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Letteratura inglese: modernismo

Con questo termine si intende una rivoluzione culturale, artistica e letteraria che ha segnato i primi 30 anni del '900, non solo in Inghilterra ma anche in tutta Europa e in America. Comprende non soltanto una rivoluzione nell’ambito della letteratura, ma anche una rivoluzione nell’ambito di tutte le arti. Tutte queste arti hanno dimostrato preoccupazioni generali e strategie comuni. Il termine “tecnica” non deve essere inteso come attenzione maggiore data alla forma come opposta al contenuto, ma deve essere concepito come un riconoscimento che ogni elemento dell’opera artistica sia strumentale alla creazione dell’effetto che l’opera vuole suscitare. Ogni forma è aperta a revisioni tecniche costanti. È il periodo che è riconosciuto come caratterizzato da questa novità e sperimentazione.

Le avanguardie

Nel primo decennio del '900 in Europa irrompono le Avanguardie che sono movimenti artistici, letterari che avevano come obiettivo il rinnovamento delle forme. Questa esigenza di rinnovare le forme artistiche si era già manifestata negli ultimi decenni del secolo precedente ed era però percepita come una esigenza legata a singoli individui, come una volontà di personalità artistiche. Col modernismo questa esigenza di rinnovamento diventa un programma deliberato di movimenti, una mobilitazione di energie che vogliono fondare il nuovo. È qualcosa di percepito a livello più ampio e programmaticamente messo in atto da gruppi.

L'origine del termine "modernismo"

Perché usare il termine modernismo e non moderno? Non c’è traccia di questo termine negli anni che precedono la prima guerra mondiale. Il termine usato per descrivere questa esigenza di rinnovamento e di proporre una separazione netta con la tradizione era “modern”. Il termine compare nella critica molto dopo e nasce in un contesto critico dedicato alla discussione della poesia sperimentale. Compare in uno studio del 1927 ma non si diffonde. È uno studio che contiene il termine già nel titolo, ossia “A Survey of Modernist Poetry” di Robert Graves e Laura Riding. Con il termine “modernist” questi due studiosi indicarono una poesia difficile, oscura, totalmente disancorata dai modelli formali della tradizione. Il termine comincia a diffondersi a partire dagli anni ’60 e negli anni ’70 diventa il termine canonico per designare il periodo. Venne utilizzato per descrivere una generazione di artisti, una fase letteraria le cui origini sono rintracciabili in Flaubert per la narrativa e Baudelaire per la poesia.

Apogeo del movimento

L’apogeo del movimento viene indicato in due momenti: nel periodo immediatamente antecedente alla prima guerra mondiale quando la sperimentazione coinvolge tutte le arti, oppure nel 1922, ossia l’anno della pubblicazione di capolavori del modernismo anglosassone “Ulysses” di Joyce, “The Waste Land” di Pound, “Jacob’s Room” (primo romanzo sperimentale di Virginia Woolf) e una raccolta di racconti di Katherine Mansfield titolata “The Garden Party”. Sono testi fondamentali per la sperimentazione del periodo. I protagonisti non usano questi termini, ma usano altre espressioni, hanno però piena consapevolezza del cambiamento in atto.

Dal moderno al modernismo

Ma quando il termine moderno non è più appropriato per esprimere questa esigenza di gruppi e nasce così il modernismo? La modernità non esprime più un’esigenza o una categoria di una sensibilità di singoli individui ma si fa con le avanguardie un programma, un manifesto, un imperativo che può essere riassunto nell’espressione usata da Pound, “Make it new” (slogan del modernismo anglosassone). Baudelaire definisce la modernità in un saggio intitolato “La Modernità” pubblicato all’interno di una raccolta di saggi del 1863 (“Il Pittore della Vita Moderna”), nel quarto capitolo. Parlando del pittore, afferma: “Egli cerca quell’indefinito che ci deve essere permesso chiamare la modernità, giacché manca una parola più conveniente per esprimere l’idea a cui rimanda. Il segreto è, per lui, di distillare dalla moda ciò che essa può contenere di poetico nella trama del quotidiano, di estrarre l’eterno dall’effimero. […] La modernità è il transitorio, il fuggitivo, il contingente, la metà dell’arte, di cui l’altra metà è l’eterno e l’immutabile. […] E questo elemento transitorio, fuggitivo, delle metamorfosi così frequenti, nessuno ha il diritto di disprezzare e di trascurare.”

