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Mafie e processi di vittimizzazione

Non frequentante: prova orale totale

Frequentanti: una prova scritta (ultimo giorno di lezione) con 2 domande aperte su argomenti trattati a lezione + un progetto didattico (saggio breve di circa 3 pagine → infiltrazione mafiosa in aree non tradizionali soprattutto al Nord, metodi di contrasto al fenomeno, ecc.. quindi analizzare mafia e corruzione nel contesto delle pubbliche amministrazioni e varie). La valutazione del saggio andrà ad incrementare il voto ottenuto allo scritto (punteggio da 1 a 3 → valutata l'originalità, il grado di approfondimento, struttura dell'elaborato). Il saggio deve essere consegnato il 25 Maggio. I frequentanti non devono studiare sui testi ma solo sugli appunti.

Introduzione

Il procuratore nazionale è un soggetto ex affiliato all'organizzazione mafiosa che decide di collaborare con l'autorità giudiziaria al fine di rendere dichiarazioni utili alle autorità che riguardano appunto l'organizzazione. Per rivelare dettagli sulla struttura o informazioni rispetto agli omicidi commessi, ad esempio. Questo comporta una vulnerabilità all'organizzazione: scardina un principio fondamentale che è quello dell'omertà sulla quale si fonda un vincolo imprescindibile sull'organizzazione criminale che consente loro di consolidare l'alleanza mafiosa in tal modo da rendere impenetrabile dall'esterno l'accesso all'interno dell'organizzazione. Questo procuratore quindi può servire ad assicurare alla giustizia delle fonti di prova e dall'altra, contemporaneamente, contribuisce a minare la coesione interna degli affiliati. Si parla quindi di pentitismo che riguarda il procuratore, in quanto appunto può essere un soggetto affiliato pentito: si parla di legislazione premiale, contro cui la dottrina penalistica si è vista molto contro. Questo tipo di legislazione ha portato a molti problemi indirizzati sempre all'ambito dell'utilitarismo: informazioni concesse per diminuire le pene, vendette trasversali, e l'eventualità che questo possa rilasciare delle dichiarazioni false, poco utili o che addirittura possa mettere in atto degli atteggiamenti ricattatori proprio per ottenere dei benefici.

La regolamentazione della prima fattispecie premiale fu stata fatta dal magistrato Giovanni Falcone → l.82/1991, essa introduce il sistema premiale per i collaboratori per i delitti di stampo mafioso. Bisogna aspettare 10 anni per arrivare alla l.45/2001 che distingue i testimoni di giustizia dai collaboratori di giustizia, quando prima venivano equiparati anche se erano diametralmente opposti perché si parla di affiliati e non affiliati: il primo è colui che è a conoscenza e che testimonia ma che non è coinvolto nell'organizzazione.

L'art. 41bis dell'ordinamento penitenziario viene definito "carcere duro" → regime speciale di detenzione che implica la sospensione delle normali regole di trattamento previste per i detenuti. Si applica in quelle situazioni definite di emergenza ed è una norma molto rigida che viene introdotta proprio con l'intenzione di neutralizzare la pericolosità dei detenuti per cercare di interrompere i legami che le associazioni mafiose continuano ad intrattenere anche con coloro che sono sottoposti a misure carcerarie. Questa misura è una conseguenza del periodo relativo alle stragi degli anni '90 (stragi di Via Capaci e via D'Amelio) in cui i boss incarcerati continuavano a impartire ordini agli affiliati mafiosi fuori carcere.

Decreto legislativo 59 del 2011 → decreto che oggi è noto come il "Codice Antimafia". È suddiviso in quattro libri. Altra legge importante è la legge 68/2015.

Le vittime delle mafie

Tra le vittime si possono distinguere chi è caduto durante l'esercizio delle loro funzioni di natura professionale: forze dell'ordine, politici, magistrati, giornalisti, medici, imprenditori, ecc... Oltre a questi ci sono anche le vittime innocenti di mafie. Bisogna distinguere infatti le vittime di mafie con vittime innocenti di mafia: all'interno di quest'ultima abbiamo coloro che sono caduti per motivi professionali e coloro che invece nascendo in un contesto familiare mafioso si sono ribellati (esempio di Peppino Impastato). Ci sono, inoltre, coloro che da innocenti sono diventati vittime a causa delle vendete trasversali (esempio del ragazzino Giuseppe Di Matteo → figlio di un collaboratore di giustizia che viene ucciso e sciolto nell'acido dai Corleonesi solo perché suo figlio). Ci sono anche coloro che decidono di affrontare direttamente le organizzazioni mafiose pur consapevoli delle conseguenze che questo porterà (questi sono i testimoni di giustizia).

