METODOLOGIA “Chiedersi il perché di ogni cosa, dare significato”
L’infermiere governa processi dell’assistenza ha una sua responsabilità e attribuisce compiti
e mansioni, non delega. Capitolo 1: le competenze infermieristiche
Competenze infermieristiche – insieme delle conoscenze e delle abilità, caratteristica
intrinseca di un infermiere strettamente collegata ad una performance (comportamento
osservabile) eccellente nella professione infermieristica e si compone di:
• Motivazione;
• Ruoli sociali;
• Conoscenze;
• Abilità.
Le competenze infermieristiche devono essere continuamente sviluppate e mantenute o
si può andare incontro a un processo inverso di deprofessionalizzazione (approccio per
attributi di Greenwood, 1957).
Competenze professionali
• Tecniche: specifiche del profilo professionale (core);
• Non tecniche: trasversali, interpersonali (relazionali, emotive, cognitive).
Pensiero critico – competenza cognitiva (non tecnica), analizzare analiticamente la
situazione sotto diversi punti di vista e valutarla, deve essere razionale, non giudicante,
riflessivo e focalizzato al raggiungimento dell’obiettivo. Si fonda sull’evidence-based
practice. È molto importante a tale scopo interrogarsi e chiedersi il perché della situazione.
Il pensiero critico si può sviluppare con:
• Curiosità;
• Mettersi in discussione;
• Riflettere – sulle proprie esperienze;
• Motivare;
• Cercare alternative;
• Debrifing;
• Stesura elaborati – o lettura critica di articoli scientifici.
Pensiero critico equiparabile all’analisi critica ovvero alla scomposizione in parti e
all’interpretazione della realtà secondo diversi punti di vista.
Decision making – competenza cognitiva (non tecnica), processo decisionale (continuo),
è il processo di selezione dell’azione migliore, ossia l’intervento che più probabilmente
produrrà il risultato desiderato, tale capacità include riflessione, valutazione, scelta.
Perché sono importanti per il professionista infermiere?
Pensiero critico e decision making sono due competenze cognitive (non technical skill) del
professionista infermiere di grande importanza. Sono strumenti che l’infermiere interiorizza
METODOLOGIA
e applica ad ogni suo singolo paziente. Gli assistiti sono tutti unici e possono presentare
comorbilità o complessità biofisiologiche, psicologiche, sociali, culturali o economiche,
richiedendo un ragionamento ed una riflessione personalizzata che porta ad una assistenza
infermieristica personalizzata attraverso un metodo (processo di assistenza infermieristica)
che guida l’infermiere nella pianificazione e nella scelta attuazione degli interventi
assistenziali migliori possibili per quello specifico paziente.
Science evidences – l’assistenza infermieristica è basata su prove di efficacia portate
dall’evidenza scientifica e fondate da scoperte, studi e bibliografia. L’infermiere deve
proporre sempre la migliore qualità assistenziale basata sulle ultime evidenze
scientifiche, quindi, deve tenersi sempre aggiornato.
Studio primario – uno studio condotto personalmente.
Studio secondario – analisi studi di altri autori proponendo una sintesi.
Accenni di ricerca
Fonti di partenza:
• Google/Google scholar;
• Riviste infermieristiche – revisionate e indicizzate (pubblicazione in database
bibliografici);
• Siti di interesse infermieristico (Ministero della Salute, istituto Superiore Sanità,
Nurse24, evidencebasednursing);
Banche dati: archivio elettronico di informazioni consultabili.
Articoli: possono essere divulgativi o scientifici.
• Divulgativi – giornali, influenzabili dall’autore, target diversi, accattivanti;
• Scientifici – articoli di ricerca, tante informazioni all’interno di un report (15-20
pagine), ha una struttura definita (introduzione, materiali e metodi, risultati,
discussioni/conclusioni). È importante la data di pubblicazione, più è recente e più
è attendibile.
Capitolo 2: gli strumenti per l’accertamento infermieristico
L’accertamento infermieristico, la valutazione iniziale o la fase di raccolta e classificazione
dei dati è la prima fase del processo di assistenza infermieristica. Ogni momento di fronte
al paziente può essere un momento di raccolta dati.
