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Linguistica generale

Le caratteristiche della lingua naturale e i modelli di comunicazione

Cos’è la linguistica?

La linguistica è lo studio scientifico descrittivo del linguaggio umano. È detta generale perché non mira a descrivere un’unica lingua specifica, bensì le caratteristiche condivise da tutte le lingue del mondo.

È uno studio scientifico in quanto formula ipotesi generali che spieghino una molteplicità di fenomeni particolari. Queste ipotesi devono essere fondate attraverso esperimenti ripetibili per verificare che non ci siano eccezioni; se queste eccezioni non ci sono l’ipotesi è confermata.

Il metodo scientifico può essere:

  • Deduttivo: il procedimento mediante il quale si deducono, attraverso sillogismi, verità particolari da verità universali;
  • Induttivo: dall’esame di uno o più casi particolari, si giunge a una conclusione la cui portata si estende al di là dei singoli casi.

La linguistica è uno studio descrittivo, non normativo: il suo fine, infatti, non è quello di indicare “ciò che si deve o non si deve dire”, le forme corrette o quelle sbagliate; quello è il compito della grammatica normativa. Il suo obiettivo, invece, è quello di spiegare, e quindi ricondurre a leggi generali, ciò che si dice. Più precisamente, la linguistica ha l’obiettivo di spiegare il comportamento linguistico degli esseri umani e investigare i meccanismi che ne stanno alla base.

La linguistica è una scienza empirica, in quanto esplora i fatti del mondo e cerca di descriverli e spiegarli, ed è guidata da tre canoni scientifici:

  • La completezza, cioè la trattazione adeguata di tutto il materiale inerente;
  • La coerenza, ovvero la mancanza di contraddizioni;
  • L’economia, per la quale un’analisi o una formulazione più breve, con meno termini, è preferibile a una più lunga e complicata.

La comunicazione

La comunicazione, dunque, è il passaggio di informazioni da un emittente, che non deve essere per forza una persona, può anche essere un cartello, uno spot pubblicitario ecc., a un ricevente. Affinché avvenga un passaggio di informazioni, però, è necessario che emittente e ricevente condividano diversi fattori, ad esempio la stessa lingua.

Se riusciamo a percepire le informazioni è grazie all’immaginazione: noi capiamo perché immaginiamo e, in base alla propria esperienza, ognuno percepisce le cose in maniera diversa. Ci sono tanti enunciati che non abbiamo mai sentito, ma, nonostante ciò, il nostro cervello si sforza per capirli, creando immediatamente un contesto in base a quello che ha già visto. Per questo motivo il destinatario è molto importante, perché presta attenzione a ciò che gli viene comunicato; questo è ciò che viene definito comunicazione attiva.

L’ascoltatore attivo non si limita ad ascoltare ciò che gli viene detto, ma concentra la sua attenzione anche su altri fattori, come l’aspetto fisico, il linguaggio del corpo, le espressioni di chi gli parla.

Parlare vuol dire produrre dei suoni che formano parole che, instaurando delle relazioni fra loro, creano frasi di senso compiuto. Dare un senso a quello che si dice e capire quello che si ascolta è compito del nostro cervello. Parlare è, allo stesso tempo, un fenomeno naturale e complesso. In situazioni normali, parliamo senza sforzi particolari, senza dover riflettere su quello che stiamo facendo.

Siamo in grado di costruire e di capire le frasi senza alcuno sforzo in quanto, fin dalla nascita, siamo circondati da atti linguistici, i genitori e i parenti parlano ai bambini. La lingua, parlare, però, non ha un organo apposito: tutto ciò che c’è non serve per parlare, ma tutto ciò che c’è lo usiamo per parlare, durante le fasi di scarto.

Gli organi che impieghiamo sono: il cervello, l’apparato fonatorio, polmoni, laringe, lingua ecc., e l’apparato uditivo. I suoni giungono alle nostre orecchie grazie alla vibrazione delle particelle d’aria, ma non arrivano puliti, perché sono “sporcati” da altri rumori, i rumori di sottofondo. Il nostro cervello, però, non amplifica tutto quello che ascoltiamo, ma amplifica solo quello che ci interessa.

Dopodiché, la sinapsi neurale permette la decodifica a partire dalle unità più piccole fino alle unità più grandi, che insieme costituiscono l’enunciato. Questo processo avviene in frazioni infinitesime di secondo.