Scopi delle organizzazioni criminali mafiose

Lo scopo delle organizzazioni criminali mafiose è proprio l'obbiettivo del successo economico e del potere, cercando di cambiare anche il proprio status sociale. Quando parliamo di criminalità organizzata però non ci si riferisce espressamente e in maniera esclusiva alle organizzazioni di mafia. Ma si tratta di una forma di delinquenza associata che presuppone un'organizzazione strutturata che ha il fine di commettere una serie di reati per ottenere dei vantaggi di natura economica e materiale. Questo fenomeno in Italia ha le sue origini nell'800 è un fenomeno che ha assunto una incidenza talmente importante e ampia da riuscire a configurare una realtà autonoma rispetto alle altre tipologie di delinquenza: indica, quindi, in particolare una tipologia specifica, cioè i sodalizi criminali più strutturati (in particolare la Camorra, la Cosa Nostra, la 'Ndrangheta e la Corona Unita).

Queste organizzazioni sono veri e propri contropoteri criminali, sia in via esterna e concorrenziale rispetto al sistema legale, sia all'interno di questo, attraverso i partiti, le amministrazioni locali, alcuni settori dell'apparato istituzionale e determinate articolazioni del sistema bancario. Quando una volta si parlava di mafia ci si riferiva esclusivamente a quella siciliana: ora è declinata al plurale e quindi comprende non solo le mafie storiche italiane ma anche tutte quelle organizzazioni di origine straniera (esempio alla mafia cinese, quella russa, quella albanese, quella colombiana, nigeriana, ecc..). I rapporti con le mafie straniere iniziano in particolare durante il contrabbando dei tabacchi lavorati esteri e continuano successivamente con il traffico di stupefacenti che ha posto necessariamente i mafiosi italiani, di fronte alla necessità di trovare e stringere relazioni con Paesi stranieri per riuscire a gestire in modo più remunerativo possibile la compravendita delle sostanze.

Partendo da Sud troviamo, infatti, le tre mafie storiche ma a partire dagli anni '60 del secolo scorso si verifica un processo di espansione della criminalità mafiosa verso quei territori definiti "non tradizionali": territori diversi da quelli di origine. Un'espansione dovuta al processo di internazionalizzazione delle mafie e all'inserimento di queste ultime in altri mercati illegali, come quelli della droga. Un dato fondamentale è che oggi non possiamo più circoscrivere l'azione delle mafie al Meridione d'Italia perché le mafie tradizionali hanno travalicato i confini regionali estendendo la loro influenza al Centro e Nord Italia ma addirittura anche le frontiere nazionali stabilendosi all'estero in tutti i continenti.

La storia della mafia è costellata da una serie di stereotipi, pregiudizi, luoghi comuni, ecc.. che però nel tempo hanno contribuito a celare la vera natura di queste organizzazioni e hanno contribuito ad uno sviluppo inarrestabile di queste organizzazioni. Parte di questi preconcetti sono molto difficili da scardinare: quegli stessi pregiudizi al fenomeno mafioso hanno anche interessato, non solo la diffusione di un pregiudizio nel contesto sociale, ma hanno contribuito a ritardare rispetto ad una comprensione effettiva del fenomeno rispetto alla sua complessità (sotto il lato sociale, politico e giuridico). A tal proposito gli storici che si sono per primi interessati alle organizzazioni criminali mafiosi sono stati affascinati dall'origine del nome di tali organizzazioni. Successivamente si sono posti una serie di domande relativamente al periodo storico entro il quale collocare la nascita di queste strutture organizzate: molti tornano indietro nel '500, altri la collocano nel periodo dell'unità d'Italia.

Molti pensano che l'associazione più antica sia quella di Cosa Nostra in Sicilia, ma in realtà la presenza più antica è quella della Camorra → si fa riferimento ad un codice chiamato "Frieno" che risale al 1842. Andando ancora indietro nel tempo si ritrovano testimonianze durante il Regno dei vice-re spagnoli nei quali si emanavano leggi a contrastare il fenomeno, datate al 1573. Inizialmente, infatti, la più forte associazione era la Camorra, poi a partire dall'Unità d'Italia si comincia ad affermare Cosa Nostra ed infine, nell'ultimo periodo, l'organizzazione mafiosa che si affaccia prepotentemente è la 'Ndrangheta: quest'ultima è l'organizzazione criminale con le maggiori ramificazioni non solo in Italia ma anche all'estero. Essa riesce a riprodurre affiliali in tutto il mondo (in Argentina, Cile, Marocco, USA, Venezuela, ecc..). Ha un ruolo di primo piano e detiene quasi il monopolio del traffico di eroina e cocaina.

