ritardo.

Goffman distingue da espressioni assunte intenzionalmente espressioni lasciate trasparire, inoltre i significati che possono sfuggire possono essere percepiti come dotati di significato.

Secondo la scuola di Palo Alto questa idea rappresenta l’assioma fondamentale della comunicazione ovvero non si può non comunicare.

  • Dimensione di denotazione e connotazione

I significati dei messaggi possono essere denotati o connotati.

I significati denotati sono quelli che grosso modo troviamo in un vocabolario, è la dimensione oggettiva e neutrale nel significato ed è quella che consente alle persone di comprendere ciò di cui si sta parlando.

Il significato denotato può essere comunque oggetto di incomprensione, è il caso in cui una parola rimandi a più significati oppure nel caso in cui la parola abbia più significati e il contesto non fornisca ulteriori indicazioni su come intenderla correttamente.

I significati connotati invece sono legati ai ricordi all’esperienza dei sentimenti e una parola può avere diversi significato connotativa in base alle varie persone, perché appunto richiamano diverse esperienza.

La connotazione indica con i significati impliciti, soggettivi, e tutte le parole presentano entrambe queste dimensioni ma alcune sono più cariche di significati connotativi.

  • Dimensione di contenuto e di relazione

L’aspetto di contenuto è il significato più immediato ed evidente: la moglie può dire al marito che si è macchiato la camicia, questo significa che il marito si è macchiato la camicia e basta.

L’aspetto di relazione non si esaurisce con il primo: è invece un aspetto che non coincide e la moglie può dire ti sei macchiato la camicia al marito contano in ritardo in segno di evidente rimprovero in questo caso il secondo messaggio è meno visibile ed esplicito e comprende una presentazione di sé, un’immagine dell’io, quindi qualunque cosa io stia dicendo al tempo stesso dico chi sono io come voglio essere visto, e un’affermazione sulla relazione con l’interlocutore.

  • Dimensione esplicita o implicita

Parlante e ascoltatore sono due poli di una narrazione che comprende non solo il qui ed ora ma anche le premesse, le presupposizioni e la conoscenza reciproca.

Prima e sotto ad ogni significato esplicito, quindi esplicitamente detto, ci sono dei significati impliciti dati per scontati perché appartengono alla comune conoscenza.

Esempio: un professore nel momento in cui insegno un argomento nella sua aula tenderà a non spiegare il significato di ogni parola che esprime i concetti che pensa possano essere nuovi e sconosciuti ai suoi alunni.

Feedback, messaggio e azione reciproca

La bidirezionalità della comunicazione introduce il concetto di feedback, ovvero il messaggio di ritorno che il ricevente invia al mittente originario.

È l’azione per cui il ricevente si costituisce come partecipante nella comunicazione, costituisce un elemento strutturale e non esiste alcuna forma di comunicazione che non ammette uno scambio.

Il concetto di feedback attesta l’attività del ricevente come polo attivo ed è una funzione essenziale per la quale il mittente originario ha bisogno di sapere se il messaggio è stato ricevuto.

Il feedback può essere faccia a faccia, quindi situazione nella quale i soggetti si scambiano i ruoli immediatamente, oppure rimandato nel tempo, essere ad esempio ad una lettera può seguire una lettera di risposta oppure non può seguire alcuna risposta.

Segni e codici

Il codice è la forma del messaggio e si compone di segni, segno è qualcosa che sta al posto di qualcos’altro per qualcuno è importante che venga interpretata.

Il processo di significazione che associa un significato di un segno è un processo psichico possibile e non necessario, i segni assolvono a tre funzioni:

  • Rappresentazione della realtà: tramite i segni gli umani conoscono il mondo e se ne fanno una certa immagine.
  • Funzione di comunicazione: le persone si scambiano messaggi e possono comprendere le reciproche intenzioni.
  • Partecipazione sociale: i segni favoriscono un senso di appartenenza.

Saussure: ripropone la prima struttura binaria del segno che si suddivide tra significante e significato, reciprocamente immagine acustica e concetto, riassunta nella definizione del linguista danese Hjelmslev.

Peirce: propone una visione triadica del segno che si compone di segno, rappresentamen, oggetto e significato.

L’oggetto può essere dinamico ovvero quello che realmente è e che esiste oggettivamente indipendentemente dal fatto che qualcuno lo pensi, oppure immediato ovvero la rappresentazione o immagine mentale che associamo al concetto con il quale veniamo a contatto.

Per Morris il processo di semiosi, quindi il processo per cui qualcosa funziona come segno, si compone di quattro fattori: veicolo segnico, designatum, interprete, interpretante.

  • Veicolo segnico: è ciò che agisce come segno e che ha la funzione di segno, può essere qualsiasi cosa interpretata come segno.
  • Designatum: è ciò a cui il segno si riferisce, può essere una classe reale o anche un’idea o uno stato interiore.
  • Interprete: è la persona per cui il segno ha funzione di segno.
  • Interpretante: è l’effetto del segno sull’interprete, è l’effetto per il quale il segno è considerato segno dall’interprete.

Peirce categorie di segni

  • Icona: è una somiglianza tra segni e realtà.
  • Indice: ha una connessione di contiguità con l’oggetto a cui si riferisce.
  • Simbolo: comunica per interpretazione e l’associazione di un significato al simbolo convenzionale e arbitraria.

Morris caratteristiche dei codici linguistici

  • 1) Il linguaggio è composto da più segni dotati di significato.
  • 2) In un linguaggio ogni segno ha significati comuni a un certo numero di interpreti, i codici sono intersoggettivi e appartengono a una comunità-pluralità di interpreti.
  • 3) Comunsegni producibili: i segni di un codice devono essere e quindi producibili dai membri della famiglia degli interpreti, gli internati devono poter pronunciare gli stessi segni che comprendono.
  • 4) Costanza di significato: i segni sono pluri situazionali ma mantengono una costanza di significato in situazioni diversissime, l’alfabeto fonetico rispetto alla scrittura pittografica ha avuto successo perché funzioni in contesti molto diversi, invece le scritture antiche o idrografiche hanno significato perché connesse ad una specifica cultura di riferimento.
  • 5) I segni sono interconnessi e regole.
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Manila96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica internazionale UNINETTUNO di Roma o del prof Sfandrini Anna.
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