La Vita Nova è stata definita da alcuni critici come una sorta di itinerarium mentis in deum
(viaggio della mente verso Dio). Rappresenta le tre fasi della vita nova (la prima, dove il
poeta è ancorato al saluto, legame materiale, la seconda, dove gode solo dell’amore della
donna, inizia progressivamente a staccarsi dal materiale, la terza, che corrisponde a un
superamento del materiale perché la donna, viene spiritualizzata e nella divina commedia
scompare); l’espressione infatti indica un progressivo allontanamento dal materiale e un
darsi completamente a Dio e alla vita spirituale. La Vita nova rappresenta il processo di
allontanamento dell’anima dal materiale proprio dei mistici medievali, che amavano Dio
prima osservando le cose del mondo, poi chiudendosi in sé stessi e poi con l’esperienza
del misticismo (andare aldilà del materiale). La Vita Nova rappresenta il compiersi di ogni
azione che si fa nella vita, è ambire al raggiungimento di una metà. Questo perché
contiene delle frasi che noi applichiamo in ogni ambito della vita (un esempio è quello
dell’ambito scolastico: in caso di verifica c’è una prima parte di sacrifici, di studio che porta
allo sconforto, una seconda fase caratterizzata dalla consapevolezza di aver imparato,
essere contenti degli sforzi fatti indipendentemente dal risultato, una terza fase in cui
superiamo la verifica). Dante però non insegna ad arrivare sempre alla perfezione, ma il
sacrificio, l’impegno, la soddisfazione che nasce dal fatto che si è dato sempre il massimo,
perché il risultato per noi sarà il massimo. Qualsiasi cosa si voglia ottenere passa sempre
attraverso queste tre fasi. È un opera che traduce l’esperienza biografica di Dante, è
un’opera definita della memoria, perché ricorda e che ci trasmette l’evoluzione letteraria di
Dante, anche meta letteraria, in cui il poeta narra la sua esperienza poetica.
Tanto gentile e tanto onesta pare
Senso di base: Nella prima strofa descrive la donna come gentile e onesta quando saluta
qualcuno, tanto che tutti si ammutoliscono. La donna cammina sentendosi lodata; sembra
una creatura venuta dal cielo per mostrare la sua forza miracolosa. Ella è in grado di
infondere una tale dolcezza nel cuore, che non può capire colui che non l’ha provata.
Conclude dicendo che sembra che dal suo volto si muova uno spirito che dice all’anima
sospira.
Sono presenti due campi semantici: quello dell’amore, della lode, ma anche quello della
visione, dell’apparizione, con le parole par, pare, mostrasi, mostrare, miracol; queste
rendono la situazione evanescente, non concreta, con un distaccamento dalla realtà,
anche l’incidere della donna sembra non appartenere a una situazione concreta.
Si possono individuare diverse figure retoriche: l’inversione (ai versi 1-2, dove la rilevanza
dei due termini è resa anche dall’enjambement, al verso 8 dove si evidenzia il termine
mostrare, che indica una realtà non vera, anche ai versi 12-13 dove spirito è evidenziato
anche dall’enjambement), l’allitterazione (la ripetizione della t, come nel verso 1, un suono
forte che indica la forza dell’amore, le lettere m,n,l, suoni dolci che indicano lo stile
leggiadro e la dolcezza dell’amore, la s, come nel verso 9 e 13, che indica la sensazione
d’amore) la similitudine (ai versi 7-8, che avvicina la donna a un essere miracoloso), la
metafora (d’umiltà vestuta, che mette in evidenza l’indole della donna) la personificazione
(sia dell’amore che dell’anima, nell’ultima strofa).
È una situazione diversa rispetto a quello di Cavalcanti, perché gli spiriti interiori erano
lacerati, l’amore era sofferenza, in questa lirica invece è un sospirar, che nasce da un
abbandono all’amore. Il senso profondo è la forza della ragione, che deve proteggere
l’uomo per evitare che si abbandoni completamente all’amore, anche se ciò porta all’essere
- Risolvere un problema di matematica
- Riassumere un testo
- Tradurre una frase
- E molto altro ancora...
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