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Appunti metallurgia

Struttura cristallina dei metalli

La metallurgia studia la relazione tra la struttura interna dei materiali metallici e le loro proprietà fisiche e meccaniche, nonché i processi attraverso i quali tali proprietà possono essere controllate e modificate. Per comprendere il comportamento dei metalli è necessario analizzarli a livello microscopico, osservando come gli atomi si organizzano nello spazio e come interagiscono tra loro.

La struttura della materia può presentare diversi gradi di ordine. Nei gas, gli atomi sono completamente disordinati e si muovono liberamente senza alcuna organizzazione spaziale. Nei liquidi e nei solidi amorfi esiste un certo ordine locale, limitato però a distanze molto brevi: si parla in questo caso di ordine a corto raggio. Nei solidi cristallini, invece, gli atomi sono disposti secondo un ordine regolare che si ripete periodicamente nelle tre dimensioni dello spazio, dando origine a un reticolo cristallino. Questo tipo di organizzazione è definito ordine a lungo raggio ed è tipico della maggior parte dei materiali metallici.

Dal punto di vista energetico, la configurazione cristallina è più stabile rispetto a quella amorfa, poiché corrisponde a un livello di energia inferiore. Per questo motivo i metalli tendono spontaneamente a solidificare in forma cristallina. I solidi cristallini possono presentarsi come monocristalli, nei quali l’intero materiale è costituito da un unico cristallo continuo, oppure come policristalli, formati da numerosi cristalli di piccole dimensioni, chiamati grani, che si sviluppano a partire da diversi nuclei durante la solidificazione.

Il comportamento dei metalli è fortemente influenzato dal tipo di legame che unisce gli atomi, noto come legame metallico. Questo legame è caratterizzato dall’assenza di direzionalità: gli atomi non sono vincolati a posizioni fisse lungo direzioni specifiche, ma possono disporsi in modo relativamente libero. Gli elettroni di valenza non sono associati a un singolo atomo, ma sono delocalizzati e formano una nube elettronica, spesso descritta come un “gas elettronico”, che circonda gli ioni metallici positivi.

Questa struttura consente agli elettroni di muoversi liberamente, spiegando l’elevata conducibilità elettrica e termica dei metalli. Inoltre, la natura non direzionale del legame metallico permette agli atomi di scorrere gli uni rispetto agli altri senza rompere il legame, conferendo ai metalli una buona deformabilità plastica. Gli atomi tendono a disporsi in modo da massimizzare il numero di vicini più prossimi, formando strutture compatte con elevato fattore di impaccamento.

Per descrivere in modo rigoroso la struttura cristallina si introduce il concetto di cella unitaria. Essa rappresenta la più piccola porzione di reticolo che, ripetuta periodicamente nello spazio, consente di ricostruire l’intero cristallo. Gli atomi possono essere approssimati come sfere rigide disposte ordinatamente nello spazio, e il reticolo è definito dall’insieme dei punti corrispondenti ai centri di queste sfere.

La geometria della cella unitaria è descritta da tre parametri fondamentali, che rappresentano le lunghezze degli spigoli (a, b, c), e da tre angoli (α, β, γ) che descrivono l’inclinazione reciproca degli spigoli. Questi parametri dipendono sia dalla geometria del reticolo sia dalle dimensioni atomiche.

Le strutture cristalline più comuni nei metalli sono tre: la struttura cubica a facce centrate (CFC), la cubica a corpo centrato (CCC) e l’esagonale compatta (EC). Circa il 70% dei metalli solidi cristallizza secondo una di queste tre configurazioni. Nella struttura CFC gli atomi sono posizionati ai vertici del cubo e al centro di ciascuna faccia; nella CCC sono presenti ai vertici e al centro del cubo; nella EC gli atomi si dispongono secondo una geometria esagonale compatta.

Un parametro importante per descrivere queste strutture è il numero di coordinazione, che rappresenta il numero di atomi immediatamente adiacenti a un dato atomo. Ad esempio, nella struttura CFC il numero di coordinazione è elevato, il che riflette una disposizione molto compatta degli atomi. Un altro parametro fondamentale è il fattore di impaccamento, che rappresenta la frazione di volume occupata dagli atomi all’interno della cella unitaria. Esso è definito come il rapporto tra il volume totale degli atomi contenuti nella cella e il volume della cella stessa. Le strutture più compatte presentano valori più elevati di questo fattore.

