Mercato, concorrenza e regolamentazione
Introduzione
Mercato → Il termine mercato, in economia, indica il luogo (anche in senso figurato) e al contempo anche il momento in cui vengono realizzati gli scambi di beni e servizi. Un altro modo per definire il mercato è: il luogo dove si incontrano domanda e offerta ed avviene la formazione del prezzo di mercato. I mercati nella realtà sono un insieme di persone, compratori e venditori, che si scambiano beni e servizi all'interno di un contesto regolatorio e sociale (più o meno definito). Definire un mercato non è sempre una cosa semplice.
Competizione → Condizione nella quale più imprese competono sul medesimo mercato. Possono esistere diverse forme di competizione o forme di mercato, la definizione di una forma mercato può dipendere dalle caratteristiche di compratori e venditori e da altri fattori come le qualità dei beni trattati. Le più note sono:
- Concorrenza perfetta: Molti compratori, molti venditori, beni omogenei (es.: mercati prodotti agricoli).
- Monopolio: Molti compratori, un solo venditore (es.: mercato trasporti ferroviari).
- Oligopolio: Molti compratori, pochi venditori (es. mercato televisivo, degli aerei, della telefonia o dei carburanti).
- Concorrenza monopolistica: Molti compratori, molti venditori, beni non omogenei (es.: mercato dei ristoranti, dei bar, o dei prodotti di marca).
- Monopsonio: Un solo compratore, molti venditori, beni omogenei (es.: Fiat rispetto ai produttori di componenti auto; miniera in luogo isolato rispetto a lavoratori).
- Monopolio bilaterale: Un solo venditore, un solo compratore (es.: sindacato-Confindustria sul mercato del lavoro).
Competizione → Forme di mercato → Diverso modo di interagire → Effetti su efficienze, progresso tecnologico, redistribuzione surplus
Efficienza
In economia si pone una particolare enfasi sull’efficienza, infatti non abbiamo un solo tipo di efficienza:
- Efficienza allocativa: i soggetti che partecipano al mercato raggiungono il massimo vantaggio possibile dallo scambio.
- Efficienza produttiva: Utilizzare la combinazione di fattori produttivi che minimizza il costo di produzione.
- Efficienza dinamica: Un’impresa può introdurre prodotti o processi nuovi (processo di miglioramento continuo: sviluppo tecnologico).
Forme di mercato
Analizzeremo 2 forme di mercato specifiche: Concorrenza perfetta vs Monopolio. Queste due forme di mercato sono caratterizzate da imprese con un diverso potere di mercato che consiste nella capacità di un’impresa di aumentare in modo profittevole il prezzo al di sopra di un certo livello competitivo.
Concorrenza perfetta
Assunzioni per la presenza di mercati perfettamente competitivi:
- Libertà di entrata e di uscita (no barriere).
- Presenza di molti venditori e molti consumatori: produttori e consumatori siano price taker.
- Beni perfettamente divisibili e omogenei.
- Assenza di esternalità.
- Presenza di perfetta informazione.
- Non abbiamo costi di transazione.
Surplus = disponibilità a pagare. Con la concorrenza perfetta si massimizza il surplus totale.
Monopolio
Caratteristiche dei mercati di monopolio:
- Unico venditore price-maker: monopolista.
- Barriere all’ingresso (L’accesso al mercato è bloccato): Per qualche motivo nuove imprese non possono accedere al mercato.
- Compratori price-taker (Molti compratori e piccoli rispetto al mercato).
Per ora non analizzeremo la possibilità di discriminazione di prezzo.
Fallimenti di mercato
Come abbiamo visto il monopolio genera una perdita di efficienza. La concorrenza perfetta necessita di assunzioni molto forti per poter funzionare. Nella realtà si possono osservare innumerevoli motivi per cui il libero mercato non allocano le risorse in modo efficiente: in modo generico le cause che provocano questo malfunzionamento dei meccanismi allocativi sono chiamate Fallimenti di mercato:
- Economie di scala (monopolio naturale).
- Presenza di essential facility.
- Presenza di esternalità.
- Informazione imperfetta.
- Costi di transazione.
- Barriere di ingresso e/o uscita.
- Beni pubblici.
Questo elenco non è esaustivo dei fallimenti di mercato.
