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Metodologia della ricerca pedagogica

Cenni metodologici

Metodologia → si interroga sui criteri ai quali bisogna attenersi per attuare un metodo di ricerca scientifico in modo da rispettare l'oggetto specifico di quella scienza. Significa discorso teorico sui metodi di ricerca scientifica. Non siamo sul piano dell'applicazione del metodo ma su quello della problematizzazione dell'interrogarsi intorno ai metodi.

Metodo → deriva dal greco e indica la strada che la ragione deve percorrere per ricercare, è un procedere razionale.

Metodica → riguarda le regole da seguire quando si applica un metodo. La metodica è diversa dalla metodologia:

  • Metodica → ti dice come costruire un questionario e che regole devi rispettare.
  • Metodologia → si pone gli interrogativi.

Vi è poi una differenza tra:

  • Piano metodologico didattico → insegna i metodi per insegnare e come insegnare ad apprendere. È l'arte dei metodi di insegnamento (metodica).
  • Piano metodologico della ricerca → indica il discorso sui metodi della ricerca (metodologia).

Excursus storico-epistemologico

Metodo induttivo sperimentale → processo logico, contrario alla deduzione, che si muove dal particolare al generale, dai fatti ai principi, dagli effetti alle cause. Esso nasce nel 1600 e il padre fondatore della scienza moderna è Francesco Bacone, fisico padre dell'epistemologia (discorso sulla conoscenza scientifica). Essa si interroga su oggetto, punto di vista, obiettivo, linguaggio, metodo e strumento della conoscenza scientifica. Si occupa dello statuto epistemologico di un sapere che equivale a chiedersi se una scienza è autonoma.

Gnoseologia → si occupa invece dei fondamenti, dei limiti, della validità della conoscenza umana, intesa come interazione fra oggetto conoscente e oggetto conosciuto.

Epistemologia → è il discorso della conoscenza scientifica che si interroga su: oggetto, punto di vista, obiettivo, linguaggio, metodo e strumento della conoscenza scientifica. Bacone critica gli antichi filosofi perché hanno sviluppato una conoscenza scientifica utilizzando il metodo deduttivo di Aristotele secondo il quale da principi generali si ricavano conoscenze particolari. Per Bacone bisogna invece utilizzare il metodo induttivo secondo il quale dall'osservazione dei fatti particolari si ricavano i principi generali.

Diega Orlando afferma che agli inizi del 1900, con l'affermarsi del neopositivismo, è definito scientifico solo tutto quel sapere che perviene tramite dimostrazione (procedimento scientifico) o sperimentazione (procedimento induttivo). Isael Scheffler è stato un filosofo della filosofia della scienza e secondo lui quando lo scienziato si accosta alla realtà non la coglie così com'è, i dati della realtà quando vengono analizzati vengono costruiti, cioè le nostre descrizioni della realtà, a prescindere dal metodo utilizzato, sono interpretazioni che si basano su una concezione della realtà. Sottolinea inoltre come l'oggettività della scienza consista in "interpretazioni" della realtà colte attraverso un io "categorizzante" (che legge la realtà avvalendosi di categorie).

Diga Orlando afferma che i fatti sono interpretabili nonostante si utilizzi il metodo sperimentale. La scienza viene definita come quel sapere critico e giustificabile che si ottiene in modo razionale.

Ricerca → è un'indagine per una conoscenza verificata, essa si fonda sul senso comune e sulle leggi fondamentali del pensiero.

  1. Diega Orlando → consiste in un insieme di progetti e ipotesi che ruotano attorno a dei problemi da chiarire per i quali si scelgono dei metodi e dei linguaggi rigorosi e coerenti.
  2. Massimo Baldacci → pratica dotata di rigore.
  3. Roberto Trinchero → indagine dotata di rigore metodologico volta a produrre risposte a dei problemi, la quale rispetta criteri di validità intersoggettiva.

La ricerca può essere:

  • Quantitativa → si avvale di dati numerici, è orientata alla spiegazione ovvero sia identificata regolarità e leggi generalizzabili sulla base di dati quantitativamente ordinati che verranno utilizzati per quantificare e misurare:
    • L'entità di un fenomeno
    • Determinare la portata di un evento
    • Confrontare differenti realtà sulla base di scale di grandezza.
    È collegato all'approccio nomotetico, il quale si basa su procedure quantitative, è caratterizzato dalla ricerca di leggi generali in grado di spiegare certi fenomeni, ossia certe uniformità empiriche.
  • Qualitativo → si avvale di dati qualitativi, è orientato alla comprensione, ovvero sia alla ricognizione di fattori che vanno a comporre un fenomeno e delle loro relazioni. I dati raccolti vengono confrontati, comparati e messi in relazione fra loro per giungere ad una migliore comprensione del fenomeno.
    • È collegato all'approccio ideografico il quale si basa su procedure qualitative, è contraddistinto dall'intento di comprendere il singolo caso, cercando di cogliere il risultato a partire da ciò che in esse si ritiene specifico ed unico, quasi irripetibile.

