ORGANIZZAZIONE
AZIENDALE
organizzazione e comportamento economico
l’organizzazione è un sistema di risorse, attività interdipendenti finalizzati a un risultato economico
gli elementi chiave sono:
scarsità di risorse ci sono 3 livelli di analisi:
risultato di valore 1. attori —> titolari di risorse attività
- efficienza
criteri di valutazione —> 2. forme e meccanismi di coordinamento —> principi e modalità che
- efficacia regolano l'interdipendenza
- equità 3. configurazioni organizzative —> combinazioni di attori e meccanismi che
danno origine a diverse strutture organizzative
organizzazione come “unica soluzione efficiente”
l’organizzazione è vista come strumento razionale per ridurre la complessità organizzazione scientifica del lavoro (Taylor)
la one best way viene superata come concetto e si pensa a tre visioni di organizzazione: teoria burocratica (Weber)
teoria della direzione amministrativa (Fayol)
gli obiettivi sono: ridurre arbitrarietà e variabilità
misurare e quantificare le attività
è collegata alla visione economica marginali, lista del comportamento organizzativo
organizzazione come “sistema adattivo”
il concetto di one best way viene superato —> ci tre visioni alternative (spesso coesistenti):
1. Taylorismo —> un solo modo giusto di organizzare. deve esserci un adattamento
2. teorie contingenti —> non esiste un unico modello, ma un best fit —> alle risorse all’ambiente
3. organizzazione come risultato dell'azione individuale collettiva
motivazioni, decisioni, coalizioni, stakeholder —> analisi dal basso verso l’alto
la visione migliore è la seconda, perché ci sono diversi portatori di interesse —> diversi obiettivi —> diverse soluzioni finali e quindi si arriva a
compromessi
i principali approcci teorici: funzionalismo —> le organizzazioni rispondono a funzioni imposte dalla struttura sociale
teorie delle contingenze —> best-fit con l'ambiente e le risorse disponibili
neo-istituzionalismo —> con formazione a pressioni normative
ecologia delle popolazioni —> pluralità di organizzazioni, l’ambiente seleziona alcuni si adattano altre no
teoria dei costi di transazione —> l'organizzazione esiste per ridurre i costi della transizione economiche
resource dependence —> le organizzazioni cercano di ridurre la vulnerabilità rispetto alle forze esterne 1
l’organizzazione come azione individuale / collettiva
possiamo dividerle in:
teorie motivazionali —> considerano la complessità umana, la sfera emotiva e razionale
teoria delle decisioni (razionalità limitata) —> l’uomo ha limiti cognitivi, l’organizzazione serve a superarli attraverso strutture, procedure, memoria
condivise
teorie delle coalizioni e degli stakeholder —> gli obiettivi sono il frutto di negoziazioni tra gruppi diversi.
teorie fenomenologiche —> organizzazione e ambiente sono costruzioni sociali, non dati oggettivi.
strategic choice e azione organizzativa —> l’organizzazione è attiva, sceglie il proprio campo di azione e influenza l’ambiente.
L’ATTORE ORGANIZZATIVO: CONOSCENZE E DECISIONE
l’attore come unità di analisi
individui o gruppi con preferenze omogenee rispetto a un problema
importanza —> comprendere il comportamento delle unità fondamentali per capire l'azione coordinata
ci possono essere diverse visioni alternative dell’attore:
1. economica/marginalista decisioni basate sull’utilità scelta migliore possibile
→ →
2. normativa (sovra-socializzata) decisioni condizionate da norme, regole, cultura, pressioni esterne scelte non sempre razionali
→ →
es: assumere un brand manager perché lo fanno tutte le altre cantine.