Per un lungo periodo storico (durato decenni fino alla fine degli anni 80 del '900), molti studiosi hanno ritenuto che la mafia non fosse un'organizzazione ma che fosse riconducibile ad un comportamento, un costume, un modo di essere e addirittura uno stato d'animo.

Rituali e simboli delle organizzazioni mafiose

Queste organizzazioni prevedono veri e propri rituali di ingresso che prevedono il rispetto delle regole e giuramenti all'associazione: proprio questo andava a creare un notevole fascino soprattutto nei confronti dei giovani affiliati che avevano lo scopo di crescere all'interno dell'associazione e che puntavano ad un elevato status. Questo, infatti, conferiva rispetto e prestigio a questi nuovi adepti. Ciò si perpetua anche ai giorni d'oggi.

Uno dei punti in comune, dunque, tra le organizzazioni storiche è quello di fare uso fin dagli albori di codici e precisi rituali per entrare a far parte dell'organizzazione.

Serafino Castagna, fu un affiliato della 'Ndrangheta e disse nella cerimonia le seguenti parole: << Giuro davanti alla società organizzata e fidelizzata, rappresentata dal nostro onorato e saggio capo e da tutti i soci, di adempiere tutti i doveri che mi spettano e che mi vengono imposti, se necessario anche col mio sangue.”

Paradossalmente, questi rituali affascinano e attraggono i nuovi adepti proprio perché attraverso un rito riescono a fare parte di un'organizzazione complessa, forte e potente. Oltre ai riti, importanti sono anche le leggende sulle organizzazioni mafiose. Un esempio di leggenda è quella di "Osso, Mastrosso e Carcagnosso": tre cavalieri spagnoli che in teoria avrebbero dato origine alle tre organizzazioni mafiose italiane → Osso (Cosa Nostra), Mastrosso ('Ndrangheta), Carcagnosso (Camorra). Queste leggende hanno, oltre ad alimentare questo mistero nei confronti delle organizzazioni, hanno anche esercitato una grande attrattiva. Giovanni Falcone, a tal proposito, disse che per quanto poteva essere spiritosa la questione in realtà è un <<fatto estremamente serio>> in quanto entrare a far parte della mafia <<equivale a convertirsi a una religione. Non si cessa mai di essere preti, né mafiosi>>.

Per molto tempo si è pensato che la mafia non esistesse e quindi ha portato a problemi per quanto riguarda la presa di posizione nei confronti di essa. Questo perché parlare di mafia, ad esempio, significava insultare la Sicilia e quindi si preferiva negare l'esistenza di essa. Questo ha portato a un ritardo di presa di posizione e anche ad un fenomeno di regressione in quanto per far fronte ad un'organizzazione mafiosa servono strumenti che sono stati, poi, affinati nel tempo. Dunque, negare l'esistenza della mafia e pensare addirittura che fosse un mero stato d'animo, è stato un evento drammatico in quanto nel 1893 ci fu il primo omicidio importante della storia di Cosa Nostra: omicidio di Emanuele Notarbartolo, sindaco di Palermo.

Più avanti, il ministro dell'interno, affermò che la mafia non costituiva un problema politico e di conseguenza un problema pubblico, dunque si oppose all'istituzione di una commissione contro la mafia. Per lui tra politica e mafia non intercorrevano rapporti → 26 Giugno 1949. Tra il 1948 e il 1949 un altro deputato democristiano dichiarò che questi fenomeni organizzativi criminali erano causati dall'ambiente.

È poi dagli anni 80 che la storiografia comincia ad interrogarsi e ad organizzare una serie di ricerche storiografiche utilizzando fonti come riferimenti giudiziari, sentenze, dibattimento processuali, ecc.. si comincia, quindi, grazie allo studio di questi documenti a migliorare la conoscenza e l'interpretazione rispetto a questo fenomeno. In particolare, quando parliamo di documenti utili, bisogna citare lo studioso Enzo Ciconte secondo il quale per studiare le organizzazioni criminali un documento indispensabile è sicuramente quello del "silenzio" → lo considera come un documento storico originale che deve essere interpretato in maniera adeguata tenendo conto anche di un altro concetto, ovvero quello di "omertà": significativo e imprescindibile in questo contesto perché fa riferimento a quell'abitudine di obbedire alla legge del silenzio, come espressione di solidarietà volta a celare informazioni che indica anche l'astenersi da denunce e testimonianze. Uniformità al silenzio → quel silenzio che secondo Ciconte può essere di diversi tipi.

