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Istituzioni di linguistica

Lezione 1 - 03/10

La linguistica può essere descritta come lo studio del linguaggio umano in generale, consente di comunicare, tramandare, ingannare, interagire, fingere e mentire, a differenza di altri tipi di linguaggio (es. quello animale) attraverso strategie linguistiche. Questa materia consente anche di capire quali sono i limiti della grammatica italiana.

Grazie ad Andrea Moro, si definisce cos’è l’accordo (pronomi M/F) e come si forma il collegamento tra verbo e soggetto.

Esempio:

  • Luca è andato
  • Miriam è andata

Il verbo è collegato all’elemento che percepiamo come soggetto, non all’elemento più vicino; nessuna lingua si basa sulla vicinanza o continuità. Vi è infatti un insieme di regole grammaticali finite: grammatica universale.

Il linguaggio, inteso come facoltà generale, definito che da una dotazione genetica (esiste una porzione di DNA che contiene gene responsabile dell’abilità comunicativa) si concretizza diventando oggetto storico a seconda dell’etnia, popolazione, epoca e contesto storico. Per lingua si intende una diversa realizzazione della facoltà del linguaggio.

Sociolinguistica: studia come le differenze di qualsivoglia genere di un gruppo si traducono in differenze linguistiche.

Lezione 2 - 04/10

La facoltà del linguaggio è una delle componenti fondamentali della lingua, è intesa come la capacità di acquisire una lingua, capacità solamente riferibile all’uomo, tale facoltà presenta meccanismi e strutture comuni a tutte le lingue. Porta le lingue a differenziarsi.

All’origine si usava una comune lingua, spargendosi nel territorio, l’uomo ha permesso la nascita di ulteriori forme linguistiche, si ritiene sia infatti un processo naturale, storico e culturale.

Il fatto che due lingue “vicine” possano comprendersi tra di loro, è una variabile che dipende dalla storia, dal modo in cui le persone si comportano, si atteggiano, e quali furono i punti di riferimento, è infatti fondamentale valutare l’aspetto storico tanto quando quello culturale.

Per esempio, il dialetto trentino, detto ladino è molto diverso dal veneto anche se alcuni elementi provengono appunto dal dialetto veneto, infatti una forte influenza è data dai paesi circostanti. Questa eredità è dovuta alle occasioni di contatto presentatesi in passato, infatti le lingue sono prodotto di fattori storici, tali occasioni permisero di prendere in prestito strutture e vocaboli, termini tecnici da un’altra lingua, che alla lunga si diffondono e cambiano il volto della lingua originale, creando una vera e propria interferenza linguistica, che nell’albero genealogico delle lingue si traduce in ramificazioni.

Nella società contemporanea, non è più necessario che vi sia una effettiva vicinanza fisica, nel mondo d’oggi i contatti linguistici passano per altri canali, le parole girano e giungono ad altri, interferendo con il modo di parlare altrui.

Gli studiosi sostengono che il linguaggio sia suddivisibile in sotto componenti, e che non vi sia un unico insieme comune, ma che appunto vi siano dei diversi riparti, ognuno funzionale ad un determinato scopo, e che gestisce una sede di operazione e componenti.

Si parla in generale di grammatica, riferendoci a tutto l’insieme di meccanismi che stanno nella nostra competenza linguistica, la grammatica in senso generale è costituita da moduli:

  • Fonetica e fonologia: la cui funzione si interessa di gestire ciò che riguarda la percezione e la produzione e in generale la processazione dei suoni. La componente fonetica è quella che consente di produrre e percepire la gamma di suoni che noi, come esseri umani siamo in grado di generare. La componente fonologica è un po’ la parte astratta della fonetica, quindi l’insieme di capacità che consente di riconoscere le differenze tra di loro. Distinguendo il nostro sistema di suoi da quello di altre fonologie. Responsabili per esempio della capacità di distinguere la differenza tra A ed E, o Mano e Nano.
  • Morfologia: componente della grammatica che consente di gestire la formazione delle parole, responsabile della capacità di comprendere la differenza tra manO e manI, quindi la diversità di struttura tra singolare e plurale. O il fatto che manO, seppur termini in O, ha desinenza femminile tanto che richiede l’articolo la.
  • Sintassi: componente della grammatica che consente di costruire le frasi comprensibili.
  • Semantica: componente che gestisce le relazioni di significato, conoscenza che permette di distinguere i rapporti di significato. Per esempio la differenza di coscienza richiesta per verbi del tipo TAGLIARE e SCIVOLARE. Riferita quindi al significato degli elementi linguistici.
  • Pragmatica: (parola che deriva dal greco antico “cosa” riferendosi a qualcosa di concreto, significa “pratica”) capacità di usare la lingua per fare delle cose, per agire sulle persone con cui si interagisce. Una azione pragmatica si svolge per esempio quando si impartisce un ordine o richiesta.

