Linguistica generale
Potremmo dire che la linguistica è la scienza che studia il linguaggio, il quale implica sempre un rapporto con la mente. Il linguaggio è un fenomeno storico evolutivo che nasce naturalmente a causa delle esigenze comunicative dell'essere umano; quindi, una lingua non è che una variazione costante di questa evoluzione. Le lingue possono differenziarsi per due aspetti: un aspetto iconico, che consiste nella replica della natura che ci circonda, e un aspetto temporale, ovvero il suo mutamento, il quale viene causato dai parlanti; bisogna dunque distinguere una prospettiva diacronica e una sincronica, ove quest'ultima analizza la lingua nell'oggi, nel preciso ambiente geografico e sociale.
Aspetti universali della lingua
Esistono aspetti universali della lingua, il che non vuol dire che sono immutabili. Basti pensare al "sì": ogni lingua possiede un modo per affermare e negare; tuttavia, non sempre è rimasto invariato. Per esempio, il "sì" italiano deriva dal "sic" latino, oppure il "oui" francese era "hoc" nella Francia del nord (derivazione latina) e "ouil" nella Francia del sud (derivazione provenzale). Gli aspetti universali che accomunano le lingue non sono le forme di queste, bensì tutto ciò che ha a che fare con la sfera percettiva e cognitiva dell'essere umano, ovvero che è comune sia all'esperienza sia alla cognizione, per esempio il concetto di "esserci", che tuttavia non sempre si esprime nella forma "io sono Andrea". Altri esempi di aspetti universali delle lingue possono essere i verbi come espressione dell'agire, la struttura mittente-destinatario della comunicazione (che è nata a causa dell'esigenza comunicativa umana), il singolare e il plurale, etc.
Perché mutano le lingue?
Allora perché mutano le lingue? Le ragioni sono diverse:
- Erosione fonetica, ovvero il processo in cui abbreviamo delle espressioni, causato dalla necessità primitiva di farsi capire nel minor tempo possibile (es: nascita della forma futura in italiano, dal latino verbo+habeo);
- Stravaganza, ovvero la ricerca di modi efficaci e creativi per persuadere o attirare l'attenzione dell'interlocutore (es: "un sacco di" per esprimere abbondanza, utilizzo di iperboli);
- Progresso scientifico e tecnico: il mondo esterno cambia e con esso cambiano anche le lingue, per stare al passo coi tempi;
- Sociolinguistica, in particolare voler prendere le distanze dalle vecchie generazioni, da cui si evince la dimensione inevitabilmente sociale del linguaggio, di fatti con il mutamento della società cambiano anche le esigenze comunicative (es. il "verlain" francese, il "riocontra" milanese). È il classico fenomeno che si ricollega ai gerghi e ai dialetti sociali e a tutte le implicazioni sociali della lingua;
- Contatto linguistico (es: "computer" o "mouse"). Quando lingue diverse si influenzano tra loro per svariati motivi, dalla vicinanza geografica, a ragioni commerciali e culturali. Ad esempio, la lingua romena è una lingua romanza neolatina che è stata circondata da lingue slave, che hanno causato modifiche importanti sia a livello lessicale che sintattico nella lingua.
Rapporto tra linguaggio e mente
Per quanto riguarda il rapporto linguaggio e mente, c'è chi sostiene che ogni nuova lingua dia la possibilità al parlante di reinventare la propria personalità (lingue diverse permettono di strutturare il pensiero in modo diverso). Non a caso il tedesco è considerato la lingua della filosofia, infatti permette di esprimere concetti complessi in una sola parola grazie all'aggiunta di prefissi e suffissi. Tuttavia, questa teoria rischia di sfociare nel relativismo linguistico (ovvero la credenza che lingue diverse portino a strutturare il pensiero in modo diverso) e in deformazioni scientifiche, tant'è che i regimi totalitari affermarono che in virtù di questi studi esistono necessariamente lingue di serie A e di serie B. Al contrario, la struttura del pensiero umano non cambia, cambiano solo le forme di esprimerlo.
Come si impara una lingua?
Infine, come si impara una lingua? Pensiamo alla ragazzina che ha vissuto per 13 anni in uno sgabuzzino rinchiusa da sola, quando la trovarono non sapeva neanche cosa fosse il linguaggio, proprio perché esso presuppone la relazione umana per stimolare l'esigenza comunicativa (es: i neonati, nonostante non sappiano parlare, emettono versi per imitazione dei genitori, da cui nasce la prima conversazione a turni della loro vita).
