Macroeconomia
Nella macroeconomia vengono poste tre domande fondamentali:
- Cosa produco?
- Come produco?
- Per chi produco?
Il concetto fondamentale è quello di produzione aggregata, la macroeconomia studia le variabili riferite ad un macrosistema economico.
Che cosa determina la produzione aggregata in un paese nel tempo? Questo è importante perché la produzione aggregata riesce a misurare il reddito del paese; quindi, tanto più è alta la produzione aggregata tanto più alto sarà il reddito. Un elemento fondamentale nella macroeconomia è il tempo. Noi studieremo la produzione aggregata tenendo in considerazione tre modelli:
- Modello IS-LM: in economia chiusa, in economia aperta (importazioni ed esportazioni). Questo modello ci serve per capire le variazioni della produzione aggregata nel breve periodo (dove il breve periodo è diverso da quello visto in microeconomia, qui il breve periodo è di qualche anno).
- Modello IS-LM-PC: dove “PC” deriva da curva di Philips, che si riferisce ad un medio periodo (10 anni).
- Modello di Solow: modello di base della crescita economica, si usa nel lungo periodo.
Il modello IS-LM ci serve per capire quali sono le determinanti della produzione aggregata nel breve periodo, nel costruire questo modello consideriamo costanti i valori dei beni: nel breve periodo l’inflazione (cioè l’aumento del valore generale dei prezzi) e la deflazione non ci sono, nel breve periodo diamo per dato il livello potenziale del livello economico, diamo il suo potenziale per dato → quindi per costruire questo modello usiamo queste ipotesi. Nel tempo l’economia tende verso una produzione naturale, dove arriva l’economia → ci arriva senza “surriscaldarsi” (senza aumento di prezzo). Quindi le ipotesi sono:
- Non consideriamo l’aumento di prezzi.
- Diamo per data la produzione economica.
Il modello IS-LM-PC lo usiamo nel medio periodo, considerando questa volta il ruolo dei prezzi; quindi, per l’inflazione consideriamo come dato il livello della produzione.
→ Nel lungo periodo ci concentriamo sulla crescita economica, cioè l’aumento della capacità produttiva dell’economia nel tempo. Ci occupiamo proprio della capacità produttiva che prima davamo per data.
→ Nel breve periodo la capacità riguarda un PIL potenziale, nel lungo periodo studiamo proprio il PIL potenziale.
Noi guardiamo l’economia in tre diverse prospettive:
- Produzione di cose e di servizi (economia reale, dove reale deriva da “res” - cosa), in questo caso siamo interessati all’equilibrio del macro-mercato, ed è proprio da qui che nasce la relazione “IS”.
- Economia dal lato delle attività finanziarie, titoli con varia natura e scadenza, guardiamo al mercato della moneta e troviamo la relazione “LM”; che unita con quella di prima ci dà la relazione “IS-LM”.
- Economia nel mercato del lavoro, dove troviamo la curva di Philips e da qui ricaviamo la relazione “PC”.
Concetti introduttivi
Abbiamo tre definizioni equivalenti di PIL, prima di tutto cosa significa:
- P = produzione.
- I = interna al paese (fattori produzione che operano nel paese).
- L = lorda, perché una parte della produzione sono gli investimenti che sono valutati al lordo.
Una volta al posto del PIL si studiava il PNL, dove PNL stava per:
- P = produzione.
- N = stava per nazionale, si teneva in considerazione la produzione di imprese del paese (questo significava che per esempio se si fosse considerata la Coca-Cola prodotta in Italia, una volta sarebbe stata inserita nella produzione degli Stati Uniti → oggi considerando il PIL è inserita nella produzione italiana).
- L = lorda.
Per quanto riguarda le definizioni equivalenti di PIL, queste sono:
1) Il PIL è il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti da un’economia in un arco di tempo. Finali vuol dire che nel PIL non consideriamo i prodotti intermedi (per esempio per produrre il pane mi serve la farina, noi non consideriamo la farina ma il pane).