3. emotivo-affettiva decisioni guidate da emozioni, affetti, intuizioni (rabbia, invidia, frustrazione)
→
4. organizzativa (sintesi delle tre precedenti) razionalità limitata e intersoggettiva, unisce utilità, norme e sfera emotiva
→
per capire il comportamento delle persone e delle loro organizzazioni, abbiamo bisogno di tutti questi 3 elementi
che mettiamo insieme nella quarta visione dell’attore organizzativo —> cioè quella organizzativa
essa cerca di prendere in considerazione tutti gli aspetti rilevanti delle 3 precedenti
le variabili che influenzano le decisioni sono:
strutture, processi e distorsioni cognitive
motivazioni e competenze
struttura della conoscenza
struttura della conoscenza
la conoscenza è una combinazione di dati, informazioni e esperienze personali finalizzate a uno scopo
la struttura della conoscenza si divide in tre livelli: paradigmatiche date per scontate, guidano automaticamente le azioni (es. linguaggio)
→
esperienziali derivano dall’esperienza diretta o vicaria (osservando gli altri)
→
esplicite da acquisire tramite studio (teorie, modelli, idee)
→ 2
è una piramide sedentaria, perché man mano le conoscenze esplicite si trasformano in esperienziale e poi paradigmatiche
la conoscenza (paradigmatica, esperienziale o esplicita oppure tutte e tre) serve per i quattro componenti che si utilizzano per prendere una
decisione: processo di “incorniciamento” il significato attribuito alla realtà, condiziona la percezione di tutte le informazioni
1. definizione del problema —> → es: illusioni ottiche, bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto
il rischio è quello di distorsioni cognitive —> errori decisionali
è difficile se ci sono diversi punti di vista in un’organizzazione
le decisioni sono spesso prese in modo soddisfacente (non ottimale) usando informazioni più immediate e
2. ricerca di informazioni e alternative —> accessibili
questo porta sia vantaggi che svantaggi:
vantaggi —> risparmio di tempo e riduzione di stress
svantaggi —> rischio di limitare troppo la ricerca (prendendo una decisione sbagliata)
es: scelta universitaria veloce senza analisi approfondita
3. formulazione dei giudizi di probabilità —> uso automatico della conoscenza per stimare probabilità e scenari
il rischio è che ci sia una semplificazione eccessiva
4. inferenza (deduzione) basata sull’esperienza —> decisioni guidate
dall’apprendimento pregresso questo può portare a una trappola dell’apprendimento:
autoconferma —> ricerca solo di esempi che confermano i ipotesi
- successi = merito personale
attribuzione casuale —> distorsione fondamentale —> - insuccessi = colpa di fattori esterni
strategie decisionali
le nostre conoscenze influenzano le decisioni attraverso l’uso di euristiche decisionali —> cioè scorciatoie e regole semplificate che ci permettono di
ridurre complessità e tempi
le strategie decisionali si distinguono in base a:
modalità di definizione degli obiettivi —> quanto sono chiari e precisi
generazione delle alternative —> quante opzioni vengono considerate e come
regole di valutazione e scelta —> criteri con cui confrontiamo le alternative
regole di apprendimento —> come modifichiamo i criteri in base all’esperienza
ogni strategia va valutata anche attraverso tre parametri fondamentali:
efficacia —> capacità di collegare le azioni agli obbiettivi del decisore
efficienza —> capacità di risparmiare risorse materiali e cognitive
capacità di fare convergere interessi diversi
risoluzione del conflitto —> quando sono coinvolti più attori 3
nella realtà ci sono 3 tipi di strategie decisionali:
1. razionalità deduttiva (logica dell’ottimizzazione) —> si tratta della forma di decisione più “classica” e strutturata, in cui:
a) si definisce in modo chiaro il problema e gli obbiettivi
b) si raccolgono in maniera sistematica tutte le informazioni necessarie
c) si comparano le alternative sulla base di criteri predefiniti
d) si applica un algoritmo o una regola che ordina le alternative
e) si sceglie l’alternativa migliore, quella che risolve in modo ottimale il problema
i problemi sono chiari, misurabili e conosciuti
questo approccio funziona bene quando —> le alternative sono finite e definite
i limiti di questo sono che: le informazioni spesso sono incomplete o difficili da raccogliere
le risorse (tempo, denaro, competenze) non sono sempre sufficienti
la complessità può rendere il calcolo ingestibile
se ci sono più soggetti con interessi in conflitto, l’ottimizzazione individuale può ridurre il beneficio collettivo
es: dilemma del prigioniero dal punto di vista del massimo beneficio ottimale atteso la strategia
migliore è quella di confessare. Confessare porta, dal punto di vista
individuale, un risultato ottimo in termini di anni di prigione (0), o un
risultato cattivo ma non il peggiore in termini di anni di carcere (2).