Raccolta dei dati – deve essere orientata ai 4 concetti fondamentali della disciplina
infermieristica e alle 3 dimensioni del bisogno di assistenza infermieristica. Può avvenire in
tempi stabiliti (accettazione, rsa 1 volta al mese) oppure in tempi occasionali (durante
una prestazione, quando la situazione clinica varia). Si raccolgono attraverso fonti primarie
(la persona assistita o un suo familiare nel caso non sia indipendente) o fonti secondarie
(ulteriori fonti disponibili, documentazione, ambiente, scambio di informazioni tra
professionisti). Tra i dati che devono essere raccolti si evidenziano:
METODOLOGIA
• Anamnesi patologica remota – problemi di salute antecedenti ma rilevanti,
patologie croniche, allergie alimentari (manifestazione cutanea) e allergie a farmaci
(importante reazione allergica, braccialetto dorato in reparto);
• Anamnesi patologica prossima – patologie causa dell’ingresso;
• Anamnesi familiare – salute dei familiari, trasmissione o predisposizione genetica
ereditaria;
• Anamnesi psicosociale – comportamenti e stili di vita, condizioni abitative e
relazioni familiari;
• Terapie in corso.
Tutti questi dati elencati fanno parte della storia clinica del paziente che deve essere
chiara, compresa e comunicabile all’equipe.
Storia clinica – indica se è una recidiva o un esordio. In caso di recidiva il paziente potrebbe
essere già conosciuto e si può sentire accolto meglio, oltre al fatto che saranno già presenti
i documenti del suo precedente ricovero.
Modelli di classificazione dei dati – utili per valutazione del dolore.
Modello PQRSTU
P – disturbo provocative (cosa l’ha provocato) or palliative (cosa l’ha risvegliato). Cosa lo fa
migliorare o peggiorare.
Q – quality or quantity, sintomi riferiti al disturbo e possibili segni (oggettificare i sintomi).
Come si pone il disturbo ora o nel corso delle attività quotidiane.
R – region or radiation, localizzare il disturbo e se riguarda altre regioni (se si irradia).
S – severity, intensità del disturbo, come si pone l’intensità del disturbo ora o nel corso delle
attività quotidiane.
T – timing, da quanto tempo è insorto il disturbo. Si tratta di un disturbo acuto o un disturbo
cronico. Quanto dura e quando insorge nel corso della giornata.
U – understanding, comprendere da che cosa dipende il disturbo, da che cosa è provocato.
Quali aspettative ha rispetto all’assistenza.
Modello METASPESE si concentra sull’aspetto fisico.
• Movimento – decubito, motilità, sensibilità, andatura, manifestazione antalgica e
quindi manifestazione di dolore;
• Età – pediatrico (fonti secondarie, genitori), adulto, anziano (fonti secondarie);
• Tronco – controllo insieme al capo per mobilizzazione;
• Apparenza (aspetto) – igiene, status economico-sociale;
• Simmetria – nei due emisomi e nei rispettivi distretti simmetrici riguardo a funzione,
sensibilità, colorito cutaneo;
• Parola – eloquio, orientamento spazio-temporale, lucidità;
• Espressione – grado di espressione del paziente;
METODOLOGIA
• Stato mentale – dimensione psicologica, cognitiva, disturbi della coscienza,
collaborazione;
• Estremità – sensibilità, colore, funzione, circolo, motilità.
Classificazione dei dati – ogni dato raccolto va classificato all’interno di un modello
concettuale, ovvero devono essere sistematizzati e registrati in determinate categorie. Tra i
più importanti si hanno:
• Modello funzionale della salute di Gordon – sono 11 categorie funzionali della salute
presenta un approccio globale al paziente. Si concentra sulle normali attività di vita
dell’assistito, su quelle alterate o a rischio di alterazione;
• NANDA – modello per la classificazione delle diagnosi infermieristiche, diviso in 13
domini;
• Modello delle prestazioni infermieristiche di Marisa Cantarelli – 11 bisogni, nella quale
categorizzare i dati.