Quali sono le caratteristiche del linguaggio umano che lo rendono diverso da qualsiasi altro tipo di sistema di comunicazione? Ci sono diversi modi di comunicare, più o meno sofisticati, a codici, numeri, ma quello umano sarà sempre diverso.

Le lingue dei segni, per quanto artificiali rispondono alle caratteristiche del linguaggio in quanto facoltà naturale. Infatti, i parlanti bimodali, utilizzanti la lingua dei segni e il linguaggio orale, sono considerati bilingue, sono solo modalità diverse.

Le caratteristiche specifiche del linguaggio risiedono in due tematiche principali, nel fatto che il linguaggio è una forma sofisticata di codice e il fatto che sia una dotazione innata data dal corredo genetico. Per introdurre le caratteristiche fondamentale del linguaggio, è necessario introdurre in primis le riflessioni condotte da uno studioso svizzero: Ferdinand de Saussure, ritenuto fondatore della linguistica moderna.

In generale, ogni cultura si è posta quesiti riguardo alla natura dei linguaggi, Platone, già nel 4° secolo a.C. poneva domande tutt’ora attualissime. Un’ottima metà dei concetti che ad oggi usiamo per descrivere le lingue, sono ereditati dal mondo orientale, l’India (Panini, 6° a.C.), che già da molti secoli prima di Cristo, si impegnò per comprendere come poteva essere descritta la grammatica di una lingua. Questo principalmente perché la religione induista, richiedeva che i riti per la devozione degli dei prevedesse dei rituali complicati che, se errati comportavano la negazione dell’aiuto divino. Tutto ciò veniva tramandato oralmente, e fu necessario riadattare le usanze linguistiche obsolete. La lingua degli antenati indiani veniva scritta e studiata per poi insegnarla ai nuovi sacerdoti.

Inventarono delle strutture di catalogazione linguistica che vengono ad oggi ancora usati, per esempio, la parola gatto si divide in: GAT - TO in cui GAT è la radice, da cui sorge il resto della parola.

Le categorie linguistiche, sono arrivate a noi per ragioni puramente storiche, infatti da metà 700, l’India finisce sotto l’impero britannico, e questi per attuare un’interazione con i governatori, iniziarono a studiare la lingua e la letteratura dell’India. Gli inglesi si interessano alla lingua scritta dell’India antica e scoprono che questa era clamorosamente simile alle lingue antiche dell’Europa, greco antico, latino e germaniche antiche.

Il primo politico studioso, Wiliam Joes, nel 1796 scrive un saggio in cui nota le somiglianze tra la lingua antica dell’India sanscrito e altre lingue tra loro molto distanti, in che modo la lingua parlata secoli prima in India antica poteva avere contatti con la lingua parlata nel cuore dell’Europa in quel periodo. Non poteva essere una coincidenza che si verificasse una somiglianza così forte tra lingue che non avevano registrato alcun contatto, e che non solo le parole si somigliavano, ma che perfino la grammatica era simile. Per esempio le desinenze, hanno somiglianze troppo grandi per essere casuali.

I fratelli Grimm filologi, famosi per le favole, studiarono le forme delle lingue germaniche antiche; così come Bopp, che afferma la parentela delle lingue europee sulla base della coniugazione del verbo. Tutti loro ipotizzavano la presenza di un comune antenato: Indoeuropeo, probabilmente si trattava di una lingua parlata dalla popolazione nelle zone confinanti tra Asia e Europa, nello steppe a sud della Russia, vissuta intorno al 4000 a.C. che espandendosi e frammentandosi dall’interno, diffuse i fondamenti tra le varie lingue antiche tra Asia e Europa. (Famiglia delle lingue indoeuropee).