Roberto Trinchero definisce la ricerca scientifica su tre piani:

  1. Teoretico → ci si avvale di metodi argomentativi per analizzare problematizzando i concetti fondamentali di una scienza. Questo approccio viene adottato dalla filosofia dell'educazione e dalla pedagogia generale.
  2. Storico e comparativo → mira allo studio delle concezioni e dei modelli pedagogici e delle istituzioni educative attraverso le quali essi vengono messi in atto. L'approccio storico in senso diacronico (stesso spazio ma in tempi diversi) e quello comparativo in senso sincronico (stesso tempo ma in spazi diversi). Approccio attuato dalla storia della pedagogia, dalla storia dell'educazione ed educazione comparata.
  3. Descrittivo e sperimentale → attuata dalla pedagogia sperimentale e si avvale della ricerca sul campo con il metodo ermeneutico.

Le questioni con cui si confronta la ricerca scientifica

Per Trinchero sono:

  1. Ontologica
  2. Epistemologica
  3. Metodologica
  4. Tecnico-operativa
  5. Assiologica

Luigina Mortari definisce il paradigma come l'insieme di assunzioni o promesse che guidano l'azione epistemica. Ogni paradigma rappresenta la prospettiva più informata e sofisticata che i suoi proponenti siano stati in grado di mettere a punto attraverso la riflessione sulle questioni fondamentali che orientano la ricerca. I paradigmi di ricerca definiscono:

  • In che cosa consiste la ricerca
  • Qual è il suo oggetto
  • Qual è la via per indagarlo
  • Quali sono le procedure per decidere se una conoscenza è vera
  • Qual è lo scopo della ricerca.

Ogni paradigma nel momento in cui codifica la ricerca, pone particolari richieste al ricercatore, poiché definisce le tipologie di domande che guidano il progetto d'indagine e identifica le domande epistemiche da adottare.

Assunzioni e premesse che costituiscono un paradigma:

  1. Ontologiche → si occupa della natura delle realtà che si intende indagare;
  2. Gnoseologiche → si occupa in che cosa consiste la conoscenza;
  3. Epistemologiche → si occupa delle vie per cercare una conoscenza vera;
  4. Etiche → si occupa di quali responsabilità ha il ricercatore;
  5. Politiche → si occupa di quale tipo di ricerca è bene condurre.

Per Trinchero i tre principali paradigmi della ricerca scientifica sono:

  • Realismo ingenuo e positivismo → ha lo scopo di individuare i fattori che spiegano determinate regolarità empiriche (approccio nomotetico);
  • Realismo critico e positivismo → ha lo scopo di individuare i fattori che spiegano determinate regolarità empiriche interpretando tali regolarità alla luce di un quadro teorico;
  • Costruttivismo e interpretativismo → ha lo scopo di interpretare i fenomeni per comprendere le scelte dei soggetti (approccio idiografico).

1. Ontologico → la realtà che noi stiamo indagando esiste veramente o è una nostra costruzione?

  • Realismo ingenuo → ritiene che esista una realtà oggettiva separata dall'osservatore che la studia. Ritiene che la realtà sia riconoscibile in modo deterministico, è possibile tramite la ricerca scientifica arrivare ad una conoscenza perfetta.
  • Realismo critico → crede che esista una realtà oggettiva separata dall'osservatore che la studia. La realtà è conoscibile in modo imperfetto.
  • Costruttivismo → non si pone il problema o meno della realtà, è subordinato al problema della percezione che abbiamo di essa. La conoscenza della realtà è solo mentale, dove l'attività mentale attribuisce un significato alla realtà.

2. Epistemologico → qual è il rapporto tra ricercatore e realtà studiata?

  • Realismo ingenuo → ritiene che il ricercatore e la realtà studiata siano indipendenti. I valori, le idee e le conoscenze del ricercatore non hanno effetto sulle pratiche conoscitive. Il ricercatore è in grado di identificare le leggi generali ed universali che governerebbero l'oggetto studiato come se questo fosse un meccanismo.
  • Realismo critico → ritiene che il ricercatore e la realtà studiata siano indipendenti. Il ricercatore ritiene che si possano cogliere solo le disposizioni strutturali che governano l'oggetto di studio. La spiegazione è unica per il realismo ingenuo mentre maggiore per il realismo critico perché la realtà è stratificata, osservabile a diversi livelli.

3. Metodologico → il procedimento utilizzato è appropriato in rapporto al punto di vista e agli obiettivi che una determinata scienza si pone?

  • Realismo ingenuo → il ricercatore procede per esperimenti o per inchieste puntando sull'osservazione distaccata dal fenomeno e sull'induzione. Adotta procedimenti induttivi.
  • Realismo critico → procede per ipotesi, esperimenti o inchieste arricchiti da metodi qualitativi alla ricerca di evidenze empiriche che falsificano l'ipotesi in favore di un'ipotesi alternativa secondo un processo deduttivo.
  • Costruttivismo → il ricercatore procede avvalendosi di metodi qualitativi puntando alla comprensione delle motivazioni che hanno dato origine a certe scelte. Considerano i soggetti nella loro globalità.