Validazione dei dati raccolti – prima di registrare un dato in cartella elettronica, esso
necessita una validazione, ovvero una valutazione da parte del professionista infermiere in
grado di valutare se il dato raccolto sia attendibile e congruo alla situazione clinica del
paziente. Quando si hanno di fronte dati che coincidono con ciò che l’infermiere si aspetta
la validazione risulterà più rapida ed immediata. Invece, quando si raccoglie e classifica un
dato che non convince il professionista o è totalmente inatteso in relazione ad altri dati e/o
sintomatologie riferite verrà richiesta una validazione più accurata. Il processo di
validazione non è solo una tutela nei confronti del paziente (terapia non necessaria
somministrata) ma bensì una tutela del professionista che successivamente registrerà un
dato certo. Tra le possibili azioni di validazione si hanno:
• Comparare i dati con le conoscenze di base delle funzioni normali;
• Fare riferimento a libri, riviste e rapporti di ricerca validati;
• Controllare la coerenza dei dati – confrontarli con la situazione clinica e psicologica
del paziente;
• Chiarire le affermazioni della persona assistita – informare il paziente, facendogli
comprendere i dati, soprattutto se non conosce la patologia di cui è affetto;
• Confronto con l’equipe – se necessario.
Registrazione dei dati in cartella elettronica – la fase finale della raccolta e
classificazione dei dati. Deve essere eseguita il prima possibile, usare un linguaggio
professionale e comprensibile, utilizzare incisi per riportare affermazioni da parte del
paziente (“non ho quasi mai dormito la scorsa notte”) o utilizzare la forma passiva (il
paziente riferisce di non aver riposato bene), riportare segni e sintomi e non proprie
inferenze.
Inferenze – indirizzare mediante le proprie conoscenze il proprio giudizio clinico in merito ai
dati raccolti e classificati e confrontarsi con l’equipe. Evitare di riportarle in cartella
elettronica in quanto sono al di là dell’accuratezza delle interpretazioni.
METODOLOGIA
Strumenti della raccolta e classificazione dei dati – utilizzati dall’infermiere attraverso
tutti i 5 sensi. Le competenze infermieristiche, il corpo di conoscenze e l’esperienza del
professionista modellano e allenano gli strumenti.
1. Osservazione – sempre presente, consente di raccogliere sempre ulteriori dati;
2. Intervista e colloquio – comunicazione, può essere contemporanea
all’osservazione;
3. Esame fisico;
4. Scale di valutazione. 1. Osservazione
È una qualità essenziale, sempre presente, dell’infermiere di rilevare segni e sintomi anche
minimi, identificando preventivamente problematiche che potrebbero comportare un rischio
per il paziente. Si divide in osservazione occasionale o naturale e osservazione
sistemica o scientifica che è anche il tipo di osservazione infermieristica.
Osservazione infermieristica – è selettiva, evidenzia solo elementi in grado di identificare
i problemi assistenziali e rispondere ad essi mediante prestazioni infermieristiche.
Modello HELP per l’osservazione:
• H – help, osservare segni di sofferenza e richieste di aiuto del paziente;
• E – environment, osserva l’ambiente, eventuali rischi, presidi e apparecchiature;
• L – look, osserva il paziente;
• P – person, osserva le persone attorno al paziente (familiari, caregiver).
2. Intervista e colloquio
Strumenti dell’infermiere in grado di raccogliere dati, si basano sulla tecnica delle domande,
hanno caratteristiche simili ma sono nel complesso diversi. In base alla situazione
assistenziale l’infermiere può fare uso di entrambi gli strumenti nello stesso momento, non
sono due strumenti totalmente distinti.
Intervista – forma di interazione comunicativa costituita da linguaggio verbale e non verbale
incentrata sulla raccolta dei dati (obiettivo). Si compone di domande ordinate e in genere
prestabilite che possono essere domande chiuse a risposta breve (sì, no, definita e
coincisa) oppure domande aperte a risposta elaborata e dettagliata, ovvero l’intervistato
è libero di raccontare e parlare (si utilizzano in genere per raccogliere dati soggettivi). Si
hanno due tipi di intervista legati alla frequenza del tipo di domande:
• Intervista direttiva – strutturata principalmente con domande chiuse, l’infermiere
decide gli argomenti e conduce l’intervista, con l’intento di raccogliere dati oggettivi e
facilmente classificabili;
• Intervista non direttiva – strutturata principalmente con domande aperte,
l’infermiere lascia all’assistito il tempo per esprimersi e dialogare, promuovendo la
comunicazione e costruendo una relazione positiva con aumento della compliance.
Colloquio – strumento meno strutturato ed ordinato rispetto all’intervista e più influenzabile
dal decorso dell’interazione le domande possono variare.