Fallimenti di mercato: Economie di scala (monopolio naturale)
L'economia di scala è il fenomeno di riduzione del costo medio che si verifica al crescere della quantità prodotta. Questo fenomeno può far sì che il numero di produttori ottimale sia un numero esiguo di imprese. Il monopolio naturale è quel caso in cui per ragioni strutturali (quali le caratteristiche tecnologiche in relazione alla dimensione del mercato) è economicamente più efficiente che la produzione venga realizzata da una sola impresa. Quindi il monopolio è la forma di mercato più «naturale» se si verificano circostanze particolari (es. servizi di rete).
Fallimenti di mercato: Presenza di essential facility
La nozione di monopolio naturale è spesso associata a quella di essential facility. Un qualsiasi input che in una data industria risulti indispensabile a tutte le imprese e non sia facilmente duplicabile può essere definito una essential facility. 3 requisiti:
- Condivisibilità;
- Essenzialità;
- Non duplicabilità.
Problema di come imporre un diritto di accesso all’infrastruttura essenziale: bilanciamento tra desiderio di promuovere la concorrenza e il mantenimento di incentivi all’investimento.
Fallimenti di mercato: Presenza di esternalità
Si è in presenza di esternalità quando gli effetti di una decisione si ripercuotono su altri agenti economici. Questa interdipendenza impedisce al prezzo del bene di sintetizzare tutte le informazioni rilevanti per la conclusione dello scambio.
Esternalità di rete: i consumatori derivano la loro utilità dal numero di altri consumatori che scelgono lo stesso prodotto. (Sia reti fisiche che virtuali). La presenza di effetti di rete rende particolarmente difficile per un potenziale entrante sfidare un incumbent nelle industrie a rete. Presenza di posizioni dominanti.
Fallimenti di mercato: Informazione imperfetta
L’informazione imperfetta rende non osservabili e verificabili da tutti i contraenti le caratteristiche dei beni o dei servizi venduti e fa cadere l’ipotesi di completezza dei mercati.
Asimmetrie informative ex-ante: adverse selection. Asimmetrie informative ex-post: moral hazard.
Akerlof (1970): studio delle condizioni di asimmetria informativa (famoso esempio del mercato delle auto usate). Arrow (1978): Introduce come l’informazione influisce nel mercato delle cure mediche. Rimedi: Regolazione per ottenere risultati socialmente accettabili.
Fallimenti di mercato: Costi di transazione
I costi di transazione si possono definire come lo sforzo dei contraenti per trovare un accordo (sia in termini monetari che non monetari) che li vincoli al rispetto di determinati comportamenti. Nascono principalmente a causa della razionalità limitata dei contraenti e delle asimmetrie informative che caratterizzano i rapporti tra le parti e che possono portare ai fenomeni di selezione avversa (opportunismo precontrattuale) e azzardo morale (opportunismo post-contrattuale). In presenza di costi di transazione, il mercato può non essere perfetto in quanto accordi che producono la massimizzazione del valore complessivo possono non essere raggiunti.
Fallimenti di mercato: Barriere di ingresso e/o uscita
La libertà di entrata in un mercato gioca un ruolo importante a vincolare il potere di mercato degli incumbent. Teoria dei Mercati contendibili (Baumol Panzar e Willig, 1982) - Concorrenza potenziale. Il solo pericolo di essere esposti alla concorrenza è sufficiente a limitare il potere di mercato degli incumbent.
Criticità: non sempre esiste perfetta mobilità della domanda; non è vero che il monopolista non è in grado di modificare rapidamente il prezzo praticato; assenza di costi irrecuperabili. Possibili barriere all’entrata e all’uscita: Presenza di costi fissi non recuperabili; Presenza di switching costs; Presenza di esternalità di rete; Presenza di economie di scala; Presenza di vantaggi assoluti di costo.
Fallimenti di mercato: Beni pubblici
I beni pubblici sono beni economici caratterizzati dall'assenza di rivalità e da non escludibilità nel consumo. Tali beni non sono prodotti (in quantità ottimale) dalle imprese private in regime di mercato. Non rivalità: Il consumo di un bene pubblico da parte di un consumatore non limita il consumo da parte degli altri. Non escludibilità nel consumo: impossibilità di escludere dal consumo tutti quegli individui che non pagano per il prezzo del bene. La non escludibilità può essere tecnica o economica. (problema del free riding)
NB: i beni o servizi di pubblica utilità sono quelli per cui si ritiene utile, in un’ottica di benessere collettivo, che tutta la collettività ne possa beneficiare. Bene pubblici diversi da beni o servizi di pubblica utilità.