2) Il PIL si può calcolare come la somma di valore aggiunto in un dato periodo di tempo. Il valore aggiunto è la differenza tra il valore della produzione finale meno il valore dei beni intermedi, questa differenza viene calcolata per ogni azienda poi queste vengono sommate e otteniamo il PIL. Per quanto riguarda il valore della produzione finale non deve essere obbligatoriamente il valore del bene finale ma può essere anche il valore del bene intermedio.
3) Il PIL è la somma dei redditi di un’economia in un dato periodo di tempo.
PIL nominale e reale
Il PIL nominale fa riferimento alla produzione di beni e servizi finali in un anno e valutata ai prezzi di quell’anno.
Il PIL reale sono i beni e servizi prodotti in un anno e valutati in un altro anno (definito anno base), così facendo si tengono fermi i prezzi in un arco di tempo (l’anno base lo definisce l’INSTAT). Questa cosa è molto importante perché noi siamo interessati a calcolare il tasso di crescita del PIL (questo tasso di crescita viene indicato con “g”). − −1= ∗ 100−1 → ”g” è il tasso di variazione tra il tempo “t” e “t-1”. Questo è il tasso di crescita che in linea teorica lo possiamo calcolare con il PIL reale e nominale. In realtà abbiamo bisogno di PIL reale e non nominale perché quest’ultimo si porta dietro variazioni e quindi non si riesce a determinare la crescita perché è influenzato dall’effetto dei prezzi; quindi per depurare ed evitare l’effetto dei prezzi si considera un anno base.
Esempio
Consideriamo tre anni:
- Notiamo che il 2015 è l’anno base, se andassimo a considerare il PIL nominale il tasso di crescita sarebbe molto più grande perché ci portiamo dietro l’effetto dei prezzi.
- Nel 2015 il PIL reale e nominale coincidono perché il 2015 è l’anno base, il PIL reale nel 2016 valuta pc e auto prodotti ma al prezzo dell’anno base, la differenza tra il PIL reale tra 2015 e 2016 è di 100 (cioè un pc). Se calcoliamo il PIL reale nel 2017 sempre considerando i prezzi dell’anno base, la differenza tra 2017 e 2015 è di 8100 (cioè un’automobile ed un pc). Siccome il PIL è depurato dalla variazione di crescita, possiamo trovare il tasso crescita.
- Quindi quando fissiamo l’anno base è come se fermassimo tutto e le variazioni si calcolano da quell’anno.
Economia in espansione e regressione
- L’economia si definisce in espansione quando per due trimestri consecutivi il tasso di crescita è positivo.
- L’economia si definisce in recessione quando per due trimestri consecutivi il tasso di crescita è negativo.
- Poi esiste una situazione intermedia, stagnara, quando non ci troviamo in nessuna delle due situazioni precedenti.
→ Per quanto riguarda l’anno base l’INSTAT lo cambia periodicamente, c’è un modo per creare indici che impediscono che ogni volta che cambia l’anno base “la storia venga riscritta” e quindi si riparta da zero.
Vocabolario del mondo del lavoro
Popolazione totale: è la popolazione residente in Italia, al netto delle persone residenti in convivenza, risultante dalla stima in media annua della Rilevazione sulle Forze di lavoro del periodo corrispondente. Questa popolazione si suddivide in: popolazione 0-14 anni, popolazione 15 anni o più.
Popolazione attiva: è composta da quella parte di popolazione che ha 15 o più anni, tra questi abbiamo persone inattive (studenti, malati, pensionati, carcerati).
→ Se dalla popolazione eliminiamo gli occupati troviamo:
- Occupati.
- Inattivi: chi non lavora e non cerca lavoro.
- Disoccupati: chi non lavora ma cerca lavoro attivamente.
= − = + = + = = → Il tasso di disoccupazione è un tasso che va espresso in percentuale; quindi, una volta calcolato va moltiplicato per 100. → = = = =
Perché gli economisti si occupano della disoccupazione?