Per comprendere il comportamento meccanico dei metalli è importante introdurre il concetto di direzioni e piani cristallografici. La densità lineare rappresenta il numero di atomi lungo una direzione specifica, mentre la densità planare rappresenta il numero di atomi contenuti in un piano. Esistono direzioni e piani particolarmente densi, detti compatti, lungo i quali è più facile lo scorrimento degli atomi.

La deformazione plastica nei metalli avviene infatti attraverso lo scorrimento di piani atomici lungo direzioni preferenziali, definiti sistemi di scorrimento. Le strutture cristalline che presentano un numero elevato di sistemi di scorrimento, come la CFC, risultano più duttili, mentre quelle con un numero limitato, come la EC, risultano più fragili.

All’interno delle strutture cristalline sono presenti spazi vuoti chiamati siti interstiziali, che possono essere di tipo tetraedrico o ottaedrico. Questi spazi possono essere occupati da atomi di piccole dimensioni, dando origine a soluzioni solide interstiziali, come nel caso del carbonio nel ferro.

Alcuni metalli possono assumere diverse strutture cristalline al variare della temperatura, fenomeno noto come allotropia. Un esempio importante è il titanio, che passa da una struttura esagonale compatta a una cubica a corpo centrato aumentando la temperatura. Anche il ferro presenta diverse forme allotropiche, che saranno fondamentali nello studio degli acciai.

Oltre alla struttura ideale, è necessario considerare che i materiali reali contengono difetti reticolari. Questi difetti possono essere classificati in difetti puntiformi, difetti lineari e difetti superficiali. I difetti puntiformi includono le vacanze, cioè l’assenza di atomi nei nodi reticolari, gli interstiziali e i difetti sostituzionali. La concentrazione di vacanze aumenta con la temperatura secondo una legge esponenziale, poiché la loro formazione richiede energia.

Gli atomi interstiziali, spesso di piccole dimensioni come idrogeno, carbonio o azoto, si inseriscono negli spazi vuoti del reticolo causando distorsioni locali. Anche gli atomi sostituzionali, che occupano i nodi reticolari al posto degli atomi del solvente, generano distorsioni elastiche che possono influenzare le proprietà meccaniche del materiale. Questi difetti non sono semplici imperfezioni, ma svolgono un ruolo fondamentale in fenomeni come la diffusione, la deformazione plastica, i meccanismi di rinforzo, il creep e la corrosione.

La diffusione allo stato solido è il processo mediante il quale gli atomi si spostano all’interno del reticolo cristallino, generalmente per ridurre un gradiente di concentrazione. Questo fenomeno è fortemente dipendente dalla temperatura e diventa significativo quando essa supera circa il 30–40% della temperatura di fusione espressa in Kelvin.

La diffusione può avvenire tramite diversi meccanismi. Nel caso della diffusione sostituzionale, il movimento degli atomi avviene grazie alla presenza di vacanze, mentre nella diffusione interstiziale gli atomi si muovono tra gli interstizi del reticolo. Quest’ultimo meccanismo richiede generalmente un’energia di attivazione inferiore ed è quindi più rapido.

Il flusso di atomi in condizioni di regime stazionario è descritto dalla prima legge di Fick, che stabilisce che il flusso è proporzionale al gradiente di concentrazione. Il coefficiente di diffusione, che misura la facilità con cui gli atomi si muovono, dipende dalla temperatura secondo una legge esponenziale. In condizioni non stazionarie, la diffusione è descritta dalla seconda legge di Fick, che tiene conto della variazione della concentrazione nel tempo. La soluzione di questa equazione consente di determinare il profilo di concentrazione all’interno del materiale in funzione della distanza e del tempo.

La diffusione è influenzata anche dalla microstruttura del materiale. In particolare, essa avviene più rapidamente lungo i bordi di grano e sulla superficie, dove la densità di difetti è maggiore, rispetto alla diffusione all’interno del reticolo cristallino. Questo fenomeno è alla base di numerosi processi metallurgici, tra cui le trasformazioni di fase, l’accrescimento dei grani, la saldatura per diffusione e i trattamenti termochimici, nei quali elementi come il carbonio o l’azoto diffondono all’interno del materiale modificandone le proprietà superficiali.