Regolamentazione
Lo stato interviene per rimediare ai fallimenti del mercato per redistribuire quanto prodotto o semplicemente modificare i risultati ottenuti dal mercato. Diversi modi di intervento:
- Produzione diretta di beni e servizi.
- Emanazione di regole che influenzano l’andamento dei mercati.
- Non intervento.
Regolazione economica è un complesso di misure esplicite con le quali lo stato induce negli agenti economici comportamenti che altrimenti non sarebbero stati adottati. Stigler (1981) definisce genericamente la regolazione come un «tentativo da parte dello stato di utilizzare i propri poteri per influenzare il comportamento economico di soggetti non governativi». Laffont (1994) insieme delle diverse forme di interferenza dei governi nelle attività industriali.
Regolamentazione: Obiettivi
Il regolatore può avere diversi molteplici obbiettivi da perseguire, obiettivi che possono anche non ispirarsi a principi strettamente «economici»:
- Benessere sociale (surplus totale → somma surplus consumatori e surplus produttori).
- Benessere dei consumatori.
- Difesa delle imprese più piccole.
- Promozione dell’integrazione del mercato (uno degli obiettivi della politica della concorrenza per UE).
- Garantire la libertà economica.
- Equità.
- Ragioni sociali/politiche/ambientali.
- Ragioni strategiche: politiche industriali e commerciali.
Efficienza allocativa: Un approfondimento
Il surplus del produttore contribuisce al Surplus totale? Secondo alcuni studiosi i profitti generati dal surplus del produttore non contribuisce al surplus totale. Attività di rent-seeking: Posner 1975 - Posner sostiene che il profitto del monopolista è da sommare alla perdita sociale in quanto le imprese sprecano risorse in attività che non hanno alcun valore sociale, nel tentativo di conservare o di acquisire potere di monopolio (esempio corrompere il regolatore).
Tre assunzioni fondamentali fatte da Posner:
- Concorrenza perfetta tra agenti che perseguono il rent-seeking.
- La tecnologia del rent-seeking ha rendimenti costanti.
- Le attività di rent-seeking non hanno nessun valore sociale.
Queste tre assunzioni sono molto restrittive, in ogni caso l’idea che si disperdano risorse nel perseguire rent-seeking è fondata. Abbiamo visto come la riduzione del potere di mercato fa aumentare la quantità prodotta (e riduce i prezzi) con conseguente aumento del surplus totale.
Cosa succede se esistono costi fissi rilevanti? Ricordiamo che i costi fissi sono solitamente legate ad economie di scala pronunciate. I costi fissi che vengono sostenuti da ogni produttore → duplicazione dei costi fissi. Quindi più imprese fanno aumentare il surplus del produttore ma produce la duplicazione dei costi fissi, che determina una perdita di efficienza dal punto di vista statico → Trade off.
Efficienza produttiva
Un’impresa realizza efficienza produttiva nel momento in cui utilizza la combinazione di fattori produttivi che minimizza il costo di produzione. Slack manageriale: i manager di un’impresa monopolista hanno minor incentivo a compiere tutti gli sforzi e le attività necessarie ad assicurare l’efficienza. X-inefficienza (Leibenstein, 1966). i manager sono inefficienti, sono pigri, perché hanno minor convenienza ad applicare tecnologia ottimale, usando tecnologie più scarse. In questo caso si trasforma il grafico, invece che avere C come costo, quello iniziale, abbiamo c1 che è maggiore di c. Siamo inefficienti perché produciamo a un costo maggiore. Quindi si aumentano i costi, siamo inefficienti, andiamo a produrre a un costo maggiore, perché abbiamo questo SLACK. Se produciamo a un prezzo più alto, il costo fisso intercetta i ricavi marginali in un punto diverso, comportando: una produzione inferiore; un prezzo più alto; aumento di perdita secca. Rispetto al monopolio di prima abbiamo perdita di efficienza, abbiamo una perdita aggiuntiva dovuta ad inefficienza produttiva, sono tutte le aree evidenziate dalle frecce. Il quadrato grande è perdita profitto impresa che diventano costi. Lo slack fa aumentare i costi e ci fa perdere benessere rispetto al monopolio, siamo inefficienti dal punto di vista produttivo.