Che hanno contesto in un determinato argomento e ambiente.

Differenza tra lingua e linguaggio

Un linguaggio è un sistema di comunicazione, che serve a trasmettere informazioni da un individuo, emittente, a un altro, ricevente o destinatario. Nonostante abbiano tutti la stessa funzione, non vuol dire che facciano tutti parte dello stesso sistema: il linguaggio umano, o naturale, infatti, è dotato di caratteristiche proprie che lo distinguono dagli altri sistemi di comunicazione, come quello degli animali, dei computer, dei gesti, dell’arte ecc.

La lingua, invece, è una delle forme che il linguaggio umano assume nelle varie comunità. Le varie lingue, infatti, sono realizzazioni diverse dell’unico linguaggio e presentano tutte diverse strutture.

Il linguaggio come fenomeno psico-fisico e sociale

Il linguaggio, dunque, è la forma principale sotto la quale si manifesta il pensiero ed è un fenomeno psico-fisico e sociale. Questo è perché è proprio nel contesto sociale che il linguaggio si sviluppa e si diversifica. Inoltre, ciascuna comunità si identifica in una lingua.

Quando i popoli si diedero un’organizzazione più vasta, sotto forma di nazioni, avvertivano la necessità di creare confini politici e fra le diverse lingue presenti nel proprio territorio ne scelsero una in cui identificarsi, una lingua che li potesse rappresentare e che potesse essere usata per svariati usi; così nacque il concetto di lingua nazionale.

Le lingue, dunque, sono tutte diverse tra loro per necessità politica. La lingua nazionale è la lingua ufficiale della pubblica amministrazione, che si insegna nelle scuole e ha avuto un’elaborazione da parte dei grammatici. Ma non è l’unica lingua che esiste in una nazione: ci sono anche i dialetti. I dialetti sono informali in quanto sono stati relegati all’uso quotidiano e hanno seguito un’evoluzione propria, naturale.

Tutti i linguaggi sono sistemi di comunicazione e, in quanto tali, presuppongono un emittente, un ricevente e un mezzo. Uno dei linguaggi più complessi è quello delle api: attraverso un movimento dell’addome, le api trasportatrici possono fornire dei dettagli molto precisi.

Un esempio di linguaggio semplice, invece, è il semaforo, che ha un numero di simboli limitato ed è quindi un linguaggio rigido, semplice, che definiamo codice. Nessun linguaggio, se non quello umano, è dipendente dalla struttura. Per esempio, nel linguaggio dei fiori ognuno di essi ha un significato diverso. Questi significati, però, non possono essere composti, mentre le parole sì. Un’altra caratteristica che è solo del linguaggio umano è la possibilità di mentire.

La sociolinguistica

All’interno di una società, le lingue variano in base alle caratteristiche di chi ne fa uso.

Queste variabili sono:

  • Il sesso: un tempo, le novità linguistiche erano più accettate dagli uomini, in quanto le donne passavano molto più tempo in casa ed erano più conservatrici; con l’avvento della TV, però, si è ottenuto il contrario.
  • Il livello di istruzione: i parlanti più istruiti tendono ad abbandonare l’uso del dialetto e quindi sono più propensi alle innovazioni linguistiche. Inoltre, è anche importante il numero dei registri che si conoscono, perché più parole si conoscono, meglio si possono esprimere i propri pensieri.
  • L’età: una persona giovane è più incline ad usare parole nuove, es. le parole inglesi italianizzate, rispetto ad una persona più anziana.
  • La condizione economica: la classe sociale di appartenenza influisce sull’uso della lingua, anche se in realtà una persona con uno stipendio mediocre che ama la letteratura può saper parlare meglio di una persona ricca, ma le variabili della sociolinguistica sono state scritte tanto tempo fa.
  • La mobilità: emigrazione, leva militare, spostamenti dovuti ad attività commerciali hanno favorito la “contaminazione” fra lingue e dialetti.

La pragmatica

Un’ulteriore proprietà del linguaggio è sfruttare il contesto del discorso, cioè l’argomento di cui si parla e l’ambiente in cui si parla, per usare le parole e le frasi in modo del tutto particolare. In altre parole, è la lingua che si usa nella normalità, per esempio i modi di dire, il messaggio però passa lo stesso, i tipi di conversazione.

