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Economia politica (Macro)

Economia politica come scienza sociale

L'economia politica non è una scienza esatta perché:

  • Si basa su delle ipotesi e dei risultati che non si possono provare.
  • Non è l’evoluzione della scienza economica.

È una scienza sociale perché si parte da dei punti di vista:

  • Non possiamo dire che certi punti di vista sono giusti e certi sono sbagliati, essi possono convivere e ognuno di loro darà vita ad una teoria.
  • La teoria parte da delle ipotesi che non possono essere giuste o sbagliate, perché esse derivano dal mio punto di vista, non possono essere oggetto di dimostrazione.

Quello che possiamo fare è constatare se i dati o i fatti si conformano con la teoria, seguendo questo schema:

  • Parto dal mio punto di vista.
  • Butto giù la mia teoria.
  • Costruisco il mio modello.
  • Faccio un’analisi empirica e verifico se i dati/fatti sono coerenti con la mia teoria.

Attraverso questo percorso di teoria-modelli-analisi, si entra nel campo della politica economica; non solo mi interessa spiegare come funziona il sistema, ma anche governare e cambiare il sistema.

Però la politica economica non può prescindere dalle scelte politiche.

Ad esempio, due obiettivi diversi della politica economica possono essere la piena occupazione e il controllo dell’inflazione.

Questi due obiettivi, in certe fasi, sono antagonisti, ovvero:

  • Che se spingo molto sulla piena occupazione, non posso garantire un’inflazione pari a zero.
  • Allo stesso modo, se voglio avere un’inflazione pari a zero, non riesco a garantire la piena occupazione.

Perché o accetto una crescita dei prezzi per avere più occupati, oppure accetto più disoccupati per avere una crescita dei prezzi bassa.

Stagflazione

Cos’è la stagflazione?

  • È la compresenza di un’elevata inflazione e disoccupazione.

Differenza tra macroeconomia e microeconomia

Che differenza c’è tra Macroeconomia e Microeconomia?

  • La Macroeconomia è il ramo dell’economia politica che studia il funzionamento del sistema economico nel suo insieme.
  • La Microeconomia si occupa del comportamento dei singoli mercati e soggetti economici.

La distinzione tra beni e servizi ci aiuta a chiarire meglio la differenza fra microeconomia e macroeconomia ed è l’espressione del prodotto aggregato.

  • Il prodotto aggregato è la somma dei valori dei beni finali prodotti in un sistema economico.

Z Q P Q P Q P(0)= (1.0) (1.0) + (2.0) (2.0)+…+ (n.0) (n.0)

  • Q e P sono le quantità e i prezzi dei beni finali prodotti dal sistema economico in un determinato periodo di tempo.
  • Nel calcolo del prodotto aggregato sono esclusi i beni intermediari, quelli utilizzati per produrre i beni finali.

Cosa dobbiamo analizzare? Innanzitutto:

  • Verifichiamo se la variabile Z (prod. aggregato) è aumentata, diminuita o rimasta costante.
  • Bisogna valutare se l’eventuale variazione di Z sia dovuta al mutamento delle quantità prodotte o dei prezzi.

C'è una grande differenza tra i due:

  • L'aumento delle quantità prodotte comporta un maggior benessere per la popolazione.
  • L'aumento dei prezzi produce inflazione, senza alcun benessere per la popolazione.

Paese e contabilità nazionale

Cosa intendiamo con paese?

  • Intendiamo un’estensione di terre comprese entro determinati confini e abitate da una popolazione dotata di un’organizzazione statale.

Nella contabilità nazionale:

  • Per indicare la produzione di beni finali effettuata entro i confini del paese, si usa il termine prodotto interno.
  • Per indicare la produzione effettuata sia entro i confini sia nel resto del mondo, solo dalle imprese residenti nel paese, si usa il termine prodotto nazionale.

Il problema del coordinamento

Cos’è il problema del coordinamento? La società deve risolvere un problema preliminare, appunto il coordinamento, ovvero: chi decide cosa? Chi decide l’attività che ciascun membro della società deve svolgere? E come si fa ad evitare che ci siano troppi avvocati o medici e pochi agricoltori o ingegneri?

Nella storia umana, questo problema è stato risolto con tre formule principali di organizzazione, della produzione e dello scambio dei beni, basate su:

  1. Tradizione, era diffusa nelle comunità primitive e nelle piccole società antiche e medievali. Si basa sul principio che se un determinato tipo di divisione del lavoro si è dimostrato efficace attraverso l’esperienza storica, deve essere tramandato di generazione in generazione, non deve essere modificato dalla collettività che l’ha adottato.

Quindi, l’innovazione e il cambiamento sono nemici della società fondata sulla tradizione;

  1. Comando o pianificazione centralizzata, le decisioni sulla divisione del lavoro e sulla distribuzione degli oneri e dei benefici fra i membri della collettività sono prese dall’alto, da un’autorità statale dotata di ampi poteri. La pianificazione centralizzata, con il fallimento dell’esperimento comunista nell’ex URSS e nell’Europa dell’Est sino al crollo del muro di Berlino e la conversione del sistema cinese all’economia di mercato.

Questa forma di coordinamento oggi è diventata dominante nel mondo industrializzato.

  1. Mercato:
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

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