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Metodologia della ricerca pedagogica

Introduzione ai termini chiave

Ci sono dei termini tecnici propri della disciplina e altri termini che si usano anche nel linguaggio comune e in metodologia hanno un significato preciso.

Metodo

La parola metodo si incontra anche nel linguaggio comune. Diega Orlando, nel suo libro “Metodologia della ricerca pedagogica”, si sofferma su questioni di carattere terminologico. Analizza i vari metodi di ricerca e si sofferma sulle parole. A proposito della parola metodo, parte dall’etimologia del termine. Questo deriva dall’unione di due parole greche odos (strada) + meta (oltre), ovvero la strada che si percorre (nel ricercare). Quando questo vocabolo è riferito all’attività di ricerca, quando si parla di metodo di ricerca, indica sempre una strada che si percorre nel ricercare, ma non una strada qualsiasi. È la strada che la ragione percorre del ricercare, si parla quindi di un procedere basato sulla razionalità, razionale.

I metodi presuppongono sempre teorie, le teorie stesse costituiscono ricerca esse stesse, in quanto si arricchiscono, si modificano, si integrano, si verificano nel contesto nella storia e nella situazione. Distinguere concettualmente i metodi, non significa assegnarli ciascuno a un certo sapere perché ogni metodo ha al suo interno diverse articolazioni, che risentono di varie componenti.

Metodologia

Deriva dalla parola metodo. Aggiungere a odos e meta la parola logos (discorso), quindi la metodologia può essere definita come un discorso sui metodi ed è una disciplina essenzialmente teorica, che non va confusa con metodica. La distinzione tra metodologia e metodica è andata temperandosi. In passato però il primo termine veniva usato per riferirsi alla discussione dal punto di vista teorico, mentre la parola metodica veniva utilizzata in riferimento all’esame dei metodi dal punto di vista pratico.

La metodologia riguarda lo studio dei metodi sulle varie vie della ragione o forme della razionalità o procedimenti scientifici. Si interroga sui criteri ai quali ci si deve attenere nell’applicare un metodo di ricerca scientifica per rispettare: l’oggetto, il punto di vista, l’obiettivo, il linguaggio, ecc.

Parola usata molto in didattica, che ha un significato diverso rispetto alla parola metodologia nell’ambito della ricerca scientifica. Nel primo ambito (didattica) la parola metodologia si riferisce agli accorgimenti a cui bisogna attenersi nell’applicare un metodo didattico, quindi questa parola corrisponde all’arte dei metodi di insegnamento e quindi alla metodica del piano della ricerca, che corrisponde all’arte dei metodi di ricerca. Sul piano della ricerca scientifica per indicare l’applicazione dei metodi di ricerca si usa la parola metodica. Sul piano della ricerca la parola metodologia riguarda il discorso sui metodi di ricerca, un piano teorico e non l’applicazione di un metodo, mentre sul piano didattico questa parola riguarda un piano pratico.

Metodica

Etimologia che deriva dal latino methodice e questo dal greco methodiké (tekne), che significa arte del metodo. La metodica ci dice a quali accorgimenti dobbiamo attenerci nell’applicare i vari metodi. Dice che se si vuole usare in modo appropriato un metodo, bisogna attenersi a degli accorgimenti pratici.

Excursus storico-epistemologico

La scienza modernamente intesa è nata con il procedimento induttivo sperimentale → muovendo dall’osservazione dei fatti porta a dei principi e delle regole generali. Questo approccio induttivo si è affermato con Francesco Bacone (1561-1626) che viene considerato il padre della scienza modernamente intesa e dell’epistemologia. Il metodo sperimentale NON è nato all’inizio del 1900.

Epistemologia

Deriva dal greco episteme (conoscenza) + logos (discorso) ovvero discorso sulla conoscenza scientifica. L’epistemologia è una scienza che studia criticamente la struttura delle conoscenze. Non va confusa con gnoseologia.

L’epistemologia si interroga su: oggetto, punto di vista, obiettivo, linguaggio, metodi, strumenti e tecniche della conoscenza scientifica. Fare epistemologia significa interrogarsi sullo statuto epistemologico di una scienza, significa interrogarsi intorno a questa scienza per stabilire se questa è autonoma e ha un suo oggetto, un suo punto di vista, ecc. o se non lo è, ma se è un’appendice di qualche altra scienza.