La langue e la parole

Ferdinand De Saussure può essere considerato il padre della linguistica o, meglio, dello strutturalismo. Non scrisse mai niente, ma tenne un corso di linguistica a Ginevra e con gli appunti dei suoi studenti nacque la linguistica generale. Proprio perché ognuno interpreta le informazioni in modo diverso, questi appunti non furono uniti in un unico testo, ma furono divisi in colonne e, insieme, diedero vita all’opera intitolata Cours de linguistique générale, ovvero “Corso di linguistica generale”.

De Saussure affermava che la lingua non è un oggetto unico, ma è diviso in due parti: la langue e la parole. La langue è la parte astratta, in cui si trovano le regole, ed è dunque la parte teorica; la parole consiste nell’esecuzione linguistica della langue da parte dell’individuo, il quale mette in pratica le regole della langue. Nel fare questo, egli produce dei suoni concreti.

La langue è collettiva, è il sistema di riferimento della collettività: l’esecuzione linguistica è individuale, ma il significato di una certa cosa è uguale per tutti. Per esempio: persone che provengono da nazioni diverse parlano lingue diverse, ma il significato che attribuiscono ad una parola, anche se detta in modo diverso, è sempre lo stesso.

Non può esistere una lingua in cui si trovi la parole e non la langue; al contrario, la langue può esistere senza la parole, ne sono esempio le lingue morte o una persona affetta da mutismo. La langue, inoltre, non è memoria: ogni volta che parliamo usiamo le regole da capo.

Saussure, nel suo Cours de linguistique générale, afferma che la lingua, langue, con le sue regole e le sue immagini acustiche, è così distinta dall'uomo, che un muto riesce a comprenderla nonostante sia privato dell'uso della parola, parole, cioè della sua esplicitazione pratica. “Gli organi vocali sono estranei alla lingua tanto quanto lo sono all'alfabeto morse e gli apparecchi elettrici che servono a trasmetterlo”.

Quando si sente parlare una lingua a noi ignota percepiamo solo i suoni, ma restiamo estranei al fatto sociale. La non conoscenza della langue, ci porta alla non comprensione. Spesso non viene considerata la correlazione che esiste tra forma e sostanza dell'espressione. La forma esiste al di là della sostanza. Le lingue morte, nonostante non si parlino più, cioè non vi siano più atti concreti di parole, quindi di sostanza, esistono lo stesso.

Un muto, nonostante non produca atti di parole, percepisce e comprende perché ha in sé la langue cioè la conoscenza del paradigma. Se ascoltiamo un atto di parole in arabo non conoscendo l'arabo, ascoltiamo solo dei suoni, degli eventi acustici senza comprendere, senza associare l'immagine acustica all'idea, al concetto, proprio perché non possiedono le regole, il paradigma.

Langue e parole sono caratteristiche anche di altri linguaggi, non solo di quello umano. Esempio: i cartelli stradali hanno forme, colori e simboli diversi che indicano cose diverse. Tutte queste cose rappresentano delle “regole”, parte teorica, e noi che le seguiamo le mettiamo in pratica.

Trubeckoj era d’accordo con De Saussure sul dividere la lingua in due parti. Egli parlò del concetto di evento ed evento irripetibile: tutte le volte che un uomo dice qualcosa ad un altro si ha un atto di parole, che avviene in un determinato luogo e in un determinato momento; dunque, ogni atto di parole è unico, irripetuto. Inoltre, c’è bisogno che l’emittente e il ricevente siano padroni dello stesso linguaggio.

Codice e messaggio

Un’altra distinzione tra astratto e concreto, è quella fatta da Jakobson tra codice e messaggio. Si consideri come esempio il codice Morse. Questo codice è costituito da due unità soltanto, il punto e la linea. Sulla base di queste due unità e delle regole di combinazione tra esse, si possono costruire diversi messaggi. Il codice è un insieme di potenzialità ed è astratto.