La definizione di lingua
Abbiamo notato come la linguistica sia una scienza del linguaggio che abbia sia una funzione descrittiva (come?) sia esplicativa (perché?), infatti si parte dall'osservazione di aspetti descrittivi classificativi per poi cercarne la causa. Lo studio della lingua si può dividere in due sottocampi principali: la linguistica generale che si occupa di cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue, e la linguistica storica, che si occupa dell'evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura. La linguistica tende dunque a un modello teorico e metodologico che descriva e comprenda i fenomeni linguistici di ogni lingua parlata nella storia dell'uomo; tuttavia, abbiamo tanti modelli e tante teorie che sono caratterizzate da strumenti esplicativi diversi.
Domande fondamentali sulla lingua
Poniamoci alcune domande:
- Cos'è una lingua? Da cosa è caratterizzata? Quali altri linguaggi esistono oltre al linguaggio verbale umano?
- Quali sono gli strumenti descrittivi ed esplicativi dei principali approcci teorici della linguistica? Cosa significa analizzare una lingua?
- Quante e quali sono le lingue del mondo? Come possiamo classificarle?
Ora, gli strumenti descrittivi ed esplicativi della linguistica sono diversi, per esempio Noam Chomsky, che aveva svolto un dottorato di ricerca in matematica, ne applica la metodologia alla linguistica, adottando un approccio formale tipico della matematica, la quale analizza se stessa con termini e metodologie proprie a se stessa. Questo approccio fu fortemente criticato col passare degli anni, e fu contrapposto ad un approccio funzionalista, che analizza lo sviluppo del linguaggio a braccetto con la società, l'antropologia e la cultura. Per quanto riguarda la diversità linguistica ci troviamo di fronte a una questione politica, basti pensare alle cosiddette "minoranze linguistiche" o alle lingue in via di estinzione.
Definizione di linguaggio verbale umano
Cominciamo dalla definizione di linguaggio verbale umano, o lingua:
Ciascuno dei sistemi simbolici propri della specie umana ma diversi da comunità a comunità (e in qualche misura da individuo a individuo), trasmessi per via culturale e non ereditate biologicamente, basati su simboli vocali o gestuali, attraverso cui gli appartenenti alle società umane conoscono la realtà, la categorizzano, sviluppano pensieri articolati, comunicano le proprie conoscenze e i propri pensieri.
Acquisizione culturale della lingua
Ora, focalizziamoci sull'acquisizione culturale della lingua e non biologica, è evidente che la lingua madre che si apprende varia in base al contesto in cui siamo inseriti nei primi anni di vita; tuttavia, è innegabile l'esistenza di un corredo biologico che permette di conoscere una lingua, che è per esempio l'apparato fonatorio; infatti, solo l'essere umano può produrre così tanti suoni. Quindi ogni essere umano ha la facoltà di linguaggio, ovvero la capacità cognitiva e fisica che fa parte del corredo biologico, nonché la parte neurologica che permette la capacità simbolica e astrattiva. Infatti, la facoltà linguistica risiede nel lobo spazio-temporale del cervello umano, il quale si è evoluto con gli anni di pari passo con l'evoluzione del linguaggio. Ebbene è proprio in virtù della facoltà di linguaggio che possiamo imparare la nostra lingua madre senza un addestramento, ovviamente si possono acquisire più lingue, ma c'è chi sostiene che la lingua materna è solo una, ovvero quella appresa all'inizio della nostra vita. Questa lingua materna però non dipende dalla facoltà di linguaggio, bensì dall'ambiente in cui siamo inseriti; dunque, l'apprendimento di essa agisce per trasmissione culturale, motivo per cui Wilhelm von Humboldt ha definito le lingue storico-naturali, ove per storico si fa riferimento alle vicende storiche della comunità e per naturale si intende la facoltà di linguaggio biologica.
Distinzione tra linguaggio e lingua
Attenzione a non confondere il linguaggio con la lingua, infatti tutte le specie animali possiedono facoltà di linguaggio, ma solo l'essere umano può apprendere una lingua. A occuparsi delle capacità comunicative degli animali è la zoosemiotica (dove la semiotica è lo studio della comunicazione), sia tra di loro sia con gli umani, basti pensare alla comunicazione del cane o del gatto sia tra loro sia con il padrone. Tuttavia, appunto nessun linguaggio animale possiede la complessità della lingua umana, una banale motivazione è appunto la capacità di esprimere concetti temporali o astratti.