Lo sviluppo del modernismo inglese

Quando questa idea non è più legata a un singolo individuo ma diventa programma, si ha il passaggio dal moderno al modernismo. Lo slogan di Pound fu usato dallo stesso Pound solo nel 1934 quando le grandi opere erano già state pubblicate. Dà questo titolo a una raccolta di saggi scritti tra il 1912 e il 1920. Quando Pound sceglie l’espressione “Make It New” per dare il titolo alla raccolta di saggi, è in linea con una tradizione di riscoperta culturale che era esemplificata nel Rinascimento italiano. Il modernismo inglese non farà mai una cesura netta col passato e con la tradizione (altamente selezionata e tende a recuperare l’esperienza della scrittura anche molto lontana come la cultura elisabettiana o Dante), diversamente dal Futurismo italiano di Marinetti. Anche nella fase più eversiva del movimento del modernismo inglese viene mantenuto sempre un legame particolare con la tradizione.

Collocazione temporale

Per alcuni critici il modernismo nasce già alla fine dell’800 e viene anche collocato in quel momento a seconda della relazione stabilita da questo nuovo modo di percepire la realtà rispetto a un’estetica di tipo romantico o simbolista. A volte dipende anche dalla prospettiva critica: se si vuole stabilire una cesura netta con il romanticismo o se si vuole stabilire una continuità tra le esperienze. C’è una consapevolezza di un’epoca di cambiamento. Alcuni dei protagonisti affermano questo concetto, come ad esempio la Woolf, “In or around 1910 human nature changed”. Nel 1910 venne organizzata a Londra una mostra su Manet e sui post impressionisti, da un critico d’arte importante, ossia Roger Fry. La mostra non fu un successo, ma fu importante perché per la prima volta venne fatta conoscere al pubblico inglese la sperimentazione artistica pittorica europea. Per la Woolf, scrittrice e appassionata d’arte, l’anno importante è proprio l’anno della mostra. Un altro protagonista di questa stagione individua la data in cui questo cambiamento ha luogo nel 1915, ossia Lawrence “It was in 1915 the old world ended”. Il 1915 è l’anno in cui l’Inghilterra entra in guerra (momento spartiacque tra il passato e la nuova epoca).

Fasi del modernismo britannico

Tenendo conto di tutti questi aspetti, si possono evidenziare, per quanto riguarda il modernismo britannico, due fasi: una modernista pre-bellica (1907-1915) e una modernista post-bellica (1918-anni ’30 compresi). Tutto ciò che avviene dopo (dai ’40) è definito post-modernismo.

Prima fase

La data possibile è il 1907 perché in questo anno viene fondata la “Image School” di Hulme con i suoi sviluppi nell’immagismo di Pound, che si colloca invece più avanti. Questa è la fase più radicale, eversiva, iconoclasta in cui l’accento è sulla contestazione e rifiuto della tradizione. L’espressione più radicale è il movimento vorticista, si sviluppa nel 1914-5, dove il suo animatore è Wyndham Lewis.

Seconda fase

Va dalla fine della prima guerra mondiale fino alla fine degli anni ’30. Culmina nel 1922 con la pubblicazione dei capolavori e prosegue fino alla fine degli anni ’30. Nel 1939 si ha la pubblicazione di “Finnegans Wake” di Joyce. La guerra divide queste due fasi, sia temporalmente ma anche come spartiacque da un punto di vista artistico. La prima fase è la fase progettuale, più radicale. Vengono elaborate le premesse del rinnovamento, è il momento della negazione dell’acquisito e della distruzione delle convinzioni. È significativo il titolo della rivista vorticista, “Blast”; furono pubblicati solo due numeri prima della guerra. Raccoglieva manifesti del vorticismo e sperimentazioni poetiche. Blast, che significa “esplosione”, viene rappresentato in caratteri cubitali per dare l’idea stessa provocatoria del titolo. Si dichiara una drastica reazione al romanticismo e si propugna un’arte satirica, arricchita dal disarmonico, dal brutto, al passo col moderno e col mondo delle macchine.