METODOLOGIA
Conduzione dell’intervista o del colloquio
1. Fase preliminare
a. Prepararsi;
i. Formulare un obiettivo chiaro;
ii. Leggere la cartella clinica dell’assistito;
iii. Ritagliare un periodo di tempo adeguato – condurre l’intervista senza
fretta;
iv. Procurarsi modulistica per segnare i dati;
b. Preparare l’ambiente;
i. Garantire la privacy;
ii. Rimuovere le fonti di distrazione;
c. Preparare la persona assistita;
i. Presentarsi – “buongiorno sono Luca, studente di infermieristica e mi
prenderò cura di lei”;
ii. Approcciarsi alla persona come preferisce e sempre
professionalmente;
iii. Informare la persona sulle procedure – si prendono appunti che
rimangono riservati e che verranno utilizzati al fine di garantire
un’assistenza migliore;
2. Fase di conduzione;
a. Tecniche di comunicazione;
i. Personalizzare l’approccio – età, differenze culturali, religione;
ii. Attenzione alla comunicazione non verbale – porsi allo stesso livello
(seduti o in piedi);
iii. Utilizzare l’ascolto attivo – atteggiamento interiore di considerazione
positiva, ascolto vero e sincero, concentrandosi intensamente e
cercando di comprendere l’assistito;
iv. Evitare di porre troppe domande personali;
v. Riportare il dialogo verso l’obiettivo in caso il dialogo divagasse;
vi. Utilizzare termini scientifici comprensibili ed evitare di chiedere perché
– far comprendere al paziente che è importante sapere il motivo;
3. Fase conclusiva;
a. Conclusione dell’interazione
i. Riassumere i punti essenziali – assicurandosi di aver registrato i dati
importanti;
ii. Ringraziare la persona e chiedere se c’è qualcosa che si possa fare per
lei;
iii. Invitare a tenere informata l’equipe di eventuali dettagli che possano
venire in mente o per qualsiasi altra cosa necessiti.
3. Esame fisico
Revisione della forma, struttura e funzionalità di tutti gli organi e gli apparati esplorabili
attraverso l’uso dei 5 sensi, utilizzando un linguaggio che consente la trasmissione delle
METODOLOGIA
informazioni ed il confronto nel tempo per documentarne le modificazioni. Eseguito da tutti
i professionisti della salute. Lo scopo è identificare i bisogni di assistenza infermieristica.
È importante organizzare ambiente e materiali, eseguire gli atti di supporto iniziali.
Come si esegue:
• Età, sesso, etnia;
• Costituzione o habitus – struttura di una persona;
• Aspetto del volto o facies – può dare indicazioni su patologie presenti;
• Sensorio – percezione della persona;
• Decubito – posizione in cui si trova la persona;
• Dati antropometrici – statura, peso, BMI (indice di massa corporea);
• Parametri vitali – polso arterioso, pressione arteriosa, temperatura corporea,
frequenza respiratoria e dolore;
• Esame per sistemi/apparati (respiratorio, cardiocircolatorio, digerente, nervoso,
locomotore), esame testa-piedi (partire dalla testa ai piedi).
Principi alla base della procedura devono essere rispettati e sono imprescindibili, si può
adattare alla situazione.
Somatotipo o habitus:
• Ectomorfo – prevalenza diametri longitudinali su quelli trasversali (alto e magro);
• Normotipo/mesomorfo – equilibrio diametri longitudinali e trasversali (normale);
• Brevitipo/brachitipo/endomorfo – prevalenza diametri trasversali rispetto a rotelle
longitudinali (basso e tozzo).
Aspetto del volto o facies:
1. Composita – armonico sviluppo dei segmenti facciali, normalità fisiologica e assenza
di segni psicologici o neurologici;
2. Acromegalica – eccessiva produzione di ormone della crescita, cartilagini ossificate,
naso e mascella ipertrofiche, solchi e rughe frontali. Falangi ipertrofiche e habitus in
genere mesomorfo;
3. Adenoidea – espressione ottusa con bocca aperta associata in genere ai bambini
con adenoidi ipertrofiche;
4. Mixedematosa – ipotiroidismo, volto corto, largo, occhi piccoli, inespressivi e
socchiusi per edema palpebrale. Sopracciglia diradate, naso carnoso, labbra
inspessite. Volto inespressivo, capelli fragili. Detto anche ha
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