Tipi di silenzio secondo Ciconte

  • Il silenzio dell'associato → non parla perché è il codice di onore che impone agli affiliati di tacere. È questo il silenzio più importante perché dietro il silenzio si cela una cultura, una visione della vita diverso e peculiari dell'organizzazione. Manifesta, dunque, un concentrato di valori alle quali i soggetti aderenti all'organizzazione aderiscono in modo consapevole;
  • Il silenzio della vittima → o di tutte quelle persone anche se non esplicitamente ritenute tali sono comunque terrorizzate dalla forza di intimidazione dell'organizzazione non parlano. Non si sentono, quindi, adeguatamente protette e sostenute.
  • Il silenzio dell'adesione → si collega direttamente al primo silenzio. Questo riguarda un'adesione convinta e consapevole alle ragioni dell'organizzazione mafiosa. La volontà dell'associato di aderire completamente quanto stabilito da essa.
  • Il silenzio dei settori istituzionali e della società civile → attualmente questi hanno vantaggi di natura economica e di tipo materiale che derivano direttamente dal rapporto con i mafiosi.
  • Il silenzio della corruzione → proveniente da qualche esponente delle Forze dell'Ordine o della Magistratura che si è lasciato corrompere, pur appartenendo a quei mondi.
  • Il silenzio dei testimoni in un processo → clima di terrore che può essere vissuto dai soggetti direttamente coinvolti durante lo svolgimento di un processo.

Mafia come potere e anti-Stato

In particolare la mafia è un potere che si radica sul territorio e esercita un controllo monopolistico, uccide non solo i nemici interni ma anche chi intende contrastarla dall'esterno, limita la libertà dei cittadini, inquina l'economia, avvelena l'ambiente, pregiudica lo sviluppo, infetta la politica, corrompe le istituzioni. Molto spesso la mafia, infatti, viene definita come un'organizzazione anti-Stato. Ciconte dice infatti che essa è "un'organizzazione inconciliabile con uno stato democratico".

Essa possiede un esercito. Fa affidamento a tribunali propri. Consente di attivare un vero e proprio sistema fiscale in grado di andare incontro alle necessità dell'organizzazione stessa. Ha sistematici e organizzati scambi con l'estero, soprattutto per il commercio non solo di armi e tabacchi esteri, ma anche di droga. E, infine, riesce ad accumulare dei capitali ingenti: questi capitali devono essere ripuliti e quindi si attiva un'altra macchina che è quella del riciclaggio. Acquista terreni e corrompe.

Un meccanismo che ogni mafia è riuscito ad attivare è quello di unire da una parte la tradizione e dall'altra la modernità: fusione perfetta tra queste due riuscendo ad adeguarsi perfettamente alle trasformazioni economiche e sociali.

Uno sbaglio che si è portato avanti per molto tempo è stata la convinzione da parte dello Stato di far fronte a un fatto esclusivamente criminale e illegale che quindi poteva essere combattuto con le armi normali e tradizionali. Al contrario, le mafie sono molto più di una criminalità comune e proprio per questo, come già detto, si sono dovuti creare e affinare mezzi e strumenti nuovi per poterla contrastare.

Legislazione e rapporti con la politica

Le organizzazioni mafiose sono state definite nell'art. 416ter → introdotto dalla legge 356 del 1992 che nel corso del tempo subisce una serie di cambiamenti che va a punire lo scambio elettorale politico-mafioso, quindi lo scambio di voto. I mafiosi, però, sono stati bravi a intessere rapporti anche solidi con organi dello Stato, per questo si parla di contaminazione della politica.

Il governo mafioso di Cosa Nostra sotto l'egemonia di Toto Rina è costellato da un numero elevato di omicidi eccellenti che culminano poi nelle stragi di Capaci e di via d'Amelio (del 1992). Riflettendo su questo periodo particolare di Cosa Nostra, guardando alla mafia siciliana fin dalle origini, è possibile considerare la gestione...

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dalia.zin.eddin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Mafie e processi di vittimizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Sette Raffaella.
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