Organizzazione internazionale A.A 2022/2023 - Sandrini, Re
Nozioni introduttive
Origine della comunità internazionale
Pace di Westfalia 1648, porta gli stati al desiderio di consolidare il proprio potere sovrano. Questo sfavorisce la nascita delle organizzazioni internazionali, perché gli stati non vogliono regredire alla dipendenza da un impero o dal papato. Il fatto che ci si ponga tra stati tutti allo stesso livello, senza riconoscere alcun ente al di sopra del proprio livello, dà certe caratteristiche alla comunità internazionale.
Caratteri
Comunità acefala, non si è organizzata in modo da avere delle istituzioni (come ordinamento interno), ma non anarchica, perché comunque questi soggetti si riconoscono nel rispetto di certe regole giuridiche. Al di sopra degli Stati uti singuli vi è l'autorità del corpo sociale costituito dagli Stati uti universi, capace di esprimere, senza che ci sia l'esistenza di alcun apparato, norme che si impongono agli Stati individualmente considerati.
La comunità internazionale, che raggruppa i soggetti di diritto internazionale, a differenza delle comunità statali è una comunità anorganica, non ha apposite strutture o apparati per porre norme a carattere generale, né per assicurarne il rispetto in maniera coercitiva. Di questi compiti si incaricano i membri della comunità internazionale, cioè gli Stati, che detengono il monopolio del potere coercitivo. Questa anorganicità della comunità internazionale è la conseguenza del carattere indipendente e sovrano dei suoi membri, carattere incompatibile con l'assoggettamento a qualsiasi forma di autorità sovraordinata.
Fonti
La dottrina positivista tradizionale riconosceva nelle norme pattizie le uniche norme di diritto internazionale e nell'autotutela individuale l'unica forma di garanzia dell'attuazione di tali norme. Questa costruzione dei positivisti finiva con il negare l'esistenza di un diritto internazionale, perché non riusciva a spiegare sulla base di quale norma superiore d'ordine generale le norme pattizie fossero vincolanti quindi norme giuridiche in breve) tout court. Alcuni positivisti (Triepel) ipotizzarono che, in alcuni casi di coincidenza di interessi tra le parti stipulanti, la norma pattizia internazionale avesse la forza di svincolarsi dalla volontà di tali parti ed elevarsi al di sopra delle stesse, così che queste ne risultassero assoggettate (teoria della Vereinbarung). La norma pattizia da autonoma diventerebbe eteronoma (Che riceve da fuori di sé la norma della propria azione es Dipendenza da leggi esterne o straniere). Anche se queste teorie sono di vecchia data, non hanno perduto la capacità di suggestionare ancora la dottrina moderna.
Altri (Kelsen) cercarono la norma base da cui far derivare la giuridicità di tutte le altre, identificando di volta in volta tale norma con pacta sunt servanda. Le norme a carattere generale espresse dal corpo sociale in cui consiste la comunità internazionale vanno sotto il nome di consuetudini alle quali alcuni aggiungono i principi. Queste norme sono giuridiche in quanto provviste dei caratteri della generalità e della obbligatorietà. Quest'ultimo carattere può apparire compromesso dalla circostanza dell'inesistenza, nell'ordinamento internazionale, di un sistema di sanzioni comparabile a quello degli Stati, i quali hanno il monopolio del potere coercitivo. La sanzione è la reazione del corpo sociale di fronte alla violazione della norma (intervento/legittima difesa collettiva). La reciprocità si basa su un equilibrio precario, e la “spontanea osservanza” elude il problema di garantire l’osservanza, mentre le sanzioni di diritto interno non potrebbero garantire la giuridicità della norma internazionale senza farla divenire propria degli ordinamenti interni.
Le norme pattizie sono norme particolari (vincolano solo gli stati parte del trattato). Kelsen evidenziò la giuridicità delle norme pattizie in base al principio pacta sunt servanda, senza che sia necessaria una norma di rango superiore. La produzione di accordi nella comunità internazionale è l’equivalente della funzione legislativa nelle comunità statali. Non c'è limite al contenuto degli accordi che gli Stati possono stipulare tra di loro. Attraverso accordi gli Stati regolano i loro rapporti, dirimono le loro controversie e stabiliscono forme di cooperazione per far fronte a bisogni comuni. Gli Stati possono cooperare agendo attraverso una condotta comune (condotta di tutti gli Stati membri dell'accordo) ovvero possono creare degli appositi apparati cui tale condotta comune viene demandata. A loro volta, tali apparati possono essere organi comuni degli Stati stessi.