Un messaggio viene costruito sulla base delle unità fornite dal codice ed è un atto concreto. Le lingue umane funzionano allo stesso modo: si potrebbe dire che a livello di codice esistono delle unità astratte, le lettere, i suoni, e che queste possano combinarsi per formare dei messaggi, come anche dei non messaggi.

a. pane, pena b. eanp, eapn

Le proprietà del linguaggio

Ci sono proprietà condivise da più linguaggi, ovvero: discretezza, ricorsività e doppia articolazione. Una caratteristica che, invece, è propria del linguaggio umano è la dipendenza dalla struttura.

Il linguaggio umano è discreto, ciò vuol dire che i suoi elementi si distinguono gli uni dagli altri grazie all’esistenza di limiti ben definiti. Ad esempio, in italiano ci sono molti suoni simili tra loro: [b] e [p], [d] e [t]. Per quanto essi siano simili, per il parlante e per l’ascoltatore, hanno un effetto di netto contrasto e, se vengono scambiate, possono produrre due significati diversi.

Il linguaggio degli animali invece, che è un linguaggio continuo, non è fatto di simboli, mentre il linguaggio umano, la matematica, il semaforo ecc., sì, e meglio viene eseguito, più facile sarà la comprensione. È un esempio la danza delle api. L’ape esploratrice, con la sua “danza”, può indicare la direzione in cui si trova il cibo e la sua distanza. La direzione è indicata dall’asse della danza, la distanza dalla sua velocità: più la danza è veloce, più il cibo è vicino e viceversa, con una gamma illimitata di variazioni possibili.

Questo linguaggio è strutturato in modo diverso da quello umano: le parole sono formate da entità più piccole dette fonemi, nessuna delle quali ha significato, ma che, se scambiata con un’altra, ha la possibilità di produrre un significato diverso.

In ogni lingua, i fonemi sono in numero limitato, ma messi insieme possono formare un numero illimitato di segni, cioè di entità dotate di significante e significato o, meglio, hanno la possibilità di essere dotate di significato, se non ce l’hanno è perché non gli è stato assegnato. Questa caratteristica è chiamata doppia articolazione.

I simboli/lettere/fonemi sono elementi di seconda articolazione, i segni che formano sono elementi di prima articolazione.

La lingua non può essere fatta di memoria, perché sarebbe finita: potrei dire solo le cose che stanno nella memoria, un numero illimitato di parole o di frasi; quindi, la lingua diventerebbe un codice, il semaforo, che è finito, avendo tre colori, è un codice; nel semaforo non c’è la doppia articolazione, non possiamo combinare i suoi colori per avere un nuovo segnale.

Questa caratteristica sembra essere assente dal linguaggio degli animali: nel linguaggio delle api, ad esempio, ogni specifico movimento di danza indica una cosa precisa, ma non è scomponibile in “piccoli” movimenti ciascuno privo di significato.

Un’altra caratteristica di alcuni linguaggi è la ricorsività, ovvero la possibilità di crescere, in maniera coordinata, a destra o a sinistra tendenzialmente all’infinito, intorno ad un nucleo, ed è una regola che può essere applicata teoricamente un numero infinito di volte.

Crescita verso destra:

→ Luca corre Luca corre e suda

Crescita verso sinistra:

→ Luca corre Gianni, l’amico di Luca, corre

Oppure, si può anche incassare, ovvero usare un sintagma come componente di un altro sintagma, per esempio con un che:

Luca compra il vinile che il gruppo ha inciso

La ricorsività, dunque, è una caratteristica per la quale, partendo da un’informazione data, da una piccola frase detta nucleare, che è quella fondamentale, questa può crescere all’infinito. Questo perché il limite alla lunghezza delle frasi non esiste in linea di principio: infatti, sono le nostre limitazioni di spazio, tempo e memoria che non ci permettono di costruire effettivamente una frase di lunghezza infinita, in quanto ci sarebbe bisogno di un tempo infinito e di un foglio di carta infinito.

→ La ragazza di Pietro suona il pianoforte corretto

→ Il Pietro pianoforte di ragazza suona la sbagliato

Non è possibile che il cervello sbagli volontariamente, in quanto è dipendente dalla struttura; se sbaglia c’è una patologia, c’è qualcosa che non va.

Il concetto di grammaticalità è importante perché prima si crea la frase nucleare, poi le si attribuisce il significato. Dunque, prima viene costruita l’espressione, dando una sintassi alla frase, e poi la semantica, che dà il senso alla frase.

C’&egrav

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher calipn di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Romito Luciano.
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