Cos'è una lingua speciale
Una lingua speciale è una varietà di lingua caratterizzata da alcune particolarità:
- Riflette un sapere specialistico, condiviso da una minoranza di esperti, e risponde allo scopo di favorire la comunicazione all'interno di quel gruppo.
- Utilizza tratti linguistici propri della lingua di riferimento integrandoli per quanto riguarda il lessico e la formazione delle parole.
- Tende, a differenza della lingua comune, polisemica per natura, a essere univoca, cioè a stabilire un rapporto preciso e costante tra parole e cose.
L'aspetto individuante di una lingua speciale risiede nel lessico, ma un'importanza notevole hanno anche alcune caratteristiche sintattiche e testuali.
Caratteristiche delle lingue speciali
Tra le caratteristiche delle lingue speciali che esulano dall'ambito lessicale, si possono menzionare:
- Il potenziamento del nome rispetto al verbo.
- La deagentivizzazione, cioè la preferenza per le frasi senza soggetto esplicito o, al passivo, senza complemento d'agente.
- L'alto grado di coesione testuale, ottenuto tramite un continuo riferimento anaforico (a ciò che precede: detta ipotesi, in base a quanto dimostrato, cfr. supra etc.) o cataforico (a ciò che segue: come si vedrà più avanti, vedi infra).
Il numero delle lingue speciali è potenzialmente aperto: alcune hanno un grado di tecnicazione molto alto (la lingua della matematica, della medicina, di certe branche della linguistica); altre, un grado minore (la lingua del diritto, della burocrazia, dell'economia). Accanto a lingua speciale, si parla anche di linguaggio settoriale.
Tecnicismi
L'esigenza di denominare in modo preciso e inequivocabile oggetti, concetti, eventi estranei all'attività quotidiana ha fatto sì che le scienze abbiano sviluppato un lessico costituito da vocaboli che ricorrono solo in quel determinato ambito. Accanto a questi vocaboli (definiti tecnicismi specifici), ciascuna lingua speciale impiega un certo numero di tecnicismi collaterali. Quindi vicino a un tecnicismo specifico del settore c'è sempre un tecnicismo collaterale, per esempio alcune espressioni che non sono necessarie per il significato del testo ma gli danno una maggiore adeguatezza stilistica.
La principale fonte dei linguaggi scientifici sono ancora le lingue classiche.
Monosemia e polisemia
Un linguaggio si dice univoco quando è improntato alla monosemia: a ogni segno che lo compone è possibile attribuire un solo significato. Per esempio usa un linguaggio univoco il semaforo: il colore rosso indica che bisogna fermarsi, senza possibilità di diversa interpretazione. La monosemia non è una caratteristica naturale delle lingue: può essere raggiunta solo con un'esposizione particolarmente attenta e rigorosa, come quella di un trattato scientifico o di un testo giuridico.
La condizione naturale di una lingua comune è infatti la polisemia: un elemento linguistico può avere più significati distinti o più sfumature di significato.
- Monosemia -> a ogni parola o segno si può attribuire solo un significato
- Polisemia -> una parola o un elemento linguistico che può avere più significati
Negli ultimi decenni, anche nei linguaggi scientifici si è fatta sentire l'influenza della nuova lingua di comunicazione internazionale: l'inglese. Sempre più numerose sono le riviste scientifiche di tutto il mondo che pubblicano solo contributi scritti in inglese e anche le riviste scientifiche italiane presentano sempre il riassunto (abstract) nella lingua più diffusa a livello internazionale. Tutto ciò ha determinato un considerevole aumento della presenza di anglicismi nell'italiano scientifico e tecnico. Si va dalle forme non adattate, direttamente prelevate dall'ambito di riferimento, a prestiti parzialmente adattati secondo le regole di formazione dell'italiano.
Creazione di nuove parole nelle lingue speciali
Nella continua creazione di parole nuove che le caratterizza, queste lingue speciali ricorrono soprattutto ai procedimenti di affissazione e di composizione, che hanno il triplice vantaggio di:
- Utilizzare relativamente pochi elementi formativi.
- Essere molto trasparenti.
- Creare classi di vocaboli aperte.
Nel lessico scientifico l'impiego di questi elementi risponde a regole rigide. Queste regole, da un lato, creano un rapporto biunivoco tra vocabolo e significato, dall'altro consentono di utilizzare l'elemento in unione con qualsiasi base, generando una parola dal significato immediatamente comprensibile.
Il linguaggio delle scienze "dure"
Con l'espressione scienze "dure" ci si riferisce comunemente alle discipline che si servono del metodo sperimentale per l'analisi e la verifica delle ipotesi.