Leghe metalliche e diagrammi di stato

Nella pratica ingegneristica, i metalli puri sono raramente utilizzati. La quasi totalità dei materiali metallici impiegati è costituita da leghe, ovvero sistemi formati da due o più elementi chimici combinati tra loro. Per comprendere il comportamento di queste leghe, in particolare durante il raffreddamento e i trattamenti termici, è fondamentale introdurre il concetto di diagramma di stato, anche detto diagramma di equilibrio o diagramma di fase.

Prima di analizzare questi diagrammi, è necessario chiarire alcuni concetti fondamentali. Un sistema è una porzione di materia oggetto di studio, costituita da una o più parti omogenee e considerata isolata rispetto all’ambiente esterno, cioè senza scambi di massa. All’interno di un sistema possono essere presenti una o più fasi: una fase è una porzione omogenea del sistema, uniforme sia dal punto di vista chimico che fisico, separata dalle altre fasi da superfici di discontinuità.

Se un sistema è costituito da una sola fase, si parla di sistema omogeneo; se invece contiene più fasi, è detto eterogeneo. I componenti sono le specie chimiche indipendenti necessarie a descrivere la composizione del sistema. Ad esempio, in una lega ferro-carbonio, i componenti sono ferro e carbonio. Le leghe possono essere classificate in base al numero di componenti: si parla di leghe binarie (due componenti), ternarie (tre componenti) e così via.

Nelle leghe binarie, l’elemento presente in maggiore quantità è detto solvente, mentre quello presente in quantità minore è chiamato soluto. Ad esempio, negli acciai il ferro è il solvente e il carbonio il soluto; nel bronzo il rame è il solvente e lo stagno il soluto; nell’ottone il rame è il solvente e lo zinco il soluto.

Quando il soluto si dissolve nel solvente mantenendo la stessa struttura cristallina del metallo base, si forma una soluzione solida. In questo caso, gli atomi di soluto possono occupare due tipi di posizioni: possono sostituire gli atomi del solvente nei nodi reticolari (soluzione solida sostituzionale), oppure inserirsi negli interstizi del reticolo (soluzione solida interstiziale). Un esempio tipico di soluzione sostituzionale è l’ottone (Cu-Zn), mentre l’acciaio rappresenta un caso di soluzione interstiziale (il carbonio occupa gli interstizi del reticolo del ferro).

Affinché si formi una soluzione solida stabile e omogenea, è necessario che esista una sufficiente solubilità reciproca tra soluto e solvente. Questa è favorita quando sono soddisfatte le condizioni di Hume-Rothery: i due elementi devono avere la stessa struttura cristallina, un raggio atomico simile (con differenze inferiori al 15%), la stessa valenza e una piccola differenza di elettronegatività. Se queste condizioni non sono rispettate, la solubilità risulta limitata e può verificarsi la formazione di nuove fasi, come i composti intermetallici.

Il limite di solubilità rappresenta la massima quantità di soluto che può essere disciolta nel solvente per formare una soluzione solida monofasica. Questo limite varia con la temperatura ed è rappresentato nei diagrammi di stato da una linea detta solvus. Quando la concentrazione di soluto supera tale limite, il sistema non può più rimanere monofasico e si formano due fasi distinte, ad esempio due soluzioni solide o una soluzione solida e un composto intermetallico.

I composti intermetallici sono fasi distinte con composizione chimica e struttura cristallina proprie. Possono essere stechiometrici, con composizione definita (come Fe3C), oppure non stechiometrici, con composizione variabile entro un certo intervallo. In generale, questi composti presentano legami forti e strutture cristalline complesse, che conferiscono loro elevata resistenza meccanica, alta temperatura di fusione e buona resistenza al creep, ma anche una marcata fragilità.

Per rappresentare il comportamento delle leghe in funzione della temperatura e della composizione si utilizzano i diagrammi di stato. Nel caso più comune, si considerano diagrammi temperatura-composizione a pressione costante, tipicamente per leghe binarie. Questi diagrammi forniscono informazioni fondamentali: indicano quali fasi sono presenti in equilibrio, la loro composizione chimica, la loro quantità relativa e le temperature alle quali avvengono trasformazioni di fase o cambiamenti di stato, come fusione e solidificazione.