La seconda fase

Nella seconda fase invece subentra una fase di decantazione e un consolidamento dei risultati acquisiti durante la sperimentazione prima della guerra. Questa fase post-bellica in Francia va sotto il nome di “Richiamo all’Ordine” o in Inghilterra “Ricostruzione”. Ma questo non significò mai che venissero rifiutati gli stilemi eversivi elaborati prima della guerra ma significò una rielaborazione critica in un clima mutato. L’indirizzo è quello del recupero della forma, della tradizione dopo le trasgressioni del periodo precedente. Questo tentativo di recupero di ciò che si era perduto, implicò un approfondimento critico che giunse poi a risultati di rilievo come le opere di Joyce, Eliot e gli altri grandi protagonisti. È molto importante da questo punto di vista il richiamo di Eliot all’ordine, ossia il tentativo, attraverso quello che lui chiamerà metodo mitico, di dare forma e ordine a quell’immenso panorama di futilità e anarchia che è la storia contemporanea (necessità di una ricostruzione di un pattern).

L'eredità della prima guerra mondiale

La prima guerra mondiale sconvolse e coinvolse il mondo e negli anni immediatamente precedenti e immediatamente successivi si vide la scomparsa di molte istituzioni e di credi, come ad esempio il sistema delle classi sociali rigido inglese fu sconvolto dall’ascesa dei sindacati e dal partito laburista (Marx e lo smascheramento della falsa coscienza). Altro esempio è il fatto che la fede nel re, nella nazione, nella patria e nel dovere fu tradita dalla grande carneficina della prima guerra mondiale. La struttura patriarcale fu sfidata quando le donne cominciarono a lavorare fuori dalle mura domestiche e il movimento delle suffragette cominciò ad acquisire peso nella società. La guerra causò un trauma a livello sociale perché per essa si crearono nuove armi (sottomarini, aerei, gas, cannoni a lunga gittata), un nuovo modo di combattere (30 milioni di militari morti e 5 milioni di civili).

Conseguenze della guerra

Con una devastazione così in larga scala diventava assurdo celebrare quegli ideali nobili come l’affermazione cieca nel progresso; causò una profonda diffidenza in questi ideali e mostrò il fallimento del razionalismo del diciannovesimo secolo. Con i trattati di pace, furono modificati i confini dell’Europa e si formarono nuove nazioni. L’esperienza di questo passaggio della guerra lascia traccia nella poesia nei cosiddetti poeti di guerra.

I poeti di guerra

Alcuni poeti giovani destinati a morire sul campo di battaglia sono: Edward Thomas (muore in guerra nel 1917 nelle cui poesie mostra i segni della violenza e della distruzione che richiamano il conflitto in corso, i quali sono in contrasto con la quiete dei contadini che poi indosseranno l’uniforme e si macchieranno di sangue in campi stranieri), Rupert Brooke (elevato al rango di eroe, trovò la morte nel 1915 mentre era in servizio su una nave diretta allo stretto dei Dardanelli, l’immagine che ci consegna è di una guerra fortemente idealizzata, una rappresentazione ancora possibile soltanto agli inizi della guerra ossia quando si pensava che il conflitto sarebbe durato pochi mesi che si contrappone alla poesia di denuncia e orrore di fronte all’immane tragedia che stava avendo luogo, il cui senso era impossibile da trovare), Wilfred Owen (usa una dizione più piana e colloquiale, volutamente comprensibile a tutti, voleva scrivere una poesia che anche il più umile dei suoi commilitoni potesse comprendere, poesia dell’orrore).

The soldier (Brooke)

È un sonetto che venne pubblicato nel 1915. Fu letto a Pasqua del 1915 nella Cattedrale di Saint Paul (simbolo del potere religioso e del potere monarchico), 15 giorni prima della morte di Brooke. Fu scritto mentre era in congedo. Il tono è patriottico, di una visione eroica della morte come sacrificio per la patria. La forma è tradizionale di 14 versi, riprendendo però forma del sonetto italiano e non inglese. “If I should die” mette in evidenza una possibile fine dovuta alla guerra. “Should” è pensato come condizionale ma anche tenendo conto del senso di verbo modale, di obbligo e dovere (come se non fosse una sua scelta ma che fosse obbligato a morire). Questa inevitabilità è bilanciata dalla speranza di vita. “England” e “English” vengono ripetuti spesso a sottolineare l’appartenenza alla madrepatria e l’onore che per il soldato è proprio morire per essa.