Es. La pedagogia interculturale non è una scienza autonoma perché il suo oggetto, obiettivi ecc. sono quelli della pedagogia in generale che vengono poi declinati in base all’oggetto preciso.

Gnoseologia o epistemology

Deriva dal greco gnosis (conoscenza in generale) + logos (discorso) ovvero il discorso sulla conoscenza. La gnoseologia o epistemology in inglese, si occupa dell’analisi dei fondamenti, dei limiti, della validità, della conoscenza umana intesa come relazione tra essere umano conoscente e la realtà nella quale è immerso, quindi la relazione tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto. Analizza come avviene la conoscenza umana in senso ampio, non riguardo alla scienza in senso preciso. Epistemology è diversa da epistemologia.

Francesco Bacone (1561-1626)

In una sua opera afferma che la superiorità della scienza modernamente intesa rispetto a quella degli antichi, sta nel fatto che la scienza modernamente intesa si basa su un metodo. Dice che gli antichi hanno sì raggiunto alcune verità, ma sono pervenuti a queste verità quasi per caso perché o avevano dei procedimenti scientifici errati o non avevano metodo nel loro procedere. Questa convinzione è stata fatta propria da René Descartes e da Galileo Galilei. Quest’ultimo sostiene che la matematica sia la lingua stessa secondo cui la natura si esprime.

Bacone era un fisico e ha sostenuto che per indagare la natura e cogliere la forma e le cause dei fenomeni fisici occorre utilizzare il metodo induttivo, secondo il cui dall’osservazione dei fatti particolari permette di estrapolare dei principi generali. Dice che questo metodo non veniva usato dagli antichi come Aristotele, che procedevano tramite la deduzione, quindi con il procedimento deduttivo, ovvero un procedimento logico per il quale dai principi generali si ricavano delle conseguenze particolari. (Es. sillogismo)

Bacone, quindi, sostiene che occorre utilizzare questa nuova modalità di procedere, ovvero con il metodo induttivo sperimentale per poter scoprire i fenomeni fisici. Bisogna usare delle tavole per mettere ordine nell’osservazione.

Tavole baconiane

  • Tavola delle presenze: manifestazioni in cui è presente il fenomeno che si sta studiando
  • Tavola dell’assenza in prossimità: tutti quei fenomeni che si osservano che sono analoghi a quelli indicati nella prima tavola e dovrebbero quindi presentare il fenomeno che si sta studiando, ma non lo presentano
  • Tavola dei gradi o della comparazione: in cui vanno elencati in ordine i casi in cui il fenomeno è presente in ordine decrescente, quindi da dove è più presente a dove lo è meno

Questa osservazione ordinata della realtà può portarmi a stipulare un’ipotesi sulla causa del fenomeno. Questa va sottoporta a delle sperimentazioni per verificarla che può portare a una confutazione dell’ipotesi o a una sua conferma. Questo modo di procedere di Bacone è quello proprio del metodo sperimentale (senza tavole).

Nella prima metà del 900, con l’affermarsi del neopositivismo logico, alcuni studiosi hanno detto che l’unico sapere certo è quello a cui si arriva o attraverso il procedimento deduttivo (es. matematica) o con il procedimento induttivo sperimentale (es. fisica). Tutto quello a cui si perviene per altra via non veniva considerato scientifico. Ogni disciplina aspira ad essere una scienza. A seconda del significato che viene attribuito a questo termine si crea uno spartiacque tra le due culture, quella scientifica e non.

Le sole proposizioni scientifiche sono quelle analitiche o quelle sintetiche, ad esempio quelle delle matematiche e quelle della fisica, le une dimostrabili, le altre verificabili: ciò che in esse non rientra non è scienza. Diega Orlando dice che questa posizione è stata superata quando si arriva a mettere in discussione l’unicità del metodo scientifico. La ricerca quindi del metodo più adatto e valido, è fallimentare già a priori: tutti hanno la loro valenza, vogliamo quindi evitare di considerare scientifico solo un determinato metodo.

Già si intravede il fallimento di quel positivismo che riduceva tutta la realtà in schemi da studiare con un unico linguaggio e metodo. Gaston Bachelard riconosce che non può esistere la pretesa o la presunzione di cogliere ciò che essenzialmente distingue scienza da non-scienza; anzi la scienza si caratterizza proprio dal suo divenire che rimette in discussione le sue teorie, i suoi presupposti, i suoi metodi e, quindi, sembra rifiutare qualsiasi dogma.

