Macroeconomia
Capitolo 1
Studio di fenomeni aggregati: PIL, tassi d'interesse, disoccupazione, prezzi (indice dei prezzi, tasso di crescita dei prezzi = inflazione).
In questo periodo c'è una fase congiunturale di crescita molto sostenuta, che vede un effetto rebound, ovvero un contraccolpo in seguito al grande tracollo vissuto durante la pandemia (ultima fase congiunturale marcatamente negativa, PIL sceso di 11%) ma non solo. L’Italia è sempre cresciuta più lentamente degli altri paesi europei, per diversi motivi: è uno dei paesi fondatori dell'UE, quindi cresce più lentamente rispetto a quelli che arrivano dopo alla crescita (in via di sviluppo) = fenomeno di copiatura rispetto ai leader.
In questo momento le previsioni dicono che l’Italia è il paese che crescerà più velocemente di tutti in Europa. Da cosa è dovuto? Non conta solo l’economia, ma anche un fenomeno legato alla fiducia. In Italia c’è sempre stata una forte instabilità politica. L’instabilità politica comporta anche esborsi monetari (sfiducia negli italiani e negli stranieri). Se si parla di finanziamenti degli investimenti, start-up: poco considerate in Italia, ora invece c’è questo fenomeno politico di fiducia (Draghi).
Altro fenomeno di fiducia legato alla pandemia: le cose vanno meglio che altrove, copertura vaccinale e tasso di incidenza del virus più basso in Europa.
Macroeconomia: molto attuale e sempre in movimento (testate: Il Sole 24 Ore).
Fenomeno di crescita in corso in tutte le economie, in Italia in maniera molto marcata dopo 30 anni, si accompagna non solo a una crescita del PIL (quindi dei redditi) ma anche dell’inflazione problema di ora che va indietro nel tempo, non dovuto alla pandemia ma a una situazione del 2008, crisi finanziaria. Risposta a una situazione del genere da parte dei governi (lato esecutivo, politica fiscale) e banche centrali (la migliore è stata la BCE con Trichet e poi Draghi); non si è lesinato a elargire liquidità al sistema per farlo riprendere fino a che è stato potuto: tutta quella liquidità è ora in circolazione (si prova a non scatenare fenomeni inflattivi).
Oltre all’inflazione (aumento dei prezzi che riduce il potere d’acquisto) anche la deflazione (= decrescita dei prezzi) è un problema: la pandemia ha visto questo fenomeno, non è esclusiva prerogativa della pandemia. Una decrescita dei prezzi significa che non c’è una produzione; quindi, le imprese non lavorano. Il post-crisi del 2008 ha generato fenomeni di deflazione (andamento dei prezzi molto importante, in mano alle banche centrali).
La disoccupazione e il PIL (crescita) vanno insieme: se si produce tanto, c’è bisogno di tanti lavoratori e quindi la disoccupazione scende (crescita sostenuta indica questo). Ragioni della disoccupazione in Europa.
Lungo periodo
(Un secolo: “crescita”, “benessere” e confronto tra nazioni), introduzione ai problemi macroeconomici, breve periodo e medio periodo.
Attualità ciclo economico (breve periodo)
- Espansioni e recessioni (crescita, decrescita, crisi economiche e finanziarie) = fluttuazioni cicliche (fenomeni di breve periodo);
- Fenomeni macroeconomici (di breve periodo).
Questo è quello che è avvenuto in un decennio, dal 2000 al 2009 (ascisse) alternarsi di fasi espansive e recessive; c’è una bolla speculativa sul settore immobiliare (Wall Street), che si verifica se le azioni di un certo comparto sono acquistate e quindi il listino in borsa (record di borsa) sale per giorni e mesi, il che fa salire gli acquisti di azioni che sono fatti in maniera speculativa, ovvero con l’idea che la quotazione azionaria continuerà a salire ma non è motivata per forza da un fondamentale = le azioni sono capitale di aziende e si mette un capitale solo perché ci si immagina che il giorno dopo qualcun altro compri le azioni, facendo salire le quotazioni e arricchendomi. In realtà è speculativa, perché si compra solo aspettandosi che si alzi le quotazioni ma questo può essere un meccanismo fittizio (non per forza quel settore sta investendo).
La Germania ha vissuto una situazione particolare, dovuta al crollo del muro di Berlino (1989).
Lungo periodo
Tuttavia, nel lungo periodo (100 anni) la situazione è diversa anche le crisi più sostenute (Crisi del ’29, del 2008) si notano poco le congiunture diventano quasi invisibili.
Come si misura la crescita di un’economia nel lungo periodo? Con il PIL (prodotto interno lordo): idea di benessere (tenore di vita) = variabile da massimizzare.
PIL reale (1.) pro-capite (2.) basato sulla PPP (3.)