Bacone → osservazione dei fatti → ipotesi che rimane tale fino a quando non viene certificata → sperimentazioni → verifica delle ipotesi. Realismo ingenuo, conoscenza imperfetta. Procedimento che si interrompe.

Karl Popper → padre del falsificazionismo, osservazione dei fatti → ipotesi o teoria vera fino a prova contraria → sperimentazione → falsificazione dell'ipotesi. Realismo critico, conoscenza imperfetta perché in continuo mutamento. Procedimento continuo che non si interrompe mai.

4. Tecnico-operativa → quali strumenti e quali tecniche di rilevazioni sono adeguati alla realtà sulla quale andremo ad indagare?

  • Realismo critico → il ricercatore, siccome non è possibile cogliere con assoluta certezza il rapporto causa-effetto nel manifestarsi dei fenomeni, si avvale prevalentemente di tecniche quantitative, però per raccogliere informazioni sul contesto nel quale si realizza il fenomeno si avvale anche di tecniche qualitative.
  • Costruttivismo → il ricercatore si avvale di tecniche qualitative di raccolta di dati.

5. Assiologica → com'è giusto intervenire su una determinata scelta?

  • Realismo ingenuo → la scienza può fare tutto ciò che vuole in vista del fine conoscitivo che si pone "la questione" non si pone perché la conoscenza scientifica della realtà è oggettiva, cioè esente da giudizi di valore.
  • Realismo critico → la scienza può fare tutto ciò che vuole in vista del fine conoscitivo che si pone "la questione" non si pone perché la conoscenza scientifica della realtà è oggettiva, cioè esente da giudizi di valore.
  • Costruttivismo → il ricercatore si pone sul piano della razionalità e si interroga su com'è giusto agire in vista del fine che si persegue.

Il significato di educazione/formazione

Diega Orlando afferma che la metodologia della ricerca pedagogica si occupa del binomio educazione/formazione e della pedagogia. L'educazione è modello tecnico, conoscenza, assimilazione dei modelli culturali, trasmissione di eredità, cultura e valori da una generazione all'altra. Dietro ad ogni termine ci sono diversi modelli, perseguiti nella storia, ma anche i saperi dell'educativo di cui si occupano gli altri studiosi.

La pedagogia studia l'individuo nella sua globalità; essa studia l'homo educandus, ovvero un individuo da educare ed educabile nella sua "soggettività essenziale" che indica il criterio secondo il quale l'uomo diventa se stesso grazie al rapporto con gli altri in una determinata comunità. L'azione educativa ha un suo presupposto e un suo punto di partenza evidente: l'uomo educa e viene educato, inoltre deve aiutare l'uomo a realizzarsi. Ricoeur riconosce che l'educazione deve promuovere nell'educando la capacità di intrecciare tratti permanenti nei diversi contesti della vita narrativa mediante un'azione sensata, ovvero quello dell'intelligenza educativa: da questo intreccio nasce il progetto di cui fa parte anche l'imprevisto che impedisce di stabilire un ordine teorico sperimentale o di sperimentare tutte le possibilità. L'agire è manifestazione dell'essere umano, che rivela la libertà di chi motiva e si impegna per comprendere se stesso e gli altri. Il processo dev'essere un procedimento che alla base come postulato ha l'intelligenza riflessiva.

Dal punto di vista metodologico, quando parliamo di "imperativo dell'autorealizzazione" non sono parole vuote. In passato educazione e formazione erano racchiusi nella paideia. Dagli anni '70 la formazione si costituisce come sapere specifico dell'andragogia nell'ambito delle attività professionali mentre l'educazione come sapere della pedagogia. Questa separazione comporta due differenze:

  1. Età studiata → educazione per infanzia e adolescenza, formazione per quanto riguarda gli adulti;
  2. Ambito → l'educazione considera l'uomo nella sua globalità mentre la formazione considera l'essere umano nell'esercizio della professione lavorativa.

L'educazione viene chiamata in gioco in tutta la vita come accompagnamento.

Il paradigma unificatore

La visione dell'homo educandus ci pone in una prospettiva sistemica che ci consente di considerare le relazioni possibili. Al tal fine è possibile individuare alcuni criteri utili per la nostra ricerca di carattere pedagogico-educativo/formativo.

  1. Primo criterio → la meta dell'educazione-formazione è quella di aiutare il soggetto a realizzarsi, accompagnandolo nel suo percorso di vita. La spiegazione deve dar luogo a comprensione, ovvero dev'esserci anche una disposizione umana nei confronti dell'educando, un interesse per quella che è la sua salute mentale. L'educando deve individuare un suo progetto esistenziale e d è compito dell'educatore guidarlo affinché si realizzi tale piano. L'essere umano dev'essere considerato nella sua globalità, senza pretendere di arrivare ad esaurire la comprensione del soggetto; per comprensione si intende il vero e proprio significato etimologico "portare con sé, prendere insieme"; ha un approccio di tipo deduttivo/induttivo nomotetico e quindi è collegato ad una spiegazione/dimostrazione: i dati.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Greta_Margaret95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca pedagogica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Emma Gasperi.
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