MICROBIOLOGIA
Durante la prima lezione di microbiologia, sono stati introdotti concetti fondamentali riguardanti lo
studio dei microrganismi e il loro ruolo in diversi ambiti, tra cui medicina, industria alimentare e
ambiente. Introduzione alla microbiologia
La microbiologia studia batteri, virus, funghi, protozoi e archea, ma anche organismi più grandi le
cui uova o cisti sono molto piccole (tenia, l’echinococco), analizzando la loro struttura,
metabolismo e interazioni con l’ambiente e altri organismi, ad esempio tutti i nostri geni non sono
dati solo dalla mamma e dal papà, ma molti di quest’ultimi vengono dai microrganismi per questo
siamo chiamati olobionte ovvero un insieme di microorganismi. È una disciplina in continua
evoluzione grazie ai progressi tecnologici, come il sequenziamento del DNA, che ha rivoluzionato la
classificazione e lo studio dei microrganismi.
Metodi di identificazione dei microrganismi
In passato, l’identificazione dei batteri avveniva attraverso l’osservazione al microscopio e test
biochimici (gram + o gram -) quindi su una base fenotipica. Oggi, grazie al sequenziamento
genetico, è possibile identificare i microrganismi con maggiore precisione e rapidità. La diagnostica
molecolare, ad esempio, ha sostituito in molti casi la crescita in coltura per l’identificazione
batterica.
Il microscopio e la sua importanza
Il microscopio è un sistema ottico capace di ingrandire un’immagine. Ad oggi è uno strumento
essenziale nello studio della microbiologia, poiché permette l’osservazione di strutture invisibili a
occhio nudo. Esistono due principali tipi di microscopi:
Microscopio ottico: utilizza un fascio di luce per ingrandire fino a 1000 volte ( (è il massimo
che possiamo raggiungere con questo sistema perché c’è un limite fisico ovvero dalla
rifrazione della luce) l’immagine di un campione. La luce presente in baso viene fatta
attraversare dalle luci polarizzate in modo che i fasci di luce sono tutti paralleli gli uni con gli
altri, dopodiché attraversa il vetrino su cui è posizionato il campione, viene focalizzata
attraverso lenti di ingrandimento e, infine, arriva all’oculare dove l’osservatore può
analizzare l’immagine risultante. Per migliorare la qualità dell’immagine, si utilizza spesso
l’olio di immersione (di cedro), che riduce la rifrazione della luce e aumenta la risoluzione
dell’osservazione.
Microscopio elettronico: sfrutta un fascio di elettroni invece della luce visibile,
permettendo ingrandimenti molto superiori, fino a 200.000 volte. Questo tipo di
microscopio consente di osservare dettagli ultrastrutturali dei microrganismi, come
l’organizzazione della parete cellulare, i flagelli e la disposizione interna di alcuni organelli
nei procarioti e negli eucarioti.
Esistono diverse varianti del microscopio elettronico, tra cui:
Microscopio elettronico a scansione (SEM): fornisce immagini tridimensionali della
superficie dei campioni.
Microscopio elettronico a trasmissione (TEM): consente di osservare sezioni ultrasottili dei
microrganismi, permettendo di analizzare la loro struttura interna.
Grazie all’utilizzo dei microscopi, è possibile identificare e classificare i microrganismi in base alla
loro morfologia e struttura, contribuendo così allo studio delle loro caratteristiche e funzioni.
Classificazione dei microrganismi
I microrganismi si suddividono in:
Batteri: procarioti con diverse forme e capacità metaboliche. Hanno un diametro tra 1-10
micron, quindi, possono essere osservati con il microscopio ottico
Archea: simili ai batteri (protisti) ma con caratteristiche biochimiche uniche. Fino
all’avvento del molecolare ne sappiamo molto poco. Solo adesso si inizia a pensare che gli
archei portano a meningiti asettiche grazie alla molecolare. Sono organismi autotrofi che
vivono in ambienti estremi e possono essere alofili, metanogeni e ipertermofili. Si
distinguono tre phyla principali: Crenarchaeota, Euryarchaeota e Korarchaeota.
Virus: parassiti intracellulari obbligati, incapaci di riprodursi autonomamente. Per vederli
dobbiamo utilizzare il microscopio elettronico. Il virus più piccolo è la poliomielite, la via di
mezzo è l’adenovirus e il più grande è vaiolo vaccino. Un altro tipo di virus è il batteriofago
che è il parassita dei batteri
Funghi (miceli) e protozoi: organismi eucarioti con strutture più complesse.