Uno dei casi più semplici è il diagramma binario isomorfo, nel quale i due componenti sono completamente solubili sia allo stato liquido sia allo stato solido. In questo diagramma si individuano due curve principali: la curva di liquidus, che rappresenta la temperatura alla quale inizia la solidificazione, cioè si forma il primo solido durante il raffreddamento, e la curva di solidus, che indica la temperatura al di sotto della quale il materiale è completamente solido.

Tra queste due curve si trova una regione bifasica in cui coesistono liquido e solido. In questa regione, le composizioni del liquido e del solido non coincidono con quella globale della lega, ma sono determinate dagli estremi di una linea orizzontale, detta tie-line o isoterma. Per determinare la quantità relativa delle fasi presenti in un sistema bifasico si utilizza la regola della leva. Essa deriva da un bilancio di massa e consente di calcolare le frazioni delle fasi in funzione delle distanze tra le composizioni lungo l’isoterma. In pratica, la frazione di una fase è proporzionale alla lunghezza del segmento opposto rispetto al punto rappresentativo della composizione globale.

È importante sottolineare che i diagrammi di stato descrivono condizioni di equilibrio termodinamico, cioè trasformazioni infinitamente lente, durante le quali è sempre garantita la diffusione degli atomi. Tuttavia, nelle condizioni reali di lavorazione, il raffreddamento avviene a velocità finite, spesso troppo elevate perché la diffusione possa mantenere l’equilibrio. Questo porta a situazioni di non equilibrio, nelle quali le composizioni delle fasi non seguono esattamente quanto previsto dal diagramma.

Un effetto tipico delle trasformazioni fuori equilibrio è la segregazione, in particolare la segregazione minore. Essa consiste in una variazione della composizione chimica all’interno dei grani o delle dendriti, dovuta alla diffusione limitata nello stato solido. In genere, gli elementi a più basso punto di fusione tendono a concentrarsi ai bordi dei grani. Questo fenomeno è tanto più marcato quanto maggiore è la differenza tra le curve di liquidus e solidus, quanto più grandi sono i grani e quanto più lenta è la diffusione.

Un caso molto importante nei diagrammi di stato è quello dei sistemi con eutettico, caratterizzati da completa solubilità allo stato liquido ma solubilità limitata allo stato solido. In questi diagrammi compaiono tre linee fondamentali: la liquidus, la solidus e la solvus, che rappresenta il limite di solubilità in fase solida.

Il punto eutettico è una condizione particolare di temperatura e composizione alla quale il liquido si trasforma simultaneamente in due fasi solide diverse secondo una reazione trifasica: liquido che si trasforma in α + β. Questa trasformazione avviene a temperatura costante ed è caratterizzata dalla formazione di una microstruttura tipica, costituita da lamelle alternate delle due fasi.

A seconda della composizione della lega, si possono distinguere diversi comportamenti durante la solidificazione. Se la composizione è molto povera di soluto, si ottiene una soluzione solida monofasica. Se la composizione è intermedia ma inferiore a quella eutettica (lega ipoeutettica), durante il raffreddamento si formano prima cristalli primari di fase α, seguiti dalla formazione della struttura eutettica. La microstruttura finale sarà quindi costituita da grani primari immersi in una matrice eutettica.

Se la composizione coincide con quella eutettica, l’intero materiale solidifica formando direttamente la struttura eutettica, senza formazione di cristalli primari. Se invece la composizione è superiore a quella eutettica (lega ipereutettica), si formano inizialmente cristalli primari della fase β, seguiti dalla formazione della matrice eutettica.

È importante distinguere tra fase e costituente strutturale. Una fase è definita dal punto di vista termodinamico ed è una porzione omogenea del sistema. Un costituente strutturale, invece, è un elemento della microstruttura osservabile al microscopio, che può essere costituito da una o più fasi. L’eutettico, ad esempio, non è una fase ma un costituente strutturale formato da due fasi. Anche nei diagrammi eutettici è possibile applicare la regola della leva per determinare le quantità relative dei costituenti microstrutturali o delle fasi, a seconda del campo considerato. Oltre alle trasformazioni eutettiche, esistono altri tipi di rea

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zetaze di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metallurgia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Morri Alessandro.

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