La Orlando nomina Israel Scheffler, un filosofo dell’educazione e, rifacendosi a questo, arriva a dire che i dati della realtà, quando li andiamo a analizzare anche con il metodo sperimentale che pretenderebbe di produrre un sapere oggettivo, di fatto portano a una interpretazione della realtà sulla base di una teoria, di una concezione dell’uomo. Dice che la pretesa dell’oggettività della scienza consiste in “descrizioni” (interpretazioni) della realtà volte attraverso un io categorizzante che legge la realtà avvalendosi di determinate categorie, cioè di una concezione della realtà stessa.

“La mappa non è un territorio” principio comunicativo messo a punto da un chimico. Vuole chiarire il rapporto che noi abbiamo con la realtà. Entrando in relazione con la realtà nella quale siamo immersi, noi non cogliamo gli elementi di questa così come sono in maniera neutra, ma li strutturiamo in modo soggettivo. Gli studiosi di questo approccio della programmazione neuro linguistica, si soffermano anche sulla motivazione per cui accade questo e evidenziano che noi stabiliamo il nostro rapporto con il mondo attraverso la mediazione del nostro sistema percettivo (occhi, naso, ecc.).

Questo sistema percettivo è condizionato da vincoli neurologici, culturali, sociali e soggettivi. Diega Orlando sottolinea che l’oggettività della scienza, dato che strutturiamo la realtà in modo soggettivo, anche quando usiamo un metodo basato sulla ragione, questa viene a ridursi in un insieme di descrizioni della realtà intorno alle quali si stabilità un accordo. La scienza per lei è un sapere critico e giustificato, approvato da una determinata comunità in un determinato periodo storico.

Nel suo libro fa riferimento alla sociologia e ai sociologi perché estrapola delle spiegazioni su questa disciplina per applicarle anche alla pedagogia, in quanto sono entrambe scienze umane. Nella seconda metà del 900, in una scuola di sociologia, si sostiene che il metodo sperimentale è un approccio discutibile perché isola dalle variabili e le studia quando si accosta a una realtà sociale.

  • Variabili indipendenti, variabili manipolate intenzionalmente per vedere gli effetti ad esse connesse;
  • Variabili dipendenti, modificazioni osservabili e misurabili conseguenti alle variazioni delle variabili indipendenti

Questi sociologi dicono che non si può comprendere la società senza considerarla tutta e dicono che la sociologia, come tutte le scienze umane, è orientata a un cambiamento migliorativo e quindi non possono isolare le parti dal tutto. Il metodo sperimentale che isola le variabili e le studia a parte può, in rapporto a determinate domande di ricerca, presentare dei grossi limiti.

Alla fine di questo, Diega Orlando dice che l’approccio sperimentale non può essere l’unico per guardare la realtà e che la razionalità umana si esprime in tanti modi e questi non sono sempre quantificabili. Dice che i metodi di ricerca scientifica sono distinguibili concettualmente e, quando si va a fare ricerca sull’essere umano, essendo questo assai complesso, è più opportuno ricorrere a più metodi perché posso cogliere più aspetti della problematica e chiarificare meglio il problema intorno al quale vado conducendo la mia indagine.

Ricerca

Parola che si ritrova anche nel linguaggio comune. Ha un’ampia gamma di significati. Questa parola è costituita da un prefisso intensivo ri + il verbo cercare, che deriva dal latino circus ovvero cerchio. Ricerca significa quindi fare il giro intorno a, girare intorno a.

Ricerche di studiosi

  • Diega Orlando, è una metodologia di orientamento personalista, dice che parlare di ricerca in ambito scientifico equivale a parlare di ipotesi, di progetti che ruotano intorno a dei problemi, per chiarire o risolvere i quali si scelgono dei metodi e sei linguaggio rigorosi, coerenti, fondati su determinati criteri, i quali sono in grado di offrire una certa verifica o convalida o conferma o certezza. Quindi la parola ricerca si riferisce a un agire che si basa su un linguaggio rigoroso.
  • Roberto Trinchero, sperimentali sta e per lui la ricerca scientifica corrisponde a un’indagine dotata di rigore metodologico volta a produrre risposte a dei problemi, le quali rispettino criteri di validità intersoggettiva.
  • Massimo Baldacci, per lui la ricerca scientifica è una pratica dotata di rigore, che può essere inteso in differenti modi: scrupolosità, severità, adeguatezza.