Microbiota, microbioma e flora batterica
Il termine "microbiota" indica l’insieme dei microrganismi che colonizzano un determinato
ambiente, come l’intestino umano. "Microbioma" si riferisce all’insieme dei geni espressi da questi
microrganismi. Recenti studi hanno evidenziato il ruolo cruciale del microbiota nella salute umana,
influenzando processi immunitari, metabolici e neurologici.
In passato si parlava di "flora batterica" per descrivere la comunità di microrganismi presenti nel
nostro organismo, ma oggi il termine più appropriato è "microbiota". Questo complesso
ecosistema microbico è fondamentale per il corretto funzionamento del corpo umano. Esistono
diversi tipi di microbiota:
Microbiota intestinale: svolge un ruolo chiave nella digestione e nella modulazione del
sistema immunitario.
Microbiota cutaneo: protegge la pelle da agenti patogeni e contribuisce al mantenimento
del pH.
Microbiota orale: influenza la salute dentale e la prevenzione delle infezioni del cavo orale.
Microbiota vaginale: essenziale per l’equilibrio della flora genitale e la protezione da
infezioni.
Disbiosi ed eubiosi
Uno squilibrio del microbiota, noto come disbiosi, si verifica quando la composizione dei
microrganismi risulta alterata rispetto alla norma. Questa condizione può essere associata a
numerose patologie, tra cui malattie infiammatorie intestinali, obesità, diabete, malattie
autoimmuni e persino disturbi neurologici. Fattori come l’uso eccessivo di antibiotici, una dieta
squilibrata, lo stress e infezioni possono contribuire allo sviluppo della disbiosi.
L’opposto della disbiosi è l’eubiosi, ovvero uno stato di equilibrio del microbiota in cui la comunità
microbica è varia e armonica, supportando il benessere dell’organismo. L’eubiosi è associata a una
buona digestione, una risposta immunitaria efficace e una protezione contro agenti patogeni
opportunisti.
Per mantenere uno stato di eubiosi, è fondamentale adottare uno stile di vita sano, che includa una
dieta ricca di fibre e alimenti fermentati, il consumo moderato di antibiotici solo quando
strettamente necessario e la gestione dello stress. Studi recenti suggeriscono che interventi mirati,
come l’uso di probiotici e prebiotici, possano contribuire a ristabilire l’equilibrio del microbiota in
caso di disbiosi.
La teoria microbica delle malattie infettive
Nel XIX secolo, Louis Pasteur e Robert Koch furono tra i primi scienziati a dimostrare che alcune
malattie erano causate da microrganismi. La teoria microbica delle malattie infettive segnò una
svolta nella medicina, ponendo le basi per la prevenzione e il trattamento delle infezioni. Koch
formulò i suoi famosi postulati, che stabiliscono i criteri per dimostrare il legame tra un
microrganismo e una specifica malattia.
Prima della diffusione di questa teoria, si riteneva che le malattie fossero causate da "miasmi" o
squilibri umorali. L’accettazione della teoria microbica portò allo sviluppo di pratiche igieniche più
rigorose, come la sterilizzazione degli strumenti chirurgici e la vaccinazione.
-Nel 1880, Louis Pasteur sviluppò il primo vaccino contro l’antrace, una malattia infettiva causata
da un bacillo sporigeno che colpiva allevatori e pastori e che, in alcuni casi, poteva diventare
sistemica. Pasteur dimostrò che la somministrazione di colture batteriche invecchiate aveva un
effetto protettivo simile a quello dei vaccini. Giunse a questa scoperta osservando il vibrione del
colera nei polli: notò che, se le colture batteriche avessero invecchiato prima della
somministrazione, gli animali sarebbero sviluppati una protezione contro la malattia. Questo
principio fu poi applicato anche al vaccino contro l’antrace, segnando una svolta nella lotta contro
le malattie infettive.
La scoperta della penicillina e il ruolo di Vincenzo Tiberio
Sebbene Alexander Fleming sia accreditato per la scoperta della penicillina nel 1928, già nel 1895
l’italiano Vincenzo Tiberio, medico di campagna nato a Sepino nel 1869, aveva osservato gli effetti
antibatterici di alcune muffe appartenenti al genere Penicillium. Egli notò che i disturbi intestinali di
cui soffrivano i suoi vicini di casa si manifestavano in concomitanza con la pulizia del pozzo, nel
quale erano presenti queste muffe.