Non confessare da parte di entrambi, significa cooperare.
Cooperando entrambi ottengono un risultato buono. Se invece uno
dei due non confessa, e l’altro confessa i risultati sono ottimi per chi
confessa e negativi per l’altro. Quindi dal punto di vista individuale
conviene sempre confessare, questo però è contrario all’ottimo
collettivo (sociale).
es: aziendale
un altro esempio viene dalla considerazione di situazioni in cui ci sono dei conflitti di interesse in decisioni che riguardano collettività, azienda e
organizzazione. Essa è un'altra eccezione in cui non possiamo applicare o non è indicato applicare la logica della massimizzazione.
Esso viene identificato con: Obiettivi non confrontabili e viene utilizzato dalle aziende per recuperare, per esempio, competitività. Il management ritiene
che sia necessario ridurre i costi di struttura e ciò porta ad aumentare l’efficienza però ad un costo per altri stakeholders dell’impresa perché provoca
una crescita della disoccupazione. immaginiamo che sia il sindacato che l’azienda abbiano i propri obiettivi e preferenze
rispetto alle due soluzioni. Immaginiamo che ci siano 5 possibilità in termini di
strategie da implementare, cioè ristrutturare la produzione in modo tale da ridurre i
costi però con conseguenze sull’occupazione più o meno elevate in 5 possibili
combinazioni.
Le condizioni migliori sono: C, D, E però non si può dire ex ante quale sia la migliore perché non abbiamo le stesse metriche per giudicare quanto vale
per il sindacato perdere 10 o 100 posti di lavoro, e quanto è importante dal punto di vista dell’impresa recuperare efficienza entro certi parametri.
Ci sono obiettivi misurati su dimensioni non confrontabili quindi al sindacato può andare bene C però l’impresa può premere per spostarsi verso E.
Le alternative A e B sono inefficienti rispetto alle altre 3. Possiamo quindi dire quali siano le peggiori e sulle altre non si può fare una gerarchia tra
migliore e peggiore e quindi l’approccio di ottimizzazione non è d’aiuto, rientrano altri tipi di considerazione come:
• equità;
• negoziazione;
• … 4
Sono tutti problemi che riguardano la conversazione fra soggetti e il dialogo tra le parti che non può essere risolto attraverso l’utilizzazione puntuale
derivante dalla semplice osservazione delle preferenze delle due parti.
In virtù del fatto che la nostra razionalità è limitata, noi possiamo:
• Avere situazioni in cui applichiamo le procedure della razionalità ottimizzata ma l’applichiamo in modo incompleto
• Avere situazioni in cui adottiamo un’altra logica, essa fa ricorso alle euristiche decisionali cioè alle regole semplificate di decisione azione. I
processi decisionali che sono ispirati a questo tipo di approccio ricadono sotto il nome di razionalità euristica
2. razionalità euristica —> si applica quando si problemi sono poco strutturati e le alternative sono potenzialmente infinite
il decisore non può considerare tutte le opzioni contemporaneamente, quindi:
fissa delle regole di accettabilità —> criteri minimi che rendono un’alternativa “soddisfacente”
conduce una ricerca sequenziale —> valuta le alternative una dopo l’altra
applica un processo di apprendimento —> se le regole iniziali non portano risultati, le modifica
es: ricerca di un candidato per una posizione —> requisiti iniziali: che sappia inglese, tedesco e cinese + laurea triennale in economia
nessun risultato
l’azienda allora “aggiusta” i criteri —> inglese + tedesco —> si adatta progressivamente
tiene conto dei limiti di tempo e risorse
questo approccio è pratico perché: si adatta alle condizioni dell’ambiente
porta a una soluzione sufficientemente buona, anche se non ottimale
3. razionalità incrementale o automatica (logica dell’adeguatezza) —> è la forma più semplice e diffusa nella vita quotidiana
si basa su decisioni automatiche, prese senza analisi approfondite, perché discendono da:
regole definite (procedure burocratiche, norme)
processi cibernetica (aggiustamenti automatici ai cambiamenti dell’ambiente)
es: pratica burocratica —> la regola stabilisce direttamente l’azione da compiere
termostato —> si autoregola mantenendo la temperatura costante