Gli economisti si preoccupano della disoccupazione, ma diciamo maggiormente dell’inflazione, per i suoi effetti diretti sul benessere delle persone e inoltre perché la disoccupazione segnala che l’economia non sta utilizzando in modo efficiente alcune delle sue risorse.
Inflazione
Si ha inflazione quando una variabile “livello generale dei prezzi” aumenta, quando si riduce diciamo che c’è deflazione. Come si calcola il livello generale dei prezzi? Ci sono due modi diversi, ma quasi sempre questi danno due valori che viaggiano insieme:
- Deflatore del PIL: quel valore che se lo mettiamo al denominatore del PIL nominale otteniamo il PIL reale. Viene definito come una media dei prezzi dei beni e servizi finali prodotti da un’economia in un dato periodo di tempo. Quindi è una media di beni e servizi prodotti. = ∗ = ∗= = −
- Indice dei prezzi a consumo (IPC): cioè il costo medio di un paniere di beni, in questo caso si prende in considerazione, per esempio, il consumo di una famiglia che vive in un determinato centro urbano.
Questi due indicatori sono dei numeri indici, dove un numero indice è un numero posto uguale a “1” o “100” nell’anno base.
Esempio
Se per esempio “t” è l’anno base =1.
Nell’anno 1 “t+1”=1,2.
Andando a calcolare il tasso di variazione, in questo caso calcolo il tasso di inflazione: − 1,2 − 1+1 = = = 0,2 ∗ 100% = 20%+1 1
Noi dell’inflazione vogliamo sapere la velocità di cambiamento e questo si può vedere con l’indice del tasso d’inflazione.
Perché gli economisti si occupano dell’inflazione?
1) Riduce il potere di acquisto dei salari.
2) Influenza la distribuzione del reddito.
3) Crea distorsioni: aumenta l’incertezza (per quanto riguarda gli investimenti fatti dagli imprenditori), provoca fiscal drag (se aumenta il reddito lordo si pagano più tasse).
Con un’alta inflazione a perderci sono i creditori e a guadagnarci sono i debitori.
Disavanzo o deficit di bilancio
Il deficit di bilancio nello stato si verifica considerando che lo stato ha delle entrate e delle uscite.
- Le uscite si chiamano spese pubbliche (indicate con “G” → governance) che però non includono i pagamenti per la spesa sanitaria, le pensioni, e il pagamento degli interessi per quanto riguarda il debito pubblico.
- La spesa pubblica è invece l’acquisto dei beni e servizi nel settore pubblico.
- Tutto il resto rientra nelle altre variabili che sono le entrate (t = tassescion), noi paghiamo le tasse che vanno verso lo stato.
Se le uscite sono pari alle entrate diciamo che il bilancio pubblico è in pareggio, le entrate sono considerate al netto delle spese per i servizi, per le pensioni, per la spesa sanitaria.
Tutto il disavanzo che si accumula nel tempo diventa debito pubblico.
Esportazioni nette
Le esportazioni sono vendite di beni e servizi all’estero:
- I beni sono partite visibili.
- I servizi sono partite invisibili.
Se le esportazioni superano le importazioni c’è un avanzo commerciale, altrimenti se si verifica il contrario c’è un disavanzo commerciale. = = = − =
Però per considerare le esportazioni nette dobbiamo considerare il tasso di cambio.
Il tasso di cambio
Per fare la differenza tra importazioni ed esportazioni queste devono essere nella stessa valuta.
- Diciamo che c’è un apprezzamento dell’euro quando ci vogliono più dollari per avere un euro ($/€).
- Diciamo che c’è un deprezzamento dell’euro quando ci vogliono meno dollari per avere un euro ($/€).
- Il tasso di cambio nominale è il tasso di cambio rispetto ad una valuta estera.