Spinto da questa osservazione, Tiberio condusse esperimenti che dimostrarono come gli estratti di
tali muffe fossero in grado di inibire la crescita batterica. Tuttavia, i suoi studi non ricevettero il
giusto riconoscimento e rimasero in gran parte sconosciuti alla comunità scientifica internazionale.
Fu solo con la scoperta di Fleming che la penicillina divenne oggetto di interesse su scala globale.
Successivamente, Howard Florey ed Ernst Boris Chain perfezionarono il processo di produzione su
larga scala, rendendo la penicillina il primo antibiotico utilizzato in medicina e rivoluzionando il
trattamento delle infezioni batteriche.
Evoluzione della microbiologia moderna
Grazie alle nuove tecnologie, oggi è possibile analizzare il microbioma umano con grande
precisione. L’interazione tra microbiota e sistema immunitario è oggetto di studi approfonditi, con
implicazioni nella prevenzione e cura di malattie autoimmuni, metaboliche e neurologiche.
Questi concetti introduttivi forniscono le basi per comprendere gli argomenti che verranno
approfonditi nelle lezioni successive.
Sistema immunitario
Il sistema immunitario si occupa di difendere l’organismo con vari meccanismi di un eventuale
aggressore di qualsiasi componente che viene riconosciuta estranea. Abbiamo due maccanismi di
difesa: - Immunità innata: è un meccanismo di sorveglianza pronto alla nascita, reagisce in
pochi secondi, ma è poco specifica.
- Immunità adattiva: L'immunità adattiva, detta anche immunità specifica o acquisita,
è la seconda linea di difesa del sistema immunitario ed è caratterizzata dalla
capacità di riconoscere e rispondere in modo specifico agli agenti patogeni.
Caratteristiche principali dell’immunità adattiva:
✅ Specificità: riconosce antigeni specifici di virus, batteri e altri patogeni.
✅ Memoria immunologica: dopo l'esposizione a un patogeno, il sistema
immunitario "ricorda" l'antigene e risponde in modo più rapido ed efficace a future
esposizioni.
✅ Diversità: è in grado di riconoscere un numero enorme di antigeni diversi.
✅ Distinzione tra sé e non sé: evita di attaccare le cellule dell'organismo stesso
(quando questo meccanismo fallisce, si sviluppano malattie autoimmuni).
BATTERI
I batteri sono dei procarioti, ovvero organismi
unicellulari caratterizzati dall'assenza di un nucleo
definito per questo motivo vengono chiamati
procarioti (Roger Stainer). Sono dotati di una rapida
crescita e riproduzione, con tempi di divisione che
possono essere inferiori alle due ore (20 minuti da una
cellula madre a due cellule figlie). Questo aspetto è
rilevante in ambito alimentare: una minima
contaminazione batterica su un alimento può
rapidamente portare alla proliferazione di
microrganismi e alla produzione di tossine nocive. Essa
costituisce un organismo autonomo che deve essere in
grado di provvedere a tutte le proprie necessità.
Differenze tra Cellule Procariotiche ed Eucariotiche
Le cellule procariotiche (molto più semplici rispetto agli eucarioti) presentano differenze sostanziali
(strutturali e metaboliche) rispetto a quelle eucariotiche e agli archaea:
Dimensioni: sono notevolmente inferiori (1-6 micron), e la struttura risulta molto più
semplice ed elementare, senza il sistema di compartimenti della cellula eucariota.
Nucleo: assente nei procarioti. Il DNA, costituito da cromatina addensata, è contenuto nella
zona nucleoide, sprovvista di membrana ed è organizzato in un unico cromosoma; può
essere presente anche qualche altra porzione di DNA circolare, il plasmide.
Parete cellulare: presente nei procarioti (tranne in micoplasmi e clamidie), costituita da
peptidoglicano, garantisce rigidità strutturale. Negli eucarioti è assente, tranne nei funghi e
nelle piante. Nella membrana, invece, rispetto alla cellula eucariota sono generalmente
assenti gli steroli.
Mitocondri: assenza di mitocondri nei procarioti; la respirazione cellulare è associata alla
membrana plasmatica.
Ribosomi: più piccoli nei procarioti rispetto agli eucarioti, con una velocità di
sedimentazione differente (70S) e si trovano solo liberi nel citoplasma: è importante perché
alcuni antibiotici che hanno come bersaglio la sintesi proteica, non interferiscono con la
cellula umana, ma il loro bersaglio è uno specifico ribosoma dei batteri; nella cellula
eucariota la loro struttura è molto più complessa perché sono associati al reticolo
endoplasmatico. Sono costituiti per il 60% da RNA e per il 40% da proteine e si dissociano
facilmente
Riproduzione: i procarioti si riproducono asessualmente per scissione binaria o per
formazione di spore, mentre gli eucarioti possono avere riproduzione sessuata o asessuata.