L’allitterazione presente in “foreign field” (campo straniero dove il soldato morirà) è ripreso in “forever (England)” nel verso successivo. Le ripetizioni della “f” avvicinano le due espressioni, collegando il campo straniero all’Inghilterra. Gli animi e l’entusiasmo erano molto alti, essendo ancora la guerra agli inizi. Il rapporto che emerge tra il soldato e l’Inghilterra è simile al rapporto madre-figlio (reso evidente anche dall’uso di verbi come “bore, shaped, made aware”). Il soldato dà vita alla madre-patria poiché morendo per essa questo corpo resterà per sempre nei luoghi stranieri, lasciando un segno/simbolo della madre-patria stessa.

Dulce et decorum est (Owen)

Venne scritta tra il 1917 e il 1918. In questa poesia si ha un diverso atteggiamento nei confronti della guerra. Owen ritornava spesso sui testi, quindi non abbiamo mai una versione licenziata dall’autore ma abbiamo diversi manoscritti/testi con correzioni. I primi manoscritti della poesia sono datati 1917. Il testo fu inviato inizialmente alla madre con inserito anche un messaggio, il quale recita: “Ecco una poesia su un attacco al gas fatto ieri, (che non era privato ma non ultimo)”. Inoltre fa riferimento anche al latin tag presente nei versi di Orazio nel terzo libro delle Odi che dice che è dolce e decoroso morire per la propria patria. Orazio veniva usato spesso proprio per esaltare il sacrificio della vita per la patria. In questo caso però il titolo è ironico poiché in realtà la visione che presenta è tutt’altro che eroica e non esalta il sacrificio della vita per la patria.

È considerata una delle poesie anti-guerra per eccellenza dove viene evocato un momento di esperienza estrema sul campo di battaglia, attraverso una combinazione inquietante di immagini crude, violente e di suoni. Di fatto, questa poesia contrappone il corpo e la mente devastati dalla guerra e la retorica astratta dell’onore e del sacrificio che sono evocati nel titolo e in chiusa alla poesia (“the old lie”). È una poesia che ci presenta in maniera piuttosto realistica un attacco con il gas asfissiante. A partire dall’aprile 1915 si fa risalire l’inizio della guerra chimica, ossia con l’uso di gas e sostanze chimiche come nuove armi di combattimento; i primi a usarle sono i tedeschi che caricano le munizioni con il cloro durante la battaglia di Ypres tra forze tedesche e forze francesi. Proprio nella seconda battaglia di Ypres viene segnato l’inizio di quest’uso.

Struttura della poesia

La poesia è divisa in 3 parti (strofe) che presentano 3 momenti e esperienze separati:

  • La prima è l’ambientazione; siamo davanti a un campo di battaglia fangoso, sappiamo che l’io che parla è uno dei soldati che marciano. Non si ha la presenza dell’I che parla ma si ha la presenza di “we”. Emerge il senso della fatica, il desiderio di cercare riposo attraverso l’espressione “drunk with fatigue”. Il senso di fatica è sottolineato anche da “knock-kneed”. Emerge quindi il senso di questa marcia faticosa che ha come scopo l’arrivare a questo desiderato riposo.
  • Nella seconda abbiamo un’altra esperienza ossia il momento drammatico della poesia, un attacco con il gas letale. Alcuni riescono a indossare le maschere anti-gas, mentre altri non ci riescono; viene quindi presentata la morte di uno dei soldati. La nebbia prodotta dal gas viene paragonata a un mare verde dove questo soldato annega.
  • La terza strofa presenta un monito più o meno velato di ironia rivolta alle autorità, a tutti coloro che sono lontani dal campo di battaglia e che dai luoghi sicuri decidono della vita di altri e incitano i giovani alla guerra, descrivendola come un evento epocale al quale è un onore partecipare. Alla fine è presente la parola “children” che però ha il significato principalmente di “figli”, alludendo a ciò che i genitori (coloro che incitano anche alla guerra) raccontano ai loro figli sull’onore di partecipare alla guerra ignari però della realtà cruda di essa.

Un aspetto interessante è che nell’ultima parte abbiamo una presentazione di una nevrosi traumatica dovuta all’esperienza di guerra. È un ricordo che il sopravvissuto continua a rivivere nei sogni, ossia un costante ritorno nel presente del trauma nel passato.

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