1. PIL reale: è depurato dagli effetti dell’inflazione (crescita dei prezzi); questo perché non si può misurare la produzione di un’economia sommando le quantità dei beni venduti ma si usa il valore della produzione per capire quanto ha prodotto (Prezzi per quantità): si deve scorporare la produzione di beni e servizi dall’aumento dei prezzi.
2. Reddito pro-capite: divisa per la popolazione non si deve tener conto dell’effetto di dimensione del paese (Cina ha un PIL allineato all’Italia ma sono molti di più);
3. Basato sulla PPP = perfect purchasing parity, ovvero un meccanismo di adeguamento del PIL reale pro-capite in maniera da tenere conto dell’effetto tasso di cambio (unica valuta) e costo della vita in zone diverse del mondo. Il PIL deve riflettere il potere d’acquisto, nelle economie meno ricche è diverso da quelle più ricche (stipendi più alti ma anche costi più alti). Parità dei poteri d’acquisto = per livellare si usa un meccanismo particolare adeguamento.
Rapporto del PIL con la felicità e soddisfazione le due variabili sono correlate (1:1): la media della felicità è un dato costoso da rilevare (tramite sondaggio, su campioni ampi e rappresentativi) e reddito pro capite (è il PIL).
Il paese più ricco sono gli Stati Uniti (PIL più elevato) ma non il più felice, che è l’Olanda, che non sono i più ricchi. Se si prende un interpolante si vede che la felicità e il pil sono correlati quasi con un coefficiente pari a 1: motivato dal fatto che molti fenomeni che generano felicità sono legati alla tutela della salute, educazione, diritti. Europa: maggior tutela della cittadinanza per il benessere (esempio: sanità pubblica). Con alti redditi si possono comprare molte cose, lo Stato prova ad aiutare chi non se li può permettere.
PPP e livello dei prezzi
La correlazione tra il PIL pro-capite e il livello dei prezzi è crescente: dove gli stipendi sono più alti anche il costo della vita sarà più alto. PPP = meccanismo di adeguamento e correzione della misura di PIL pro-capite è un calcolo contabile semplice. Il criterio per applicare la PPP prende il nome di Hamburger standard = si prende un bene identico (Big Mac) che viene prodotto e venduto in qualsiasi zona del mondo. Questo bene identico viene convertito in un’unica unità di valuta (solitamente dollaro) si uniforma tutto in dollari. Nell’ultima colonna ci sono dei numeri preceduti da un segno, i numeri negativi più elevati (Russia = -51) corrispondono ai paesi più poveri in cui il costo della vita non è elevatissimo mentre quelli più ricchi sono caratterizzati da numeri positivi elevati (Svizzera = 58). L’ultima colonna è la prova che in paesi più ricchi i grandi monopolisti tendono a sfruttare la capacità di acquisto della popolazione. Tendono a mettere il bene a un prezzo più elevato (sfruttamento del potere di mercato), se invece lo facessero nei paesi più poveri smetterebbero di acquistarlo. Confronto nel livello di benessere della popolazione.
Cosa si può fare per sostenere la crescita?
- Incoraggiare risparmio e investimenti: i paesi più ricchi, che sono cresciuti più velocemente e si sono arricchiti di più sono quelli che hanno risparmiato di più (metà del secolo scorso, anni ’50);
- Incoraggiare l’innovazione, ricerca e sviluppo: contrapposizione ideologica con la strategia prima, si spinge su meccanismi intangibili grazie al contributo e all’intervento delle istituzioni e della regolamentazione (più nuova: fine del secolo scorso, anni ’90); pensiero istituzionalista (opposto della mano di Smith);
- Operare su esternalità: istruzione, efficienza amministrazione pubblica e infrastrutture (costo tutto meno se funziona tutto bene: maggior benessere ma servono investimenti iniziali);
- Politiche favorevoli ai mercati e alla competizione: concorrenza perfetta è il metodo di produzione che dà maggior benessere, dà un surplus maggiore sia ai consumatori che ai produttori.
Questo filone sulla ricerca e sviluppo ha un occhio anche sulla tutela dei diritti di proprietà intellettuale, ovvero sui brevetti (esempio: medicinali, servono ricerca e investimenti).
Teorie della crescita
- Solow (1965): basata sul tasso di risparmio difetto: il risparmio di una nazione era considerato esogeno (deriva dalle scelte prese dalla popolazione; quindi, è endogeno).
- Progresso tecnico, capitale umano, istituzioni modelli di crescita endogena = risparmio come frutto della scelta (fine anni ’80 – inizio ’90); sono dei modelli onnicomprensivi e realistici. Modelli basati sulle istituzioni: educazione, investimento su ricerca e innovazione.