Ci sono poi delle limitazioni alla giuridicità delle norme: il rispetto del carattere sovrano degli stati, e l’attuazione non può essere affidata ad organi sovraordinati a questi, ma è appannaggio degli stessi soggetti interessati. Le norme generali sono volte a regolare la convivenza (diritto di coesistenza). A Vienna ’69 si delineano le norme consuetudinarie sul diritto dei trattati (fondamentale punto di riferimento).
Forme della cooperazione internazionale
Man mano che gli Stati avvertono un bisogno comune, essi vi fanno fronte con degli strumenti, i più sofisticati sono le organizzazioni internazionali, nelle quali ad un apposito apparato viene attribuita dagli Stati la titolarità e la gestione dell'interesse comune. Nelle materie oggetto della cooperazione l'apparato (OI) si sostituisce agli Stati stessi. Qualora gli Stati ravvisassero (identificassero) come comuni tutti i loro interessi e li affidassero a un'organizzazione, il fenomeno da internazionale diverrebbe costituzionale: gli Stati membri scomparirebbero come soggetti sovrani e verrebbero sostituiti sulla scena internazionale da un nuovo soggetto, che non sarebbe una OI, ma diverrebbe un ente federale, al cui interno i rapporti giuridici fondamentali sarebbero materia costituzionale e non più internazionale. Gli Stati avrebbero deciso di estendere il livello della propria cooperazione fino al punto di integrarsi in una nuova entità (ciò che i federalisti auspicano che avvenga per la UE).
Prima di cooperare tra di loro, gli Stati hanno bisogno di stabilire dei contatti reciproci, tali contatti possono assumere diverse forme citate di seguito.
- Relazioni diplomatiche: in cui l’ambasciatore (che è organo dello stato) rappresenta lo stato per tutte le questioni di interesse. I contatti stabiliti attraverso le ambascerie si caratterizzano per la bilateralità e generalità. L'ambasceria instaura una relazione tra due Stati soltanto, ma essa copre la generalità dei rapporti tra di essi. L'ambasciatore è organo dello Stato di provenienza e la sua attività si imputa a tale Stato. Le norme che regolano le ambascerie sono spesso di natura consuetudinaria Ius consuetudinis, tutte le norme non scritte di diritto internazionale generale (diritto positivo). Ci si rese poi conto che questa regolazione dei rapporti su base bilaterale non bastava, serviva porsi anche su scala multilaterale riguardo a certe questioni.
- Conferenze diplomatiche: consentono a più stati di cooperare tra di loro, possono essere periodiche oppure ad hoc (G20 periodico, Westfalia ad hoc). La prima grande conferenza internazionale di pace fu il Congresso di Westfalia del 1648, al quale si fa risalire l'attuale struttura della comunità internazionale degli Stati moderni. Con le conferenze gli Stati instaurano contatti multilaterali e specifici, essendo l'oggetto delle conferenze ben determinato prima della loro convocazione. Le conferenze costituiscono delle riunioni di organi, ovvero ogni delegato rappresenta ciascuno il rispettivo Stato di appartenenza e sono tenuti a farne gli interessi. L'atto finale approvato dalla conferenza si imputa a ciascuno degli Stati partecipanti alla conferenza. Questo atto non può vincolare (condizionare-limitare) uno Stato non consenziente. Anche nei casi in cui è prevista l'adozione dell'atto con la semplice maggioranza, ciò si verifica perché tutti gli Stati vi consentono in via preventiva. L'impegno assunto dai delegati dei vari stati non è mai definitivo è sempre necessaria la ratifica secondo i principi costituzionali interni perché questi entrino in vigore. Gli Stati partecipanti, attraverso i loro delegati, approvano l’atto se questo corrisponde ai loro interessi particolari, il successo di una conferenza deriva dalla convergenza degli interessi particolari di tutti gli Stati che vi partecipano. La frequenza delle conferenze ha favorito lo sviluppo di alcune tecniche relative alla loro convocazione (scelta degli Stati da invitare) e condotta (regolamento interno, nomina del presidente, sistema di votazione).