Apprendimento delle lingue
Successivamente per definizione diverse comunità apprendono lingue diverse, ciò dipende da due fattori: l'arbitrarietà dei segni linguistici (riferirsi allo stesso oggetto in maniere diverse) e il carattere storico-evolutivo della lingua. Se ci pensiamo bene le parole che usiamo per comunicare non assomigliano visivamente all'oggetto a cui ci riferiamo (la parola "albero" non assomiglia a un albero), dunque la nascita della stringa fonetica che ha reso tale la parola per riferirsi all'albero ha una causa storica, determinata dall'arbitrarietà dei segni linguistici. Per quanto riguarda il carattere storico-evolutivo delle lingue, ci si riferisce proprio al mutamento del linguaggio, infatti se si parla una sola lingua in una zona non significa che questa non possa evolversi in più lingue diverse (es: lingue romanze derivanti dal latino), dunque le lingue si evolvono in virtù delle esigenze comunicative che nascono nelle diverse culture e società, basti pensare alle 9 diverse forme che gli eschimesi hanno per riferirsi alla neve: la comunità eschimese deve far intendere con una parola il grado di pericolosità o di sicurezza che quella neve comporta al passaggio della slitta, esigenza che evidentemente non esiste in Messico dove si possiede un solo modo di dire "neve". Un altro esempio anche a livello locale è la contrapposizione tra comunità contadine e metropolitane: a Brescia viene ancora parlato il dialetto da un'ampia fetta di popolazione perché si tratta di una comunità per lo più isolata, mentre a Milano si è perso il dialetto a causa delle influenze linguistiche determinate dal passaggio di popolazioni. Dunque, nelle valli isolate o nelle isole è più comune il dialetto conservatore, mentre nelle aree di passaggio questo è meno diffuso, le linee che marcano il confine tra diverse zone dialettali sono dette isoglosse. Infatti, la diversità linguistica italiana è un fenomeno interessante dovuto dalla conformazione geografica e dalle vicende storiche; ma che cosa hanno in comune le lingue? Possiamo affermare che tutti i tratti legati alla facoltà di linguaggio e alla cognizione umana sono comuni a tutte le lingue, per esempio ogni lingua possiede un modo per parlare di ciò che non è ancora accaduto, semplicemente in maniera diversa. Tuttavia, si differenziano per la dimensione storico-evolutiva, prime differenze fra tutte si notano nel lessico e nella grammatica, quindi le lingue che derivano dalla stessa lingua presentano una somiglianza maggiore rispetto a lingue di radice diversa (sicuramente lo spagnolo e l'italiano, entrambe derivate dal latino, sono più simili dell'italiano col cinese), quindi esiste una misurabilità della diversità.
Lingue individuali
Le lingue sono in qualche misura diverse da individuo a individuo; infatti, le lingue individuali (idioletti) non sono mai uguali tra di loro. Ritorniamo all'esempio del bambino che apprende la lingua madre all'inizio della sua vita, questo viene esposto su larga scala alla lingua della comunità, ma su piccola scala entra in contatto con gli idioletti di chi lo circonda; dunque, mescolando i vari idioletti che percepisce ne sviluppa uno proprio. Questo succede perché il bambino generalizza e astrae ciò che sente immaginando un ipotetico funzionamento della lingua, per esempio nella fase in cui ci si riferisce al cane come "il bau bau" e al gatto come "il miao miao", ecco che il bambino chiamerà il chiwawa "miao" perché ne generalizza la dimensione associandolo al gatto. Ebbene è proprio l'insieme e l'intersezione degli idioletti che consolida la lingua della comunità, l'esistenza degli idioletti ci rivela come ogni individuo abbia svolto una propria astrazione della lingua, basti pensare a quante volte scopriamo in tarda età di aver sempre detto male una parola.