1. Primo filone: prezzi variabili, input variabili (capitale e lavoro) = idea secondo cui la crescita è stimolata dall’accumulo e dall’investimento di capitale fisico ovvero dal tasso di risparmio (banca o azioni); le banche poi li prestano alle imprese oppure si compra capitale sul mercato (prestito obbligazionario). Più c’è risparmio più ci sono investimenti per acquistare capitale fisico (K = macchinari o strutture) così si cresce e si produce. Al contrario in alcune aree del mondo (Africa subsahariana) si osservano delle “trappole” di povertà = paesi che decrescono: la mancata accumulazione di risparmio (tutto usato per scopi di consumo) da parte della popolazione fa sì che non ci sia investimento.
2. Secondo filone: istituzionale = paese in cui le cose vanno bene (no guerre, no distruzione del capitale fisico) ci può essere risparmio, ma questi prestiti arrivano dall’estero. Ci sono dei rischi: o è basso e quindi il capitale non viene distrutto, di conseguenza il prestito viene pagato e si può investire; oppure può essere alto: se ci sono guerre e tutto il capitale viene distrutto non conviene.
- Diritti di proprietà (e di controllo) consentono di avere certezza nei contratti e negli scambi. Importante per l’innovazione, investimenti e crescita.
- Burocrazia efficiente e non corrotta: questione di investimenti (se ci sono prestiti da parte degli stranieri non devono essere persi).
- Istituzioni “economiche”: micro = antitrust; macro = banche centrali;
- Istituzioni politico-sociali (famiglia, welfare state, sistema di leggi, coorti di giustizia = imparzialità dei giudici, il Parlamento). Protezione media contro il diritto di espropriazione (x) e PIL pro-capite (y): hanno una correlazione positiva dove i diritti di proprietà sono tutelati si cresce di più.
Non ci sono meccanismi causali: i paesi più ricchi hanno più soldi (tasse, redditi) e quindi maggiori possibilità di finanziare e far funzionare le istituzioni. Indice di corruzione calcolato da una famosa istituzione (asse ascisse) è un indice di virtù = più è elevato l’indice meno corruzione c’è nel paese; PIL pro-capite (asse ordinate): correlazione positiva = dove c’è meno corruzione si cresce di più.
Blocco di paesi rappresentativo: sviluppati ma che si sono agganciati alla macchina dello sviluppo in tempi diversi. Leader: Stati Uniti (paese con reddito pro-capite più elevato al mondo) e Regno Unito (erano quelli più in riparo nella Seconda guerra mondiale; quindi, il capitale fisico non è andato distrutto). Poi ci sono paesi come Francia e Giappone (paese totalmente su base agricola fino a dopo la guerra) = il Giappone si sviluppa dopo tutti gli altri: lo si vede dal Prodotto pro capite nel 1950 in confronto agli altri paesi. Guardando il 2004 è più livellato: infatti i tassi di crescita del Giappone sono molto più elevati. Più facile copiare che inventare. Questa convergenza però non c’è stata per tutti i paesi: Africa subsahariana quelli sotto lo zero, che sono decresciuti. La mancata tutela dei diritti di proprietà ha fatto sì che queste risorse venissero sfruttate ma non dalla popolazione locale.
Storia del pensiero economico
Le crisi economiche e finanziarie: fenomeni macroeconomici interpretazione e soluzioni attraverso i principi classici, keynesiani (= interventismo statale) e neoclassici.
Crisi del 2008 che inizia da un settore specifico, del subprime = prodotti e mutuo ad alto rischio, disegnati per una clientela con alti livelli di studio e prospettiva di crescita esponenziale del reddito (redditi molto bassi all’inizio: universitari) queste famiglie si possono concedere di pagare dei mutui con delle rate basse all’inizio ma crescenti nel tempo (destinati a guadagnare di più). Questi mutui però sono stati collocati sulla clientela più povera in maniera inoculata (responsabilità giudiziarie), incentivata a sottoscrivere questi mutui perché aveva delle rate iniziali molto basse ma poi le rate si alzavano e si è creata una bolla nel settore immobiliare e quando è scoppiata questa bolla sono scesi i prezzi degli immobili e rimanevano tante rate da pagare, quindi nessuno soddisfava le obbligazioni (default).
Stima di quanto è crollato in termini di GDP mondiale (5% è elevatissimo): la ricchezza è stata bruciata. In blu viene indicato di quanto sono crollate le borse (circa 25%). Crisi che inizia da un mercato piccolo, di nicchia si è propagata all’intera economia (dalla parte finanziaria a quella reale = la produzione scende, aumenta la disoccupazione).
Ci si chiede se questo fenomeno fosse inatteso o se c’erano degli strumenti finanziari per prevedere un evento simile? C’era un precedente analogo: NYSE 1929 = crollo del mercato immobiliare a New York con la stessa bolla speculativa che ha portato alla propagazione a tutta l’economia reale (no dettagli ulteriori).
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