- Missioni collettive: come interventi di legittima difesa collettiva (es: Kuwait) sono complessi perché diversi eserciti rispondono a diversi metodi di ingaggio, la soluzione è la creazione di un comando unificato.
Gli Stati possono avvalersi della figura dell'organo comune. Anziché servirsi di un organo esistente, appartenente a uno di loro, gli Stati creano insieme un apposito organo, comune tra di loro, attraverso il quale svolgono una condotta comune. Anche gli organi di una confederazione sono organi comuni; gli Stati confederati restano sovrani, la confederazione non diventa un nuovo soggetto di diritto internazionale e gli organi della confederazione agiscono in nome e per conto degli Stati confederati. Le manifestazioni di volontà dell'organo comune si imputano simultaneamente a tutti gli Stati tra cui è comune. L’organo comune, al contrario del rappresentante, non agisce di volta in volta per uno Stato o per un altro, ma sempre contemporaneamente per tutti gli Stati tra cui è comune, i suoi atti sono allo stesso tempo atti di ognuno di questi ultimi. L'organo comune è altra cosa rispetto all'organo di un'organizzazione internazionale, il quale non è comune agli Stati membri dell'organizzazione, dato che la sua attività si imputa all'organizzazione e non agli Stati membri. Una condotta comune sia a nome proprio che attraverso un rappresentante/organo comune per gli Stati è il miglior modo di assicurarsi che la cooperazione che essi intendono instaurare con altri Stati.
- Commissioni fluviali: esigenze quando esistono problemi che vanno oltre i confini dello Stato (ad esempio nel caso di fiumi al confine tra diversi Stati), sono uffici burocratici che controllano e amministrano le regole che gli Stati hanno stabilito che vanno oltre i confini nazionali.
- Unioni amministrative tecniche: il cambiamento avviene a seguito della rivoluzione industriale e tecnologica che porta inevitabili necessità di cooperazione tra Stati (es: lo standard internazionale per i binari ferroviari, connessioni telefoniche, servizi postali), dalle commissioni fluviali si passa alle organizzazioni amministrative in cui gli stati partecipano alle conferenze e tra una conferenza e l'altra c'è un organo di monitoraggio che tiene gli stati informati e prepara la conferenza successiva.
Cooperazione istituzionalizzata: in seguito all'evento traumatico della prima guerra mondiale, che porta gli Stati a interrogarsi su nuovi strumenti di cooperazione. Nel 1919 gli stati vincitori vogliono trovare un sistema per evitare che quella tragedia non si ripeta, si guarda un po' agli strumenti già in possesso della comunità internazionale, si vuole un organo che abbia carattere continuativo. Ci si rifà al modello delle unioni amministrative tecniche, si crea un'organizzazione dotata di organi comuni che assicuri un dialogo costante tra gli stati, non più per problemi tecnici ma per problemi politici, la pace e la sicurezza tra gli stati, nasce così la Società delle nazioni. Ciò che avviene tra singoli stati può avere riscontri importanti tra le relazioni tra gli Stati, l'instabilità interna può avere riscontri sulla stabilità internazionale, oltre alla Società delle Nazioni viene creata l'organizzazione internazionale del lavoro, che vuole promuovere regole comuni sui lavoratori, connessione tra benessere speciale e sicurezza internazionale.