Analisi di una lingua
Ora, cosa significa analizzare una lingua? In primo luogo, significa analizzarne i prodotti, che sono i discorsi, i testi, le frasi, gli enunciati, etc. i quali sono tutti il frutto di un processo creativo; in secondo luogo, si indaga l'uso della lingua e le varietà di lingua, per esempio il diverso uso dei registri (formale, informale, colloquiale, etc.). Inoltre, la lingua si analizza in virtù del giudizio sulla propria lingua madre, ovvero il giudizio metalinguistico, ciò permette di individuare la varietà di lingua all'interno della comunità, tuttavia questo giudizio è estremamente soggettivo, dunque non è affidabile scientificamente. Dunque, bisogna identificare il dato linguistico, e come fare se la lingua è un fenomeno storico non osservabile direttamente? Ebbene basterà bloccare il dato linguistico attraverso trascrizioni e registrazioni, la linguistica come la chimica e la fisica è una scienza empirica, che si basa sull'esperienza e sul dato raccolto.
La lingua come sistema di segni
Per concludere l'analisi della definizione di lingua veniamo ad essa come sistema di segni, vocali e gestuali. Ora, cosa si intende per "segno"? Evidentemente ne esistono molte accezioni: se dico "non fare segni sul muro" mi riferisco al segno come una traccia, dicendo "il cielo è scuro, segno che oggi pioverà" mi riferisco a un presagio, nella matematica il segno "+" non è che una convenzione per l'addizione, nella frase "perdere il segno" ci si riferisce al punto in cui si è arrivati, etc. Ebbene qualcosa in comune queste diverse accezioni di "segno" ce l'hanno: infatti è sempre presente una componente sensibile (percepibile attraverso i sensi) che è l'espressione, ed una componente mentale che è il contenuto, dunque il segno è un'entità costituita da espressione e contenuto. Affinché esista un segno ci deve essere anche la sua interpretazione, se per esempio ho perso il gatto in spiaggia e ne vedo le impronte allora interpreto il segno come il suo passaggio, ma se non possiedo un gatto e ne vedo le impronte non mi curo dell'interpretazione. Dunque, se le lingue sono sistemi di segni, sono sistemi di elementi costituiti da espressione e contenuto a cui segue un'interpretazione, e in quanto tale ogni segno comunica un contenuto. Ma cosa significa "comunicare"? Si distinguono tre categorie della comunicazione a seconda dell'emittente, del ricevente e dell'intenzionalità. Se il semplice passaggio di informazioni non è intenzionale, ecco che la comunicazione è il passaggio di informazioni in modo intenzionale, poiché l'emittente del messaggio ha il fine di far passare l'informazione (es: se vedo del fuoco in lontananza, questo è presagio di incendio, dunque mi trovo di fronte a un segno poiché esistono espressione e contenuto legati a un'interpretazione, ma questa non è comunicazione perché il fuoco non mi sta dicendo intenzionalmente di essere divampato). Di fronte alla comunicazione riconosciamo sempre il comportamento comunicativo dell'interlocutore poiché l'intenzionalità è esplicita; dunque, i segni si distinguono tra intenzionali e non intenzionali (anche gli esseri umani producono segni non intenzionali, se sbadiglio a lezione non necessariamente mi sto annoiando, non c'è un'intenzione comunicativa in questo segno, semplicemente ciò che lega espressione e contenuto è che ho dormito poco). Infine, abbiamo una formulazione di inferenze se l'emittente non esiste, ma solo l'oggetto culturale che viene interpretato, e questo viene interpretato dal ricevente. Il secondo criterio per classificare i segni è proprio la motivazione, ovvero il rapporto stesso tra espressione e contenuto, la misura in cui l'espressione è motivata dal contenuto.
Tipi di segni
Esistono diversi tipi di segni:
- Indici: segni in cui espressione e contenuto hanno un rapporto naturale e causale, in questi c'è motivazione ma non si tratta di comunicazione intenzionale (ad esempio la nuvola grigia come segno di pioggia o il fumo come indice di fuoco);
- Segnali: segni in cui espressione e contenuto hanno un rapporto naturale e causale (dunque indici) ma usati intenzionalmente, dunque comunicativi (ad esempio lo sbadiglio di prima potrebbe essere una tattica per far capire all'interlocutore che mi sta annoiando, dunque diventa segnale perché è intenzionale, mentre se non è intenzionale rimane un indice);
- Icone: segni in cui espressione e contenuto sono legati da un rapporto di tipo analogico, ovvero l'espressione somiglia al contenuto, sono comunque forme di comunicazione perché intenzionali (es: cartello di lavori in corso, simbolo toilette, onomatopee, istogrammi, etc.). Anche le parole possono essere iconiche.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.