Esempio di Marshall: uomini scavano con vanghe per fare una diga, si stupisce che non usano macchinari, il committente disse che se avessero preso più ruspe avremmo dovuto assumere meno persone (quindi in meno sarebbero stati pagati, e avrebbe lasciato alcuni lavoratori a casa), e Marshall dice che a questo punto fagli scavare a mani nude! Questo è un modo per spiegare inefficienza produttiva, usare tecnologia sbagliata perché si hanno pochi incentivi.
Modelli principale agente. Relazione non lineare tra aumento della concorrenza e miglioramento dell’efficienza. Quando chi fissa obiettivi e vuole vedere risultati, è diverso da chi mette in pratica le cose. Modelli usati per proprietari delle imprese e manager, datori di lavoro e lavoratori... In questi rapporti c’è principale e c’è agente, se siamo monopolisti avete un minor incentivo a stare col fiato sul collo ai manager, perché sappiamo che la rendita è protetta, non devono migliorare produzione, migliorare costi... (tanto guadagniamo).
All’aumentare della concorrenza questi modelli agente dicono che la proprietà sta più addosso ai manager. Se noi aumentiamo molto concorrenza, si mette sempre più pressione sui manager, ma non sempre così. Questa relazione non è lineare, sotto i casi di monopolio (molta tutela dei profitti azienda) non c’è attenzione nel richiedere prestazione efficiente del manager, all’aumentare della concorrenza si aumenta attenzione, ma nel caso della concorrenza perfetta questa attenzione può diminuire, nella concorrenza perfetta i profitti sono 0, i profitti servono solo coprire i costi, sono uguali al rendimento di mercato. Oltre un certo livello di concorrenza non conviene mettere pressione sui dipendenti perché guadagnano poco. La produttività delle singole imprese è maggiore nei mercati con più concorrenza, fino a un certo livello poi non cresce più perché si raggiunge il limite.
Meccanismo darwiniano: la concorrenza seleziona le imprese più efficienti, sopravvivono le imprese che generano profitti, vivono quelle più efficienti. Però dipende molto da pressione competitiva, in un mercato molto concorrente bisogna innovarsi sempre per restare nel mercato, poiché questo spingerà i prezzi verso il basso spingendo via le imprese meno efficienti con il conseguente miglioramento del benessere sociale siccome l’output verrà prodotto ad un costo più basso. In mercati con poca concorrenza si vive lo stesso (bar a Milano, molta concorrenza, aprono e chiudono in continuazione. Bar in Calabria, le famiglie lo gestiscono da anni).
Efficienza dinamica
Se c’è monopolio si produce meno, se c’è inefficienza produttiva si produce a prezzo più alto creando inefficienza allocativa. Abbiamo visto il mercato in quel momento, non abbiamo pensato al domani. I processi dinamici possono introdurre nuovi prodotti o nuovi processi. Abbiamo un nuovo prodotto o troviamo un processo per produrre stesso bene ma a tempi e costi minori. Un’impresa può introdurre prodotti o processi nuovi (processo di miglioramento continuo: sviluppo tecnologico). Un monopolista può essere inefficiente dal punto di vista dinamico, a causa dei suoi scarsi incentivi ad introdurre nuove tecnologie. Se monopolista gestisce e decide di migliorare rete idrica abbiamo voglia di migliorare, NO. I monopolisti sono inefficienti rispetto alla dinamicità. I monopolisti spendono poco in ricerca e sviluppo, se non hanno adeguati incentivi, questo è male siccome si provoca perdita di competitività e si peggiorano i mercati a livello globale.
Arrow (1962) studia la relazione tra struttura di mercato e innovazione: sebbene sia concorrenza che monopolio finiscano per indurre un livello socialmente subottimale di investimento in innovazione, il livello in un mercato monopolistico è inferiore a quello di un mercato concorrenziale. (U shape). Schumpeter: il potere di monopolio incoraggia la R&S conferendo un premio adeguato agli sforzi innovativi. Per questo settore sono richieste imprese grandi, siccome richiede costi ed è molto rischioso. Il monopolio può permetterselo visti gli alti profitti, ma manca qualcosa in più, cioè il fatto di renderli personale (brevetti) → tutela brevettuale. Efficienza dinamica funziona come efficienza produttiva, sul fatto dell’agente nel trovare la riduzione di costo. All’aumentare della concorrenza...
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