Regionalismo e universalismo: se il 1919 è un punto di svolta, con la seconda guerra mondiale vengono create le nazioni unite. La Società delle nazioni voleva mantenere la sicurezza internazionale, la pace doveva essere mantenuta così come i trattati di pace avevano stabilito, trattati molto squilibrati ed era difficile mantenere un equilibrio. Alla fine della seconda guerra mondiale, le potenze vincitrici che danno vita alle nazioni unite sono lungimiranti, non mettono in discussione lo strumento ideato alla fine della prima guerra mondiale ma ravvisano che quello strumento non abbia funzionato perché la finalità non era appropriata e la società delle nazioni non era dotata di poteri sufficienti, né gli stati avevano obblighi abbastanza stringenti, nel passaggio società delle nazioni - onu il passaggio è che vengono dati poteri più forti al consiglio di sicurezza e vengono imposti obblighi più stringenti agli stati partecipanti: il divieto ASSOLUTO dell'uso della forza nelle relazioni internazionali, con unica deviazione legittima difesa. Si estende la modalità di cooperazione dell'ilo a tutti gli ambiti della cooperazione internazionale, nascono centinaia di organizzazioni internazionali, che si occupano di ambiti più o meno ampi. Dopo la seconda guerra mondiale emerge il contributo di alcuni stati e territori extra europei, nasce il problema dell'eurocentrismo. Carta Onu cita autodeterminazione dei popoli timidamente, poi avrà un grande risvolto. Ci si accorge che le esigenze degli stati possono differire da regione a regione del mondo. Il regionalismo si è sviluppato in maniera sinergica all'universalismo, i sistemi regionali e universali si potenziano vicendevolmente, in alcuni ambiti possono entrare in contrasto i due ambiti (es: materia economica). È importante ricordare che gli Stati non sono gli unici attori nelle relazioni internazionali, ci sono attori che magari non sono soggetti di diritto internazionale o non hanno posto ai tavoli negoziali ma che hanno comunque rilevanza, e ciò denota una mancanza di trasparenza, eccessivo lobbying.
La nascita e le vicende di un'organizzazione internazionale
Cosa si intende nel diritto internazionale quando si usa il termine "organizzazione internazionale"? Nei vari trattati troviamo definizioni di organizzazione internazionale, ma che valore hanno queste definizioni?
Definizioni di organizzazione internazionale
Sereni (definizione del manuale) definisce "un'organizzazione internazionale è un'associazione volontaria di soggetti di diritto internazionale, costituita mediante atti internazionali, disciplinata nei rapporti tra le parti da norme di diritto internazionale, che si concreta in un ente a carattere stabile, munito di un ordinamento giuridico interno proprio e dotato di organi e istituti propri, attraverso i quali attua finalità comuni dei consociati mediante l'esplicazione di particolari funzioni e l'esercizio di poteri all'uopo conferiti". Vi è l'elemento della volontarietà: libera scelta di uno stato, i trattati firmati sotto coercizione non sono validi.
Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati: "The present Convention applies to any treaty which is the constituent instrument of an international organization and to any treaty adopted within an international organization without prejudice to any relevant rules of the organization". C'è una definizione, inserita perché alcuni studiosi avevano individuato questo fenomeno e i redattori della Convenzione hanno individuato che il fenomeno delle organizzazioni internazionali interferisse con il trattato, perché? Un tratto comune delle organizzazioni internazionali è che sono costituite tramite trattati, perciò con la stesura della convenzione sul diritto dei trattati si regolano anche i trattati costituenti delle organizzazioni internazionali.
Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati tra Stati e tra stati e organizzazioni internazionali (mai entrata in vigore): "The present Convention applies to any treaty between one or more States and one or more international organizations which is the constituent instrument of an international organization and to any treaty adopted within an international organization, without prejudice to any relevant rules of the organization" si definisce che l'organizzazione internazionale non è solo intergovernativa ma può essere anche tra organizzazioni internazionali, le organizzazioni internazionali possono essere membri stessi di altre organizzazioni internazionali.
Convenzione sul diritto del mare: "international organization" means an intergovernmental organization constituted by States to which its member States have transferred competence over matters governed by this Convention, including the competence to enter into treaties in respect of those matters." Si ripete che si deve trattare di organizzazioni intergovernative costituite solo da stati alla quale gli stati membri hanno conferito delle competenze, è la prima volta che si cita questo trasferimento delle competenze, deve avere un potere di governo e farsi carico di obblighi se un'altra entità trasferisce poteri e competenze all'organizzazione internazionale.
Giurisprudenza, Argentina c. Uruguay CIG: un trattato tra i due paesi ha istituito la CARU per mezzo della quale cooperano nella gestione di vari aspetti del fiume Uruguay, che condividono. L'argentina fa ricorso alla CIG, perché l'Uruguay al posto di usare le procedure e gli organi della CARU al fine di verificare se l'utilizzo delle risorse idriche fosse compatibile con gli obblighi di cooperazione assunti ha agito unilateralmente all'esterno della CARU. secondo l'argentina ciò viola il trattato della CARU, l'Uruguay dice che non vi è obbligo di utilizzo della CARU ma è solo una
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