Questo succede perché le cellule eucariotiche devono attendere un tempo di 9-12 anni per
la loro riproduzione, mentre i procarioti dopo 20 minuti dalla loro nascita possono
riprodursi senza accoppiamento, dando vita a una cellula figlia che non eredita alcun
carattere dalla cellula madre, originando una specie completamente diversa.
Trasporto: negli eucarioti l’assunzione di materiale dall’esterno è possibile anche grazie
all’endocitosi e l’esocitosi a differenza dei procarioti dove l’assunzione avviene attraverso
pori di natura proteica
Classificazione Morfologica dei Batteri
I batteri possono essere classificati in maniera generale in base alla loro forma in 2 tipi:
Cocchi: sferici (nesseria meningiti), possono
disporsi a coppie (diplococchi, che possono
essere a loro volta a forma di chicchi di caffè o a
forma di lancia), in catene (streptococchi), a
tetradi o a grappolo (es. staphyococcus aureus).
Bacilli: bastoncellari, possono essere isolati o disposti a palizzata o a lettere cinesi (perché
sono incrociati su più piani, oppure streptobacilli, come l’escherichia coli. La forma dei due
poli terminali, a seconda della specie, può essere ad angolo retto, arrotondata o affusolata,
si possono avere restringimenti o rigonfiamenti al centro o spore.
Poi ci sono molte variazioni intermedie:
Spirali: comprendono spirilli (spirulina o helycobacter pylori) e spirochete (Treponema
pallidum, meglio conosciuta come sifilide), caratterizzati da una struttura elicoidale
estremamente sottile
Vibrioni: batteri a forma di virgola, come il Vibrio cholerae, che terminano con il flagello
Pleomorfi: batteri privi di una forma definita, come i micoplasmi.
Colorazione di Gram
Durante i primi del ‘900, sprovvisto di microscopio elettronico, il medico danese Gram riuscì a fare
un’osservazione: usò un colorante su alcuni batteri, cercò di decolorarli con acetone e alcol e
distinse due categorie:
Gram-positivi: trattengono il colorante viola di cristallo e appaiono blu/viola al
microscopio. Questo perché la loro parete cellulare è costituita da un spesso strato di
peptidoglicano che trattiene il colorante primario.
Gram-negativi: perdono il colorante primario durante il lavaggio con alcol e assumono il
colore rosso (raramente il giallo) del colorante di contrasto (safranina). La presenza di una
membrana esterna impedisce la ritenzione del colorante viola di cristallo.
Con gli anni fu scoperto che questo comportamento corrispondeva ad una composizione diversa di
parete; perciò, anche strutturalmente notiamo differenze tra gram- e gram+. Il metodo di Gram è
fondamentale in microbiologia clinica, poiché consente una prima identificazione dei batteri e
aiuta nella scelta degli antibiotici più efficaci. Ad esempio, gli antibiotici beta-lattamici sono più
efficaci contro i Gram-positivi, mentre alcuni antibiotici come le polimixine agiscono
preferibilmente sui Gram-negativi.
STRUTTURE (dall’esterno verso l’interno)
Capsula: è una struttura costituita da uno strato di polisaccaride, associato a una parte
mucosa e a polipeptidi, che viene riversato all’esterno del soma batterico. Il riconoscimento
intersomatico avviene per contatto, quindi la capsula interviene ponendo tra i siti di
contatto una barriera di muco e assume la funzione di evitare la fagocitosi e la penetrazione
di farmaci. Può aiutare a prevenire l’essiccamento per le sue caratteristiche microscopiche:
anche ad alte temperature la capsula impedisce la perdita di acqua e gioca un ruolo
decisivo nell’adesione alle superfici esterne. La capsula conferisce maggiore virulenza ai
batteri, rendendoli più difficili da eliminare dal sistema immunitario. Le capsule batteriche
hanno un ruolo chiave nella patogenicità, poiché mascherano il batterio dal sistema
immunitario dell'ospite e ne favoriscono la sopravvivenza. Alcuni batteri capsulati di
rilevanza clinica sono Neisseria meningitidis e Streptococcus pneumoniae: l’alveolo
polmonare ha la più grande
concentrazione di fagociti del
nostro corpo: la maggior parte di
macrofagi maturi sono situati
nell’alveolo. Lo pneuomococco
(streptococcus pneumoniae), è
re
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