Metodi diagnostici nella pratica clinica
Cos’è la diagnosi?
Una diagnosi viene effettuata secondo 2 fondamentali sistemi di classificazione uguali in tutto il mondo, una sorta di Bibbia:
- Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM).
- Classificazione internazionale delle sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali (ICD).
Definizione
- Deriva dal greco “dià” = attraverso e “gnosis” = conoscenza e sta a significare la conoscenza della persona attraverso la raccolta e l’elaborazione di dati riferiti alla sua storia personale e ai suoi sintomi.
- Formulare una diagnosi non significa applicare un’etichetta ma comprendere l’individuo nella sua globalità e trovare una strategia d’intervento; infatti è un processo integrato: fattore biologico (nascita, sviluppo); componente acquisita (traumi, malattie); psicologico (interazione madre-bambino); sociale (cultura, socio-economici).
- Per fare una diagnosi è fondamentale conoscere anche gli aspetti di un normale sviluppo del bambino, le sue tappe di sviluppo.
Perché? Perché consente di comprendere che un sintomo è fisiologico ad una certa età, è inquietante ad un’altra, ed è patologico ad un’altra ancora.
Il DSM e gli assi diagnostici
Il DSM è formato da una classificazione categorica costituita dai seguenti cinque assi:
- Asse I: disturbi clinici o altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica.
- Asse II: disturbi di personalità e di ritardo mentale.
- Asse III: condizioni mediche generali.
- Asse IV: problemi psicosociali e ambientali.
- Asse V: diagnosi globale dell’individuo.
Diagnosi nosografica-descrittiva: fine?
Nosografica: malattie classificate con criteri sistematici.
Descrittiva ed ateoretica: mi limito a fare una descrizione dei sintomi, senza una comprensione del funzionamento cerebrale.
Suddivide gli individui per categorie, mi permette di parlare un linguaggio comune, in quanto se io inserisco il soggetto nella categoria di soggetti con l’ansia, mi capiscono in America, come in Cina e come in Giappone.
Colloquio anamnestico
Per fare una buona diagnosi è necessario fare una buona anamnesi.
Dal greco anàmnesis = ritorno al passato; ricordo.
Fine? Ricostruire la storia della persona dall’infanzia al momento presente, momenti di rilievo che caratterizzano questi periodi, con dati biologici, psicologici e sociali.
In base all’età del soggetto ci sono 2 modi di fare un’anamnesi:
- Età adulta = via diretta con il paziente.
- Età evolutiva, minorenni = via indiretta attraverso il racconto dei genitori sulla storia del proprio figlio in relazione ai sintomi riportati, alle prime tappe dello sviluppo, agli avvenimenti importanti della sua vita e ai suoi rapporti con le persone.
Esame e diagnosi differenziale
Esame clinico. Diagnosi differenziale, problema psichico o organico. Diagnosi. Esame anamnestico.
Colloquio clinico
Strumento fondamentale per una corretta diagnosi.
- Intervista non strutturata: libera, aperta.
- Intervista semi-strutturata: serie di domande, ma dialogo flessibile.
- Intervista strutturata: domande definite e obbligate.
Come si deve relazionare lo psicologo?
Lo psicologo non interroga come un poliziotto, e non intervista come un giornalista: ma deve mettersi in relazione affettiva e riflessiva con il paziente, incontro che ha già un significato terapeutico in quanto ci dà il tempo di instaurare un rapporto con il paziente e di metterlo a suo agio con noi.
Il setting
Nel colloquio è molto importante il setting, ovvero l’ambiente, la stanza in cui ci si trova, ad esempio una sala con il divano, il tavolino ecc.
In questo setting avviene l’esame del comportamento.
Esame del comportamento
Comportamento verbale: tutto quello che è il suo eloquio, modalità di parlare, quello che dice ecc.
Comportamento non verbale: osservazione della postura, mimica facciale, sguardi ecc.
Altre componenti
Se il paziente è un bambino si devono tenere conto le capacità cognitive e il linguaggio di quell’età che sono meno sviluppate rispetto ad un adulto.
Può capitare che il paziente porti famigliari o amici.
Può capitare che la richiesta di un colloquio venga fatta da persone esterne, insegnanti, tribunale ecc.
Differenza colloquio anamnestico / colloquio clinico
Anamnestico: l’attenzione è rivolta a una successione di eventi che si sono presentati nel corso della storia del soggetto.
Clinico: l’attenzione è rivolta al vissuto emozionale e al significato che esso assume nell’individuo, lasciando spazio al discorso spontaneo.
Diagnosi psicodinamica
Porta la sua attenzione su ciò che prova il paziente in relazione ai suoi vissuti.
Diagnosi comprensiva: io tendo a comprendere il paziente in tutta la sua globalità.
Finalità?
Conoscere e trasformare: anche se non può ancora promuovere un reale cambiamento, può avviarlo riformulando i suoi problemi e mostrandogli una possibile via d’uscita.
Serve per superare i conflitti avuti nel passato.
In questo setting molto importante è la comunicazione.
Diagnosi psicoanalitica
L’attenzione si sposta dai sintomi ai processi psichici che procurano questi sintomi.
Sintomo: non più visto come l’aspetto oggettivo della patologia, ma come un sostituto dell’inconscio.
Qual è lo strumento?
L’interpretazione: interpreto il sintomo, ovvero arrivo a conoscere quel movimento.
Cosa deve fare lo psicologo?
Si concentra sulla decodificazione e interpretazione dei materiali, sogni, libere associazioni, lapsus, dati dal paziente.
Fase 1: interpreto un sogno, quindi uso quel materiale simbolico inconscio e lo trasformo in un modo che possa avere significato.
Fase 2: riferisco al paziente quello che ho dedotto.
Transfert e controtransfert
Transfert: processo mediante il quale il paziente trasferisce sull’analista esperienze passate e sentimenti forti, dipendenza, amore, attrazione sessuale, frustrazione, odio, sperimentati. Significa che il paziente può provare delle emozioni nei confronti del suo analista. Inconsciamente trasferisce i sentimenti che ha provato in un’altra relazione, ad esempio verso i genitori, verso il suo analista. Queste emozioni sembrano talmente reali da convincersi, ad esempio, di essere realmente innamorati di quella persona.
Controtransfert: introdotto da Freud e inizialmente considerato come un intralcio al trattamento. Prodotto inconscio dell’analista in risposta al transfert sul paziente. Non necessariamente è amore, ma può essere anche un rendere proprie le emozioni e le sensazioni provate dal paziente.
Al giorno d’oggi invece è considerato uno degli strumenti più potenti che fa comprendere all’analista quello che prova il paziente.
Meccanismi di difesa
Meccanismi di difesa: volti a proteggere l’Io da conflitti ed emozioni spiacevoli.
Sono lo strumento principale con cui il soggetto gestisce gli istinti e gli a
-
Lezioni, Metodi Matematici
-
Domande aperte Metodi matematici
-
Metodi di ricerca
-
Metodi Matematici per l'ingegneria