Macromercato dei beni
Noi guardiamo il mercato sotto diverse prospettive, nella prospettiva reale guardiamo la produzione di beni. Poiché parliamo di un mercato, l’equilibrio si effettua andando a considerare la domanda aggregata e l’offerta aggregata di beni. Torniamo ai concetti di PIL (che è la produzione di beni e servizi finali in economia in un dato periodo di tempo). Ma questi beni chi li acquista? La maggior parte l’acquistano le famiglie (questo rappresenta il consumo aggregato).
C = consumo → è una parte del PIL, il 60% circa che finisce alle famiglie (quindi la parte del PIL acquistata dalle famiglie). Però una parte del PIL viene acquistata dall’impresa, in questo caso si parla di beni capitali (strumentali).
I = investimento → anche questo fa parte del PIL. In realtà questa è solo una parte dell’investimento, “Investimento produttivo”, c’è un’altra parte d’investimento che è “Investimento immobiliare” → dove all’interno rientra anche l’investimento fatto dalle famiglie (per esempio l’acquisto di una casa).
G = governament → acquisto di beni da parte del governo. Dobbiamo considerare che una parte di cose prodotte dall’economia l’acquista lo stato (beni e acquisti del settore pubblico → spesa pubblica).
X = esportazioni → un’altra parte di beni prodotti va fuori, queste sono le esportazioni.
I = importazioni → considerando che queste si trovano anche all’interno delle altre variabili.
m
Se volessimo definire la domanda di beni nazionali… = + + + − Z = domanda di beni nazionali. → esportazioni NX = X-I nette (che bisogna considerare che possono essere anche negative). m = + + +
Noi però facciamo delle ipotesi per semplificare, altrimenti il ragionamento risulterebbe più complesso:
- Consideriamo l’economia chiusa, che non ha scambi con l’esterno (non ci sono importazioni ed esportazioni). = ++
- Consideriamo che tutto ciò che viene prodotto viene venduto: investimento scorte è zero, tutto ciò che abbiamo viene venduto. Considerando questa ipotesi, la nostra “Z” diventa identità, una definizione: ≡ ++ Z → è una variabile endogena, perché è determinata da altre variabili, ed è il risultato di “C+I+G”. “C;I;G” → sono variabili esogene, cioè sono determinate quindi sono date e non dipendono da altre. Ma questo si verifica in realtà? Diciamo che in realtà consideriamo effettivamente come esogena solo “G”, le altre potrebbero dipendere da altre cose. ̅ = .
- Per il momento andiamo a considerare anche “I” come esogena e vediamo cosa succede per il consumo. ̅̅ = + +
- Ci concentriamo sul consumo, che naturalmente è “aggregato”. Il consumo è determinato dall’acquisto di beni e servizi da parte delle famiglie, tutto questo dipende sicuramente dal reddito.
→ A questo punto consideriamo un’altra legge: = () = .
- Il segno [f(y+)] è positivo, questo significa che se aumenta il reddito aumenterà anche il consumo.
→ In questo caso però dobbiamo aggiungere una terza ipotesi, cioè che i prezzi non hanno un ruolo altrimenti inciderebbero sul consumo.
- Il reddito che può essere speso sarà dato da: reddito lordo – le imposte. Quindi va precisato che noi non consideriamo il reddito aggregato lordo ma quello disponibile. [Prendiamo Y e sottraiamo T(tasse) e otteniamo Yd). = ( − ) → = () = .
→ Però ancora la relazione non è completa, questo perché qualora il reddito disponibile dovesse essere zero la gente non consumerebbe e questa cosa non è possibile:
- Quindi questa relazione dipende anche da altre variabili distaccate dal reddito disponibile. = + ( − )0 1
C = consumo autonomo, non dipende dal reddito ma dipende dall’indebitamento e dai risparmi. 0
C = propensione marginale al consumo, quindi considera come varia il consumo totale al variare di un’unità 1 in più di reddito disponibile (solitamente se il reddito aumenta di un’unità il consumo aumenta di 0,7).
C (Y-T) = questo è il consumo che dipende dal reddito disponibile, è funzione lineare del reddito disponibile, 1 se aumenta anche C aumenterà.
→ Considerando quindi l’ultima equazione tro
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