Quindi Suassure, prima del quale vi fu lunga storia di studi linguistici, si concentra straordinariamente non solo sulle caratteristiche storiche, ma anche sulle caratteristiche generali del linguaggio, e fu il primo a utilizzare il termine linguistica generale per riferirsi allo studio del linguaggio. (Libro 1916)

Dalla sua teoria, si diffonde una corrente che va oltre alla linguistica, investe la storia dell’arte, ed è il strutturalismo. Definendo gli assetti fondamentali del linguaggio in sé. Definito perciò padre della linguistica moderna, avendone concesso l’elevazione. La lingua nella sua essenza, in sé, quindi ciò che la fa funzionare, non è la singola frase, o atto comunicativo, pure realizzazioni concrete, ma ciò che conta è la sua dimensione astratta, cioè un insieme di rapporti che non stanno nella persona o nella società, ai quali i parlanti si adeguano.

Entrambi i parlanti, per comprendersi, si adeguano ad un insieme di regole non scritte che funzionano all’interno della loro comunità. Secondo Platone, le parole avevano significato convenzionale, una cosa è così, perché esiste un accordo tra le persone che si adeguano a quel concetto. Tutto ciò è consentito grazie all’esistenza di relazioni astratte tra gli elementi del linguaggio, ciò che viene condiviso non riguarda la singola parola, ma i rapporti che esistono tra i vari elementi linguistici. Noi siamo parlanti dentro alla comunità perché intercettiamo allo stesso modo le differenze. Siamo quindi utenti di un codice (inteso come dispositivo astratto) comune chiamato lingua. Il codice è un sistema fatto per trasmettere contenuti attraverso qualcosa che si vede, sente o tocca.

(Esempio: noi ci riferiamo al libro chiamandolo tale perché siamo d’accordo, che libro è diverso da giornale) C’è un accordo implicito per cui una classe di suoni, corrisponde ad uno specifico concetto. Viene condiviso un codice. Non sono i singoli eventi a tenere in piedi una lingua, ma solo per l’esistenza di una gabbia di regole astratte, che tutti i componenti di una comunità riconoscono.

Il linguaggio umano è un codice costituito da segni: elemento attraverso il quale il codice rappresentato dal linguaggio umano, consente il passaggio dei contenuti. Unità fatta contemporaneamente da un elemento percepibile acustico o grafico, costituito da una sequenza di suoni: significante e il contenuto: significato.

  • Significante: suoni
  • Significato: concetto

Moneta a due facce: segno linguistico, entità fatta da due componenti indispensabile, significante percepibile, e significato, concetto astratto richiamato dal significante.

Esempio: segno GATTO

  • Significante: sequenza di suoni G - A - T - T - O (parte percepita dai nostri sensi)
  • Significato: idea/concetto del mammifero domestico o selvatico…
  • Referente: gatto in carne ed ossa, a cui si fa riferimento tramite il segno linguistico (L’oggetto gatto, è ciò a cui si denota attraverso il segno gatto.)

Triangolo semiotico: Il segno mette in comunicazione, essendone il contatto diritto, il significato con il significante. Per quanto riguarda tutti quei vocaboli astratti, come democrazia, tirannia… l’universo mentale di ciascuno è in grado di riprodurre un referente immaginario anche per ciò che non è effettivamente concreto.

Arbitrarietà:

La definizione di codice è sistema dove certe caratteristiche tangibili percepibili forniscono informazioni. Il linguaggio è consapevole, c’è un atto volontario. Il simbolo, è diverso dal segno linguistico, essendo completamente astratto, è il frutto di una convenzione solo umana. Il segno linguistico è arbitrario, caratteristica che lo differenzia da qualsiasi altro codice, la relazione tra significato e significante è convenzionale, non ordinato o prescritto, non naturale. Non c’è ragione fisica o metafisica per cui una parola si riferisca ad una singola cosa.

Discretezza:

Il significante del segno linguistico è formato da unità distinguibili le une dalle altre, NON è quindi un atomo non divisibile. Le parole sono costituite da unità di cui sono riconosciamo i confini. Non è possibile a nessun altro codice. Qualsiasi parola è costituita da un numero di unità.

Esempio: cielo

  • 4 unità a livello di formazione di suoni: C-E-L-O poiché la i è un vizio grafico italiano
  • 5 unità a livello di sillabe: C-I-E-L-O

Il vantaggio è quello di consentire la produzione infinitesimale di parole. Il fatto di lavorare con un’unità discrete, ciascuna distinguibile dall’altra e interscambiabili è un sistema vincente.