Tutti e tre questi studiosi concordano sul fatto che la ricerca in ambito scientifico è una pratica dotata di rigore.

Ricerca quantitativa

Gli approcci di carattere quantitativo permettono di avere una ricerca orientata alla spiegazione del fenomeno. L’obiettivo è quello di identificare le regolarità e leggi che sono generalizzabili sulla base di dati quantitativamente ordinati e organizzati che vengono usati per quantificare e misurare: l’entità di un fenomeno, determinare la portata di un evento, confrontare differenti realtà sulla base di scale di grandezza. Ricerca orientata alla spiegazione → approccio nomotetico.

Nomotetico deriva dal greco nomos (norma, legge) + tithenai (porre). Baldacci dice che l’approccio nomotetico è basato su procedure quantitative, caratterizzato dalla ricerca di leggi generali in grado di spiegare certi fenomeni, ossia certe uniformità empiriche.

Ricerca qualitativa

La ricerca è orientata alla comprensione del fenomeno. Questa ricerca si concentra su un fenomeno e in riferimento a questo cerca di cogliere i fattori che vanno a comporre quel fenomeno e delle loro relazioni. I dati raccolti vengono confrontati, comparati e messi in relazione fra di loro per giungere a una migliore comprensione del fenomeno. Ricerca orientata alla comprensione → approccio idiografico.

Idiografico deriva dal greco idios (aggettivo derivante dal sostantivo idioma = particolarità, carattere particolare) che significa proprio, particolare + graphein (tracciare dei segni, scrivere).

Baldacci dice che l’approccio idiografico, basato essenzialmente su procedure qualitative, è contraddistinto dall’intento di comprendere il singolo caso, cercando di cogliere il suo significato a partire da ciò che in esso si dà come specifico e unico, al limite come irripetibile.

Tutto quello detto fino a ora si colloca tra una visione ampia e una specifica, che parte dall’epistemologia per arrivare allo specifico. La cosa più specifica sono strumenti e tecniche.

I tre piani della ricerca scientifica

Qualunque sia la scienza di riferimento, secondo Trinchero, ci sono 3 piani di ricerca scientifica: piano teorico, piano storico e comparativo e piano descrittivo e sperimentale.

Teorico

Questo piano si avvale del metodo argomentativo. Quando la ricerca si colloca su questo piano, ha come obiettivo quello di analizzare, problematizzando i concetti fondanti nell’ambito della riflessione. (nel nostro caso specifico sarà la riflessione pedagogica). Deriva dal greco theoreo ovvero guardare uno spettacolo, osservare uno spettacolo. È composto da thea (spettacolo) + horan (vedere, osservare). Ci si riferisce al piano speculativo, cioè della riflessione di qualcosa, del ragionamento e di indagine argomentativa allo scopo di definire e analizzare concetti rilevanti nell’ambito della riflessione pedagogica, di problematizzare concetti e situazioni reali di intervento, di riflettere sulle finalità e sui valori associati all’educazione e sui problemi ontologici ed epistemologici ad essa collegati. Sul piano teorico possiamo trovare discipline come la filosofia dell’educazione e la pedagogia generale.

Storico e comparativo

Nello specifico della pedagogia è quella ricerca che studia le concezioni dei modelli pedagogici che si sono succeduti nel tempo o che convivono in un momento storico. Si può avere un confronto sia sul piano diacronico che su quello sincronico.

Diacronico → dia (attraverso) + chronos (tempo) ovvero attraverso il tempo. Sincronico → syn (insieme, con) + chronos (tempo) ovvero nello stesso tempo. Quando si usa il livello diacronico l’approccio è quello storico, mentre quando si usa il livello sincronico si usa il metodo comparativo. Gli oggetti di indagine sono gli obiettivi, i contenuti, i metodi, le risorse e gli apparati giuridico-istituzionali, studiati nelle loro analogie e differenze in contesti diversi, anche in rapporto a fattori sociali, demografici, economici ecc. In questi piani possiamo trovare discipline come storia della pedagogia, storia dell’educazione e educazione comparata.

Descrittivo e sperimentale

Questo piano è il corrispondente della "ricerca sul campo". Questo tipo di ricerca è propria della pedagogia sperimentale ma non solo, perché questa ricerca può essere diversamente orientata.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandraeste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca pedagogica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Emma Gasperi.
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