utile quando ci si trova davanti a problemi nuovi o poco gestibili, si procede aggiustando
una variante è l’incrementalismo per tentativi ed errori —> gradualmente le decisioni in base ai risultati
le tre forme di razionalità (deduttiva, euristica e incrementale) non si escludono, ma si applicano in contesti diversi
nella realtà, gli attori individuali e organizzativi usano spesso una combinazione dei tre approcci
il processo decisionale è inoltre influenzato da due variabili fondamentali:
motivazione —> ciò che spinge a prendere la decisione
competenze —> capacità che permettono di affrontare problemi e situazioni decisionali 5
MOTIVAZIONI E COMPETENZE
motivazione —> è la spinta a fare qualcosa la quale va ad influenzare comportamenti e attività
è importante perché permette di comprendere i comportamenti e le attività delle persone in un contesto organizzativo
la motivazione agisce come antecedente fattore di propulsione delle prestazioni formula —> prestazione = motivazione x capacità
la motivazione da sola non è sufficiente —> deve combinarsi con capacità, competenze e abilità
senza una spinta motivazionale, anche individui dotati di talento e abilità rischiano di ottenere prestazioni inferiori rispetto al loro potenziale
per studiare la motivazione dobbiamo considerarla secondo due approcci distinti:
contenuto della motivazione —> riguarda ciò che spinge le persone ad impegnarsi —> ovvero l’oggetto / obbiettivo verso cui la motivazione è orientata
processo della motivazione —> riguarda il meccanismo decisionale attraverso il quale le persone scelgono come allocare il proprio impegno e le
proprie energie
approcci alla motivazione definito come uno stato di mancanza che può essere soddisfatto dal conseguimento di un bene o
la motivazione è legata al concetto di bisogno —> servizio (materiale o immateriale)
esistono due grandi gruppi di teorie motivazionali:
struttura / contenuto motivazionale —> focalizzate sull’analisi dei bisogni e sul contenuto delle motivazioni
processo motivazionale —> si concentrano sulle decisioni relative all’allocazione dell’impegno e delle risorse personali
teoria di Maslow: la gerarchia dei bisogni
elaborata negli anni ’50 dallo psicologo Abram Maslow —> rappresentata tramite una piramide gerarchica dei bisogni
principio base: gli essere umani percepiscono i propri bisogni in una scala gerarchica, partendo dai più basilari fino a quelli più complessi
ci sono 5 livelli di bisogno:
1. fisiologici —> legati alla sopravvivenza (es. respirare, nutrirsi, dormire)
2. sicurezza —> protezione, stabilità, difesa dei pericoli
3. appartenenza / socialità —> relazioni, amicizia, amore, sentirsi parte di un gruppo
4. stima —> autostima, riconoscimento, prestigio
5. autorealizzazione —> pieno sviluppo del potenziale personale, realizzazione dei propri obbiettivi più alti
secondo Maslow un bisogno di livello superiore emerge solo quando quelli di livello inferiore sono stati almeno in parte soddisfatti
es: si sente il bisogno di socialità solo dopo aver garantito i bisogni di sopravvivenza e sicurezza
questo modello è ancora oggi ampiamente utilizzato come strumento interpretativo
nelle organizzazioni, la motivazione delle persone è più elevata quando il contesto lavorativo offre la possibilità di soddisfare non solo i bisogni basilari, ma
soprattutto quelli collocati ai livelli più alti delle piramide 6
l’idea centrale è che un luogo di lavoro ottimale sia quello che consente alle persone di perseguire bisogni di stima e soprattutto di autorealizzazione
di conseguenza, le persone risultato massimamente soddisfatte e motivate se percepiscono il lavoro come un’occasione per valorizzare le proprie
competenze e raggiungere la piena realizzazione
ci sono delle criticità alla tipologia dei bisogni di Maslow:
universalità —> secondo Maslow la piramide è universale, cioè valida per tutte le persone, in ogni momento, luogo e contesto
- età
in realtà le priorità dei bisogni cambiano in base a: - percezioni soggettive
- fasi del ciclo di vita
es: una persona può dare più importanza al bisogno di sicurezza in una certa fase e solo più
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.