Segno diverso e confine tra ogni unità: Esempio: Cane e Pane

Distintività:

Una variazione del significante comporta anche una differenza del significato. Tali mattoncini/unità più piccole, sono distinguibili e interscambiabili. Riconoscibili in base alla diversa posizione.

Linearità e continuità:

Non conta solo la differenza di suono, ma anche dove stanno i vari diversi elementi. Esempio: Arco e Caro

Le lingue e il linguaggio

Capitolo 1

La definizione può semplice e deduttiva di linguistica può essere: “disciplina che insegna le regole dello scrivere e del parlare correttamente” Quella appena citata è però più una concezione normativa della materia linguistica, la quale è in realtà più una disciplina descrittiva: “lo studio scientifico del linguaggio umano, con fine conoscitivo, per studiare il comportamento linguistico degli esseri umani e investigarne i meccanismi che ne stanno alla base”

Più semplice sarà invece la comprensione della parola linguaggio naturale ovvero quello che tutti siamo consapevoli di sapere e possedere e usare. Nonostante ciò sono riconosciuti come linguaggio anche strutture comunicative di altro tipo: linguaggio delle immagini, linguaggio animale…

Il punto in comune di tutti i vari linguaggi è che sono sistemi di comunicazione, consentono quindi la trasmissione di informazioni da un emittente ad un destinatario o ricevente, generando una forma di comunicazione. Ad ogni modo, nonostante sia intuibile che i vari tipi di linguaggio possono avere la medesima funzione, nonché quella di veicolare un’informazione, non è scontato automatico che abbiano anche la stessa struttura.

Infatti, il linguaggio umano, si differenzia da tutti gli altri per la sua specificità strutturale la quale comporta il fatto che la capacità di acquisire il linguaggio naturale sia solo una capacità umana. La linguistica non è valutabile su concezione normativa (la grammatica si), non stabilire cosa non dire, ma al contrario come dire e spiegarne il motivo; la lingua italiana infatti muta molto in base alla varietà d’uso.

Si dice quindi disciplina scientifica perché caratterizzata dall’analisi e dalla metodologia caratteristica di qualsiasi altra scienza, prevede quindi:

  • La formulazione di ipotesi generali (si basa su teorie chiare che possono adattarsi alle diverse situazioni)
  • La formulazione di ipotesi chiare e ripetibili (deve essere disponibile al controllo pubblico della validità)

Avendo appena affermato che il linguaggio naturale si distingue da le altre tipologie di linguaggio per alcune specificità caratteristiche, è necessario spiegare quali siano questi tratti distinguibili:

  1. Il linguaggio umano è discreto: ciò significa che gli elementi costitutivi del linguaggio umano sono distinguibili l’uno dall’altro, e sottintende quindi l’esistenza di limiti ben definiti. Per esempio, in italiano i suoni [p] e [b] sono distinguibili, patto e batto hanno un effetto diverso sia sul parlante che sull’ascoltatore, e non esistono entità di suoni intermedie tra questi due.
  2. Il linguaggio naturale è caratterizzato da distintività, le parole, oltre ad avere un proprio significato possono essere scomposte in piccole unità detti fonemi, (senza un significato individuale e il cui numero è limitato), ma i quali hanno la capacità di poter essere interscambiabili, dando vita a nuove parole e ulteriori significati. Per esempio, in patto i fonemi sono <

    > <> <> <> <> Doppia articolazione: il linguaggio umano forma un numero altissimo di segni, ovvero di entità dotate di significato e significante mediante un numero molto limitato di fonemi, unità senza significato.

  3. Inoltre il linguaggio naturale rispetto a quello animale per esempio, propone un illimitato inventario di segni, si creano continuamente parole nuove. Questo meccanismo contribuisce al fenomeno della ricorsività, capacità che consente di costruire frasi nuove a partire da una forma strutturale principale. Per esempio, si parte da una frase semplice come “Maria mi ha colpito” e si aggiunge qualche info passando tra FS a FC.

Frase principale: ho detto a Maria Frase dipendente (dal v della principale): che ho mal di testa (FS) Frase complessa: ho detto a Maria che

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MARTAALESSIO di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Bertocci Davide.
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